Nel mezzo di una crisi energetica che pesa sulle famiglie e sulle casse pubbliche, il ministro Paolo Zangrillo apre alla possibilità di estendere lo smart working nella pubblica amministrazione italiana non come concessione ideologica, ma come scelta pragmatica. La pandemia aveva già dimostrato che cinque milioni di lavoratori possono operare da remoto con efficacia; ora la questione è se lo Stato sappia organizzare questo modello in modo da misurare i risultati anziché la presenza. Il risparmio energetico degli uffici pubblici, tuttavia, si tradurrebbe in un costo reale — e spesso invisibile
Zangrillo apre allo smart working di massa nella Pa per contenere il caro bollette
Ciò che conta non è la modalità, ma il risultato
Zangrillo dice che lo smart working funziona nella pubblica amministrazione, ma su quali prove si basa?
Cita il dato della pandemia: da 500mila a 5 milioni di lavoratori italiani in remoto. È un salto enorme che dimostra la fattibilità pratica. E poi ci sono già contratti collettivi che lo prevedono.
Sì, ma passare da emergenza pandemica a scelta strutturale sono due cose diverse. La pandemia era un'eccezione; ora parleremmo di una politica permanente. Non è la stessa cosa.
E il costo per i dipendenti pubblici? Chi paga la bolletta più alta?
Qui è complicato. Sì, aumentano i consumi: 298 euro di luce all'anno per una famiglia di due, 476 di gas. Ma si risparmia su carburante, mezzi pubblici, pranzi fuori.
Però il risparmio su carburante e trasporti è variabile. Dipende da dove vivi, da come vai al lavoro. Non è garantito per tutti. E 298 euro di luce in più non è poco per chi guadagna poco.
Zangrillo parla di misurare i risultati invece di controllare la presenza. È una vera rivoluzione culturale?
Potrebbe esserlo, sì. Significa passare da "devo vederti alla scrivania" a "mi importa che tu faccia il lavoro". È un cambio di mentalità.
Ma nella pubblica amministrazione italiana, dove la cultura del controllo è radicata, quanto è realistica questa transizione? Zangrillo lo dice, ma chi lo implementa davvero?
Quindi il vero nodo non è tecnico, ma culturale e organizzativo?
Esattamente. Lo smart working funziona se l'amministrazione sa organizzarsi e se i dirigenti cambiano il modo di valutare il lavoro. Altrimenti rimane solo una dichiarazione di intenti.
Le Pouls
- La crisi delle bollette spinge il governo a cercare soluzioni strutturali: ridurre i consumi negli edifici pubblici significa ripensare dove e come lavora chi è alle dipendenze dello Stato.
- Il ministro Zangrillo rompe con la logica del controllo della presenza e propone una pubblica amministrazione che misuri i risultati, aprendo un dibattito culturale prima ancora che organizzativo.
- I numeri di Altroconsumo rivelano la tensione nascosta: una famiglia di due lavoratori da remoto potrebbe spendere fino a 774 euro in più all'anno tra elettricità e gas, scaricando sulle abitazioni private il risparmio degli uffici.
- I risparmi su carburante, abbonamenti e pranzi fuori casa attenuano il bilancio, ma non lo azzerano: l'equità della misura dipende dalle abitudini, dal nucleo familiare e dalla capacità dello Stato di riconoscere il costo trasferito.
- Il modello resta sospeso tra opportunità e incertezza: se ben organizzato, il lavoro agile potrebbe diventare uno strumento strutturale; se mal gestito, rischierebbe di ripetere le fragilità emerse durante il lockdown.
Nel mezzo di una crisi energetica che pesa sulle famiglie e sulle casse pubbliche, il ministro Paolo Zangrillo apre alla possibilità di estendere lo smart working nella pubblica amministrazione italiana non come concessione ideologica, ma come scelta pragmatica. La pandemia aveva già dimostrato che cinque milioni di lavoratori possono operare da remoto con efficacia; ora la questione è se lo Stato sappia organizzare questo modello in modo da misurare i risultati anziché la presenza. Il risparmio energetico degli uffici pubblici, tuttavia, si tradurrebbe in un costo reale — e spesso invisibile — trasferito nelle case dei dipendenti.
Paolo Zangrillo, ministro della Pubblica amministrazione e membro di Forza Italia, ha aperto alla possibilità di estendere lo smart working tra i dipendenti pubblici come risposta concreta alla crisi energetica. In un'intervista a La Stampa, ha chiarito che il lavoro da remoto non è una questione ideologica: ciò che conta è il raggiungimento di obiettivi misurabili, non il luogo fisico in cui si lavora. Tornare alla sola presenza in ufficio sarebbe, a suo avviso, un passo indietro rispetto a quanto la pandemia ha già dimostrato possibile.
I dati citati dal ministro parlano chiaro: durante il lockdown i lavoratori italiani in smart working sono passati da 500mila a 5 milioni, dimostrando che il modello funziona anche nella pubblica amministrazione. Diversi contratti collettivi lo prevedono già, e la rinegoziazione condotta dall'ex ministro Brunetta ha introdotto una certa flessibilità. Per Zangrillo, la vera sfida è organizzativa: strutturare il lavoro agile in modo da garantire produttività reale, passando da una logica di controllo della presenza a una cultura della performance.
Il risparmio per lo Stato sarebbe evidente — meno riscaldamento, meno consumi negli edifici pubblici — ma il costo si sposterebbe nelle abitazioni dei dipendenti. Secondo i calcoli di Altroconsumo, una famiglia di due persone che lavora completamente da casa consumerebbe 433 kilowattora in più di elettricità all'anno, pari a circa 298 euro aggiuntivi. Per il gas, con i termosifoni accesi secondo le nuove norme governative, la spesa extra salirebbe a circa 476 euro annui, un aumento del 13 per cento sulla bolletta complessiva.
Tuttavia, esistono risparmi reali che compensano almeno in parte questi aumenti: carburante e usura dell'auto, abbonamenti ai mezzi pubblici, pranzi fuori casa, lavanderia e in alcuni casi persino le spese per la babysitter. Il bilancio finale rimane incerto e varia sensibilmente in base alle abitudini e alla composizione del nucleo familiare. Ciò che appare chiaro è che lo smart working di massa, se adottato come strumento strutturale, richiede non solo una riorganizzazione del lavoro pubblico, ma anche una riflessione onesta su chi ne sostiene davvero i costi.
Paolo Zangrillo, ministro della Pubblica amministrazione e esponente di Forza Italia, non esclude un allargamento significativo dello smart working tra i dipendenti pubblici come risposta alla crisi energetica che sta colpendo le bollette di gas e luce. In un'intervista al quotidiano La Stampa, il ministro ha difeso il lavoro da remoto non come ideologia, ma come strumento pragmatico: ciò che conta, ha spiegato, non è la modalità di lavoro in sé, bensì il raggiungimento di obiettivi concreti e misurabili. Secondo Zangrillo, sarebbe un errore tornare indietro verso la sola presenza negli uffici, poiché la pandemia ha dimostrato che il modello funziona e ha offerto l'occasione di ripensare completamente come si organizza il lavoro pubblico.
I numeri che il ministro cita sono significativi: durante il lockdown, il numero di lavoratori italiani in smart working è balzato da 500mila a 5 milioni di persone. Questo dato, sostiene Zangrillo, dimostra che nella pubblica amministrazione il lavoro agile non solo è possibile, ma funziona effettivamente. Attualmente, diversi contratti collettivi già lo prevedono, e l'ultima rinegoziazione condotta dall'ex ministro Renato Brunetta ha stabilito un ricorso flessibile allo smart working. Per Zangrillo, la chiave è l'organizzazione: se si riesce a strutturare il lavoro agile garantendo la produttività, passando da una logica di controllo della presenza a una misurazione dei risultati e delle performance, allora diventa uno strumento realmente utile.
Quando gli è stato chiesto direttamente se il caro bollette potrebbe giustificare un aumento dello smart working, il ministro ha risposto affermando che sì, se l'amministrazione pubblica fosse capace di organizzare il lavoro agile in modo da garantire la produttività, allora si tratterebbe di uno strumento opportuno. Per lo Stato, i risparmi sarebbero evidenti: meno riscaldamento negli uffici, meno consumi energetici complessivi. Ma il costo ricadrebbe sui dipendenti pubblici stessi, che lavorerebbero dalle loro abitazioni.
I numeri del consumo domestico aggiuntivo sono precisi. Una famiglia con due persone che lavorano da casa otto ore al giorno aumenterebbe i consumi giornalieri tra 0,20 e 0,40 kilowatt, circa dieci centesimi al giorno. Aggiungendo altri costi, come l'utilizzo del router, si arriva a circa due euro al mese. Ma il grosso della spesa viene da riscaldamento, condizionatori, elettrodomestici e illuminazione. Secondo i calcoli di Altroconsumo, una famiglia media di due persone che lavorasse completamente da casa consumerebbe 433 kilowatt ora in più di elettricità all'anno, traducendosi in circa 298 euro aggiuntivi: praticamente un trimestre intero di bolletta in più. Se i componenti della famiglia fossero tre, l'aumento salirebbe a 323 euro. Per il gas, considerando i termosifoni accesi fino a 21 gradi come previsto dalle nuove regole governative, una famiglia di due persone spenderebbe circa 476 euro in più all'anno, un aumento del 13 per cento sulla bolletta complessiva.
Tuttavia, ci sono risparmi oggettivi che compenserebbero almeno in parte questi aumenti. I dipendenti pubblici non dovrebbero più pagare il carburante e l'usura dell'auto se si recano al lavoro in macchina. Anche chi usa i mezzi pubblici risparmierebbe sugli abbonamenti, che costano comunque meno della metà dell'aumento dovuto al solo prezzo del gas. Ci sarebbero ulteriori economie: pranzi fuori casa eliminati o ridotti, minore necessità di lavare abiti, e in alcuni casi risparmi sulle babysitter, sebbene gestire i figli mentre si lavora comporti le sue difficoltà. Nel complesso, il bilancio tra costi aggiuntivi e risparmi rimane incerto e dipende molto dalle abitudini individuali e dalla composizione del nucleo familiare.
Citations marquantes
Se siamo capaci di organizzare il lavoro agile in modo da garantire la produttività, passando da una logica di controllo alla misura del risultato, penso allora si tratti di uno strumento utile— Paolo Zangrillo, ministro della Pubblica amministrazione