A Bolzano il gruppo diocesano 'fede & queer' sostiene il coming out delle persone Lgbtq+

Persone Lgbtq+ credenti hanno subito ferite e perdita di dignità da parte della Chiesa nel passato, richiedendo ora un processo di riconciliazione e accettazione.
Abbiamo il dovere di restituire loro quella dignità che in passato abbiamo tolto
La diocesi riconosce esplicitamente le ferite inflitte dalla Chiesa alle persone Lgbtq+ nel corso dei decenni.
Mark

Perché la Chiesa cattolica ha deciso di istituire questo gruppo proprio adesso, in questo momento?

Mimi

Perché finalmente c'è stata una consapevolezza che il silenzio e l'esclusione hanno fatto male. Il Cammino sinodale di papa Francesco ha aperto uno spazio per parlare di queste cose, e la diocesi ha riconosciuto che doveva fare qualcosa di concreto.

Luke

Ma quanta gente effettivamente partecipa a questo gruppo? Quante persone queer credenti stanno trovando supporto attraverso "fede & queer"?

Mimi

Non abbiamo numeri precisi da quello che è stato riportato. Sappiamo che il gruppo esiste, che è composto da laici e persone queer, ma i dettagli sulla sua dimensione non sono stati divulgati.

Mark

E le famiglie? Come reagiscono quando scoprono che il figlio o la figlia è queer?

Mimi

Secondo Rottensteiner, molte famiglie hanno ancora una relazione forte con la Chiesa, quindi il messaggio che "tutte le persone sono amate da Dio" diventa fondamentale. Ma non è automatico che lo accettino.

Luke

Qui bisogna essere onesti: dire che la Chiesa "comincia a cambiare" è diverso dal dire che è cambiata. Rottensteiner stessa ammette che sono ancora "piccoli passi" rispetto a quello che accade in Germania.

Mimi

Esatto. E lei riconosce anche che le ferite create dalla Chiesa nel passato sono reali e profonde. Non è una cosa che si ripara in fretta.

Mark

Cosa significa concretamente questo gruppo per una persona che sta per fare coming out?

Mimi

Significa avere uno spazio dove non sei solo, dove la tua fede e la tua identità non vengono viste come contraddittorie, e dove puoi ricevere aiuto nel navigare le reazioni della tua comunità.

Luke

Ma ancora non sappiamo se questo spazio è facilmente accessibile, se è ben pubblicizzato, se le persone che ne avrebbero bisogno lo conoscono davvero.

  • Per chi è credente e queer, il coming out non è solo una dichiarazione personale: è una navigazione tra due mondi che troppo spesso si sono ignorati o combattuti.
  • La Diocesi di Bolzano-Bressanone ammette esplicitamente di aver tolto dignità alle persone Lgbtq+ nel passato, e questo riconoscimento pubblico è già di per sé una rottura con decenni di silenzio ecclesiastico.
  • Il gruppo 'fede & queer' lavora anche con le famiglie — genitori, nonni, zii — che vivono la fede più intensamente dei figli queer e hanno bisogno di strumenti per comprendere e accettare.
  • Il Cammino sinodale ha prodotto un primo incontro nazionale a Roma tra operatori di pastorale omoaffettiva, segnale che qualcosa si muove, anche se lentamente rispetto ai paesi germanofoni.
  • La coordinatrice Rottensteiner riconosce il paradosso: in teoria il messaggio 'tutte le persone sono amate da Dio' non dovrebbe più essere necessario, eppure le ferite reali impongono di continuare a ripeterlo.

Nel cuore delle Alpi, dove fede e identità si incontrano spesso in silenzio, la Diocesi di Bolzano-Bressanone ha scelto di rompere un lungo silenzio istituzionale: il gruppo 'fede & queer' nasce per accompagnare le persone Lgbtq+ credenti nel momento del coming out, riconoscendo le ferite che la Chiesa stessa ha inflitto nel passato. È un gesto che appartiene alla storia più lenta delle istituzioni — quella del ravvedimento — e che si inserisce nel più ampio Cammino sinodale avviato da papa Francesco, il quale invita le diocesi italiane a costruire comunità capaci di accogliere senza escludere.

Il coming out è già di per sé un momento fragile. Per chi vive anche una fede religiosa profonda, quella fragilità si moltiplica: riconciliare la propria identità con una comunità che in passato ha spesso condannato o ignorato le persone Lgbtq+ richiede un coraggio doppio. È per rispondere a questo bisogno che la Diocesi di Bolzano-Bressanone ha costituito il gruppo 'fede & queer', un'iniziativa di ascolto e accompagnamento per credenti queer, attiva in occasione della Giornata Mondiale del Coming Out dell'11 ottobre.

Il gruppo partecipa al progetto 'Sempre qui. Storia queer dell'Alto Adige', promosso dalla regista Martine De Blasi e dalla cooperativa Ekletktika, con l'obiettivo di rendere visibili le storie di vita delle persone queer nella regione. Il lavoro, condotto da laici e persone queer insieme, si estende anche alle famiglie: genitori e nonni, spesso più legati alla pratica religiosa dei figli, hanno bisogno di sostegno e di una parola chiara che li aiuti ad accogliere.

Renate Rottensteiner, coordinatrice del gruppo e responsabile della Pastorale degli adulti diocesana, non usa mezze parole: la Chiesa ha tolto dignità alle persone queer nel passato, e ora ha il dovere di restituirla. Riconosce che i progressi in Italia restano modesti rispetto ai paesi germanofoni, ma il Cammino sinodale di papa Francesco ha già prodotto un risultato concreto: a settembre, per la prima volta, gli operatori di pastorale omoaffettiva di tutta Italia si sono incontrati a Roma.

Rimane aperta la distanza tra la teoria e la pratica. 'In linea teorica non dovremmo neanche più parlarne', ammette Rottensteiner riferendosi al messaggio che Dio ama tutte le persone. Ma le ferite accumulate nei decenni sono reali, e la riconciliazione richiede tempo, ripetizione e presenza concreta — non solo dichiarazioni di principio.

Il coming out è un momento che mette alla prova chiunque lo affronti. Per chi crede, però, il peso può diventare ancora più grande: la necessità di riconciliare l'identità personale con la comunità di fede aggiunge uno strato di complessità che pochi estranei riescono a comprendere pienamente. È per accompagnare le persone attraverso questa fase delicata che la Diocesi di Bolzano-Bressanone ha costituito il gruppo "fede & queer", un'iniziativa pensata per offrire accoglienza, dialogo e sostegno concreto a chi vive contemporaneamente l'esperienza della fede cattolica e dell'identità Lgbtq+.

Il gruppo partecipa al progetto "Sempre qui. Storia queer dell'Alto Adige", ideato dalla regista Martine De Blasi e dalla cooperativa sociale Ekletktika. L'obiettivo è rendere visibili le storie di vita delle persone queer nella regione, in occasione della Giornata Mondiale del Coming Out del 11 ottobre. Ma il coming out non riguarda soltanto chi lo compie: coinvolge la famiglia, gli amici, l'ambiente di lavoro, la comunità religiosa. Per questo motivo il gruppo di lavoro, composto da laici e da persone queer, si dedica a promuovere l'ascolto reciproco e un approccio rispettoso verso le diverse storie di vita.

Renate Rottensteiner, responsabile della Pastorale degli adulti della Diocesi di Bolzano-Bressanone e coordinatrice del gruppo "fede & queer", spiega il significato profondo di questa iniziativa. "Vogliamo far capire alle persone queer che la Chiesa comincia a cambiare, che come comunità ecclesiale abbiamo il dovere di restituire loro quella dignità che in passato abbiamo tolto", afferma. Riconosce così, esplicitamente, le ferite che l'istituzione religiosa ha inflitto nel corso dei decenni.

Il Cammino sinodale voluto da papa Francesco, il percorso quinquennale avviato dalla Conferenza episcopale italiana tra il 2020 e il 2025, ha iniziato a muovere qualcosa. Rottensteiner osserva che i progressi rimangono ancora modesti rispetto a quanto accade nei paesi germanofoni, dove le richieste di cambiamento sono più forti e più articolate. Tuttavia, il Sinodo ha chiarito che tutte le diocesi italiane sono invitate a lavorare contro l'omofobia. A settembre, per la prima volta, le persone che in tutta Italia si occupano di pastorale omoaffettiva si sono incontrate a Roma per conoscersi e fare il punto della situazione nelle diverse diocesi.

Un aspetto cruciale del lavoro del gruppo riguarda il coinvolgimento della famiglia allargata. Molti giovani queer hanno un rapporto meno centrale con la Chiesa rispetto ai loro genitori, nonni e zii, per i quali la fede rimane ancora importante. Questi familiari hanno bisogno di sostegno e di informazione chiara: tutte le persone sono amate da Dio. "In linea teorica non dovremmo neanche più parlarne", osserva Rottensteiner, "ma nel concreto, visto tutte le ferite che sono state create dalla Chiesa, dobbiamo continuare a ripetere questo messaggio". È un riconoscimento della distanza ancora da colmare tra la teoria dell'inclusione e la pratica della riconciliazione, tra ciò che la dottrina afferma e ciò che le persone hanno effettivamente sperimentato.

Vogliamo far capire alle persone queer che la Chiesa comincia a cambiare, che come comunità ecclesiale abbiamo il dovere di restituire loro quella dignità che in passato abbiamo tolto
— Renate Rottensteiner, coordinatrice del gruppo 'fede & queer'
Nel concreto, visto tutte le ferite che sono state create dalla Chiesa, dobbiamo continuare a ripetere il messaggio che tutte le persone sono amate da Dio
— Renate Rottensteiner
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