Nel ventre del Supramonte di Baunei, la terra ha inghiottito un uomo e poi, dopo ventisette ore, lo ha restituito vivo. Luca Olmetto, speleologo trentunenne, è rimasto sepolto sotto una frana nella grotta di Gorropeddu mentre la sua fidanzata, scampata per miracolo, lanciava l'allarme che avrebbe mosso un centinaio di soccorritori. La sua sopravvivenza è il risultato di quella tensione antica tra la fragilità umana e la capacità collettiva di non arrendersi.
Speleologo salvato dopo 27 ore intrappolato in grotta in Sardegna
Ventisette ore sepolto sotto terra, salvato da cento persone che non hanno smesso
Come è possibile che la fidanzata sia riuscita a scappare mentre lui è rimasto intrappolato?
La frana è crollata mentre erano dentro. Lei era in una posizione diversa, in uno spazio dove il crollo non l'ha raggiunta. È stato puro caso.
Questo è quello che sappiamo dai resoconti, ma i dettagli esatti di come si sono separati e perché lei è stata risparmiata non sono molto chiari nelle fonti.
E durante quelle ventisette ore, come ha fatto a sopravvivere? Aveva acqua, aria?
L'aria nella grotta era respirabile, altrimenti non sarebbe rimasto cosciente. I soccorritori hanno stabilito una comunicazione con lui in serata, il che significa che poteva parlare.
Vero, ma non sappiamo quanto fosse grave la mancanza di acqua o cibo, o se abbia subito lesioni interne oltre alle ferite visibili.
Cento soccorritori per ventisette ore è un impegno enorme. Quanto è raro un'operazione così?
Le operazioni di soccorso in grotta sono sempre complicate, ma questo era particolarmente difficile perché lo spazio era piccolissimo e le pareti erano instabili. Ogni movimento rischiava di causare un nuovo crollo.
Quello che colpisce è che hanno dovuto consolidare le pareti mentre scavavano. Non è una procedura standard, è una procedura di emergenza.
E se durante l'evacuazione ci fosse stato un altro crollo?
Sarebbe stata una tragedia. Per questo hanno lavorato con tanta cautela, posizionando le tavole di contenimento prima di ogni avanzamento.
Rimane il fatto che fino al momento in cui lo hanno raggiunto, il rischio era altissimo e nessuno poteva garantire che sarebbe sopravvissuto.
Der Puls
- Una frana improvvisa ha sepolto Olmetto a dieci metri di profondità in uno spazio di appena un metro e mezzo per lato, rendendo ogni mossa dei soccorritori potenzialmente letale.
- La fidanzata, unica testimone e sopravvissuta, ha lanciato l'allarme alle 14.30 di domenica, innescando una delle operazioni di soccorso speleologico più complesse degli ultimi anni in Sardegna.
- Circa cento operatori tra Soccorso alpino, vigili del fuoco e unità Usar dell'Aeronautica militare hanno lavorato ininterrottamente, consolidando pareti instabili con tavole di contenimento per evitare nuovi crolli.
- Dopo ore di scavo nel silenzio della grotta, la voce di Olmetto ha raggiunto i soccorritori: era vivo e cosciente, un segnale che ha trasformato la disperazione in determinazione.
- Estratto ferito ma vigile poco prima delle sei di sera di lunedì, Olmetto è stato stabilizzato sul posto e trasportato in elicottero in ospedale, chiudendo ventisette ore di attesa e paura.
Nel ventre del Supramonte di Baunei, la terra ha inghiottito un uomo e poi, dopo ventisette ore, lo ha restituito vivo. Luca Olmetto, speleologo trentunenne, è rimasto sepolto sotto una frana nella grotta di Gorropeddu mentre la sua fidanzata, scampata per miracolo, lanciava l'allarme che avrebbe mosso un centinaio di soccorritori. La sua sopravvivenza è il risultato di quella tensione antica tra la fragilità umana e la capacità collettiva di non arrendersi.
Luca Olmetto è uscito vivo dalla grotta di Gorropeddu poco prima delle sei di sera di lunedì, dopo ventisette ore sepolto sotto una frana nel Supramonte di Baunei. Il trentunenne di Codrongianos era entrato nella cavità domenica pomeriggio con la fidanzata. Quando la frana è crollata, lei è riuscita a fuggire e ha lanciato l'allarme alle 14.30, mettendo in moto una macchina di soccorso che non si sarebbe fermata per un giorno intero.
Sul posto sono arrivati circa cento operatori del Corpo nazionale Soccorso alpino e speleologico, vigili del fuoco e sedici unità Usar elitrasportate dall'Aeronautica militare di Decimomannu. Il lavoro era fin da subito riconosciuto come pericolosissimo: lo spazio dove Olmetto era bloccato misurava solo un metro e mezzo per un metro e mezzo, con pareti instabili e il rischio costante di nuovi cedimenti. I soccorritori hanno scavato manualmente tra i massi, posizionando tavole di contenimento per consolidare le pareti mentre avanzavano verso il cunicolo.
In serata hanno stabilito una comunicazione con Olmetto: era vivo e vigile. Le operazioni sono proseguite senza sosta per tutta la notte e per tutto il lunedì, con i medici del Soccorso alpino già all'interno della grotta a monitorare le sue condizioni. Una volta liberato dai detriti, è stato stabilizzato e poi evacuato in elicottero verso l'ospedale. Ventisette ore sotto terra, salvato da cento persone che non hanno smesso di lavorare nemmeno per un momento.
Luca Olmetto è uscito vivo dalla grotta di Gorropeddu poco prima delle sei di sera di lunedì. Lo speleologo trentunenne di Codrongianos aveva passato ventisette ore sepolto sotto una frana, dieci metri sotto terra, nel ventre del Supramonte di Baunei, nella Sardegna centro-orientale. Ferito ma cosciente quando i soccorritori lo hanno raggiunto, è stato caricato su un elicottero e portato in ospedale per le cure.
Olmetto era entrato nella cavità domenica pomeriggio insieme alla fidanzata per esplorare l'incavo. Quando la frana è crollata, lei è riuscita miracolosamente a scappare e ha lanciato l'allarme alle 14.30. Quella telefonata ha messo in moto una macchina di soccorso che non si è fermata per un giorno intero. Circa cento operatori del Corpo nazionale Soccorso alpino e speleologico e vigili del fuoco si sono presentati sul posto, insieme a sedici unità Usar Medium elitrasportate dall'Aeronautica militare di Decimomannu. Un comando avanzato è stato allestito vicino all'ingresso della grotta per coordinare tutto.
Il lavoro è stato subito riconosciuto come estremamente pericoloso. Lo spazio dove Olmetto era rimasto bloccato misurava solo un metro e mezzo per un metro e mezzo. Le pareti intorno erano instabili, e il rischio di un nuovo crollo era costante. I soccorritori hanno dovuto procedere con cautela estrema, scavando manualmente tra i massi che ostruivano l'ingresso della cavità, poi avanzando verso il cunicolo dove l'uomo era intrappolato. Mentre rimuovevano il materiale, hanno posizionato tavole di contenimento lungo le pareti per consolidarle e impedire ulteriori cedimenti. Era un lavoro che richiedeva precisione e nervi saldi.
In serata, dopo ore di scavo, i soccorritori sono riusciti a stabilire una comunicazione con Olmetto. Quando hanno sentito la sua voce, hanno tirato un sospiro di sollievo: era vivo e vigile. Per tutta la notte e per tutto il lunedì le operazioni di rimozione dei detriti sono continuate senza sosta. I medici del Corpo nazionale Soccorso alpino e speleologico erano già dentro la grotta, monitorando costantemente le sue condizioni. Una volta che lo hanno liberato dai detriti che lo tenevano bloccato, lo hanno stabilizzato e preparato per l'evacuazione.
Quando Olmetto è stato estratto dalla grotta e affidato alle squadre sanitarie all'esterno, è stato sottoposto a ulteriori operazioni di stabilizzazione prima di essere caricato sull'elicottero dell'Areus. Il viaggio in ospedale è stato il momento in cui la crisi acuta si è trasformata in una questione di accertamenti e cure. Ventisette ore sotto terra, sepolto da una frana, salvato da cento persone che non hanno smesso di lavorare nemmeno per un momento.
Bemerkenswerte Zitate
Era vivo e vigile quando i soccorritori hanno stabilito una comunicazione con lui in serata— Resoconto dei soccorritori