Riforma elettorale: premio di maggioranza al 42%, preferenze e indicazione del premier

Il capolista rimane bloccato, ma il voto di preferenza torna con regole nuove
La riforma reintroduce le preferenze dopo anni, mantenendo il capolista fisso e imponendo l'alternanza di genere.
Mark

Allora, il cuore di questa riforma è il premio di maggioranza al 42%. Ma cosa succede se nessuno lo raggiunge?

Mimi

Scatta il proporzionale puro. È il meccanismo di sicurezza: se nessuno supera quella soglia, i seggi si distribuiscono secondo i voti reali, senza bonus.

Luke

Ma attenzione: la soglia del 42% è richiesta in entrambe le Camere. Se Camera e Senato danno risultati diversi, torna il proporzionale anche se uno dei due l'ha superata.

Mark

E le preferenze? Torna il voto di preferenza come prima?

Mimi

Sì, ma con regole nuove. Il capolista è bloccato, non si può scegliere al suo posto. E puoi esprimere fino a tre preferenze, ma devi alternare il genere.

Luke

Qui c'è un dettaglio importante: se non rispetti l'alternanza di genere, la seconda e la terza preferenza vengono annullate. Non è una semplice raccomandazione.

Mark

Cosa cambia sulla parità di genere rispetto a prima?

Mimi

Nelle candidature complessive, nessun genere può superare il 60 per cento. Ma i capolista sono esclusi da questa regola.

Luke

Quindi i capolista rimangono liberi. È una scelta: garantire parità nella base, ma lasciare libertà ai vertici delle liste.

Mark

L'indicazione del premier è una novità importante. Come funziona?

Mimi

Ogni lista deve dichiarare nel programma il nome di chi propone come presidente del Consiglio. Se le liste sono collegate, devono indicare la stessa persona.

Luke

Ma la Costituzione rimane sovrana. L'articolo 92 dice che il capo dello Stato nomina il presidente del Consiglio. Questa è solo un'indicazione, non un vincolo legale.

Mark

Quante firme servono per candidarsi?

Mimi

Se non sei in Parlamento, ora servono 6mila firme per collegio, il doppio di prima. Ma ci sono esenzioni.

Luke

Le esenzioni sono importanti: chi ha due gruppi parlamentari non ne ha bisogno, così come chi ha formato un gruppo entro il 31 dicembre 2025. Questo favorisce i partiti già strutturati.

Mark

E il voto fuorisede? È una cosa nuova?

Mimi

No, è stato chiesto per anni. Ora finalmente è possibile votare dove si è domiciliati temporaneamente, dopo nove mesi, o tre se sei fuori per cure.

Luke

Sì, ma c'è una procedura: devi iscriverti all'albo entro 30 giorni dal raggiungimento dei requisiti e almeno 45 giorni prima delle elezioni. Non è automatico.

  • Premio di maggioranza: 105 parlamentari (70 deputati e 35 senatori) per chi supera il 42%
  • Reintroduzione delle preferenze con capolista bloccato e alternanza di genere obbligatoria
  • Indicazione del premier nel programma elettorale, con obbligo di concordanza per liste collegate
  • Firme richieste salgono da 1.500 a 6mila per collegio, con esenzioni per partiti strutturati
  • Voto fuorisede possibile dopo 9 mesi di domicilio temporaneo, esteso ai caregiver

Sistema proporzionale con premio di governabilità: 70 deputati e 35 senatori a chi ottiene più voti superando il 42%. Reintroduzione delle preferenze con capilista bloccati e alternanza di genere obbligatoria nelle candidature, esclusi i capolista.

Montecitorio approva la riforma elettorale con sistema proporzionale corretto da premio fisso di 105 parlamentari per chi supera il 42%, reintroduzione delle preferenze e indicazione del premier.

La Camera dei deputati ha approvato una riforma elettorale che ridisegna il sistema di voto italiano con un equilibrio tra proporzionalità e governabilità. Al centro della nuova legge c'è un meccanismo proporzionale corretto da un premio fisso: chi ottiene il maggior numero di voti e supera la soglia del 42% riceve 105 parlamentari aggiuntivi, divisi tra 70 deputati e 35 senatori. Se nessuno raggiunge quella soglia, o se Camera e Senato producono risultati diversi, il sistema torna al proporzionale puro.

Il nuovo sistema reintroduce le preferenze, una richiesta che arriva da anni di dibattito politico. Gli elettori troveranno sulla scheda il contrassegno del partito accanto a una lista di sei nomi, con il capolista bloccato e graficamente separato dagli altri candidati. Ogni votante potrà esprimere fino a tre preferenze, ma con un vincolo: deve alternare il genere tra le scelte, altrimenti la seconda e la terza preferenza vengono annullate. Nessun candidato può correre in più di cinque collegi plurinominali, né può essere posizionato come capolista in più di uno.

Sulla parità di genere, la riforma introduce una novità rispetto alla legge precedente. Nelle candidature complessive presentate da ogni lista o coalizione nei collegi uninominali, nessun genere può superare il 60 per cento. Tuttavia, questa regola non si applica ai capolista, che rimangono liberi da quote di genere. La riforma mantiene le soglie di sbarramento già esistenti: il 10 per cento per le coalizioni e il 3 per cento per le liste singole, con un meccanismo di ripescaggio per il miglior coalizzato escluso.

Una novità rilevante riguarda l'indicazione del premier. Quando depositano il contrassegno, le liste devono allegare il programma elettorale con il nome e cognome della persona proposta come Presidente del Consiglio. Se le liste sono collegate tra loro, devono indicare obbligatoriamente la stessa persona, con una dichiarazione sottoscritta dai leader. La riforma però salva i principi costituzionali: rimane intatto l'articolo 67 sulla libertà di mandato e l'articolo 92 che preserva la prerogativa del capo dello Stato di nominare il presidente del Consiglio.

Per quanto riguarda l'accesso alle elezioni, il numero minimo di firme richieste a chi non è in Parlamento sale da 1.500 a 6mila per collegio. Restano esentati i partiti che hanno due gruppi parlamentari, così come quelli che hanno formato un gruppo entro il 31 dicembre 2025, come Italia Viva e Azione. Per i partiti con una componente in almeno uno dei due rami, il numero di firme rimane tra 1.500 e 2mila per collegio. All'estero, dove le sottoscrizioni richieste vanno da 500 a mille, l'esenzione vale per chi ha almeno un eletto in uno dei due rami.

La riforma semplifica anche la circoscrizione estero, riducendo le ripartizioni geografiche da quattro a due per la Camera (Europa ed extra Ue) e da quattro a una sola per il Senato. Dopo anni di attesa, il voto fuorisede diventa possibile nel luogo dove si è temporaneamente domiciliati da almeno nove mesi, o tre mesi per chi è fuori dal comune per cure mediche. L'iscrizione all'apposito albo deve avvenire entro 30 giorni dal raggiungimento dei requisiti e almeno 45 giorni prima delle elezioni. Durante il dibattito in Senato, questa possibilità è stata estesa anche ai caregiver che assistono familiari o figli ricoverati in una regione diversa da quella dove sono iscritti nelle liste elettorali.

Il tetto massimo di seggi che una coalizione può ottenere sommando quelli vinti nei collegi e il premio è fissato a 220 deputati e 113 senatori. La riforma mantiene anche una disposizione che non prevede soglie di sbarramento per contribuire al computo della cifra elettorale nazionale e quindi alla conquista del premio di maggioranza, permettendo a liste minori di contribuire comunque al risultato complessivo della coalizione.

Nel caso di liste collegate tra loro, queste devono obbligatoriamente indicare la stessa persona con una dichiarazione sottoscritta dai leader
— Testo della riforma approvato da Montecitorio
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