A venti chilometri da Managua, il vulcano Masaya — da secoli chiamato 'Bocca dell'Inferno' — mostra segni inequivocabili di risveglio: due camere magmatiche si stanno riempiendo nel sottosuolo, rivelando una complessità nascosta che la scienza fatica ancora a decifrare. Non è la prima volta che la terra respira sotto i piedi di una grande città, ma ogni volta che accade, l'umanità si trova a fare i conti con la propria fragilità di fronte alle forze geologiche. Gli scienziati della Penn State University, armati di dati satellitari e modelli predittivi, tentano di trasformare l'incertezza in co
Nicaragua, la "Bocca dell'Inferno" si risveglia: allarme per il vulcano Masaya
Il magma si muove tra serbatoi ancora sconosciuti
Perché gli scienziati sono così preoccupati proprio adesso? Il vulcano non è sempre stato attivo?
Sì, ma quello che è nuovo è la capacità di leggere i movimenti del magma sotto terra. I satelliti ci mostrano che il terreno si sta rialzando di nuovo dopo anni di abbassamento, il che significa che il magma sta tornando a riempire le camere.
Ma quanto è affidabile questa lettura? Tre centimetri di movimento in sei anni è una variazione molto piccola. Quanto margine di errore c'è nei dati del satellite?
È una domanda giusta. I dati sono precisi, ma interpretarli richiede modelli che gli scienziati stanno ancora affinando. Per questo continuano a raccogliere misurazioni.
E il secondo bacino magmatico che hanno scoperto? Come cambia le cose?
Significa che il sistema è più complesso di quanto pensassero. Il magma non si muove in un'unica camera, ma tra più livelli. Questo rende più difficile prevedere cosa accadrà.
Hanno detto quando potrebbe eruttare? O è ancora completamente incerto?
Non hanno dato una data. Dicono che il pericolo non è immediato, ma che il monitoraggio continuo è essenziale per identificare i segnali di allarme.
E se eruttasse domani? Managua è preparata?
Quella è la vera domanda. Venti chilometri è molto vicino. Per questo gli scienziati insistono sull'importanza di capire il vulcano prima che accada qualcosa.
Le Pouls
- Il vulcano Masaya, a soli 20 km da Managua e dalle sue oltre un milione di persone, sta mostrando segnali concreti di riattivazione dopo decenni di relativa quiete.
- I dati del satellite Sentinel-1 hanno rivelato un abbassamento del terreno di 3 cm tra il 2018 e il 2022, seguito da una risalita tra il 2022 e il 2024: un respiro sotterraneo che preoccupa i ricercatori.
- La scoperta più inquietante è l'esistenza di un secondo bacino magmatico a circa 200 metri di profondità, che continua a riempirsi in modo indipendente dal cratere di Santiago visibile in superficie.
- Il sistema di tunnel e camere sotterranee del Masaya è ancora largamente sconosciuto, rendendo impossibile prevedere con precisione il percorso e la portata di una futura eruzione.
- Gli scienziati stanno costruendo modelli predittivi sempre più accurati per poter lanciare allerte tempestive, consapevoli che l'ultima grande colata lavica risale al lontano 1772.
A venti chilometri da Managua, il vulcano Masaya — da secoli chiamato 'Bocca dell'Inferno' — mostra segni inequivocabili di risveglio: due camere magmatiche si stanno riempiendo nel sottosuolo, rivelando una complessità nascosta che la scienza fatica ancora a decifrare. Non è la prima volta che la terra respira sotto i piedi di una grande città, ma ogni volta che accade, l'umanità si trova a fare i conti con la propria fragilità di fronte alle forze geologiche. Gli scienziati della Penn State University, armati di dati satellitari e modelli predittivi, tentano di trasformare l'incertezza in conoscenza — non per fermare il vulcano, ma per dare alla popolazione il bene più prezioso in caso di pericolo: il tempo.
A venti chilometri da Managua, il vulcano Masaya — soprannominato la 'Bocca dell'Inferno' — si sta risvegliando. Ogni anno migliaia di turisti visitano il suo cratere per ammirare la lava, ignari della vigilanza scientifica che si svolge in silenzio. Ma sotto quella spettacolare superficie, qualcosa si muove.
Uno studio di Lizzie Johnson della Penn State University, pubblicato su Geophysical Research Letters, ha analizzato i dati del satellite Sentinel-1, che sorvola il sito ogni dodici giorni registrando i minimi cambiamenti della crosta terrestre. I risultati sono eloquenti: tra il 2018 e il 2022 il terreno attorno al cratere di Santiago si era abbassato di circa tre centimetri, segnalando un deflusso di magma. Dal 2022 al 2024, però, il suolo ha ricominciato a sollevarsi, indicando un nuovo afflusso di materiale magmatico nelle camere sottostanti.
Ciò che ha sorpreso maggiormente i ricercatori è l'asimmetria del fenomeno: mentre la zona immediatamente intorno al cratere sembrava svuotarsi, le profondità si riempivano. Questo ha portato alla scoperta di un secondo bacino magmatico, sepolto a circa duecento metri di profondità, ancora attivo e in espansione. Il sistema idraulico del vulcano si è rivelato molto più articolato di quanto si credesse.
Il Masaya non è rimasto inerte negli ultimi decenni: ha prodotto numerose esplosioni, fortunatamente senza vittime, e il suo continuo degassamento genera concentrazioni pericolose di anidride solforosa per chi vive nelle vicinanze. L'ultima grande colata lavica risale al 1772, ma la rete di tunnel e camere sotterranee è ancora in gran parte sconosciuta, rendendo difficile prevedere come il magma si muoverà in caso di eruzione.
Il coautore Young Cheol Kim ha sottolineato l'importanza di misurazioni sempre più precise per sviluppare modelli predittivi affidabili. Per una capitale di oltre un milione di abitanti a soli venti chilometri dal cratere, questa ricerca non è semplice curiosità scientifica: è una forma di protezione silenziosa, un tentativo di guadagnare tempo prezioso prima che la terra decida di parlare.
A venti chilometri da Managua, la capitale del Nicaragua, un vulcano attivo si sta risvegliando. Il Masaya, soprannominato la «Bocca dell'Inferno», mostra chiari segnali di movimento nelle sue camere magmatiche, e gli scienziati lo tengono sotto costante osservazione. Non c'è pericolo immediato, ma la vicinanza alla città e la complessità del sistema sotterraneo rendono il monitoraggio una questione di sicurezza pubblica. Ogni anno migliaia di turisti si avventurano alle sue pendici per assistere allo spettacolo della lava che fuoriesce dal cratere, ignari della vigilanza scientifica che continua dietro le quinte.
Un nuovo studio condotto da Lizzie Johnson della Penn State University ha rivelato segnali di attività nascosta nel sottosuolo del vulcano. La ricerca, pubblicata su Geophysical Research Letters, si è avvalsa dei dati raccolti dal satellite Sentinel-1, che sorvola il sito ogni dodici giorni e registra i più piccoli cambiamenti della superficie terrestre causati dal magma in movimento. Quello che gli scienziati hanno scoperto è un quadro complesso: tra il 2018 e il 2022, l'area del cratere di Santiago si era abbassata di circa tre centimetri, un segnale che il magma stava defluendo dal sistema. Ma dal 2022 al 2024, il terreno ha ricominciato a sollevarsi, indicando che nuovo magma stava affluendo nelle camere sottostanti.
Ciò che ha sorpreso i ricercatori è stata l'asimmetria di questi movimenti. L'area immediatamente circostante il cratere di Santiago e il suo lago di lava sembrava essersi svuotata durante questi sei anni, mentre il terreno più profondo si riempiva di nuovo. Questo ha portato gli esperti a una conclusione inquietante: esiste un secondo bacino magmatico, sepolto a circa duecento metri di profondità, che continua a riempirsi attivamente. Il sistema idraulico del vulcano, insomma, è molto più articolato di quanto si pensasse, con magma che si muove tra diversi serbatoi in un meccanismo ancora non completamente compreso.
Secondo Johnson, la conoscenza approfondita dell'attività vulcanica del Masaya e dei rischi correlati è fondamentale per la sicurezza della regione. Il vulcano è costituito da una rete di tunnel e camere ancora largamente sconosciute, il che rende impossibile prevedere con precisione come il magma si incanalerà durante un'eruzione e quanto danno potrebbe causare. L'ultima grande colata lavica risale al 1772, più di due secoli fa, ma il vulcano non è rimasto inerte. Negli ultimi cinquant'anni ha prodotto numerose esplosioni, sebbene fortunatamente senza vittime. Tuttavia, il suo continuo degassamento produce spesso concentrazioni pericolosamente elevate di anidride solforosa, un gas vulcanico che rappresenta un rischio costante per chi vive e lavora nelle vicinanze.
Il monitoraggio continuo attraverso i dati satellitari consente ai ricercatori di costruire un quadro sempre più accurato del comportamento del vulcano. Young Cheol Kim, coautore dello studio, ha sottolineato che comprendere l'attività di base del Masaya e identificare eventuali cambiamenti è essenziale per poter avvertire tempestivamente la popolazione nel caso in cui un'eruzione fosse imminente. Raccogliere misurazioni sempre più precise e frequenti permetterà agli scienziati di sviluppare modelli predittivi affidabili. Per una città di oltre un milione di abitanti situata a soli venti chilometri di distanza, e per i turisti che ogni anno visitano il cratere, questa ricerca rappresenta una forma di protezione silenziosa, un tentativo di trasformare l'incertezza in conoscenza prima che il vulcano decida di agire.
Citations marquantes
Avere una conoscenza approfondita dell'attività vulcanica del Masaya e dei rischi ad essa correlati è fondamentale— Lizzie Johnson, Penn State University
Effettuare un monitoraggio continuo ci consente di comprendere l'attività di base e di identificare eventuali cambiamenti, e se necessario potremmo avvertire le persone tempestivamente— Young Cheol Kim, Penn State University