In un momento in cui la guerra in Ucraina ha reso i prezzi dell'energia imprevedibili e spesso insostenibili, l'Italia si avvicina a una scadenza che potrebbe segnare una svolta dolorosa per milioni di famiglie e piccole imprese: la fine del mercato tutelato del gas, prevista per gennaio 2023. Associazioni di consumatori e categorie economiche chiedono al nuovo governo di fermare o posticipare questo passaggio, riconoscendo che il mercato libero, in queste condizioni, non offre protezione ma esposizione. È il momento in cui una scelta tecnica diventa una questione di giustizia sociale.
Energia, pressing per rinviare il passaggio al mercato libero
Dal 57,3% nel tutelato al 135,9% nel libero: più del doppio
Perché il mercato tutelato è così importante? Non dovrebbe il libero mercato portare prezzi più bassi?
In teoria sì, ma solo se i prezzi sono stabili. Quando le materie prime costano il doppio, il libero mercato diventa una giungla. Nel tutelato, l'autorità fissa un prezzo uguale per tutti. Nel libero, ogni fornitore chiede quello che vuole.
Ma aspetta: il Codacons dice che solo l'8,85 per cento delle offerte nel libero sono più convenienti. Chi ha fatto questo calcolo? È Arera?
Sì, è Arera che ha fatto l'analisi. Quindi è una fonte affidabile, ma è comunque una istantanea di un momento specifico.
E chi ha i contratti bloccati nel libero? Che cosa succede quando scadono?
Subiscono rincari enormi. Se il contratto era stato stipulato prima della guerra, il prezzo era ragionevole. Ora, al rinnovo, il fornitore chiede il prezzo di mercato, che è salito del 78 per cento.
Il 78 per cento rispetto a quando? Un anno fa? Confcommercio lo dice, ma è una cifra che dipende dal punto di partenza.
Vero. Ma anche gli aumenti specifici per famiglia sono chiari: dal 57,3 per cento nel tutelato al 135,9 per cento nel libero. Quello è un dato Istat.
Quindi il governo deve scegliere: rinvia il passaggio o lascia che succeda il caos?
Esattamente. E persino Arera, che normalmente favorirebbe il libero mercato, ha espresso perplessità.
Perplessità non è un no. Cosa ha detto esattamente Arera? Il Codacons dice che ha espresso "forti perplessità", ma non c'è una citazione diretta.
È vero, non c'è una dichiarazione esplicita di Arera nel pezzo. È un'interpretazione del Codacons.
El Pulso
- I prezzi nel mercato libero dell'energia sono cresciuti del 78% in un anno, rendendo il passaggio obbligatorio una minaccia concreta per il bilancio di milioni di italiani.
- Per le famiglie, lasciare il mercato tutelato significa passare da un aumento del 57,3% a uno del 135,9% sulla bolletta della luce — più del doppio.
- Solo una minoranza risicata delle offerte nel libero mercato è davvero conveniente: l'8,85% per l'elettricità e il 14,58% per il gas, secondo i dati Arera.
- Confcommercio, Codacons e Unione nazionale consumatori premono sul nuovo governo affinché blocchi o almeno allinei le scadenze, dando più tempo a chi non è pronto.
- Intesa Sanpaolo e IP hanno avviato misure di sostegno parziale, ma gli esperti avvertono che non bastano a risolvere il problema strutturale.
- Il nuovo governo è chiamato a una decisione urgente: rinviare la fine del mercato tutelato o lasciare che milioni di cittadini affrontino rincari che molti non potranno permettersi.
In un momento in cui la guerra in Ucraina ha reso i prezzi dell'energia imprevedibili e spesso insostenibili, l'Italia si avvicina a una scadenza che potrebbe segnare una svolta dolorosa per milioni di famiglie e piccole imprese: la fine del mercato tutelato del gas, prevista per gennaio 2023. Associazioni di consumatori e categorie economiche chiedono al nuovo governo di fermare o posticipare questo passaggio, riconoscendo che il mercato libero, in queste condizioni, non offre protezione ma esposizione. È il momento in cui una scelta tecnica diventa una questione di giustizia sociale.
L'Italia si avvicina a una scadenza energetica che rischia di trasformarsi in una crisi sociale. A gennaio 2023 dovrebbe chiudersi il mercato tutelato del gas, seguito dalla luce a gennaio 2024. Ma con i prezzi dell'energia fuori controllo a causa della guerra in Ucraina, le associazioni di categoria e i rappresentanti dei consumatori chiedono al nuovo governo di rinviare il passaggio al mercato libero.
I numeri parlano chiaro: le offerte nel libero mercato sono cresciute del 78% rispetto a un anno fa. Chi resta nel tutelato vede la bolletta della luce aumentare del 57,3%; chi passa al libero affronta invece un rincaro del 135,9%, più del doppio. Secondo l'Arera, solo l'8,85% delle offerte di elettricità nel mercato libero risulta effettivamente più conveniente del regime di tutela. Per il gas la percentuale sale al 14,58%, ma rimane comunque una minoranza.
Massimiliano Dona dell'Unione nazionale consumatori ha chiesto un intervento immediato, proponendo almeno di allineare la scadenza del gas — fissata al 1° gennaio 2023 — a quella della luce, prevista per il 10 gennaio 2024. Il Codacons ha sollevato un'ulteriore preoccupazione: chi ha sottoscritto contratti a prezzi bloccati prima della crisi si troverà di fronte a rincari astronomici alla loro scadenza, e persino l'Arera avrebbe espresso forti perplessità sul calendario previsto.
Alcune realtà economiche stanno cercando di attutire l'impatto: Intesa Sanpaolo ha messo a disposizione 8 miliardi aggiuntivi, portando il suo pacchetto complessivo di aiuti a 30 miliardi, mentre IP ha siglato un accordo con le organizzazioni dei gestori di distributori per riconoscere loro un contributo basato sulla differenza dei costi energetici tra il 2021 e il 2022. Interventi significativi, ma insufficienti a risolvere il nodo di fondo.
La decisione spetta ora al nuovo governo: bloccare o posticipare la fine del mercato tutelato, oppure lasciare che milioni di italiani si trovino a fronteggiare aumenti che molti non potranno permettersi.
L'Italia si trova di fronte a una scadenza che potrebbe trasformarsi in una crisi energetica per milioni di famiglie e piccole imprese. A gennaio 2023 il mercato tutelato del gas dovrebbe chiudersi, seguito dalla luce a gennaio 2024. Ma mentre quella data si avvicina, le associazioni di categoria e i rappresentanti dei consumatori stanno facendo pressione sul governo perché rinvii il passaggio al mercato libero, almeno fino a quando i prezzi dell'energia non tornino a livelli gestibili.
La ragione è semplice e brutale: i prezzi nel mercato libero sono fuori controllo. Confcommercio ha calcolato che le offerte nel libero mercato sono cresciute del 78 per cento rispetto a un anno fa. Per chi sceglie di rimanere nel mercato tutelato, l'aumento della bolletta della luce si ferma al 57,3 per cento; chi passa al libero mercato affronta invece un aumento del 135,9 per cento. È più del doppio. Secondo i dati dell'Autorità di regolazione per l'energia (Arera), solo l'8,85 per cento delle offerte di elettricità disponibili nel mercato libero risultano effettivamente più convenienti rispetto al regime di tutela. Per il gas la percentuale sale leggermente al 14,58 per cento, ma rimane comunque una minoranza.
Massimiliano Dona dell'Unione nazionale consumatori ha chiesto un intervento immediato del governo. Il suo appello non riguarda solo le microimprese, come inizialmente previsto dalle norme, ma anche le famiglie ordinarie. Dona ha sottolineato che la scadenza del mercato tutelato del gas, fissata per il 1° gennaio 2023, dovrebbe essere almeno allineata a quella della luce, programmata per il 10 gennaio 2024, in modo da dare un respiro più lungo a chi ancora non è pronto al passaggio.
Il Codacons ha aggiunto un'altra preoccupazione: chi ha sottoscritto contratti a prezzi bloccati nel mercato libero prima dello scoppio della crisi energetica legata alla guerra in Ucraina si troverà di fronte a rincari "astronomici" quando quelle offerte scadranno. L'associazione ha sottolineato che persino l'Arera ha espresso forti perplessità sulla fine del mercato tutelato, e ha chiesto al nuovo governo di bloccare il passaggio per offrire maggiori garanzie a cittadini e imprese.
La differenza tra i due mercati è sostanziale. Nel regime tutelato, le tariffe sono decise dall'autorità di settore e rimangono stabili per tutti. Nel mercato libero, ogni utente negozia direttamente con il fornitore le proprie condizioni. In teoria, la concorrenza dovrebbe portare a prezzi più bassi. In pratica, con i costi delle materie prime energetiche saliti a livelli "abnormi" a causa della guerra in Ucraina, il mercato libero è diventato una trappola per i consumatori.
Mentre il dibattito politico prosegue, alcune realtà economiche stanno cercando di attutire l'impatto. Intesa Sanpaolo ha messo a disposizione 8 miliardi di euro aggiuntivi per aiutare le famiglie a far fronte ai rincari, portando il suo pacchetto di aiuti complessivo a 30 miliardi. IP, il gruppo che gestisce le aree di servizio, ha siglato un accordo con le organizzazioni di categoria dei gestori (Faib Confesercenti, Fegica e Figisc Confcommercio) per sostenere i piccoli imprenditori che gestiscono i distributori. L'azienda riconoscerà loro un contributo calcolato sulla base della differenza tra i costi energetici del 2021 e del 2022, ancora prima della fine dell'anno.
Ma questi interventi, per quanto significativi, non risolvono il problema di fondo. Il nuovo governo dovrà decidere se bloccare la fine del mercato tutelato, almeno temporaneamente. Se non lo farà, milioni di italiani si troveranno a fronteggiare aumenti di bolletta che molti non potranno permettersi.
Citas Notables
Il governo intervenga immediatamente. Per la luce una famiglia passa dal +57,3% del tutelato al +135,9% del libero, oltre il doppio— Massimiliano Dona, Unione nazionale consumatori
Chi oggi dispone di contratti a prezzi bloccati sul mercato libero subirà rincari astronomici delle tariffe alla scadenza delle offerte— Codacons