Ogni pochi anni, il Pacifico si scalda e il mondo ne sente il peso — ma quello che si profila per dicembre 2026 porta con sé una gravità inedita. L'Organizzazione meteorologica mondiale avverte che El Niño raggiungerà anomalie termiche di 3,7°C sopra la norma, potenzialmente il fenomeno più intenso documentato dal 1950. Non si tratta di un capriccio della natura isolato, bensì di un evento naturale che si intreccia con decenni di riscaldamento globale, amplificando siccità, inondazioni e fragilità umane già esistenti. Il pianeta non affronta solo un picco climatico, ma il riflesso di scelte co
El Niño sempre più intenso, picco a dicembre: temperature a livelli record
Uno dei fenomeni più intensi mai registrati negli ultimi settantasei anni
Quindi El Niño è un fenomeno naturale che accade regolarmente. Perché questa volta è così preoccupante?
Perché la velocità e l'intensità sono straordinarie. In due mesi, l'anomalia termica è salita da 1,6 a 2,5 gradi. Normalmente El Niño dura nove-dodici mesi, ma questa volta si prevede che persista fino a febbraio con picchi di 3,7 gradi sopra la norma.
Ma quanta certezza c'è in queste previsioni? L'Omm dice "si prevede" e "è probabile". Sono stime basate su modelli, non osservazioni già accadute.
E quali sarebbero gli impatti concreti per le persone?
Siccità prolungate in alcune regioni, inondazioni in altre. I raccolti agricoli soffrono, i sistemi idrici si alterano. Le comunità già fragili vedono peggiorare la loro situazione economica e sociale.
Il rapporto dice che El Niño "modificherà i regimi delle precipitazioni", ma non specifica dove esattamente. Sappiamo che alcune regioni soffriranno, ma il documento non quantifica l'impatto per area geografica.
Quindi è davvero uno dei più forti dal 1950?
Secondo Celeste Saulo, segretario dell'Omm, potrebbe esserlo. Ma il rapporto dice "potrebbe trattarsi" e "almeno dal 1950". Non è una certezza assoluta, è una valutazione basata sui dati attuali.
Esattamente. Abbiamo dati solidi fino ad agosto 2026. Le previsioni per ottobre-dicembre sono modelli, non fatti. E il legame tra questo El Niño specifico e il cambiamento climatico di fondo è suggerito ma non esplicitamente provato nel documento.
Cosa dovrebbero fare i governi adesso?
Prepararsi. Rafforzare i sistemi di allarme precoce, proteggere le infrastrutture idriche, pianificare per possibili crisi agricole. Ma il rapporto non entra nei dettagli delle azioni specifiche.
Il Polso
- Le acque del Pacifico equatoriale si stanno scaldando a una velocità allarmante: in soli due mesi l'anomalia termica è balzata da 1,6°C a 2,5°C, con proiezioni che puntano a 3,7°C entro dicembre.
- L'Organizzazione meteorologica mondiale e le Nazioni Unite hanno lanciato avvertimenti formali, riconoscendo che questo episodio potrebbe superare in intensità quasi tutti quelli registrati negli ultimi settantasei anni.
- Siccità prolungate e inondazioni devastanti minacciano simultaneamente regioni diverse del pianeta, mettendo sotto pressione raccolti agricoli, riserve idriche e catene di approvvigionamento già fragili.
- Comunità vulnerabili rischiano una destabilizzazione profonda, mentre gli ecosistemi marini e terrestri — già stressati dal riscaldamento globale — si trovano ad affrontare condizioni ancora più estreme.
- La convergenza tra El Niño e il cambiamento climatico strutturale trasforma un fenomeno ciclico in un segnale d'allarme sistemico, rendendo urgente la capacità collettiva di adattamento.
Ogni pochi anni, il Pacifico si scalda e il mondo ne sente il peso — ma quello che si profila per dicembre 2026 porta con sé una gravità inedita. L'Organizzazione meteorologica mondiale avverte che El Niño raggiungerà anomalie termiche di 3,7°C sopra la norma, potenzialmente il fenomeno più intenso documentato dal 1950. Non si tratta di un capriccio della natura isolato, bensì di un evento naturale che si intreccia con decenni di riscaldamento globale, amplificando siccità, inondazioni e fragilità umane già esistenti. Il pianeta non affronta solo un picco climatico, ma il riflesso di scelte collettive che ora chiedono risposta.
L'Organizzazione meteorologica mondiale ha emesso un avvertimento netto: El Niño si sta intensificando a un ritmo straordinario e raggiungerà il suo picco a dicembre 2026, persistendo fino a febbraio. Le acque del Pacifico tropicale centrale e orientale registrano già anomalie termiche senza precedenti, e il fenomeno potrebbe rivelarsi uno dei più forti documentati almeno dal 1950.
El Niño è un fenomeno ricorrente — si manifesta ogni due-sette anni, dura tra i nove e i dodici mesi, e raggiunge tipicamente il suo apice tra dicembre e gennaio. Ma i numeri di quest'anno raccontano un'altra storia. A giugno 2026 l'anomalia termica nel Pacifico equatoriale era di 1,6°C sopra la norma; ad agosto aveva già raggiunto 2,5°C. Le proiezioni dell'Omm indicano che nel trimestre ottobre-dicembre la media si attesterà intorno a 3,7°C, con il culmine atteso proprio a dicembre. Celeste Saulo, segretario dell'Omm, ha definito l'episodio potenzialmente tra i più intensi mai registrati nella storia meteorologica moderna.
Le ripercussioni si estenderanno ben oltre il Pacifico. Temperature superiori alla media in gran parte del globo, regimi di precipitazioni stravolti, siccità in alcune regioni e inondazioni in altre: le comunità già vulnerabili subiranno ulteriori pressioni economiche e sociali, mentre gli ecosistemi dovranno adattarsi a condizioni ancora più estreme.
Ciò che rende la situazione particolarmente grave è la sovrapposizione tra questo fenomeno naturale e il riscaldamento planetario di lungo periodo. Non è un evento isolato, ma un'amplificazione di una tendenza già in atto. L'economia globale dovrà fare i conti con disruzioni nei raccolti, nei sistemi idrici e nelle catene di approvvigionamento. Mentre El Niño si rafforza, diventa sempre più evidente che la stabilità delle comunità umane dipende dalla capacità di comprendere e adattarsi a cambiamenti che non aspettano.
L'Organizzazione meteorologica mondiale ha diffuso oggi un avvertimento che non lascia spazio a interpretazioni: El Niño si sta intensificando e raggiungerà il suo picco massimo a dicembre, persistendo fino a febbraio. Le acque del Pacifico tropicale centrale e orientale stanno già registrando anomalie termiche senza precedenti, e il fenomeno che caratterizzerà i prossimi mesi potrebbe rivelarsi uno dei più forti mai documentati almeno dal 1950.
El Niño non è una novità per il pianeta. Si tratta di un fenomeno di surriscaldamento climatico che colpisce le acque superficiali dell'Oceano Pacifico orientale, manifestandosi mediamente ogni due o sette anni e durando solitamente tra i nove e i dodici mesi. Raggiunge il suo apice tipicamente tra dicembre e gennaio. Ma quello che sta accadendo quest'anno ha caratteristiche straordinarie. Nel giugno 2026, le temperature superficiali del mare nel Pacifico equatoriale centro-orientale registravano un'anomalia di 1,6 gradi centigradi sopra la norma. Due mesi dopo, ad agosto, questo valore era già salito a 2,5 gradi. Gli esperti dell'Omm prevedono che nel trimestre ottobre-novembre-dicembre l'anomalia media raggiungerà circa 3,7 gradi centigradi sopra la norma, con il picco atteso intorno a dicembre.
Queste misurazioni si basano sull'indice Nino 3.4, lo strumento standard utilizzato dalla comunità scientifica internazionale per tracciare le anomalie termiche nella regione cruciale del Pacifico equatoriale. L'accelerazione è stata marcata: in soli due mesi, l'anomalia è aumentata di quasi un grado. Celeste Saulo, segretario dell'Organizzazione meteorologica mondiale, ha sottolineato che l'episodio in corso potrebbe essere tra i più intensi mai registrati nella storia meteorologica moderna.
Le conseguenze di questa intensificazione si estenderanno ben oltre le acque del Pacifico. L'Omm avverte che El Niño porterà temperature superiori alla media in gran parte del globo e modificherà i regimi delle precipitazioni in modo significativo. Questo significa siccità prolungate in alcune regioni e inondazioni devastanti in altre. Le comunità già vulnerabili ai cambiamenti climatici affronteranno ulteriori pressioni sulla loro stabilità economica e sociale. Gli ecosistemi, già sottoposti a stress da anni di riscaldamento globale, dovranno adattarsi a condizioni ancora più estreme.
Ciò che rende questa situazione particolarmente preoccupante è la convergenza tra El Niño e il cambiamento climatico di fondo. Non si tratta di un evento isolato, ma di un fenomeno naturale che si sovrappone a una tendenza di riscaldamento planetario di lunga durata. Le Nazioni Unite hanno lanciato l'allarme nei giorni scorsi, riconoscendo che potremmo trovarci di fronte a uno degli episodi più forti registrati negli ultimi settantasei anni. L'economia globale, già fragile in molti settori, dovrà affrontare disruzioni nei raccolti agricoli, nei sistemi idrici e nelle catene di approvvigionamento. Gli ecosistemi marini e terrestri subiranno trasformazioni che potrebbero avere effetti duraturi. Mentre il fenomeno si rafforza e rimane al centro del dibattito sull'emergenza climatica, diventa sempre più evidente che la stabilità delle comunità umane dipende dalla nostra capacità di comprendere e adattarci a questi cambiamenti su scala globale.
Citazioni salienti
Potrebbe trattarsi di uno degli episodi più forti registrati almeno dal 1950— Nazioni Unite / Organizzazione meteorologica mondiale
È probabile che porti temperature superiori alla media in gran parte del globo e modifichi i regimi delle precipitazioni, aumentando il rischio di siccità e inondazioni in diverse regioni— Organizzazione meteorologica mondiale