Pensioni, solo il 21% degli italiani con patrimonio sotto 250mila euro si sente preparato

Il 74% diventa interessato una volta informato delle caratteristiche reali
Quando gli italiani ricevono informazioni dettagliate sui prodotti pensionistici privati, la propensione al risparmio aumenta significativamente.
Mark

Allora il problema non è che gli italiani non vogliano pensare al futuro?

Mimi

No, esattamente. Lo studio di BCG è chiaro su questo: quando le persone capiscono cosa possono fare, il 74% diventa interessato. Il vero ostacolo è che il 46% non sa nemmeno che questi prodotti esistono.

Luke

Ma aspetta — il 54% sa che esistono, quindi più della metà. E di quel 54%, meno del 60% ha effettivamente un piano. Quindi il problema è anche l'attivazione, non solo l'informazione.

Mimi

Giusto. Ma il dato interessante è che quando ricevono informazioni dettagliate, la quota di risparmio destinata alla pensione aumenterebbe di dieci punti percentuali in media. Significa che l'interesse c'è, basta sbloccarlo.

Mark

E come lo sbloccano? Attraverso i consulenti?

Mimi

Qui sta il paradosso. Due terzi cercano informazioni da soli online, il 40% chiede ad amici e familiari. Molto pochi si rivolgono a un consulente bancario.

Luke

E tra quelli che lo fanno, il 40% dei malcontenti dice che il consulente non è imparziale. Ma il campione dei malcontenti è solo il 12%. Quindi stiamo parlando del 5% circa del totale che ha avuto un'esperienza negativa con un advisor.

Mimi

Vero, ma è un segnale importante. Se il 40% di chi è insoddisfatto cita la mancanza di imparzialità, significa che la fiducia è il vero collo di bottiglia.

Mark

Allora cosa dovrebbe cambiare?

Mimi

Probabilmente il modo in cui le informazioni vengono comunicate. Se gli italiani preferiscono cercare online o parlare con amici, forse le banche e le assicurazioni dovrebbero incontrare le persone dove già cercano.

Luke

Ma c'è un'altra cosa: il mercato della previdenza complementare in Italia cresce solo del 2-3,8% all'anno. Se il problema fosse solo l'informazione, non dovremmo vedere una crescita più veloce una volta che le persone vengono informate?

Mimi

Buona domanda. Potrebbe essere che l'informazione sia necessaria ma non sufficiente. Ci sono anche barriere economiche, fiducia nel sistema, abitudini consolidate.

Mark

Quindi cosa succede adesso?

Mimi

Lo studio suggerisce che il potenziale c'è. Ma serve una riforma strutturale, non solo aggiustamenti incrementali come ha fatto l'Italia dal 2007 in poi.

  • Solo il 21% degli italiani con patrimonio sotto 250mila euro si sente preparato sulla pensione
  • Il 54% sa che esistono soluzioni pensionistiche private, ma meno del 60% ne possiede effettivamente una
  • La previdenza complementare in Italia vale 243 miliardi di euro
  • Entro il 2045 in Europa ci saranno meno di due lavoratori per ogni pensionato

In Europa entro il 2045 ci saranno meno di due lavoratori per ogni pensionato, con il tasso di sostituzione pubblico che scenderà dal 45% al 41%. Solo il 54% dei risparmiatori sa che esistono soluzioni pensionistiche private, ma il 74% mostra interesse una volta informato delle caratteristiche dei prodotti.

Solo il 21% degli italiani con patrimonio sotto 250mila euro si sente preparato sulla pensione. Uno studio BCG rivela che il problema non è la propensione al risparmio, ma la mancanza di informazioni sui prodotti pensionistici privati disponibili.

L'Italia si trova di fronte a un paradosso della pensione: non è che gli italiani non vogliano risparmiare per il futuro, è che non sanno cosa risparmiare. Uno studio della Boston Consulting Group, condotto su oltre seimila persone in Francia, Germania, Italia e Spagna, ha messo a nudo il vero problema dietro la scarsa preparazione pensionistica nel nostro paese. Solo il 21% degli italiani con un patrimonio inferiore ai 250mila euro si sente preparato sul tema della pensione — una cifra che contrasta nettamente con la media europea, dove l'80% dei risparmiatori nello stesso segmento dichiara di non sentirsi pronto. Anche tra chi possiede un capitale più consistente, quasi la metà condivide la stessa preoccupazione.

Il contesto che rende questa indagine urgente è demografico e strutturale. Entro il 2045, l'Europa passerà da circa tre lavoratori per ogni pensionato a meno di due. Nel frattempo, il tasso medio di sostituzione delle pensioni pubbliche nell'Unione Europea scenderà dal 45% al 41%. In altre parole, le pensioni pubbliche copriranno una fetta sempre più piccola del reddito che i cittadini avevano durante la loro vita lavorativa. Questo significa che chi non costruisce un secondo pilastro pensionistico — attraverso piani privati o complementari — rischia di trovarsi con un reddito da pensionato significativamente inferiore a quello che aveva quando lavorava.

Ma il vero ostacolo non è la mancanza di volontà di risparmio. Quando i ricercatori di BCG hanno presentato ai rispondenti le caratteristiche effettive dei prodotti pensionistici privati disponibili, il 74% ha espresso interesse e, in media, avrebbe aumentato di dieci punti percentuali la quota di risparmio destinata alla pensione. Il problema, dunque, è l'informazione. Nel segmento di risparmiatori più promettente per questi prodotti — quelli con patrimoni inferiori ai 250mila euro — solo il 54% sa che le soluzioni pensionistiche private esistono. E tra chi lo sa, meno del 60% possiede effettivamente un piano.

Come cercano gli italiani le informazioni sulla pensione? Due terzi si affidano a ricerche autonome online o all'intelligenza artificiale. Il 40% si rivolge ad amici e familiari. Molto meno frequente è il ricorso a consulenti bancari, assicurativi o fiscali. Questo fenomeno è ancora più marcato tra gli under 35, una generazione che già oggi utilizza la GenAI per documentarsi sulla pensione più spesso di quanto si rivolga a un consulente bancario. Tra chi si dichiara insoddisfatto delle interazioni con un advisor — il 12% del campione — la ragione più citata è la percezione di scarsa imparzialità, indicata dal 40% dei malcontenti. Questo dato è nettamente superiore rispetto alla mancanza di chiarezza nelle spiegazioni o alla sensazione di non essere ascoltati.

In Italia, il mercato della previdenza complementare vale oggi 243 miliardi di euro, suddivisi tra 99 miliardi di piani individuali e 144 miliardi di piani aziendali. Le proiezioni indicano una crescita attesa fino al 2035 rispettivamente del 3,8% e del 2% annuo. Eppure, il mercato italiano del risparmio previdenziale non ha ancora conosciuto una riforma paragonabile a quelle introdotte in Francia o in Germania. Dal 2007 esiste un meccanismo di adesione automatica ai fondi pensione integrativi individuali attraverso il silenzio-assenso, ma i governi che si sono succeduti hanno apportato modifiche incrementali a questo programma, anziché introdurre cambiamenti strutturali che potessero accelerare l'adozione di soluzioni pensionistiche complementari.

Ciò che emerge dallo studio è che il divario tra interesse latente e attivazione effettiva è colmabile. Una volta informati, gli italiani mostrano propensione al risparmio previdenziale. Il vero compito, allora, non è convincere gli italiani a risparmiare di più, ma rendere visibile e accessibile l'offerta che già esiste. Il canale attraverso il quale questa informazione passa — se online, attraverso amici, o tramite un consulente — sembra determinare non solo se la persona agisce, ma anche quanto fiducia ripone nella soluzione che sceglie.

Una volta informati delle caratteristiche dei prodotti, il 74% dei rispondenti esprime interesse e, in media, aumenterebbe di 10 punti percentuali la quota di risparmio destinata alla pensione
— Studio Boston Consulting Group
Tra chi si dichiara insoddisfatto delle interazioni con un advisor, la ragione più citata è la percezione di scarsa imparzialità, indicata dal 40% dei rispondenti
— Ricerca BCG
Contattaci Domande frequenti