Tare sul caso tamponi: «Situazione Hakimi simile alla nostra, serve uniformità»

Tre calciatori della Lazio esclusi dalla competizione europea a causa di discrepanze nei risultati dei tamponi Covid.
C'è qualcosa che non quadra, ma serve uniformità
Tare paragona il caso della Lazio a quello di Hakimi e chiede regole coerenti per tutte le squadre.
Mark

Tare dice che la Lazio ha agito in buona fede. Ma cosa significa esattamente in questo contesto? Come si dimostra la buona fede quando i tamponi danno risultati diversi?

Mimi

Significa che il club ha seguito i protocolli, ha consegnato i test alle autorità, non ha cercato di nascondere nulla. Ma il punto è che i risultati erano discordi — lo stesso giocatore negativo sabato, poi positivo o dubbio nei test Uefa. Non è colpa della Lazio se i numeri non tornano.

Luke

Però qui c'è un problema di fondo: non sappiamo perché i risultati erano diversi. Tare dice che Immobile era negativo trenta minuti dopo il test Uefa, ma non spiega come sia possibile che lo stesso giocatore abbia valori discordi in test fatti a poca distanza. Potrebbe essere un errore di laboratorio, potrebbe essere un falso negativo, potrebbe essere altro. Senza sapere il motivo, è difficile giudicare se la Lazio ha davvero agito bene.

Mark

E il paragone con Hakimi? Tare dice che la situazione è simile. Cosa significa?

Mimi

Significa che anche l'Inter si è trovata di fronte a discrepanze nei tamponi, a risultati che non concordavano. Se due squadre diverse affrontano lo stesso problema, allora il problema non è delle squadre — è del sistema.

Luke

Ma Tare non entra nei dettagli del caso Hakimi. Dice che è simile, ma non spiega come. Sono davvero identici i due casi? Hakimi è stato escluso per quanto tempo? Quali erano le circostanze esatte? Senza questi dettagli, il paragone rimane vago.

Mark

Tare chiede uniformità nei protocolli. È una richiesta ragionevole?

Mimi

Completamente. Se l'Uefa ha regole diverse per squadre diverse, o se gli stessi test producono risultati incoerenti, allora il sistema è rotto. L'uniformità è l'unica cosa che garantisce equità.

Luke

Sì, ma qui non sappiamo se il problema è davvero l'uniformità dei protocolli o se è qualcosa di più tecnico — la qualità dei test, i tempi di esecuzione, le procedure di laboratorio. Tare chiede uniformità, ma potrebbe essere che il vero problema sia altrove.

  • Tre pilastri della Lazio — Immobile, Leiva e Strakosha — vengono esclusi dalla Champions League non per una positività certa, ma per valori che non si accordano tra loro.
  • La tensione esplode quando emerge che un tampone effettuato appena trenta minuti dopo quello Uefa restituisce un risultato negativo, rendendo la situazione ancora più difficile da accettare.
  • Tare riconosce a fatica il parallelo con il caso Hakimi dell'Inter, consapevole che citarlo significa ammettere che il problema è sistemico, non isolato.
  • Il club dichiara di aver agito in buona fede e ritiene che Immobile possa scendere in campo contro la Juventus, ma la parola finale resta agli organi competenti.
  • La richiesta della Lazio è netta: protocolli uniformi, applicati allo stesso modo per tutte le squadre, perché senza coerenza ogni esclusione rischia di trasformarsi in un'ingiustizia.

Nel mezzo di una stagione calcistica già segnata dall'incertezza della pandemia, la Lazio si trova a fare i conti con una contraddizione che va oltre il campo: tre giocatori esclusi dall'Europa non per colpa accertata, ma per l'incoerenza dei protocolli stessi. Igli Tare, parlando con la misura di chi cerca giustizia più che vendetta, ha sollevato una domanda che riguarda tutti: quando le regole producono risultati diversi per situazioni identiche, è ancora possibile parlare di equità? Il caso dei tamponi discordanti diventa così uno specchio di una crisi più ampia, in cui la scienza, la burocrazia e lo sport si intrecciano senza ancora trovare un linguaggio comune.

Igli Tare si è presentato davanti alle telecamere con la voce controllata di chi ha già elaborato la rabbia e ora cerca risposte. Tre giocatori della Lazio — Ciro Immobile, Lucas Leiva e Thomas Strakosha — erano stati esclusi dalla partita di Champions League contro lo Zenit San Pietroburgo a causa di risultati contraddittori nei tamponi Covid. Il club li aveva sottoposti ai test regolarmente, la Procura Federale si era presentata due volte a Formello, e sabato tutti e tre avevano giocato contro il Torino dopo essere risultati negativi. Poi, il giorno dopo, era emersa una discrepanza con i test Uefa.

Tare ha ribadito con forza che la Lazio non aveva cercato scorciatoie: i numeri semplicemente non concordavano, e questo era il problema. A rendere tutto più paradossale, un tampone eseguito trenta minuti dopo quello Uefa aveva dato esito negativo per Immobile — lo stesso lasso di tempo al centro del caso Hakimi all'Inter. Tare ha esitato prima di citarlo, non volendo trascinare un'altra società nella polemica, ma alla fine ha riconosciuto la somiglianza: il problema era più grande di un singolo caso.

Ciò che il direttore sportivo chiedeva non era un'assoluzione, ma una regola uguale per tutti. Se protocolli diversi producono risultati diversi per situazioni identiche, il sistema non regge. La Lazio guardava già alla sfida con la Juventus sperando di recuperare Immobile, ma la vera partita, quella sui protocolli, si giocava altrove — e il risultato avrebbe riguardato l'intero calcio italiano.

Igli Tare, il direttore sportivo della Lazio, si è presentato ai microfoni di Sky Sport con una frustrazione appena contenuta. Tre dei suoi giocatori — Ciro Immobile, Lucas Leiva e Thomas Strakosha — sarebbero rimasti fuori dalla partita di Champions League contro lo Zenit San Pietroburgo a causa di risultati contraddittori nei tamponi Covid. La situazione, ha spiegato Tare, era nata da una sequenza di eventi che sembrava logica al momento ma che si era rivelata tutt'altro che lineare.

La Lazio aveva sottoposto i giocatori a tamponi regolari la settimana precedente. La Procura Federale si era presentata due volte a Formello per ritirare i test. Sabato, Immobile, Leiva e Strakosha erano risultati negativi e avevano giocato regolarmente contro il Torino. Tutto sembrava in ordine. Ma il giorno dopo era emersa una discrepanza nei valori — gli stessi tre giocatori mostravano risultati difformi nei test Uefa rispetto a quelli della Lazio. Tare ha insistito sul fatto che il club aveva agito in buona fede, che non c'era stata negligenza o tentativo di aggirare i protocolli. I numeri semplicemente non concordavano.

Quando gli è stato chiesto del caso Hakimi all'Inter — un altro giocatore rimasto coinvolto in una situazione simile di risultati contrastanti — Tare ha inizialmente esitato. Non voleva trascinare un'altra squadra nella discussione. Ma poi ha riconosciuto la somiglianza: c'era qualcosa che non tornava, qualcosa che suggeriva un problema più ampio che andava oltre il singolo caso. La Lazio riteneva che Immobile potesse giocare contro la Juventus, dato che un tampone eseguito trenta minuti dopo quello Uefa aveva dato esito negativo. Ma la decisione finale spettava agli organi competenti.

Ciò che Tare chiedeva, in sostanza, era chiarezza e coerenza. Se i protocolli non erano uniformi, se diverse squadre potevano interpretarli in modi diversi, se gli stessi test potevano produrre risultati contraddittori senza una spiegazione evidente, allora il sistema non funzionava. Non era una questione di scuse o di lamentele. Era una questione di equità. Solo stabilendo regole uguali per tutti, ha detto, si poteva andare avanti. Altrimenti, ogni discrepanza sarebbe diventata un'occasione di disputa, ogni esclusione una possibile ingiustizia.

Abbiamo fatto tamponi regolari, la Procura Federale è venuta due volte a Formello, i giocatori erano negativi sabato e hanno giocato regolarmente. Poi sono emersi valori discordi, ma noi siamo in buona fede.
— Igli Tare, direttore sportivo della Lazio
La situazione di Hakimi è simile alla nostra: c'è qualcosa che non quadra. Serve uniformità, solo così si può andare avanti.
— Igli Tare
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