Maricarmen è deceduta nell'ospedale Gregorio Marañon di Madrid dopo lo sfratto del 23 settembre, quando era stata portata via in barella davanti a centinaia di manifestanti. L'affitto era stato aumentato da 500 a 2.650 euro mensili dopo l'acquisto dell'edificio nel 2020; un accordo era stato raggiunto il 29 settembre, ma troppo tardi per salvarla.
Muore Maricarmen, simbolo della lotta per il diritto alla casa in Spagna
La speculazione e gli affitti uccidono ogni giorno persone
Perché la storia di Maricarmen è diventata così importante in Spagna? Era solo una pensionata sfrattata.
Perché rappresentava qualcosa di più grande. Aveva resistito per settanta anni nello stesso appartamento, pagando regolarmente. Quando l'affitto è stato aumentato da 500 a 2.650 euro, è diventato il simbolo di come il sistema immobiliare stesse divorando le persone ordinarie.
Ma bisogna essere precisi: l'aumento era legale? La società Urbangestion aveva il diritto di farlo?
Tecnicamente sì, secondo la legge. Ma è proprio questo il punto che la gente contestava—che la legge permettesse una cosa così crudele.
E l'accordo raggiunto il 29 settembre? Avrebbe risolto il problema?
Sì, le avrebbe permesso di tornare a casa pagando il 30 per cento del suo reddito. Ma arrivò quattordici giorni dopo lo sfratto, quando era già ricoverata in ospedale.
Quindi non sappiamo se sarebbe morta comunque, o se lo sfratto e il ricovero hanno accelerato il declino. La fonte attribuisce la morte al sistema, ma è un'interpretazione, non una causa medica certificata.
Cosa è successo politicamente dopo?
Il governo ha approvato decreti contro gli sfratti, ma il Parlamento li ha bloccati. Sánchez ha sciolto le Camere e convocato elezioni anticipate.
E i decreti? Sono stati approvati comunque?
Sì, attraverso la Diputazione Permanente, dove non servivano i voti di Junts. Ma il punto è che Maricarmen non ha visto niente di questo.
Cosa rimane adesso?
Uno sciopero generale il 11 novembre, e un movimento che continua nel suo nome. La gente dice che la sua morte non sarà stata invano.
Der Puls
- Maricarmen Abascal, 87 anni, morta il 7 ottobre nell'ospedale Gregorio Marañón di Madrid
- Viveva nello stesso appartamento da 70 anni; affitto aumentato da 500 a 2.650 euro mensili nel 2020
- Sfrattata il 23 settembre; accordo raggiunto il 29 settembre, troppo tardi
- Sciopero generale convocato per l'11 novembre; governo approva decreti contro gli sfratti
Maricarmen è deceduta nell'ospedale Gregorio Marañon di Madrid dopo lo sfratto del 23 settembre, quando era stata portata via in barella davanti a centinaia di manifestanti. L'affitto era stato aumentato da 500 a 2.650 euro mensili dopo l'acquisto dell'edificio nel 2020; un accordo era stato raggiunto il 29 settembre, ma troppo tardi per salvarla.
Maricarmen Abascal, 87 anni, simbolo della protesta per il diritto alla casa in Spagna, è morta in ospedale dopo essere stata sfrattata dall'appartamento dove viveva da 70 anni. La sua morte scatena manifestazioni di massa a Madrid e rafforza la mobilitazione nazionale contro l'emergenza abitativa.
Maricarmen Abascal è morta il 7 ottobre nell'ospedale Gregorio Marañón di Madrid, a 87 anni, quattordici giorni dopo essere stata sfrattata dall'appartamento del Retiro dove aveva vissuto per sette decenni. Era stata ricoverata il giorno stesso dello sgombero, il 23 settembre, quando agenti in assetto antisommossa l'avevano portata via in barella attraverso centinaia di persone determinate a impedire l'operazione. Le immagini di quella mattina—il suo volto stanco, il dispiegamento di forze dell'ordine, la resistenza della folla—avevano fatto il giro del mondo, trasformando una vicenda personale di una pensionata in un simbolo nazionale della crisi abitativa spagnola.
Maricarmen aveva preso in affitto l'appartamento dal padre nel 1956. Viveva sola, con una disabilità riconosciuta del 50 per cento, pagando regolarmente 500 euro al mese. Nel 2020, quando la società Urbangestion aveva acquisito l'edificio, il canone era stato moltiplicato per cinque, portandosi a 2.650 euro mensili—una cifra impossibile per una pensionata. Il Sindicato de Inquilinas l'aveva accompagnata nella battaglia legale per restare a casa, ma i tribunali avevano ordinato lo sfratto. La sua resistenza, il suo motto «Lottate, continuate a lottare per ciò che è vostro», aveva ispirato decine di migliaia di persone in tutta la Spagna a raccogliersi sotto il grido «Todos somos Maricarmen»—siamo tutti Maricarmen.
La mobilitazione aveva prodotto risultati concreti. Il 29 settembre, solo quattro giorni dopo lo sfratto, Urbangestion aveva accettato un nuovo contratto che avrebbe permesso a Maricarmen di tornare a casa pagando non più del 30 per cento del suo reddito. Dall'ospedale, aveva commentato: «Sono molto contenta». Ma l'accordo arrivò troppo tardi. Il suo corpo, già fragile, non resse al trauma dello sfratto e al ricovero prolungato.
La notizia della sua morte scatenò una marea umana nelle strade di Madrid. Migliaia di persone si riversarono a Puerta del Sol, dove un accampamento di attivisti era stato allestito dodici giorni prima. Al grido di «Giustizia per Maricarmen!» e «Assassini», la folla si mosse verso il Congresso dei Deputati per un sit-in pacifico. Alicia del Rio, portavoce del Sindicato de Inquilinas, dichiarò: «La speculazione e gli affitti uccidono ogni giorno persone nel nostro Paese. Con ogni aumento di affitto, si portano via la nostra salute e la nostra vita». Pepe Alvarez, segretario generale di Union General de Trabajadores, descrisse la morte come conseguenza «della crudeltà di un sistema che l'ha cacciata di casa e l'ha lasciata per strada, malata».
Il governo di Pedro Sánchez aveva già approvato due decreti contro l'emergenza abitativa, ma il Partito Popolare, insieme a Vox e Junts, li aveva bloccati al Congresso. La morte di Maricarmen accelerò ulteriormente la crisi politica: Sánchez sciolse le Camere e convocò elezioni anticipate per il 29 novembre, sperando di approvare nuovi decreti sulla protezione dagli sfratti e il rinnovo biennale dei contratti di affitto presso la Diputazione Permanente, dove i voti di Junts non sarebbero stati necessari. Il premier espresse pubblicamente su X le sue condoglianze, inviando un «abbraccio» a «tutti coloro che sentono questa perdita come propria».
Ma il «popolo delle chiavi»—il movimento nato dalla lotta di Maricarmen—non si fermò. Il Sindicato de Inquilinas e i principali sindacati spagnoli confermarono uno sciopero generale di 24 ore per l'11 novembre, per rivendicare «salari sufficienti per accedere a una casa degna». Alvaro Ferreira, segretario all'Azione sociale di Solidariedad Obrera, definì l'accaduto «la conseguenza di un maltrattamento istituzionale». Centinaia di migliaia di persone avevano raccolto il testimone dall'anziana combattente. Non intendevano fermarsi.
Bemerkenswerte Zitate
Lottate, continuate a lottare per ciò che è vostro— Maricarmen Abascal, il suo motto durante la battaglia per restare a casa
La speculazione e gli affitti uccidono ogni giorno persone nel nostro Paese— Alicia del Rio, portavoce del Sindicato de Inquilinas