Per una volta l'ansia sullo spread non è colpa dell'Italia

La Francia ha superato l'Italia nello spread. Ha superato persino la Grecia.
Per la prima volta, il panico sui titoli di stato europei non è partito dall'Italia, ma dal paese che Juncker aveva difeso dicendo semplicemente «perché è la Francia».
Mark

Allora, se la Francia ha lo spread più alto, perché l'Italia dovrebbe preoccuparsi? Non è un vantaggio?

Mimi

No, perché gli spread non sono una gara. Quando i mercati perdono fiducia in un grande paese come la Francia, vendono tutto. I titoli italiani vengono trascinati giù insieme agli altri.

Luke

Ma aspetta: l'articolo dice che l'Italia ha ancora lo spread più alto dopo la Francia. Quindi tecnicamente gli investitori hanno ancora più paura dell'Italia che della Grecia. Questo non è un miglioramento reale.

Mimi

Giusto. È un miglioramento solo rispetto a come stavano le cose prima. Ma il debito italiano rimane enorme, e la credibilità politica è ancora in discussione.

Mark

Cosa intendi per credibilità politica?

Mimi

L'Italia ha promesso per decenni di ridurre il debito, ma non l'ha fatto. Gli investitori ricordano. Quando il governo italiano dice che ora le cose vanno bene, il mercato non crede completamente.

Luke

Un'altra cosa: l'articolo dice che i tassi francesi hanno raggiunto il 4,9 per cento. Quanto è alto per l'Italia?

Mimi

Non lo dice esplicitamente, ma se l'Italia ha lo spread più alto dopo la Francia, i suoi tassi devono essere ancora più alti.

Mark

E questo cosa significa per le persone normali?

Mimi

Significa che il governo italiano spende più soldi per pagare gli interessi sul debito. Soldi che potrebbero andare a scuole, ospedali, infrastrutture.

Luke

Ma l'articolo non dà numeri specifici sui tassi italiani. Dice che l'Italia ha lo spread più alto, ma non quantifica di quanto. È un'omissione importante.

  • I tassi sui titoli di stato francesi hanno raggiunto il 4,9% a dieci anni, un livello che non si vedeva dal 2002, superando persino quelli della Grecia — un capovolgimento che ha scosso le certezze di chi conosce la storia finanziaria europea.
  • L'instabilità politica di Parigi — quattro premier in due anni, un bilancio bloccato, proteste studentesche violente — ha convinto i mercati che la Francia non è in grado di governare il proprio debito, scatenando vendite massicce.
  • La sfiducia sulla Francia ha innescato una reazione a catena: l'euro ha toccato i minimi da un anno e mezzo e gli spread si sono allargati in tutta l'eurozona, amplificando tensioni già presenti dalla crisi dei bond americani e dai rialzi dei tassi.
  • L'Italia, per una volta, non è l'epicentro del panico, ma resta il secondo paese europeo per spread e tassi: il sollievo è reale, ma la vulnerabilità strutturale — debito altissimo e scarsa credibilità politica di lungo periodo — rimane intatta.
  • Le istituzioni europee dispongono oggi di strumenti anti-crisi che nel 2011 non esistevano, ma la diffusione del debito pubblico a livelli storici in tutto il continente rende la stabilità fragile e interconnessa.

Per la prima volta nella storia recente dei mercati europei, non è l'Italia a scatenare la sfiducia degli investitori sui titoli di stato, ma la Francia — un paese che per decenni aveva goduto di un'immunità implicita dai giudizi più severi del mercato. Con un debito salito al 117,6% del PIL e quattro governi in due anni, Parigi ricorda all'Europa che nessuna nazione è troppo grande o troppo centrale per essere messa in discussione. La crisi, però, non conosce confini: quando un pilastro vacilla, l'intera architettura trema.

Per la prima volta in questa fase di tensione sui mercati europei, il panico non è partito dall'Italia. È la Francia ad aver dato il via alla sfiducia: a settembre e ottobre i tassi sui suoi titoli di stato a dieci anni hanno raggiunto il 4,9%, un livello che non si registrava dal 2002. La Francia ha superato l'Italia nello spread — e persino la Grecia, il paese che era stato sull'orlo del fallimento. Per chi conosce la storia finanziaria europea, è come se il cielo si fosse capovolto.

Le ragioni sono politiche e strutturali insieme. Dalla pandemia in poi il debito pubblico francese è salito al 117,6% del PIL. I governi successivi non hanno saputo invertire la rotta: negli ultimi due anni la Francia ha cambiato quattro primi ministri, e ogni tentativo di varare un bilancio serio è naufragato. Le proteste studentesche violente di queste settimane hanno aggiunto paura agli investitori, che hanno risposto con vendite massicce dei titoli di stato francesi. La sfiducia si è poi propagata all'intera eurozona: l'euro ha toccato i minimi da un anno e mezzo, amplificando tensioni già presenti dalla crisi dei bond americani e dai rialzi dei tassi delle banche centrali.

Le condizioni sono diverse da quelle del 2011 e 2012: l'euro non è in pericolo di morte e le istituzioni europee hanno oggi strumenti per contrastare le crisi più gravi. Ma la vulnerabilità è reale e diffusa. Tutti i paesi europei hanno accumulato debiti storicamente alti durante la pandemia e per gli investimenti in energia e difesa.

L'Italia, per una volta, non è l'origine del panico. Una certa prudenza economica e stabilità politica ha migliorato la sua immagine tra gli investitori. Ma il miglioramento è relativo: dopo la Francia, l'Italia ha ancora lo spread e i tassi più alti d'Europa, inclusa la Grecia. Il debito pubblico resta tra i più alti al mondo, e la politica italiana ha accumulato nei decenni una scarsa credibilità nella sua gestione. Cullarsi nell'idea che le cose vadano bene perché la Francia va peggio non è una strategia. Quando i mercati tremano, nessuno è davvero al sicuro.

Negli ultimi mesi i mercati finanziari europei hanno iniziato a tremare in un modo che non si vedeva da anni. I titoli di stato del continente sono crollati, gli spread si sono allargati, e gli investitori hanno ricominciato a parlare di crisi sovrana come negli anni bui del 2011 e 2012, quando l'euro stesso sembrava in pericolo. Ma questa volta c'è qualcosa di diverso: il panico non è partito dall'Italia.

Per la prima volta in questa fase di tensione, è la Francia ad aver dato il via alla sfiducia. A settembre e ottobre, i tassi di interesse sui titoli di stato francesi hanno raggiunto il 4,9 per cento per le scadenze a dieci anni, un livello che non si registrava dal 2002. La Francia, il paese che Jean-Claude Juncker nel 2016 aveva difeso con un semplice «perché è la Francia» quando violava le regole europee sui conti pubblici, ha superato l'Italia nello spread. Ha superato persino la Grecia, il paese che era stato sull'orlo del fallimento. Per chi conosce la storia dei mercati finanziari europei, è come se il cielo si fosse capovolto.

La ragione è politica e strutturale insieme. Dalla pandemia in poi il debito pubblico francese è salito al 117,6 per cento del PIL, quasi il doppio rispetto ai livelli dell'inizio degli anni Duemila. Quando l'emergenza sanitaria è rientrata, i governi francesi non hanno saputo invertire la rotta. Ogni tentativo di fare un bilancio serio è naufragato: negli ultimi due anni la Francia ha cambiato quattro primi ministri. A inizio ottobre, quando è iniziato il lavoro sul budget per l'anno prossimo, il governo si è trovato di nuovo bloccato, incapace di ottenere l'approvazione di misure restrittive. Le proteste studentesche violente di queste settimane hanno aggiunto paura agli investitori. Il risultato è stato una vendita massiccia dei titoli di stato francesi, un segnale che il mercato non crede più nella capacità della Francia di gestire il suo debito.

Quando i prezzi dei titoli scendono, i tassi di interesse salgono: è una meccanica semplice, ma con conseguenze enormi. Gli investitori chiedono tassi più alti perché percepiscono il rischio come maggiore. E quando i tassi salgono, il costo di mantenere il debito pubblico aumenta per tutti. La sfiducia sulla Francia ha innescato una reazione a catena. Gli investitori hanno cominciato a vendere anche i titoli di stato degli altri paesi europei. L'euro ha toccato i minimi da un anno e mezzo. La crisi francese ha accelerato tendenze che già dall'estate stavano creando problemi: la crisi dei bond americani, la concorrenza degli investimenti in intelligenza artificiale, i rialzi dei tassi da parte delle banche centrali, le prospettive di recessione.

Oggi le condizioni sono diverse da quelle del 2011 e 2012. L'euro non è in pericolo di morte. Le istituzioni europee hanno strumenti per contrastare una crisi grave. Ma la vulnerabilità è reale e diffusa. Tutti i paesi europei hanno accumulato debiti pubblici a livelli storicamente alti durante la pandemia e per i recenti investimenti in energia e difesa. Nessuno è nella situazione della Francia, ma tutti sono connessi.

L'Italia, per una volta, non è stata l'origine del panico. Il governo italiano ha mantenuto una certa prudenza economica e stabilità politica, e questo ha migliorato la sua immagine tra gli investitori internazionali. Ma il miglioramento è relativo. Dopo la Francia, l'Italia ha ancora lo spread più alto e i tassi di interesse più alti di tutti gli altri paesi europei, inclusa la Grecia. Non è solo perché ha uno dei debiti pubblici più alti al mondo. È anche perché la politica italiana, nei decenni, si è rivelata poco credibile nel voler davvero ridurre quel debito, incapace di una gestione prudente delle finanze e di impostare le riforme necessarie. Il governo italiano si è cullato nell'idea che le cose vanno bene perché la Francia va peggio. Ma questo non è rassicurante. Quando i mercati finanziari tremano, nessuno è davvero al sicuro.

Perché è la Francia
— Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Europea nel 2016, difendendo la Francia quando violava le regole europee sui conti pubblici
La politica italiana nei decenni si è rivelata poco credibile nel volerlo davvero ridurre, incapace di una gestione delle finanze prudente
— Il Post, analisi sulla credibilità dell'Italia presso gli investitori internazionali
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