Il 16 ottobre Paolo Jannacci porta nelle case degli ascoltatori undici canzoni inedite costruite attorno a una convinzione antica: che il riso sia la forma più coraggiosa di verità. Con 'Scimmie ovunque', il cantautore milanese affronta femminicidi, dipendenze e morti sul lavoro non con il peso della denuncia, ma con l'ironia affilata ereditata dal padre Enzo — perché guardare il dolore negli occhi, a volte, si riesce solo sorridendo.
Paolo Jannacci torna con 'Scimmie ovunque': l'ironia come arma contro il dolore
La risata è l'arma per raccontare quello che fa male
Perché proprio l'ironia? Perché non affrontare questi temi in modo più diretto?
Perché l'ironia è l'unico modo per guardarli senza esserne travolti. Se racconti il femminicidio in modo diretto, il lettore si chiude. Se lo racconti ridendo, lo apre.
Ma attenzione: il disco non è una commedia. Jannacci dice che l'ironia è un'arma, non una fuga. Sono temi reali — dipendenze, morti sul lavoro — non sono scherzi.
E il legame con il padre? È centrale nel disco?
Molto. Ha imparato da Enzo a ridere dei problemi. Due canzoni del disco sono dedicate a lui, una è addirittura una sua canzone recuperata.
Però qui bisogna stare attenti: sappiamo che Enzo era affezionato a "Due gelati" e che non ebbe successo, ma il disco non spiega perché Jannacci ha scelto proprio questo momento per recuperarla.
E Sanremo? È importante per lui?
Ha inviato due brani, non ha ricevuto risposta. Dice che gli piacerebbe, ma il disco esce comunque. Non è rimasto congelato in attesa.
Qui il dato è chiaro: ha provato, non è stato selezionato, ha deciso di procedere. Non sappiamo se riproverà in futuro, ma per ora il focus è il disco.
Qual è il messaggio finale?
Che la solidarietà è in pericolo, e che l'unico modo per non perdere l'umanità è continuare a ridere insieme, a guardarsi negli occhi.
Quello è quello che Jannacci crede. Il disco lo dirà.
O Pulso
- La società rischia di involvere in un caos di 'tutti contro tutti', e Jannacci trasforma questa paura collettiva nel cuore pulsante del disco.
- Temi come il femminicidio, la tossicodipendenza e le morti sul lavoro premono con urgenza, chiedendo un linguaggio che non distolga lo sguardo ma non schiacci chi ascolta.
- L'ironia diventa lo strumento di navigazione: ogni brano è un equilibrio cercato tra libertà di dire e responsabilità estetica, tra verità e forma.
- Sanremo ha ignorato i due brani inviati, ma il silenzio istituzionale non ha fermato l'uscita: il disco arriva comunque, perché il palco è secondario rispetto a ciò che si ha da dire.
Il 16 ottobre Paolo Jannacci porta nelle case degli ascoltatori undici canzoni inedite costruite attorno a una convinzione antica: che il riso sia la forma più coraggiosa di verità. Con 'Scimmie ovunque', il cantautore milanese affronta femminicidi, dipendenze e morti sul lavoro non con il peso della denuncia, ma con l'ironia affilata ereditata dal padre Enzo — perché guardare il dolore negli occhi, a volte, si riesce solo sorridendo.
Il 16 ottobre esce 'Scimmie ovunque', il nuovo album di Paolo Jannacci per Ala Bianca Records/Warner/Fuga. Undici inediti costruiti intorno a un'idea sola: usare l'ironia come lente per guardare dritto nei problemi più dolorosi della società contemporanea. "La risata è la mia arma", spiega Jannacci. Non è leggerezza — è il contrario. È il metodo di chi ha imparato che il dolore si affronta ridendoci sopra, non piangendosi addosso.
Le 'scimmie' del titolo sono i fantasmi personali che ognuno porta con sé, ma anche i tic collettivi di una società che sta perdendo la solidarietà. La paura più grande di Jannacci è quella di una distopia in cui tutti combattono contro tutti, involvendo nei primati da cui ci siamo evoluti. È una paura che attraversa l'intero disco.
Questa filosofia viene dal padre Enzo, da cui Paolo ha ereditato l'arte di affrontare i problemi sorridendo. Nel disco, l'ironia apre le porte a temi altrimenti insopportabili: il femminicidio in 'La faccenda dell'ammazzo', la tossicodipendenza in 'Respirare ancora', le morti sul lavoro in 'L'uomo nel lampo' — scritta con Stefano Massini. Con Elio esplora i confini del linguaggio in 'Politically topless'. "Se l'artista dovesse mentire, quello sarebbe l'errore", dichiara. La libertà di dire è non negoziabile.
Il disco recupera anche 'Due gelati', una canzone d'amore di Enzo a cui il padre era molto affezionato, e contiene 'Enzo, l'incrocio e tutto il resto', un brano di immagini e ricordi dedicato a lui. Un lavoro meditato per anni, guidato da una convinzione: "Non canto per me, canto per chi mi ascolta".
Jannacci ha inviato due brani a Sanremo senza ricevere risposta. Il silenzio non lo ha fermato. Il disco esce il 16 ottobre con o senza festival, perché il punto non è il palco — è quello che hai da dire.
Venerdì 16 ottobre arriva in uscita "Scimmie ovunque", il nuovo disco di Paolo Jannacci per Ala Bianca Records/Warner/Fuga. Undici brani inediti che il cantautore ha costruito intorno a un'idea precisa: usare il riso come strumento per affrontare quello che fa male, l'ironia come lente per guardare dritto nei problemi senza distogliere lo sguardo. "La risata è la mia arma per poter raccontare temi a volte difficili, molto tristi e complessi", spiega Jannacci all'ANSA. Non è leggerezza, è il contrario. È il modo di chi ha imparato che il dolore non si affronta piangendosi addosso, ma ridendoci sopra.
Le "scimmie" del titolo sono due cose insieme: i fantasmi personali che ognuno si porta dentro, e i tic collettivi di una società che sta perdendo il senso della solidarietà. "La mia più grande paura è cadere nella distopia di tutti contro tutti e, in questo modo, involvere nei primati da cui ci siamo evoluti", racconta. È una paura che attraversa tutto il disco. Perché quando la gente smette di guardarsi negli occhi, quando la compassione si ritira, quello che resta è il caos. E il caos è il tema vero di questo album.
Jannacci ha ereditato questa filosofia dal padre Enzo, musicista e cantautore che ha insegnato al figlio come affrontare i problemi ridendoci sopra. "Con mio padre ho sempre cercato di affrontare tutti i problemi ridendoci sopra", dice. Quella lezione è diventata il suo metodo di lavoro. Nel disco, l'ironia diventa la chiave per esplorare quello che altrimenti sarebbe insopportabile: il dramma dei femminicidi in "La faccenda dell'ammazzo", il tunnel della tossicodipendenza in "Respirare ancora", la piaga delle morti sul lavoro in "L'uomo nel lampo", scritta insieme a Stefano Massini. Con Elio affronta il tema dell'autocensura e dei limiti del linguaggio in "Politically topless". "Ogni volta che scrivo un brano mi chiedo: ma possiamo dirlo?", ammette Jannacci. "Se l'artista dovesse mentire, quello sarebbe l'errore". È una dichiarazione di principio: la libertà di dire è non negoziabile, anche quando fa male.
Ma la libertà non significa disordine. "Il bello stile esiste ancora, l'estetica per me è fondamentale", sottolinea. Ogni parola ha il suo peso, ogni verso è stato pesato. Il disco recupera anche una canzone d'amore di Enzo, "Due gelati", e contiene "Enzo, l'incrocio e tutto il resto", un brano costruito intorno ai ricordi dei luoghi condivisi con il padre. "La prima per far rivivere un brano a cui mio padre era molto affezionato e dispiaciuto per il fatto che non avesse avuto successo", spiega. "Nella seconda ci sono immagini che mi tengo dentro e che gli ho voluto dedicare". È un lavoro di scrittura meditato per anni, guidato da una filosofia precisa: "Non canto per me, canto per chi mi ascolta".
C'è anche il capitolo Sanremo. Jannacci ha inviato due brani al festival, ma non ha ricevuto risposta. "Mi piacerebbe molto", confessa. "È uno spettacolo entusiasmante. Se fossi un artista di rilievo per la Rai o per la squadra di De Martino magari... Ti ascoltano milioni di persone, perché no?". Ma il silenzio non lo ha fermato. Il disco esce comunque il 16 ottobre, con o senza Sanremo. Perché il punto non è il palco, è quello che hai da dire. E Jannacci ha molto da dire.
Citações Notáveis
La risata è la mia arma per poter raccontare temi a volte difficili, molto tristi e complessi— Paolo Jannacci
Non canto per me, canto per chi mi ascolta— Paolo Jannacci