Dal 6 novembre, l'Italia si trasforma in una mappa cromatica del rischio: ogni regione riceve un colore — giallo, arancione o rosso — che determina il perimetro entro cui i suoi abitanti possono vivere, muoversi e lavorare. Non si tratta di una scelta politica arbitraria, ma di una risposta misurata a ventuno parametri epidemiologici che traducono la pressione del virus in gradi di libertà concessa o sottratta. È la prima volta nella storia repubblicana che la quotidianità di milioni di italiani viene regolata in modo così differenziato per territorio, fino al 3 dicembre.
Covid, Italia divisa in tre zone: le regole per rosso, arancione e giallo
Ogni spostamento richiede giustificazione, ogni zona ha le sue regole
Come viene deciso in quale zona finisce una regione?
Il ministro della Salute guarda ventuno parametri diversi — casi sintomatici, ricoveri, tamponi positivi, occupazione dei posti letto, velocità di diagnosi, nuovi focolai. Non è una scelta politica, è una misurazione della pressione del virus.
Ma chi controlla che questi parametri siano corretti? E se una regione contesta la sua classificazione?
Nella zona gialla si può ancora andare al bar?
Sì, ma solo prima delle 18. Dopo quella ora il bar chiude al pubblico. Puoi ordinare da asporto fino alle 22 o a domicilio quando vuoi.
Quindi il rischio di contagio è considerato accettabile prima delle 18 ma non dopo? Non è chiaro il criterio scientifico dietro questa divisione oraria.
E se vivo in zona rossa e devo andare al lavoro?
Puoi uscire, ma devi avere l'autocertificazione che attesti il motivo. Lo stesso vale per necessità e salute.
L'autocertificazione è autodichiarazione — chi la controlla? E cosa succede se qualcuno la compila falsamente?
Le scuole rimangono aperte?
Dipende dalla zona e dal livello scolastico. In zona gialla e arancione, infanzia, elementari e medie sono in presenza. Le superiori sono a distanza. In zona rossa, solo infanzia e elementari rimangono in aula.
Questo significa che gli adolescenti perdono la scuola in presenza per settimane. Qual è l'impatto sulla loro istruzione e sulla loro salute mentale?
Quanto dura questo sistema?
Dal 6 novembre al 3 dicembre. Ma le zone possono cambiare in base ai parametri.
Un mese è abbastanza tempo perché le regioni si spostino tra le zone? O resteranno ferme?
Cosa succede ai ristoranti in zona rossa?
Chiudono completamente. Niente servizio al tavolo, niente servizio al banco. Solo asporto fino alle 22 e consegna a domicilio.
Questo è un colpo economico enorme per il settore. Ci sono misure di sostegno economico per questi esercenti?
Il Polso
- L'Italia si scopre divisa in tre geografie della restrizione: lo stesso giorno, uno stesso cittadino può avere diritti radicalmente diversi a seconda della regione in cui vive.
- Milioni di persone devono imparare in poche ore un nuovo alfabeto di regole: coprifuochi, autocertificazioni, chiusure parziali o totali che cambiano a seconda del colore assegnato alla propria regione.
- Il commercio, la ristorazione e il turismo subiscono colpi di intensità crescente: nella zona rossa quasi tutto chiude, e ogni attività economica non essenziale si ferma.
- Lo strumento dell'autocertificazione torna protagonista, diventando il passaporto quotidiano per chi vive nelle zone arancione e rossa e deve giustificare ogni spostamento.
- Il sistema è pensato per essere dinamico: le regioni possono cambiare colore con l'evolversi dei dati, trasformando questa mappa in un organismo vivo che ridisegna i confini della libertà settimana dopo settimana.
Dal 6 novembre, l'Italia si trasforma in una mappa cromatica del rischio: ogni regione riceve un colore — giallo, arancione o rosso — che determina il perimetro entro cui i suoi abitanti possono vivere, muoversi e lavorare. Non si tratta di una scelta politica arbitraria, ma di una risposta misurata a ventuno parametri epidemiologici che traducono la pressione del virus in gradi di libertà concessa o sottratta. È la prima volta nella storia repubblicana che la quotidianità di milioni di italiani viene regolata in modo così differenziato per territorio, fino al 3 dicembre.
Dal 6 novembre l'Italia non è più un paese uniforme: il nuovo decreto del presidente del consiglio la divide in tre zone di rischio crescente — gialla, arancione e rossa — ciascuna con un proprio insieme di regole valide fino al 3 dicembre. Il ministro della Salute assegna il colore a ogni regione sulla base di ventuno parametri epidemiologici, dal numero di ricoveri all'occupazione dei posti letto, dalla percentuale di tamponi positivi al tempo medio tra sintomi e diagnosi.
Nella zona gialla la vita pubblica si restringe ma non si ferma: il coprifuoco scatta alle 22, bar e ristoranti chiudono al pubblico dopo le 18 ma restano attivi per asporto e consegne, i centri commerciali aprono nei giorni feriali. Le scuole superiori passano alla didattica a distanza, mentre infanzia, elementari e medie restano in presenza. Musei, palestre, piscine, teatri e cinema rimangono chiusi.
Nella zona arancione le maglie si stringono: vietati gli spostamenti tra comuni e tra regioni salvo motivi di lavoro, necessità o salute, sempre documentati con autocertificazione. Bar e ristoranti chiudono completamente, senza eccezioni di orario. Il trasporto pubblico funziona al 50 per cento della capienza. Le regole scolastiche restano le stesse della zona gialla.
Nella zona rossa il blocco è quasi totale. Ogni uscita — anche all'interno del proprio comune — richiede autocertificazione e un motivo essenziale. Chiudono centri commerciali, esercizi estetici, impianti sportivi e quasi tutte le attività non di prima necessità. Le scuole medie e superiori passano a distanza, mentre infanzia ed elementari restano in presenza. Solo portare fuori il cane non richiede giustificazione scritta.
In tutte e tre le zone il cibo a domicilio rimane disponibile, e il sistema è concepito per evolversi: le regioni potranno cambiare colore in base all'andamento dei parametri, ridisegnando di settimana in settimana i confini di ciò che è permesso.
A partire dal 6 novembre, l'Italia si divide in tre zone di rischio crescente. Il nuovo decreto del presidente del consiglio traccia una mappa del paese in cui ogni regione riceve un colore — giallo, arancione o rosso — e con esso un insieme di regole che definiscono cosa i cittadini possono e non possono fare fino al 3 dicembre. La decisione su quale zona assegnare a ciascuna regione spetta al ministro della Salute, che si basa su ventuno parametri: il numero di casi sintomatici, i ricoveri, i contagi nelle residenze sanitarie assistenziali, la percentuale di tamponi positivi, il tempo medio tra la comparsa dei sintomi e la diagnosi, il numero di nuovi focolai, l'occupazione dei posti letto disponibili. Non è una scelta arbitraria, ma il risultato di una misurazione sistematica della pressione che il virus esercita su ogni territorio.
Nella zona gialla, il rischio è minore e le libertà di movimento sono maggiori. Il coprifuoco scatta alle 22 e termina alle 5 del mattino, ma solo chi ha motivi comprovati di lavoro, necessità o salute deve giustificarsi con l'autocertificazione. Bar e ristoranti rimangono aperti fino alle 18, dopo di che chiudono al pubblico, anche se è possibile ordinare cibo da asporto fino alle 22 o a domicilio in qualsiasi momento. I centri commerciali accolgono i clienti nei giorni feriali ma restano chiusi nei festivi e prefestivi. Musei, mostre, piscine, palestre, teatri e cinema sono tutti chiusi. Le scuole superiori insegnano a distanza, mentre l'infanzia, le elementari e le medie rimangono in presenza. Le università sono chiuse salvo per le matricole e i laboratori. Chi vuole fare attività sportiva all'aperto può farlo, ma solo da solo.
La zona arancione stringe le maglie. Gli spostamenti tra comuni e tra regioni diventano vietati se non per motivi di lavoro, necessità o salute, e chi si muove deve portare con sé l'autocertificazione. Bar e ristoranti chiudono completamente, niente più servizio al tavolo nemmeno prima delle 18. Gli spostamenti all'interno del proprio comune sono permessi senza autocertificazione, ma la raccomandazione è di evitare movimenti non necessari. I centri commerciali rimangono aperti nei giorni feriali. Farmacie, negozi di alimentari, tabaccherie ed edicole restano accessibili tutti i giorni. Il trasporto pubblico funziona con capienza ridotta al 50 per cento. Le scuole seguono lo stesso schema della zona gialla: didattica a distanza per le superiori, in presenza per infanzia, elementari e medie. Le università rimangono chiuse con le stesse eccezioni.
Nella zona rossa, il blocco è quasi totale. Ogni spostamento, anche all'interno del proprio comune, richiede l'autocertificazione e deve essere giustificato da motivi di lavoro, necessità o salute. Non è possibile visitare i congiunti se non per urgenza. Bar e ristoranti sono chiusi, così come i centri commerciali, i centri estetici, i musei, le mostre, le piscine, le palestre, i teatri e i cinema. Le competizioni sportive e le attività nei centri sportivi sono sospese. Chi ha bisogno di cibo, medicine, articoli di prima necessità può uscire con autocertificazione per raggiungerli. È consentito fare una passeggiata nelle vicinanze della propria abitazione o andare a correre, ma sempre da soli e con autocertificazione. Portare fuori il cane non richiede autocertificazione. Le scuole dell'infanzia e le elementari rimangono in presenza, mentre le medie e le superiori passano a distanza. Le università chiudono quasi completamente.
In tutte e tre le zone, il trasporto pubblico continua a funzionare ma con posti ridotti. Il cibo da asporto e il servizio a domicilio rimangono disponibili fino alle 22 nella zona gialla e arancione, e in qualsiasi orario nella zona rossa. Lo strumento dell'autocertificazione, già in uso dal 24 ottobre, diventa lo strumento attraverso cui i cittadini giustificano i loro spostamenti quando questi non sono liberi. Il sistema dei tre colori crea una geografia della restrizione: più il colore è scuro, più la vita pubblica si contrae. Nelle prossime settimane, mentre il virus continua a circolare, questa mappa cambierà. Le regioni potranno spostarsi da una zona all'altra in base all'evoluzione dei parametri, e con ogni cambio di colore cambieranno anche le regole che governano la quotidianità di milioni di persone.
Citazioni salienti
La collocazione delle regioni nelle tre fasce è stata decisa dal ministro della Salute sulla base di 21 parametri, tra cui il numero dei casi sintomatici, i ricoveri, i casi nelle Rsa, la percentuale di tamponi positivi, il tempo medio tra sintomi e diagnosi, il numero di nuovi focolai e l'occupazione dei posti letto— Decreto del presidente del consiglio