In Francia, la gioventù è scesa nelle piazze con la forza di chi sente che il proprio futuro non è stato ascoltato, e il premier Lecornu ha risposto riconoscendo la legittimità di quella rabbia. Un dialogo si è aperto tra il governo e gli studenti in rivolta, con la promessa di decisioni entro fine ottobre, mentre i sindacati hanno scelto di amplificare la voce dei giovani unendosi alla mobilitazione. È il momento antico e sempre nuovo in cui il potere si trova a dover scegliere tra l'ascolto e la repressione, e la strada imboccata — almeno a parole — sembra quella del confronto.
Il premier francese tende la mano agli studenti, decisioni a fine ottobre
La rabbia dei giovani non viene dal nulla
Perché il premier ha deciso di parlare proprio adesso, dopo giorni di silenzio?
Probabilmente perché la protesta non accennava a diminuire e il sostegno pubblico era cresciuto. Il 55 per cento dei francesi era favorevole. Lecornu ha capito che ignorare gli studenti sarebbe stato politicamente rischioso.
Ma attenzione: ha promesso "decisioni a fine ottobre", non ha detto quali. È un impegno vago su una scadenza lontana. Nel frattempo, la protesta continua.
I sindacati hanno davvero cambiato le cose?
Sì, hanno dato legittimità ufficiale al movimento. Prima erano gli studenti da soli, adesso hanno dietro cinque dei principali sindacati del paese. È un salto di scala.
Vero, ma il numero di licei chiusi è sceso da 891 a 459 in un giorno. Il ministero dice che il movimento cala. Non sappiamo se i sindacati lo rilanceranno o se è solo un picco.
Cosa significa "settimana nera"?
Mobilitazioni continue fino a sabato, probabilmente con manifestazioni ogni giorno. Gli studenti vogliono mantenere la pressione.
Gli studenti lo dicono, ma non è chiaro quanta gente parteciperà. I numeri dei licei chiusi suggeriscono che il movimento potrebbe essere già al suo apice.
E quella mano mozzata? Come è successo?
Una granata anti-accerchiamento è esplosa a Lens, nel nord. Ha ferito gravemente un ragazzo. Dopo lo scandalo, il ministro dell'Interno ha ordinato la sospensione di quel tipo di armi.
È un gesto concreto, ma arriva dopo il danno. E non risolve il problema di fondo: perché la polizia usava quelle armi contro studenti in primo luogo?
Der Puls
- Il premier Lecornu rompe il silenzio e riconosce pubblicamente la rabbia degli studenti, promettendo le prime decisioni concrete entro fine ottobre.
- Nonostante le aperture del governo, il quarto atto della protesta esplode nelle piazze di Parigi, Lione, Marsiglia e altre città, con cinque grandi sindacati che si schierano ufficialmente al fianco degli studenti.
- Il bilancio dei feriti è pesante: 215 studenti, 85 tra insegnanti e personale scolastico, circa 800 tra poliziotti e gendarmi — e un ragazzo ha perso una mano a Lens per una granata anti-accerchiamento.
- Il ministro dell'Interno sospende le granate Lbd dopo l'indignazione pubblica, mentre il governo cerca di contenere la crisi senza spegnere la piazza.
- Il 55% dei francesi guarda con favore alla contestazione, e gli studenti puntano a una 'settimana nera' di mobilitazioni fino a sabato, con 459 licei ancora chiusi.
In Francia, la gioventù è scesa nelle piazze con la forza di chi sente che il proprio futuro non è stato ascoltato, e il premier Lecornu ha risposto riconoscendo la legittimità di quella rabbia. Un dialogo si è aperto tra il governo e gli studenti in rivolta, con la promessa di decisioni entro fine ottobre, mentre i sindacati hanno scelto di amplificare la voce dei giovani unendosi alla mobilitazione. È il momento antico e sempre nuovo in cui il potere si trova a dover scegliere tra l'ascolto e la repressione, e la strada imboccata — almeno a parole — sembra quella del confronto.
Il premier francese Sébastien Lecornu ha scelto di rivolgersi direttamente agli studenti in rivolta, riconoscendo che la loro rabbia «non viene dal nulla» e che nessuno può restare indifferente di fronte alle loro angosce. In un messaggio pubblicato su X e poi in un discorso dal suo studio, ha promesso che il governo presenterà le prime decisioni alla fine di ottobre, mentre nelle scuole si apriranno spazi di dialogo a partire da giovedì. Ha anche assicurato che alle forze dell'ordine non è mai stato ordinato di scontrarsi con i giovani, mentre i rappresentanti studenteschi chiedevano un incontro ufficiale, lamentando l'assenza di misure concrete da parte dei ministri competenti.
Ma le parole del premier non hanno fermato le piazze. Il quarto atto della protesta ha portato migliaia di persone nelle strade delle principali città francesi — Parigi, Lione, Strasburgo, Marsiglia, Nizza, Lille — con il sostegno ufficiale di cinque grandi sindacati. Davanti a Sciences Po, nel Quartiere latino, gli studenti hanno eretto barricate di cassonetti sul Boulevard Saint-Germain e cantato la Marsigliese di fronte agli scudi dei celerini. Il clima rimane teso, nonostante i gesti di apertura.
I numeri raccontano la portata del movimento: 459 licei chiusi giovedì, il 55% dei francesi favorevole alla contestazione, e un bilancio di feriti che pesa su entrambi i fronti — 215 studenti, 85 tra insegnanti e personale scolastico, circa 800 tra poliziotti e gendarmi. A Lens, una granata anti-accerchiamento ha mozzato la mano di un ragazzo, spingendo il ministro dell'Interno Laurent Nuñez a sospendere l'uso di quell'arma. Gli studenti, intanto, annunciano una 'settimana nera' di mobilitazioni fino a sabato: il dialogo è iniziato, ma le piazze restano il vero palcoscenico della contestazione.
Il primo ministro francese Sébastien Lecornu ha rotto il silenzio mercoledì sera con un messaggio rivolto direttamente agli studenti in rivolta. "Le parole degli studenti sono preziose, ora devono essere ascoltate", ha scritto su X prima di intervenire dal suo studio con un discorso che riconosceva apertamente la legittimità della loro rabbia. "La rabbia dei giovani non viene dal nulla", ha detto, aggiungendo che "nessuno può restare indifferente di fronte alle angosce degli studenti". Il governo, ha promesso, presenterà le sue prime decisioni alla fine di ottobre, mentre gli spazi di dialogo già avviati nelle scuole continueranno da giovedì fino alla settimana successiva in ogni liceo del paese.
Lecornu ha anche affrontato direttamente le accuse di violenza poliziesca durante le manifestazioni, assicurando che non è stato ordinato alle forze dell'ordine di scontrarsi con i giovani. Nel frattempo, i rappresentanti delle organizzazioni studentesche hanno chiesto un incontro ufficiale con il premier, lamentando l'assenza di misure concrete annunciate finora dai ministri dell'Educazione e dell'Insegnamento superiore. Il dialogo, almeno sulla carta, sembra essersi avviato da entrambe le parti.
Ma le aperture del governo non hanno fermato la mobilitazione. Giovedì le piazze delle principali città francesi si sono riempite di nuovo, con il quarto atto della protesta lanciato questa volta da cinque dei principali sindacati del paese, che hanno dichiarato ufficialmente il loro sostegno alla lotta studentesca. A Parigi l'appuntamento era alla Bastiglia; altre manifestazioni si sono svolte a Lione, Strasburgo, Marsiglia, Nizza e Lille. Dopo una giornata di relativa tregua, segnata solo da tensioni sporadiche come quelle davanti a Sciences Po nel Quartiere latino, la contestazione è tornata a investire tutte le città francesi.
I numeri raccontano la portata del movimento. Giovedì 459 licei erano chiusi, con sospensione totale o parziale delle lezioni—quasi la metà rispetto al giorno precedente, quando erano stati 891. Eppure il ministero dell'Educazione continua a parlare di un "netto calo" della protesta, mentre i sondaggi mostrano il 55 per cento dei francesi con un atteggiamento piuttosto positivo verso la contestazione: il 26 per cento la sostiene apertamente, il 29 per cento esprime simpatia. Gli studenti, i giovanissimi che hanno preso in mano le redini della protesta, affermano di puntare a una "settimana nera" di mobilitazioni fino a sabato.
Davanti a Sciences Po, gli studenti hanno eretto una barricata di cassonetti in pieno Boulevard Saint-Germain, mentre altri si tenevano per mano e cantavano la Marsigliese di fronte agli scudi dei celerini. Il clima rimane teso nonostante i gesti di apertura. Il ministro dell'Interno Laurent Nuñez ha ordinato la sospensione delle granate anti-accerchiamento denominate Lbd dopo l'indignazione suscitata da un grave incidente a Lens, nel nord, dove una di queste armi ha esploso mozzando la mano di un ragazzo.
Il bilancio dei feriti è pesante. Dall'inizio del movimento, 215 studenti sono rimasti feriti, 85 tra insegnanti e personale scolastico, e circa 800 poliziotti e gendarmi. Nonostante le prove di dialogo e qualche misura concreta come la sospensione delle granate, la protesta continua a crescere grazie al sostegno ufficiale dei sindacati. Gli studenti hanno ricevuto l'appoggio concreto che cercavano, e il governo ha promesso ascolto e decisioni entro fine ottobre. Ma per ora, le piazze rimangono il vero palcoscenico della contestazione.
Bemerkenswerte Zitate
Le parole degli studenti sono preziose, ora devono essere ascoltate— Primo ministro Sébastien Lecornu
La rabbia dei giovani non viene dal nulla e nessuno può restare indifferente di fronte alle angosce degli studenti— Primo ministro Sébastien Lecornu