A Lussemburgo, l'Europa si è ritrovata ancora una volta a fare i conti con la sua contraddizione fondamentale: come proteggere i cittadini dalla morsa dell'inflazione energetica senza indebolire le fondamenta della disciplina fiscale che tengono insieme l'eurozona. Il commissario Dombrovskis ha aperto uno spiraglio alle richieste di Italia e Grecia, riconoscendo che le circostanze eccezionali meritano una lettura attenta delle regole esistenti, ma ha tracciato anche un confine: la flessibilità non può diventare un'abitudine. È il perenne equilibrio europeo tra solidarietà e rigore, tra il biso
Dombrovskis apre alla flessibilità italiana, ma frena su nuove eccezioni
proteggere senza mandare segnali sbagliati sulle politiche di bilancio
Dombrovskis dice che apre alla flessibilità italiana, ma poi avverte contro nuove eccezioni. Come si conciliano queste due cose?
Non si conciliano facilmente, è proprio il punto. Dombrovskis riconosce che l'Italia ha ragioni tecniche valide — l'energia, l'inflazione — ma vuole evitare che ogni paese cominci a chiedere deroghe per motivi diversi. È un equilibrio fragile.
Ma quanto è concreta questa apertura? Ha detto che esamineranno la proposta "più a fondo", ma non ha promesso nulla. E l'Italia ha già ottenuto i 28 miliardi con la clausola di salvaguardia, quindi forse la flessibilità aggiuntiva non è nemmeno necessaria.
Perché l'Olanda si oppone così duramente?
L'Olanda teme il precedente. Se l'Italia ottiene una deroga per l'energia, domani la Spagna ne chiederà una per il turismo, la Francia per l'agricoltura. Le regole fiscali europee sono appena state riviste, e Heinen non vuole vederle smontate subito.
Ma Heinen dice di essere "stanco" della discussione, il che suggerisce che questa non è la prima volta che accade. Forse il vero problema è che le regole europee non sono pensate per crisi come questa.
La Germania dove sta?
La Germania è nel mezzo. Klingbeil riconosce che i prezzi dell'energia sono un problema reale, ma non vuole rompere il quadro normativo. Propone invece una tassa sugli extraprofitti delle aziende energetiche, che è un modo diverso di affrontare il problema.
Però quella tassa non è stata approvata. E la Commissione ha bocciato l'idea italiana di usare l'extragettito Iva per i carburanti. Quindi alla fine, cosa ha davvero ottenuto l'Italia?
Ha ottenuto il riconoscimento che le sue ragioni sono valide, e ha mantenuto i 28 miliardi di spesa straordinaria. Ma non ha ottenuto una deroga permanente alle regole fiscali.
E questo basta?
Per ora sì, perché l'Italia può usare quella clausola di salvaguardia per affrontare l'emergenza. Ma se la crisi energetica continua, la domanda di flessibilità tornerà.
Der Puls
- La crisi energetica e l'inflazione galoppante spingono Italia e Grecia a chiedere con urgenza margini di bilancio più ampi, mettendo sotto pressione le regole fiscali europee appena riformate.
- Il fronte dei paesi 'frugali' — Olanda e Belgio in testa — reagisce con irritazione crescente, temendo che ogni emergenza diventi il pretesto per erodere definitivamente i vincoli di bilancio.
- Spagna e Germania aprono a posizioni più sfumate, riconoscendo il peso reale dei prezzi dell'energia sui cittadini, con Berlino che propone persino una tassa sugli extraprofitti delle società energetiche.
- L'Italia porta a casa un risultato concreto: il via libera alla clausola di salvaguardia per spendere 28 miliardi in difesa ed energia, dentro un perimetro che Bruxelles continua a sorvegliare.
- La proposta di usare l'extragettito Iva per calmierare i carburanti viene bocciata, segnalando quanto sia stretto il margine che la Commissione è disposta a concedere anche di fronte a una crisi tangibile.
A Lussemburgo, l'Europa si è ritrovata ancora una volta a fare i conti con la sua contraddizione fondamentale: come proteggere i cittadini dalla morsa dell'inflazione energetica senza indebolire le fondamenta della disciplina fiscale che tengono insieme l'eurozona. Il commissario Dombrovskis ha aperto uno spiraglio alle richieste di Italia e Grecia, riconoscendo che le circostanze eccezionali meritano una lettura attenta delle regole esistenti, ma ha tracciato anche un confine: la flessibilità non può diventare un'abitudine. È il perenne equilibrio europeo tra solidarietà e rigore, tra il bisogno del presente e la responsabilità verso il futuro.
Durante la riunione dell'Eurogruppo a Lussemburgo, il commissario Valdis Dombrovskis ha segnalato un'apertura verso le richieste di Italia e Grecia di ottenere maggiore flessibilità fiscale per affrontare la crisi energetica e inflazionistica. Dopo un colloquio con il ministro italiano Giancarlo Giorgetti, Dombrovskis ha riconosciuto che gli strumenti normativi attuali contengono già elementi utili, pur avvertendo che non si può continuare ad aggiungere nuove deroghe alle regole di bilancio. Il presidente dell'Eurogruppo Pierrakakis ha sintetizzato il dilemma con una formula efficace: proteggere i cittadini senza mandare segnali sbagliati sulla disciplina fiscale.
Per l'Italia, la riunione ha prodotto un esito concreto: Giorgetti ha ottenuto il via libera alla clausola di salvaguardia che consente di spendere 28 miliardi nei prossimi due anni tra difesa ed energia. Una vittoria parziale, ottenuta dentro un perimetro che Bruxelles continua a controllare con attenzione.
Lo scontro strutturale tra Nord e Sud Europa è riemerso con chiarezza. La Spagna ha mostrato apertura alle circostanze eccezionali, la Germania ha adottato una posizione sfumata proponendo anche una tassa sugli extraprofitti energetici, mentre Olanda e Belgio hanno alzato le barricate, denunciando la tendenza a trasformare ogni crisi in un'occasione per modificare le regole. La Commissione ha inoltre bocciato la proposta di usare l'extragettito Iva per abbassare i prezzi dei carburanti, confermando che la sostenibilità dei conti pubblici rimane il principio guida, anche quando l'emergenza energetica pesa direttamente sui bilanci dei cittadini europei.
A Lussemburgo, durante la riunione dell'Eurogruppo, il commissario europeo agli Affari economici Valdis Dombrovskis ha segnalato un'apertura verso le richieste di Italia e Grecia di ottenere maggiore flessibilità nelle regole fiscali. Il colloquio che ha avuto con il ministro italiano Giancarlo Giorgetti ha stabilito il tono di una discussione che continua a dividere l'Europa tra chi vuole proteggere i conti pubblici e chi chiede margini di manovra per affrontare la crisi energetica e inflazionistica. Dombrovskis ha riconosciuto che il quadro normativo attuale contiene già strumenti per gestire l'aumento dei prezzi, ma ha lasciato intendere che la Commissione potrebbe proporre ulteriori misure se necessario.
Il nodo centrale della riunione è stato il costo dell'energia e l'onda d'urto inflazionistica che attraversa l'economia europea. L'Italia e la Grecia hanno chiesto di poter contare su una maggiore elasticità nel rispetto dei vincoli di bilancio, una richiesta che Bruxelles non ha respinto a priori. Tuttavia, Dombrovskis ha anche lanciato un avvertimento chiaro: non si può continuare a introdurre nuove forme di flessibilità fiscale. Il messaggio è stato sintetizzato dal presidente dell'Eurogruppo, il greco Kiriakou Pierrakakis, con una formula che cattura il dilemma europeo: bisogna proteggere i cittadini senza mandare segnali sbagliati sulle politiche di bilancio.
Per l'Italia, la riunione ha portato un risultato concreto. Giorgetti ha ottenuto il via libera della Commissione alla clausola di salvaguardia per la difesa e l'energia, che consente di spendere 28 miliardi nei prossimi due anni. Il ministro ha espresso soddisfazione, affermando che le ragioni tecniche, con gli opportuni approfondimenti, potranno trovare la corretta interpretazione delle regole europee in modo coerente con la sostenibilità della finanza pubblica. È una vittoria parziale: Roma ottiene risorse per affrontare l'emergenza energetica, ma dentro un perimetro che Bruxelles continua a controllare strettamente.
La discussione ha però riproposto il conflitto strutturale che caratterizza l'Unione europea: lo scontro tra i paesi "frugali" del Nord e i paesi "flessibili" del Sud. La Spagna, attraverso il ministro Carlos Cuerpo, ha aperto alle richieste italo-greche, riconoscendo che le circostanze eccezionali richiedono una valutazione particolare. La Germania, con il ministro Lars Klingbeil, ha mostrato una posizione più sfumata, ricordando che le regole fiscali europee sono state appena riviste, ma che la Commissione deve affrontare le questioni che preoccupano davvero i cittadini, cioè i prezzi elevati dell'energia. Ha messo sul tavolo anche la proposta di una tassa sugli extraprofitti delle società energetiche.
L'Olanda e il Belgio, invece, hanno alzato le barricate. Eelco Heinen, il rappresentante olandese, ha espresso una frustrazione quasi esasperata: ogni volta che emerge un problema, sente sempre la stessa richiesta di modificare le regole fiscali. È il grido di chi teme che l'eccezione diventi la norma, che la flessibilità si trasformi in un'erosione permanente dei vincoli di bilancio. La Commissione europea si trova dunque in una posizione delicata, costretta a bilanciare l'esigenza di aiutare i paesi più colpiti dalla crisi energetica con la necessità di mantenere la disciplina fiscale che è il fondamento della stabilità dell'eurozona.
Una proposta che è stata bocciata con nettezza è stata quella di utilizzare l'extragettito Iva, generato dal rialzo dei prezzi, per abbassare i prezzi dei carburanti. Bruxelles ha ritenuto che questo approccio non fosse coerente con l'obiettivo di mantenere la sostenibilità dei conti pubblici. È un segnale di quanto sia stretto il margine di manovra che la Commissione è disposta a concedere, anche di fronte a una crisi che colpisce direttamente il portafoglio dei cittadini europei. La strada che emerge da Lussemburgo è quella di una flessibilità controllata, dove le eccezioni rimangono eccezioni e dove la sostenibilità dei conti pubblici continua a essere il principio guida, anche quando i prezzi dell'energia mettono a dura prova i bilanci nazionali.
Bemerkenswerte Zitate
Le regole fiscali europee contengono già elementi che aiutano e tengono conto dell'aumento dell'inflazione, ma siamo pronti a proporre misure di risposta se necessario— Valdis Dombrovskis, commissario europeo agli Affari economici
Bisogna proteggere senza dare segnali sbagliati sulle politiche di bilancio— Kiriakou Pierrakakis, presidente dell'Eurogruppo