I sindacati hanno proclamato uno sciopero nazionale di 24 ore in tutti gli stabilimenti ex Ilva in risposta alle decisioni aziendali annunciate durante il tavolo con il governo. Acciaierie d'Italia ha comunicato la sospensione delle attività produttive a Taranto dal 9 ottobre e fermate temporanee a Genova e Novi Ligure entro il 15 novembre, citando l'ottemperanza a un decreto della Corte d'Appello.
Ex Ilva, sindacati proclamano sciopero nazionale di 24 ore da lunedì
Non dovrebbe essere loro addebitato il prezzo di scelte che non hanno commesso
Cosa ha spinto i sindacati a proclamare uno sciopero proprio dopo l'incontro con il governo?
L'incontro a Palazzo Chigi era stato convocato per discutere il futuro dell'azienda, ma mentre uscivano dalla riunione, Acciaierie d'Italia ha annunciato la sospensione della produzione a Taranto dal 9 ottobre. I sindacati hanno visto questo come un'azione che aggrava la situazione e scarica tutto sui lavoratori.
Ma aspetta—l'azienda dice che sta solo rispettando un decreto della Corte d'Appello di Milano. È davvero una scelta dell'azienda o è costretta?
Tecnicamente sì, sta ottemperando a un decreto giudiziario. Ma il tempismo—annunciarlo proprio in quel momento—ha fatto sembrare un'azione coordinata per mettere pressione.
E il governo cosa propone?
Un decreto-legge con tutele sociali e l'idea di una produzione green con impianti Dri e forni elettrici. Ma tutto dipende da un piano industriale credibile.
Credibile secondo chi? Perché i sindacati e i territori non sembrano convinti.
Esattamente. Decaro, Salis, Muliere—tutti dicono che è una prospettiva insostenibile. Non vedono un piano concreto, solo la minaccia di chiusura.
Quindi lo sciopero è un avvertimento?
È una resistenza. I lavoratori hanno mostrato responsabilità, secondo i sindacati, e non dovrebbero pagare per errori che non hanno commesso.
Ma chi decide davvero il futuro qui? Il governo, la magistratura, l'azienda?
Quella è la domanda che Colautti dell'Usb pone direttamente: la strategia industriale non dovrebbe essere decisa dalla magistratura. Ma sembra che tutti stiano usando la sentenza come alibi.
Le Pouls
- Sciopero nazionale di 24 ore proclamato dai sindacati per lunedì
- Sospensione della produzione a Taranto dal 9 ottobre, con spegnimento definitivo entro il 25 ottobre
- Fermate temporanee a Genova e Novi Ligure entro il 15 novembre
- Decreto della Corte d'Appello di Milano del 27 luglio alla base della decisione aziendale
I sindacati hanno proclamato uno sciopero nazionale di 24 ore in tutti gli stabilimenti ex Ilva in risposta alle decisioni aziendali annunciate durante il tavolo con il governo. Acciaierie d'Italia ha comunicato la sospensione delle attività produttive a Taranto dal 9 ottobre e fermate temporanee a Genova e Novi Ligure entro il 15 novembre, citando l'ottemperanza a un decreto della Corte d'Appello.
I sindacati proclamano 24 ore di sciopero nazionale negli stabilimenti ex Ilva dopo l'incontro a Palazzo Chigi. Acciaierie d'Italia annuncia la sospensione delle attività produttive a Taranto, Genova e Novi Ligure, generando tensioni tra governo, azienda e territori.
Lunedì scatta uno sciopero nazionale di ventiquattro ore in tutti gli stabilimenti ex Ilva. L'annuncio è arrivato dai sindacati al termine di un incontro a Palazzo Chigi con il governo, dove si discuteva del futuro dell'azienda siderurgica. Ma mentre i rappresentanti dei lavoratori uscivano dalla riunione, Acciaierie d'Italia ha comunicato una notizia che ha subito complicato il quadro: a partire dal 9 ottobre, tutte le attività produttive dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto verranno sospese.
L'azienda ha giustificato la decisione come conseguenza di un decreto della Corte d'Appello di Milano emesso il 27 luglio. Dopo il rigetto della richiesta di sospensione dell'esecuzione, notificato il 5 ottobre, Acciaierie d'Italia ha comunicato la sospensione a prefetto, enti locali e forze dell'ordine. Gli impianti verranno mantenuti in modalità di riscaldo, il cosiddetto "hot stand-by", in attesa della decisione della Corte di Cassazione. Ma il messaggio è chiaro: se non arriverà un provvedimento favorevole, il 24 ottobre il riscaldo verrà interrotto e l'area a caldo sarà spenta definitivamente entro il 25 ottobre, senza possibilità di riavvio successivo. L'azienda ha anche richiesto l'attivazione degli ammortizzatori sociali per i lavoratori.
Non è tutto. Acciaierie d'Italia ha annunciato anche fermate temporanee generali degli stabilimenti di Genova e Novi Ligure entro il 15 novembre. La comunicazione ha provocato reazioni immediate dai territori. Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha definito il tempismo dell'annuncio come un'azione che aggrava una situazione già drammatica, rischiando di scaricare il peso solo sui lavoratori e sulle comunità dove operano gli impianti. I sindaci di Genova e Novi Ligure, Silvia Salis e Rocchino Muliere, hanno dichiarato l'annuncio di una serrata "del tutto inaccettabile", descrivendo la prospettiva come insostenibile per i lavoratori e per l'intera filiera siderurgica nazionale. Marco Bucci, presidente della Regione Liguria, e Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte, hanno sottolineato che la chiusura degli stabilimenti rappresenta una notizia molto grave non solo per i loro territori, ma per l'intero settore dell'acciaio italiano, strategico per il futuro industriale del Paese.
Durante il tavolo a Palazzo Chigi, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha illustrato l'intenzione del governo di portare nel prossimo Consiglio dei ministri un decreto-legge contenente tutele sociali per i lavoratori e prospettive di continuità produttiva. L'obiettivo dichiarato è una produzione di acciaio green basata su impianti Dri e forni elettrici, purché inserita in un piano industriale credibile. I sindacati, entrando a Palazzo Chigi, avevano messo in chiaro che la chiusura dell'ex Ilva è inaccettabile. Michele de Palma, segretario generale della Fiom-Cgil, ha sottolineato che i lavoratori hanno dimostrato grande senso di responsabilità e che non dovrebbe essere loro addebitato il prezzo di scelte e errori che non hanno commesso.
Ma non tutti vedono nella narrazione governativa una soluzione credibile. Sasha Colautti, membro dell'esecutivo nazionale dell'Usb, ha criticato il fatto che la strategia industriale di un Paese non dovrebbe essere decisa dalla magistratura, aggiungendo che il governo utilizza questa situazione come alibi per non affrontare i veri problemi di Taranto e ciò che sta accadendo in questo momento negli stabilimenti. Lo sciopero di lunedì rappresenta il primo atto di una resistenza sindacale a una situazione che rischia di trasformarsi in una chiusura definitiva senza alternative industriali concrete.
Citations marquantes
I lavoratori hanno mostrato un grande senso di responsabilità e quindi bisognerebbe evitare che a pagare il prezzo di scelte e di errori che non sono dei lavoratori siano scaricate su tutte lavoratrici e lavoratori dell'Ex Ilva— Michele de Palma, segretario generale Fiom-Cgil
L'annuncio di una serrata è del tutto inaccettabile— Silvia Salis e Rocchino Muliere, sindaci di Genova e Novi Ligure