Slot in calo, gioco in crescita: la domanda migra verso altri canali

Perdita di 9.500 posti di lavoro nella filiera del gioco fisico tra il 2018 e il 2025.
La domanda non sparisce: migra da un canale all'altro, quando non finisce nell'illegalità
Geronimo Cardia spiega come le restrizioni territoriali non eliminano il gioco, ma lo spingono verso forme non regolamentate.
Mark

Allora, se il gioco complessivo cresce da 106 a 165 miliardi, perché parliamo di crisi?

Mimi

Perché la crescita non è uniforme. Gli apparecchi crollano del 35 per cento mentre l'online decolla. È una redistribuzione, non un'espansione.

Luke

Ma quanto di quella crescita online è legale e quanto è migrazione verso siti non regolamentati? Il dato non è chiaro nel rapporto.

Mark

E i 9.500 posti di lavoro persi — sono tutti nel settore degli apparecchi?

Mimi

Sì, nella filiera del gioco fisico. Gestori, manutentori, personale nei locali. Sono persone che hanno perso il lavoro perché i comuni hanno ridotto i punti autorizzati.

Luke

Ma il rapporto non dice se questi lavoratori hanno trovato occupazione altrove o se sono rimasti disoccupati. È un dato importante che manca.

Mark

Cardia dice che la domanda migra verso l'illegalità. Quanto è grande quel fenomeno?

Mimi

Non c'è un numero preciso nel rapporto. È una stima, una preoccupazione fondata su logica economica: se riduci l'offerta legale, parte della domanda va altrove.

Luke

Esattamente. È una diagnosi ragionevole, ma non quantificata. Sappiamo che gli apparecchi sono scesi di 17 miliardi, ma non sappiamo dove sono finiti quei soldi.

Mark

E le misure ponte che chiedono — sono già in discussione?

Mimi

Il testo era arrivato a Palazzo Chigi ed era considerato equilibrato. Ma è rimasto fermo. Dipende dalla prossima legislatura.

Luke

Quindi siamo in una situazione di stallo normativo. Gli operatori non sanno come programmare, i comuni non sanno che regole applicare, e la domanda continua a spostarsi.

  • La raccolta degli slot è crollata del 35% in sette anni, trascinando con sé quasi diecimila lavoratori e lasciando vuoti in centinaia di comuni italiani.
  • La domanda di gioco non si è dissolta: si è spostata online e, in parte, verso circuiti illegali che sfuggono a qualsiasi controllo fiscale o sociale.
  • La frammentazione normativa — distanziometri, limiti orari, vincoli territoriali diversi da comune a comune — paralizza gli operatori legali, che non riescono a pianificare né a investire.
  • La delega per il riordino del gioco fisico è scaduta senza essere esercitata, lasciando un vuoto normativo che ogni giorno si allarga.
  • Gli operatori chiedono misure ponte urgenti: riequilibrio del prelievo fiscale, nuove tecnologie e proroghe che non si traducano in ulteriori penalizzazioni per chi opera nella legalità.

In Italia, il gioco non è in crisi: si sta trasformando. Tra il 2018 e il 2025, mentre la raccolta complessiva cresceva fino a 165 miliardi di euro, gli apparecchi fisici perdevano oltre un terzo del loro valore, 662 comuni e 9.500 posti di lavoro. La domanda non scompare mai davvero — migra, verso il digitale o verso l'illegalità — e questa migrazione silenziosa interroga la capacità dello Stato di governare ciò che non riesce a contenere.

In sette anni, il gioco legale in Italia ha cambiato volto. La raccolta complessiva è salita da 106,8 a 165,4 miliardi di euro, ma questa crescita nasconde una frattura profonda: gli apparecchi automatici — slot machine, Awp e Vlt — hanno perso oltre il 35% della loro raccolta, scendendo da 48,7 a 31,5 miliardi. Con loro sono scomparsi 9.500 posti di lavoro e la presenza in 662 comuni italiani. Il gettito fiscale del gioco fisico è calato da 9,8 a 8,9 miliardi, mentre quello complessivo cresceva.

Geronimo Cardia, presidente di Acadi-Confcommercio, ha presentato questi dati al Forum 2026 dell'associazione con una lettura netta: la domanda non scompare, si sposta. Le restrizioni — distanze dai luoghi sensibili, limiti orari, vincoli territoriali — riducono l'offerta legale, ma non il desiderio di giocare. Una parte della domanda approda al gioco online, dove i confini geografici non esistono. Un'altra parte finisce nell'illegalità.

Mario Lollobrigida, direttore Giochi dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ha descritto come la moltiplicità di regole locali crei un'incertezza paralizzante: preparare una gara per l'installazione di apparecchi richiede circa un anno, e senza chiarezza sulle condizioni operative gli investimenti si bloccano. La delega per il riordino del settore è scaduta, e il vuoto normativo si allarga.

Le proposte sul tavolo includono un riequilibrio del Preu e del payout, la sperimentazione di apparecchi di nuova generazione e proroghe che non penalizzino ulteriormente gli operatori legali. Lino Enrico Stoppani, vicepresidente vicario di Confcommercio, ha chiarito che le imprese non chiedono meno regole, ma regole migliori: una disciplina nazionale fondata su presidio, formazione e prevenzione. Un testo di riordino era già stato preparato ed era considerato equilibrato, ma è rimasto fermo. Nel frattempo, la migrazione continua.

Nel giro di sette anni, il panorama del gioco legale in Italia si è trasformato in modo radicale. La raccolta complessiva è salita da 106,8 miliardi di euro nel 2018 a 165,4 miliardi nel 2025, una crescita che a prima vista suggerisce un settore in espansione. Ma dietro questi numeri si nasconde una storia più complessa: mentre il gioco nel suo insieme prospera, gli apparecchi automatici — slot machine, Awp e Vlt — stanno scomparendo dal territorio italiano.

La contrazione è stata severa. In sette anni, la raccolta degli apparecchi è crollata da 48,7 a 31,5 miliardi di euro, una perdita di oltre il 35 per cento. Nello stesso arco di tempo, questi dispositivi hanno perso la loro presenza in 662 comuni italiani. Il costo umano è stato altrettanto tangibile: la filiera ha perso 9.500 posti di lavoro, scendendo da 79.500 addetti a 70mila. Il gettito fiscale racconta una storia simile. Mentre il prelievo complessivo è cresciuto da 10,7 a 11,5 miliardi, quello del gioco fisico è diminuito da 9,8 a 8,9 miliardi, e quello specifico degli apparecchi è sceso da 6,2 a circa 5 miliardi.

Geronimo Cardia, presidente di Acadi-Confcommercio, ha presentato questi dati al Forum 2026 dell'associazione, dedicato all'impatto sociale delle regole. La sua interpretazione è diretta: la domanda non scompare, semplicemente si sposta. Quando le restrizioni — distanze dai luoghi sensibili, limiti orari, vincoli territoriali — riducono l'offerta autorizzata in una zona, i giocatori non smettono di giocare. Cercano altre strade. Parte della domanda migra verso il gioco online, dove la regolamentazione è diversa e i vincoli geografici non esistono. Un'altra parte, avverte Cardia, finisce nell'illegalità.

La frammentazione normativa rende difficile anche per gli operatori legittimi programmare il loro lavoro. Mario Lollobrigida, direttore Giochi dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ha sottolineato come la moltiplicità di distanziometri, limiti orari e altri vincoli crei un'incertezza che paralizza la pianificazione. Preparare e espletare una gara per l'installazione di apparecchi richiede circa un anno; senza chiarezza su dove e a quali condizioni si potrà operare, gli operatori rimangono bloccati.

Ciò che serve, secondo Cardia, sono misure ponte urgenti. La delega per il riordino del gioco fisico è scaduta, e senza interventi concreti il vuoto normativo si allarga. Le proposte includono un riequilibrio del Preu — il prelievo erariale unico — e del payout, la quota di giocate restituita in vincite. Serve anche la sperimentazione di apparecchi di nuova generazione e proroghe che non si trasformino in ulteriori costi per chi opera legalmente nel settore.

Lino Enrico Stoppani, vicepresidente vicario di Confcommercio, ha ribadito che le imprese del gioco legale non chiedono meno regole, ma regole migliori. La richiesta è una disciplina nazionale della rete fisica fondata su presidio, formazione, tecnologia e prevenzione. Un approccio che riconosca il ruolo degli operatori legittimi nel contenere il gioco illegale.

Il testo di riordino era stato preparato dal Ministero dell'Economia e dalla Ragioneria generale, era arrivato a Palazzo Chigi ed era considerato equilibrato. Secondo Lollobrigida, dovrebbe essere ripreso nella prossima legislatura. Nel frattempo, la migrazione continua: la domanda di gioco non si ferma, semplicemente cambia forma, canale, legalità.

Le imprese del gioco legale non chiedono meno regole, ma regole migliori
— Lino Enrico Stoppani, vicepresidente vicario di Confcommercio
La compressione degli apparecchi non riduce il gioco complessivo ma ne sposta una parte verso l'online
— Mario Lollobrigida, direttore Giochi dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli
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