Nel mezzo di una crisi energetica che costringe l'Italia a ripensare ogni abitudine collettiva, l'Associazione Nazionale Presidi ha proposto di reintrodurre la didattica a distanza il sabato per alleggerire i consumi nelle scuole. La risposta — trasversale, immediata e unanime — ha rivelato qualcosa di più profondo di un semplice disaccordo tecnico: un paese che, dopo due anni di pandemia, ha tracciato una linea intorno ai propri figli e si rifiuta di attraversarla. La scuola, in questo momento storico, non è solo un luogo di apprendimento, ma un simbolo di ciò che non si è disposti a sacrific
Dad contro il caro energia: politica e sindacati bocciano l'ANP, studenti «hanno già dato»
I nostri ragazzi hanno già dato
Perché l'ANP ha pensato che il sabato fosse il giorno giusto per questa proposta?
Perché molte scuole, specialmente quelle primarie, sono già chiuse il sabato. Giannelli ragionava che spostare le ore su altri giorni non avrebbe significato perdere giorni di scuola, solo redistribuire l'orario.
Ma qui c'è un problema: il sabato non è chiuso ovunque. Alcune scuole funzionano sei giorni. E comunque, allungare i giorni feriali significa comunque un cambiamento organizzativo importante per le famiglie.
Cosa hanno detto i sindacati esattamente?
Hanno detto "follia". Barbacci della Cisl ha proposto di guardare ai centri commerciali e agli uffici pubblici. D'Aprile della Uil ha sottolineato l'assurdo: le linee guida Covid dicono di aprire le finestre, spesso con i termosifoni accesi.
Quindi il loro argomento non è solo "gli studenti hanno già sofferto", ma anche "questa misura non ha senso dal punto di vista pratico".
E la politica?
Unanime nel dire no. Dalla Lega al M5s. Sasso dice che è impossibile da fare a pochi giorni dall'inizio delle lezioni. Salvini dice che si lavora per azzerare le bollette, non per sacrificare la scuola.
Qui però bisogna notare: nessuno ha proposto un'alternativa concreta. Conte accenna a una "redistribuzione dell'orario integrata col sistema dei trasporti", ma non spiega cosa significhi.
Quindi il no è più emotivo che razionale?
No, è anche pratico. Ma sì, c'è una componente emotiva forte: gli studenti hanno già pagato troppo durante il Covid.
Vero, ma il caro energia è una crisi reale adesso. Il fatto che nessuno abbia una risposta alternativa è il vero problema della storia.
Le Pouls
- La crisi energetica spinge l'ANP a proporre la Dad del sabato come misura temporanea per spegnere riscaldamenti e attrezzature in migliaia di edifici scolastici.
- La proposta scatena un rifiuto trasversale rarissimo nella politica italiana: Lega, M5s, Forza Italia e i principali sindacati dicono no in coro.
- Il sottosegretario Sasso avverte che l'idea è inattuabile a pochi giorni dall'inizio delle lezioni, oltre che politicamente inaccettabile dopo gli anni di Covid.
- I sindacati chiedono di guardare altrove — centri commerciali chiusi la domenica, riscaldamenti ridotti negli uffici pubblici — prima di toccare la scuola.
- Il paese sembra aver raggiunto un consenso silenzioso: i ragazzi hanno già pagato abbastanza, e la ricerca di soluzioni energetiche dovrà percorrere altre strade.
Nel mezzo di una crisi energetica che costringe l'Italia a ripensare ogni abitudine collettiva, l'Associazione Nazionale Presidi ha proposto di reintrodurre la didattica a distanza il sabato per alleggerire i consumi nelle scuole. La risposta — trasversale, immediata e unanime — ha rivelato qualcosa di più profondo di un semplice disaccordo tecnico: un paese che, dopo due anni di pandemia, ha tracciato una linea intorno ai propri figli e si rifiuta di attraversarla. La scuola, in questo momento storico, non è solo un luogo di apprendimento, ma un simbolo di ciò che non si è disposti a sacrificare.
Mentre l'Italia cerca risposte alla crisi energetica, il presidente dell'Associazione Nazionale Presidi Antonello Giannelli ha avanzato una proposta apparentemente pragmatica: chiudere le scuole il sabato, spostare le ore sui giorni feriali e spegnere così riscaldamenti e attrezzature in migliaia di edifici. Una soluzione temporanea, a suo dire, senza grandi sacrifici per gli studenti.
La reazione è stata un muro compatto. Il sottosegretario leghista Rossano Sasso ha definito l'idea inaccettabile sia sul piano pratico — impossibile da attuare a ridosso dell'inizio delle lezioni — sia su quello politico, ricordando il prezzo già pagato dagli studenti durante la pandemia. Salvini ha tuonato che la Lega lavora per abbattere le bollette, non per penalizzare la scuola. Forza Italia l'ha liquidata come una scappatoia, mentre Giuseppe Conte ha chiarito il no del M5s con una frase secca: «I nostri ragazzi hanno già dato».
Ancora più duri i sindacati. La Cisl Scuola ha indicato centri commerciali e uffici pubblici come primi candidati ai tagli energetici. La Uil ha usato la parola «follia», sottolineando il paradosso di chiudere le scuole mentre le linee guida anti-Covid impongono di aprire le finestre — spesso con i termosifoni accesi. L'Anief ha proposto invece di riaprire pienamente gli istituti con organico aggiuntivo.
La proposta di Giannelli aveva una sua coerenza interna, e lui stesso aveva chiesto che fosse il Parlamento a imporla a livello nazionale per evitare disparità. Ma nessuno ha raccolto la sfida. Il messaggio emerso è nitido: dopo anni di chiusure, perdita di socialità e difficoltà didattiche, l'Italia ha deciso che la scuola è l'ultimo luogo da toccare. Le soluzioni alla crisi energetica dovranno venire da altrove.
Mentre l'Italia affronta una crisi energetica senza precedenti, l'Associazione Nazionale Presidi ha lanciato un'idea che sembrava ragionevole sulla carta: riattivare la didattica a distanza il sabato per ridurre i consumi di riscaldamento e elettricità nelle scuole. Antonello Giannelli, presidente dell'ANP, ha proposto di chiudere gli istituti nel fine settimana e compensare le ore spostandole sui giorni feriali, allungando così l'orario scolastico dal lunedì al venerdì. Una soluzione temporanea, secondo Giannelli, che non avrebbe comportato grandi sacrifici per gli studenti e che avrebbe permesso di spegnere riscaldamenti e attrezzature in migliaia di edifici scolastici contemporaneamente.
Ma la proposta ha incontrato un muro di opposizione trasversale che raramente si vede nella politica italiana. Dalla Lega al Movimento Cinque Stelle, dai sindacati della scuola ai sottosegretari di governo, la risposta è stata un no secco e unanime. Il sottosegretario all'Istruzione Rossano Sasso, esponente della Lega, ha definito l'idea "da respingere" sia sul piano organizzativo che politico. Ha sottolineato l'impossibilità pratica di implementarla a pochi giorni dall'inizio delle lezioni e ha invocato una considerazione più ampia: gli studenti italiani hanno già pagato un prezzo altissimo durante gli anni della pandemia di Covid, con mesi di scuola a distanza che hanno causato deprivazione culturale e sociale. Matteo Salvini, leader della Lega, è stato ancora più diretto, tuonando che il suo partito lavora per azzerare gli aumenti delle bollette, non per sacrificare ulteriormente la scuola.
Anche Forza Italia ha respinto la proposta. La senatrice Licia Ronzulli l'ha definita non una soluzione ma "una scappatoia", suggerendo che il governo dovrebbe cercare altre strade. Giuseppe Conte, dal canto suo, ha usato i social per chiarire la posizione del Movimento Cinque Stelle: il M5s non è favorevole al ritorno della Dad per risparmiare energia. Conte ha aperto uno spiraglio, parlando della possibilità di valutare una redistribuzione dell'orario scolastico integrata con il sistema dei trasporti, ma ha concluso con una frase che riassume il sentimento diffuso: "I nostri ragazzi hanno già dato".
I sindacati della scuola si sono espressi con ancora maggiore durezza. Ivana Barbacci, segretario della Cisl Scuola, ha sostenuto che la scuola è l'ultima realtà da considerare quando si parla di limitazioni energetiche. Ha proposto invece di iniziare dai centri commerciali, che potrebbero restare chiusi la domenica, o di ridurre i riscaldamenti negli uffici pubblici. Giuseppe D'Aprile, segretario della Uil Scuola, ha usato la parola "follia" per descrivere l'idea della Dad, sottolineando l'assurdità di una misura che comporterebbe chiudere le scuole mentre le linee guida anti-Covid per l'anno scolastico in corso prevedono di aprire le finestre per la ventilazione, spesso con i termosifoni accesi. Marcello Pacifico del sindacato Anief ha aggiunto che non sono disposti a ripartire con la didattica a distanza, che non è nemmeno più prevista nemmeno per gli studenti positivi al Covid. Ha invece proposto di riaprire pienamente le scuole fornendo organico aggiuntivo agli istituti.
La proposta di Giannelli aveva una logica interna: il sabato molte scuole, soprattutto quelle frequentate dai bambini più piccoli, sono già chiuse, quindi lo spostamento delle ore non avrebbe comportato una riduzione complessiva del tempo di insegnamento. Giannelli aveva anche suggerito che una soluzione del genere dovrebbe essere imposta dal Parlamento a livello nazionale, non lasciata alle singole scuole, per evitare disparità. Eppure, nessuno nella politica ha raccolto questa sfida. Il messaggio che emerge è chiaro: dopo due anni di pandemia che hanno visto gli studenti italiani subire chiusure prolungate, perdita di socialità e difficoltà didattiche, il paese non è disposto a tornare indietro, nemmeno di un giorno a settimana, nemmeno per affrontare una crisi energetica. La ricerca di soluzioni al caro energia dovrà passare da altre strade.
Citations marquantes
Lasciamo in pace chi in questi anni ha pagato di più a livello di deprivazione culturale— Rossano Sasso, sottosegretario all'Istruzione
Sono altre le decisioni radicali da prendere sul caro energia in questa fase, la scuola è l'ultima realtà da prendere in considerazione— Ivana Barbacci, segretario Cisl Scuola