Per vent'anni il Mezzogiorno ha perso mezzo milione di laureati, come un fiume che cede lentamente la sua acqua al mare. Il Pnrr ha dimostrato che il declino non è un destino scritto — tra il 2021 e il 2024 il Sud ha cresciuto più del Centro-Nord, creando 500mila posti di lavoro. Eppure la crescita economica da sola non trattiene chi parte: un nuovo rapporto propone sei leve strutturali per trasformare un rimbalzo temporaneo in una rinascita duratura, prima che l'onda si ritiri.
Al Sud esodo da 116 miliardi: sei mosse per consolidare l'eredità del Pnrr
L'emorragia lascia un territorio emaciato, che accanto a isole di eccellenza vive uno spopolamento
Allora il Pnrr ha funzionato davvero al Sud? L'8,5% di crescita sembra significativo.
Ha funzionato, ma in modo limitato. Ha creato 500mila posti di lavoro e accelerato gli investimenti. Il problema è che contemporaneamente 17mila studenti ogni anno se ne vanno.
Aspetta. Questi 500mila posti di lavoro: sono permanenti o legati ai cantieri del Piano? Perché se il Pnrr finisce, finiscono anche loro?
È una domanda giusta. Il rapporto non specifica la composizione di questi posti. Probabilmente molti sono legati agli investimenti infrastrutturali.
E i 116 miliardi di perdita economica dai 500mila laureati fuggiti: come si calcola?
È una stima del valore economico potenziale che il Sud ha perso. Laureati che avrebbero potuto lavorare e investire nel territorio.
Ma è una proiezione, non una cifra verificata. Dipende da quanti di quei laureati avrebbero effettivamente trovato lavoro al Sud, e a quale stipendio.
Quindi il rapporto dice: abbiamo avuto successo, ma il Sud si sta svuotando. Come si risolve?
Con sei leve: Zes strategiche, Alta velocità, logistica, Lep orientati alle prestazioni, fondi concentrati, e integrazione tra imprese e università.
Tutte cose ragionevoli. Ma il rapporto dice come finanziarle? E chi garantisce che i giovani resteranno se le opportunità rimangono scarse?
Il rapporto propone di consolidare gli strumenti del Pnrr, non di inventarne di nuovi. Ma hai ragione: è ancora una proposta, non un piano operativo.
Quindi il vero test è nei prossimi anni.
Esattamente. Se queste leve vengono implementate e coordinate, il Sud potrebbe trattenere il suo capitale umano. Se no, l'emorragia continua.
El Pulso
- Ogni anno 17mila studenti meridionali lasciano il Sud per iscriversi a università del Centro-Nord, e la maggior parte non torna mai più.
- La perdita cumulata di capitale umano in vent'anni vale 116 miliardi di euro e ha svuotato il 90% dei comuni delle aree interne.
- Il Pnrr ha invertito la rotta — crescita dell'8,5% e mezzo milione di nuovi occupati — ma senza interventi strutturali il rimbalzo rischia di esaurirsi con i fondi.
- Il rapporto di Roberto Garofoli propone Zes strategiche, Alta velocità Roma-Reggio Calabria in tre ore e una legge quadro sulla logistica per rendere permanente la ripresa.
- La sfida non è più dimostrare che il Sud può crescere, ma costruire le condizioni perché quella crescita si autoalimenti senza dipendere da piani straordinari.
Per vent'anni il Mezzogiorno ha perso mezzo milione di laureati, come un fiume che cede lentamente la sua acqua al mare. Il Pnrr ha dimostrato che il declino non è un destino scritto — tra il 2021 e il 2024 il Sud ha cresciuto più del Centro-Nord, creando 500mila posti di lavoro. Eppure la crescita economica da sola non trattiene chi parte: un nuovo rapporto propone sei leve strutturali per trasformare un rimbalzo temporaneo in una rinascita duratura, prima che l'onda si ritiri.
Tra il 2021 e il 2024 il Mezzogiorno ha registrato una crescita cumulata dell'8,5%, superando il Centro-Nord fermo al 5,8%, con circa 500mila nuovi posti di lavoro e investimenti accelerati più del doppio rispetto al resto del Paese. Il Pnrr ha posto la coesione territoriale al centro di tutte le sue missioni, riconoscendo che in un'Italia profondamente divisa la crescita del Sud non è un'opzione ma una necessità strutturale.
Eppure dietro questi numeri si nasconde una ferita aperta: negli ultimi vent'anni 500mila laureati hanno abbandonato il Mezzogiorno, con una perdita stimata di 116 miliardi di euro. Ogni anno 17mila studenti meridionali si iscrivono ad atenei del Centro-Nord e non fanno ritorno. Il 90% dei comuni delle aree interne vive uno spopolamento progressivo, le iscrizioni scolastiche sono calate del 9% tra il 2017 e il 2023 — ritmo doppio rispetto al Nord — e la sanità di eccellenza rimane quasi interamente concentrata fuori dal Sud.
Roberto Garofoli, nel rapporto «Le leve della crescita» sviluppato con il supporto dell'Anci, si chiede come rendere strutturale l'eredità del Pnrr. La risposta passa per sei leve: potenziare la Zes unica — che ha già attirato 11 miliardi di investimenti — concentrandola su filiere strategiche e capitale umano qualificato; trasformare la «clausola del 40%» sui fondi da vincolo contabile a strumento legato ai reali fabbisogni territoriali; orientare i Livelli essenziali delle prestazioni ai risultati effettivi e non solo agli input.
A queste si aggiungono una politica di coesione basata su obiettivi verificabili, una legge quadro sulla logistica e, al centro di tutto, l'Alta velocità: Roma-Bari in due ore, Roma-Reggio Calabria in tre, Palermo-Catania in un'ora. Una rete ferroviaria moderna non è solo questione di velocità: connette le aree interne ai grandi centri, riduce i tempi di trasporto delle merci e rende possibile una logistica integrata. Per garantire tempi certi, il rapporto propone un commissario unico con poteri concentrati. Senza il Mezzogiorno, conclude Garofoli, i ritmi di crescita necessari per il Paese intero diventano semplicemente irraggiungibili.
Il Mezzogiorno ha attraversato negli ultimi anni una trasformazione che i numeri raccontano con chiarezza: tra il 2021 e il 2024, il Sud ha registrato una crescita cumulata dell'8,5%, superando il Centro-Nord fermo al 5,8%. L'occupazione è salita dal 42,7% al 50,2%, con circa 500mila nuovi posti di lavoro creati. Gli investimenti hanno subito un'accelerazione più che doppia rispetto al resto del Paese. Questi risultati non sono casuali. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha posto la coesione territoriale tra gli obiettivi trasversali di tutte le missioni, riconoscendo che in un Paese profondamente diviso come l'Italia, la crescita del Sud non è un lusso ma una necessità strutturale.
Eppure, dietro questi dati positivi si nasconde una ferita che continua a sanguinare. Negli ultimi vent'anni, 500mila laureati hanno lasciato il Mezzogiorno. La perdita economica stimata è di 116 miliardi di euro. Ogni anno, 17mila studenti meridionali si iscrivono a università del Centro-Nord e non tornano. Questo esodo non è una scelta isolata di pochi ambiziosi: è un'emorragia sistemica di capitale umano che svuota il territorio di chi potrebbe guidarne la ripresa. Il 90% dei comuni nelle aree interne vive uno spopolamento progressivo. Tra il 2017 e il 2023, le iscrizioni scolastiche sono calate del 9%, un ritmo più che doppio rispetto al Nord. La sanità di eccellenza rimane concentrata altrove: quasi tutti i 15 ospedali di primo livello sono fuori dal Sud. I tassi di precarietà lavorativa sono il doppio rispetto alle altre regioni.
Roberto Garofoli, nel rapporto «Le leve della crescita» presentato al Sole 24 Ore e sviluppato con il supporto dell'Anci, parte da una domanda centrale: come rendere strutturale l'eredità del Pnrr? La risposta non sta nel ripetere gli stessi strumenti, ma nel trasformarli. Il Piano ha dimostrato che il declino non è un destino inevitabile. Ora occorre consolidare le sue lezioni e adattarle alle sfide specifiche del Sud.
La prima leva riguarda la Zes unica, la zona economica speciale che ha già attirato 11 miliardi di investimenti. Ma il suo potenziale rimane parzialmente sfruttato. Occorre concentrare gli sforzi su filiere strategiche territoriali e su capitale umano qualificato, creando occasioni concrete perché i giovani restino. Questo significa rafforzare l'integrazione tra imprese, istituti tecnici superiori, università e centri di ricerca. La seconda leva è la «clausola del 40%» sui fondi, uno strumento del Pnrr che finora ha funzionato come vincolo contabile. Deve trasformarsi in uno strumento strategico legato ai reali fabbisogni delle diverse aree meridionali. La terza riguarda i livelli essenziali delle prestazioni, i Lep, che devono essere orientati ai risultati effettivi e non solo agli input—personale, risorse, strumenti.
Accanto a queste, il rapporto propone una politica di coesione costruita su obiettivi comuni e verificabili. Una legge quadro sulla logistica dovrebbe fornire l'ossatura infrastrutturale di questa ripresa. Al centro di tutto, l'Alta velocità: Roma-Bari in due ore, Roma-Reggio Calabria in tre, Napoli-Taranto in due, Palermo-Catania in un'ora. Non è solo una questione di velocità. Una rete ferroviaria moderna collega le aree interne ai grandi centri, riduce i tempi di trasporto delle merci, rende possibile una logistica integrata. Per questo il rapporto propone di affidare questi lavori a un commissario unico con poteri concentrati e tempi certi.
La sfida è costruire un sistema dove questi strumenti lavorano insieme verso lo stesso obiettivo: creare le condizioni per una ripresa strutturale del Sud, e quindi del Paese intero. Senza il Mezzogiorno, i ritmi di crescita necessari per mantenere la spinta del Piano diventano irraggiungibili. Il Pnrr ha provato che è possibile invertire la rotta. Ora si tratta di trasformare questa prova in una strategia duratura.
Citas Notables
Senza il Sud, l'obiettivo di dare al Paese i ritmi di crescita adeguati a non perdere la spinta del Piano diventa chimerico— Rapporto 'Le leve della crescita' curato da Roberto Garofoli