Tumore del pancreas: studio italiano aumenta la sopravvivenza a tre anni

Lo studio riguarda pazienti con tumore del pancreas, una malattia grave dove solo il 10-20% è candidabile alla chirurgia e oltre il 90% presenta metastasi microscopiche non rilevabili.
Riduce significativamente la progressione nel breve termine
Il nuovo protocollo PAXG offre un vantaggio concreto rispetto allo standard di cura nel tumore del pancreas.
Mark

Perché questo studio è diverso dagli altri che abbiamo visto sul tumore del pancreas?

Mimi

Principalmente per due ragioni. La prima è che il protocollo PAXG mostra risultati concreti: il 31% di sopravvivenza senza ricaduta a tre anni contro il 13% dello standard. La seconda è chi l'ha finanziato — cinque associazioni di pazienti, non le case farmaceutiche.

Luke

Ma aspetta: il 31% contro il 13% è una differenza reale, però parliamo comunque di numeri bassi. E questi sono dati a tre anni, non la sopravvivenza complessiva.

Mimi

Giusto. Per il tumore del pancreas, dove la prognosi è tradizionalmente molto grave, anche questi numeri rappresentano un passo avanti significativo. E hai ragione sul fatto che mancano ancora i dati di sopravvivenza complessiva.

Mark

Quanti pazienti sono stati coinvolti nello studio?

Mimi

260 pazienti totali, divisi in due gruppi di circa 130 ciascuno, presso 17 centri italiani. Lo studio è durato dal 2020 al 2024.

Luke

E questi pazienti erano tutti candidabili alla chirurgia, giusto? Non rappresentano l'intera popolazione di pazienti con tumore del pancreas.

Mimi

Esatto. Solo il 10-20% dei pazienti con tumore del pancreas è candidabile alla chirurgia. Quindi questo studio riguarda una sottopopolazione specifica.

Mark

Cosa rende il protocollo PAXG diverso dal punto di vista chimico?

Mimi

È una combinazione di quattro farmaci chemioterapici di largo utilizzo e a basso costo che agiscono in modo sinergico. Era stato testato prima nei pazienti con malattia metastatica avanzata, e questo studio lo ha testato negli stadi più precoci.

Luke

E quando potrà essere usato nella pratica clinica?

Mimi

Secondo Reni, immediatamente. È già stato approvato dall'Agenzia del farmaco nel 2020, quindi non ci sono ostacoli normativi.

Mark

Qual è il ruolo delle associazioni di pazienti in tutto questo?

Mimi

Hanno finanziato completamente la ricerca. Reni ha sottolineato che senza il loro supporto lo studio non sarebbe stato possibile, e che la ricerca finanziata dall'industria sta facendo fatica in questo campo.

  • Il tumore del pancreas resta una delle diagnosi più temute: solo il 10-20% dei pazienti è operabile, e in oltre il 90% dei casi esistono metastasi microscopiche invisibili agli strumenti diagnostici.
  • Il protocollo PAXG, combinazione di quattro chemioterapici sinergici e a basso costo, ha portato il 31% dei pazienti a tre anni senza ricaduta, contro il 13% dello schema standard mFOLFIRINOX — una riduzione del rischio di progressione o morte del 36%.
  • Lo studio Cassandra ha coinvolto 260 pazienti in 17 centri italiani tra il 2020 e il 2024, testando per la prima volta il PAXG nelle fasi più precoci della malattia, prima dell'intervento chirurgico.
  • Cinque associazioni di pazienti hanno finanziato interamente la ricerca, colmando un vuoto lasciato dall'industria farmaceutica in un campo che ancora attende risposte decisive.
  • Il protocollo è già disponibile per l'uso clinico immediato, anche se i dati sulla sopravvivenza complessiva — il verdetto finale — sono attesi nei prossimi mesi.

Nel cuore della medicina oncologica italiana, uno studio indipendente ha aperto uno spiraglio di speranza per una delle malattie più difficili da affrontare: il tumore del pancreas. Presentato all'ASCO di Chicago, lo studio Cassandra dimostra che il protocollo chemioterapico PAXG — finanziato non dall'industria farmaceutica, ma dalla solidarietà di cinque associazioni di pazienti — raddoppia quasi la sopravvivenza senza progressione a tre anni rispetto allo standard di cura attuale. È un promemoria che il progresso, a volte, nasce dalla comunità prima ancora che dai laboratori.

Il tumore del pancreas è una delle sfide più ardue dell'oncologia moderna, e ogni passo avanti conta doppio. Oggi, al congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology di Chicago, un gruppo di ricercatori italiani guidati da Michele Reni del Pancreas Center dell'Irccs San Raffaele di Milano ha presentato i risultati dello studio Cassandra: 260 pazienti con adenocarcinoma duttale del pancreas, arruolati in 17 centri italiani tra il 2020 e il 2024, divisi tra il nuovo protocollo PAXG e lo schema standard mFOLFIRINOX.

I numeri parlano chiaro: a tre anni dalla diagnosi, il 31% dei pazienti trattati con PAXG era vivo senza segni di ricaduta, contro il 13% di chi aveva ricevuto la terapia convenzionale. Una riduzione del 36% del rischio di progressione o morte, accompagnata da migliori risposte patologiche, biochimiche e persino dalla qualità della vita. Il PAXG — quattro farmaci di largo utilizzo, economici, che agiscono in sinergia — era già approvato dal 2020 per le forme metastatiche avanzate; lo studio Cassandra ha dimostrato la sua efficacia anche nelle fasi più precoci, prima dell'intervento chirurgico.

Il contesto rende i risultati ancora più significativi: in oltre il 90% dei pazienti operabili esistono metastasi microscopiche non rilevabili, rendendo la chemioterapia pre-operatoria non un'opzione ma una necessità strategica. Reni sottolinea che non si tratta di una rivoluzione, ma di uno strumento concreto, subito disponibile nella pratica clinica.

Ciò che distingue questo studio da molti altri è la sua origine: cinque associazioni di pazienti — My Everest, Codice Viola, Associazione per la vita, Natalucci e Oltre la Ricerca — lo hanno finanziato interamente, supplendo a un disimpegno dell'industria farmaceutica in un campo ancora ricco di domande senza risposta. Una ricerca nata dalla comunità, per la comunità. I dati sulla sopravvivenza complessiva arriveranno nei prossimi mesi, ma la direzione è tracciata.

Negli ultimi anni il trattamento del tumore del pancreas ha registrato progressi graduali ma significativi. L'ultimo arriva da uno studio tutto italiano presentato oggi al congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology a Chicago, e rappresenta un risultato particolare: è il primo finanziato interamente da associazioni di pazienti, non dall'industria farmaceutica.

La ricerca ha testato un protocollo chemioterapico chiamato PAXG, messo a punto nel 2012 da Michele Reni e dal suo gruppo di ricercatori presso il Pancreas Center dell'Irccs San Raffaele di Milano. Lo studio, denominato Cassandra, ha arruolato 260 pazienti con adenocarcinoma duttale del pancreas — il tipo più comune, che rappresenta circa il 95% dei casi — presso 17 centri italiani tra il 2020 e il 2024. I pazienti erano candidati all'intervento chirurgico e sono stati divisi casualmente in due gruppi: 132 hanno ricevuto il protocollo PAXG, mentre 128 hanno ricevuto mFOLFIRINOX, lo schema chemioterapico considerato finora il più efficace. Entrambi i trattamenti sono stati somministrati per quattro o sei mesi prima dell'operazione.

I risultati dimostrano un vantaggio significativo del nuovo protocollo. A tre anni dalla diagnosi, il 31% dei pazienti trattati con PAXG era vivo senza segni di ricaduta della malattia, rispetto al 13% di chi aveva ricevuto lo schema standard. Questo rappresenta una riduzione del rischio di progressione o morte del 36% e un incremento della sopravvivenza senza progressione del 18%. Reni spiega che il protocollo PAXG è composto da quattro farmaci chemioterapici di largo utilizzo e a basso costo, che agiscono in modo sinergico con un maggiore impatto sulla malattia. Nel 2012 era stato sperimentato nei pazienti con malattia metastatica avanzata non operabile, e l'Agenzia del farmaco lo ha approvato nel 2020. La novità dello studio Cassandra è stata testarlo negli stadi più precoci, in pazienti resecabili o parzialmente resecabili.

Oltre ai dati di sopravvivenza, lo studio ha osservato altri benefici significativi. Tra i pazienti trattati con PAXG si è registrato un aumento delle risposte patologiche — cioè una minore quantità di tumore residuo osservato dal patologo nei tessuti asportati dopo la terapia — e un miglioramento delle risposte biochimiche. La probabilità di evitare la progressione della malattia durante il trattamento chemioterapico è risultata più alta. Anche la qualità della vita ha mostrato un lieve miglioramento rispetto allo standard di cura. Reni sottolinea che sebbene non si tratti di un trattamento rivoluzionario, riduce significativamente la percentuale di pazienti che subiranno una progressione nel breve termine, e il protocollo potrà essere utilizzato immediatamente nella pratica clinica.

Il contesto clinico rende questi risultati ancora più rilevanti. Oggi solo il 10-20% dei pazienti con tumore del pancreas è candidabile alla chirurgia. Inoltre, in oltre il 90% di questi casi la malattia è solo apparentemente localizzata al pancreas, perché sono presenti metastasi microscopiche che gli strumenti diagnostici non riescono a rilevare. Da qui la necessità di una chemioterapia peri-operatoria — somministrata prima dell'intervento — che consente di ottenere più frequentemente la guarigione e di prolungare la vita rispetto alla chemioterapia post-operatoria, il cui utilizzo è ostacolato dal recupero spesso lento e difficile dopo un intervento molto impegnativo.

Ciò che rende questo studio particolarmente significativo è il suo finanziamento. Cinque associazioni di pazienti — My Everest, Codice Viola, Associazione per la vita, Natalucci e Oltre la Ricerca — hanno finanziato interamente il progetto di ricerca indipendente. Reni ha sottolineato la gratitudine verso queste organizzazioni, affermando che senza il loro supporto lo studio non sarebbe stato possibile. Ha anche notato che la ricerca finanziata dall'industria farmaceutica sta facendo fatica nel campo del tumore del pancreas, una patologia che richiede ancora molte risposte. I risultati sono anche frutto di una collaborazione tra numerosi centri che non era scontata.

Al di là dello sviluppo di nuove terapie, quello che sta cambiando nel trattamento del tumore del pancreas è la consapevolezza che la corretta gestione della malattia è essa stessa un'arma terapeutica. La differenza la fa anche saper utilizzare i pochi strumenti disponibili nel modo migliore, presso centri altamente specializzati. I dati di sopravvivenza a tre anni dovranno essere completati con i dati di sopravvivenza complessiva, che arriveranno nei prossimi mesi.

Sebbene non sia un trattamento rivoluzionario, riduce significativamente la percentuale di pazienti che avranno progressione nel breve termine. L'aspetto importante è che lo schema PAXG potrà essere utilizzato fin da subito nella pratica clinica.
— Michele Reni, direttore del Pancreas Center dell'Irccs San Raffaele di Milano
Senza il supporto delle associazioni di pazienti, questo studio non sarebbe stato possibile: il loro impegno e la loro fiducia sono stati un viatico determinante per compiere un passo avanti nella cura del tumore al pancreas.
— Michele Reni
Envie de l'histoire complète ? Lire l'original sur la Repubblica ↗
Nous contacter FAQ