Nei primi nove mesi di un anno segnato dalla pandemia e da una grande acquisizione, Intesa Sanpaolo ha saputo tenere il timone: l'utile netto di 3,1 miliardi — depurato dalle componenti straordinarie legate all'integrazione di Ubi Banca — racconta di una banca che naviga tra complessità contabile e prudenza strategica. La conferma della politica dei dividendi e la promessa di un utile superiore ai 5 miliardi dal 2022 disegnano l'orizzonte di un istituto che guarda oltre la crisi, consapevole che la chiarezza del futuro dipende ancora dalle scelte delle autorità e dall'evoluzione dello scenario
Intesa Sanpaolo, utile a 3,1 miliardi nei nove mesi. Nuovo piano entro fine 2021
Una delle banche meglio posizionate per riprendere i dividendi
Come si legge davvero questo bilancio? Sei milioni e mezzo di utile netto, o tre virgola uno?
Dipende da cosa escludiamo. Il numero lordo è 6,4 miliardi, ma 3,3 miliardi sono il goodwill negativo dall'acquisizione di Ubi — soldi che la banca dovrà spendere per integrare la banca acquisita. Quindi il numero operativo è 3,1 miliardi.
Ma quel goodwill negativo è provvisorio, giusto? Sarà rideterminato a fine anno. Quindi non sappiamo ancora il numero vero.
Esatto. E se togli anche i due mesi di Ubi dal calcolo, l'utile è ancora 3,1 miliardi, leggermente giù rispetto ai 3,3 di un anno fa.
Quindi la banca sta andando peggio?
Non necessariamente. Se escludi anche le rettifiche per Covid — 1,3 miliardi di accantonamenti per crediti a rischio — l'utile salirebbe a 3,96 miliardi, il 20% in più rispetto ai nove mesi 2019.
Quindi il vero numero dipende da quanto pensi che Covid colpirà i crediti. Quella è una stima, non un fatto.
E i dividendi? Messina ha confermato che continueranno?
Ha confermato la politica: 75% di payout nel 2020, 70% nel 2021. Ma tutto dipende da quello che dice la Bce dopo il primo gennaio.
La Bce ha raccomandato di non pagare dividendi fino a fine anno. Dopo quella data, potrebbe cambiare idea. Niente è garantito.
Quando sappiamo il piano industriale?
Entro fine 2021, quando lo scenario macroeconomico sarà più chiaro. Dal 2022 il gruppo si aspetta almeno 5 miliardi di utile netto all'anno.
Aspetta — stanno dicendo che non sanno cosa fare fino a quando non capiscono meglio come va l'economia. È una scelta prudente, ma significa che il vero piano strategico è ancora sospeso.
Il Polso
- L'acquisizione di Ubi Banca genera un goodwill negativo di 3,3 miliardi che gonfia artificialmente il bilancio contabile, rendendo necessaria una lettura più attenta dei numeri reali.
- Il terzo trimestre segna un brusco rallentamento — 507 milioni di utile contro 1,4 miliardi del trimestre precedente — segnale della pressione crescente esercitata dalla seconda ondata pandemica.
- Accantonamenti per 1,3 miliardi sui crediti rivelano la cautela del gruppo di fronte agli impatti futuri del Covid-19, sacrificando utili presenti per blindare il bilancio.
- Messina conferma il payout ratio al 75% per il 2020 e al 70% per il 2021, ma tutto resta subordinato al via libera della Bce dopo il primo gennaio 2021.
- Dal 2022 il gruppo punta a un utile netto minimo di 5 miliardi, con un nuovo piano industriale atteso entro fine 2021 quando il quadro macroeconomico sarà più leggibile.
Nei primi nove mesi di un anno segnato dalla pandemia e da una grande acquisizione, Intesa Sanpaolo ha saputo tenere il timone: l'utile netto di 3,1 miliardi — depurato dalle componenti straordinarie legate all'integrazione di Ubi Banca — racconta di una banca che naviga tra complessità contabile e prudenza strategica. La conferma della politica dei dividendi e la promessa di un utile superiore ai 5 miliardi dal 2022 disegnano l'orizzonte di un istituto che guarda oltre la crisi, consapevole che la chiarezza del futuro dipende ancora dalle scelte delle autorità e dall'evoluzione dello scenario globale.
Intesa Sanpaolo chiude i primi nove mesi del 2020 con un bilancio che richiede una doppia lettura. Il dato contabile lordo segna 6,4 miliardi di utile netto, ma quella cifra include 3,3 miliardi di goodwill negativo generato dall'acquisizione di Ubi Banca — una componente straordinaria, ancora provvisoria, che sarà rideterminata a chiusura dell'esercizio e destinata a coprire costi di integrazione e riduzione del rischio. Sottraendo quella voce, l'utile scende a 3,1 miliardi, in linea con l'obiettivo minimo che il gruppo si era dato per l'intero 2020.
Senza il contributo dei due mesi di Ubi e senza gli accantonamenti da 1,3 miliardi per i futuri impatti della pandemia, l'utile avrebbe raggiunto quasi 4 miliardi, con una crescita del 20% rispetto allo stesso periodo del 2019. Il solo terzo trimestre si è fermato a 507 milioni, in netto calo rispetto ai trimestri precedenti, riflesso di un contesto economico che non concede tregua.
L'amministratore delegato Carlo Messina ha confermato la volontà di mantenere la politica di remunerazione degli azionisti: payout ratio al 75% sugli utili 2020 e al 70% su quelli 2021, con l'intenzione di chiedere alla Bce anche l'autorizzazione per una distribuzione aggiuntiva da riserve legate agli utili 2019 accantonati. Tutto, però, dipende dalle indicazioni che l'autorità di vigilanza europea fornirà dopo il primo gennaio 2021, quando scadrà la raccomandazione che ha limitato i dividendi durante la crisi.
Guardando avanti, Intesa si attende un utile netto non inferiore a 5 miliardi a partire dal 2022. Il nuovo piano industriale sarà presentato entro la fine del 2021, quando lo scenario macroeconomico dovrebbe offrire contorni più definiti. La strategia del gruppo si conferma come un equilibrio tra ambizione e prudenza: tornare a premiare gli azionisti senza rinunciare alla solidità patrimoniale.
Intesa Sanpaolo ha chiuso i primi nove mesi del 2020 con numeri che raccontano una storia complessa di acquisizione, integrazione e cautela verso il futuro. Il bilancio contabile lordo parla di 6,4 miliardi di euro di utile netto, ma quella cifra nasconde una realtà più articolata: sottraendo il goodwill negativo di 3,3 miliardi generato dall'acquisizione di Ubi Banca — denaro che la banca dovrà allocare nel quarto trimestre per costi di integrazione, miglioramenti di efficienza e riduzione del profilo di rischio — l'utile scende a 3,1 miliardi. Quel goodwill negativo rimane provvisorio e sarà rideterminato definitivamente quando il bilancio 2020 sarà chiuso.
Escludendo completamente i due mesi di contributo di Ubi Banca, l'utile netto dei nove mesi risulta di 3,1 miliardi, leggermente inferiore ai 3,3 miliardi dello stesso periodo 2019, ma comunque superiore ai circa 3 miliardi di utile minimo che il gruppo si era prefissato per l'intero esercizio 2020. Se si togliessero anche le rettifiche di valore su crediti pari a 1,3 miliardi — accantonamenti per i futuri impatti della pandemia di Covid-19 — l'utile salirebbe a 3,96 miliardi, con una crescita del 20% rispetto ai nove mesi dell'anno precedente. Nel solo terzo trimestre 2020, il risultato netto è stato di 507 milioni, in calo rispetto ai 1,4 miliardi del secondo trimestre e ai 1 miliardo del terzo trimestre 2019.
Carlo Messina, amministratore delegato del gruppo, ha confermato che nonostante la nuova acquisizione, Intesa Sanpaolo manterrà la sua politica di distribuzione ai soci. Il payout ratio — la percentuale di utili destinata ai dividendi — sarà del 75% per il 2020 e del 70% per il 2021, con una condizione importante: tutto rimane subordinato alle indicazioni che la Banca centrale europea fornirà dopo il primo gennaio 2021, data in cui scade la raccomandazione della Bce del 28 luglio scorso che aveva limitato i dividendi durante la crisi pandemica.
Oltre ai dividendi ordinari da utile netto del 2020, Intesa intende chiedere l'approvazione della Bce per una distribuzione aggiuntiva da riserve nel 2021, utilizzando gli utili del 2019 che erano stati accantonati. A partire dal 2022, il gruppo si attende un utile netto non inferiore a 5 miliardi di euro, mantenendo una strategia focalizzata sulla remunerazione degli azionisti e sul mantenimento di solidi coefficienti patrimoniali. Il nuovo piano industriale sarà presentato entro la fine del 2021, una volta che lo scenario macroeconomico sarà diventato più leggibile e prevedibile.
Messina ha sottolineato la fiducia del gruppo nella sua posizione competitiva: "Siamo convinti di essere una delle banche meglio posizionate per poter riprendere la distribuzione dei dividendi una volta avuta l'autorizzazione della Bce". Ha ribadito il payout ratio del 75% per il 2020 e del 70% per il 2021, e ha aggiunto che il gruppo verificherà il consenso della Bce rispetto a una possibile distribuzione da riserve relativa agli utili del 2019. La strategia di Intesa Sanpaolo emerge quindi come un equilibrio tra l'ambizione di tornare a remunerare gli azionisti e la prudenza dettata dall'incertezza economica globale e dalle limitazioni normative ancora in vigore.
Citazioni salienti
Siamo convinti di essere una delle banche meglio posizionate per poter riprendere la distribuzione dei dividendi una volta avuta l'autorizzazione della Bce— Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo