Pacchi extra Ue, dal 1° novembre scatta la nuova tassa doganale di 2 euro

Due euro per uno smartphone da ottocento euro, due euro per una maglietta da dieci.
La nuova tassa doganale non dipende dal valore dell'articolo, ma è fissa per ogni pacco da Paesi terzi.
Mark

Perché la Ue introduce proprio adesso questa tassa? Cosa l'ha spinta?

Mimi

Ufficialmente è per coprire i costi dei servizi doganali — controllo dei dati, analisi del rischio. Ma il timing coincide con il dazio temporaneo da tre euro introdotto a luglio. Sembra una strategia per scoraggiare gli acquisti da Paesi terzi.

Luke

Aspetta. La fee è definita come compenso per i servizi doganali, ma due euro per uno smartphone da ottocento euro e per una maglietta da dieci sono la stessa cosa. Questo non è un compenso proporzionale al lavoro. È una tassa fissa.

Mark

E per chi compra regolarmente online dall'estero, quanto cambia concretamente?

Mimi

Se ordini sotto i centocinquanta euro, paghi cinque euro in più per articolo. Se ordini sopra, paghi due euro più il dazio ordinario. Ma il vero problema è che non la recuperi mai, nemmeno se rimandi indietro il pacco.

Luke

Qui bisogna essere precisi. La fee non è rimborsabile perché la dogana sostiene di aver già fornito il servizio. Ma il rimborso del dazio da tre euro diventa più complicato — non puoi più chiedere l'invalidazione della dichiarazione, solo la procedura ordinaria. Sono due cose diverse.

Mark

Quindi se ordino una cosa che non mi piace e la rimando indietro, perdo comunque i due euro?

Mimi

Esattamente. La fee matura quando la dichiarazione viene accettata. Dopo, non importa cosa succede — che tu ritiri il pacco o no, che lo rimandi indietro o no. I due euro sono andati.

Luke

Ma c'è ancora una finestra. Tutto questo entra in vigore il primo novembre solo se Parlamento e Consiglio non presentano obiezioni entro il ventunesimo ottobre. Non è ancora definitivo.

Mark

Quanto è probabile che blocchino la cosa?

Mimi

Difficile dirlo. La misura è già stata approvata nel nuovo Codice doganale. Le obiezioni sarebbero un'eccezione, non la norma.

Luke

E comunque, anche se qualcuno obietta, il dibattito è già iniziato. Questo mostra come l'Ue sta pensando al commercio digitale internazionale.

  • Dal 1° novembre ogni acquisto online da venditori extra Ue costerà almeno due euro in più, senza eccezioni legate al prezzo del prodotto.
  • Per chi compra sotto i 150 euro il peso è doppio: la nuova fee si somma al dazio temporaneo da tre euro già in vigore da luglio, portando il prelievo totale a cinque euro per articolo.
  • Il dettaglio più amaro riguarda i resi: la tassa matura al momento dell'accettazione doganale e non viene rimborsata, nemmeno se la merce non viene ritirata o la dichiarazione viene annullata.
  • Anche recuperare il dazio da tre euro diventa più difficile: per le spedizioni sotto soglia, il reso non consente più l'invalidazione della dichiarazione, lasciando solo la procedura ordinaria di rimborso.
  • La misura attende ancora il via libera formale: se Parlamento e Consiglio Ue non solleveranno obiezioni entro il 21 ottobre, la tassa entrerà in vigore puntualmente il primo novembre.

Dal 1° novembre, l'Europa si appresta a ridisegnare i confini invisibili del commercio digitale globale: ogni pacco proveniente da Paesi terzi porterà con sé una tassa fissa di due euro, indipendentemente dal valore dell'acquisto. La cosiddetta Union handling fee — compenso per i servizi doganali di controllo e analisi del rischio — non conosce soglie né scadenze, e non perdona nemmeno il ripensamento: una volta accettata la dichiarazione doganale, il denaro è perso. Per milioni di consumatori europei abituati a fare acquisti su piattaforme globali, questa misura segna un mutamento silenzioso ma concreto nel costo reale di ogni ordine internazionale.

Dal 1° novembre, salvo obiezioni delle istituzioni europee entro il 21 ottobre, ogni articolo acquistato online da un venditore al di fuori dell'Unione sarà soggetto a una nuova tassa fissa di due euro. La cosiddetta Union handling fee, prevista dal nuovo Codice doganale, si applica a tutte le vendite a distanza da Paesi terzi verso consumatori europei, senza alcun limite di valore: vale per la maglietta da dieci euro come per lo smartphone da ottocento.

La novità si distingue nettamente dal dazio temporaneo da tre euro entrato in vigore il 1° luglio, che riguarda solo le spedizioni fino a 150 euro e ha una durata limitata. La Union handling fee, invece, non ha scadenza né soglia. Per gli acquisti sotto i 150 euro i due prelievi si sommano, portando il costo aggiuntivo a cinque euro per articolo. La Commissione la considera un compenso per i servizi doganali — controllo dei dati, analisi del rischio — e per questo rientra nella base imponibile dell'Iva.

Il punto che colpisce di più i consumatori è la gestione dei resi. La tassa matura nel momento in cui la dichiarazione doganale viene accettata e non è rimborsabile in nessun caso: né se la merce non viene ritirata, né se la dichiarazione viene successivamente invalidata. Anche recuperare il dazio da tre euro diventa più complicato: per le spedizioni sotto soglia, il reso non permette più di chiedere l'invalidazione della dichiarazione, lasciando aperta solo la procedura ordinaria di rimborso, più lenta e meno garantita.

Per milioni di europei che acquistano abitualmente da piattaforme britanniche, cinesi, americane e di altri Paesi terzi, il risultato è semplice: ogni ordine internazionale costerà di più, di una cifra fissa che non dipende da quanto si spende. Un cambiamento che trasforma in modo concreto la logica dell'e-commerce globale.

A partire dal 1° novembre, salvo che il Parlamento e il Consiglio dell'Ue presentino obiezioni entro il 21 ottobre, la dogana europea applicherà una nuova tassa fissa: due euro per ogni articolo acquistato online da un venditore al di fuori dell'Unione. Non importa se lo smartphone costa ottocento euro o la maglietta dieci. La tassa, chiamata Union handling fee e prevista dal nuovo Codice doganale, si applica a tutte le vendite a distanza di beni importati, cioè agli acquisti spediti da venditori di Paesi terzi direttamente ai consumatori europei. Le linee guida della Direzione generale delle Tasse e dell'Unione doganale hanno appena chiarito ulteriormente come funzionerà il meccanismo.

Questa fee rappresenta una novità significativa rispetto al dazio temporaneo da tre euro che è entrato in vigore il 1° luglio. Quel prelievo si applica solo alle spedizioni fino a centocinquanta euro e ha una durata limitata. La nuova tassa, invece, non conosce limiti di valore e non ha scadenza. Per chi acquista sotto la soglia dei centocinquanta euro, i due prelievi si sommano: il conto sale a cinque euro per articolo. Sopra quella soglia, la fee si aggiunge al dazio ordinario. Poiché la Commissione considera questa tassa come compenso per i servizi doganali — il controllo dei dati, l'analisi del rischio — rientra nella base imponibile dell'Iva.

Ma il dettaglio che più colpisce i consumatori riguarda i resi. La fee matura nel momento in cui la dichiarazione doganale viene accettata e non è rimborsabile. Resta dovuta anche se la merce non viene ritirata, anche se la dichiarazione viene invalidata, perché la dogana ha comunque elaborato la richiesta. In altre parole, il denaro è perso indipendentemente da quello che accade dopo. Diventa inoltre più difficile recuperare anche il dazio da tre euro: per le spedizioni fino a centocinquanta euro, il reso non consente più di chiedere l'invalidazione della dichiarazione. Rimane solo la procedura ordinaria di rimborso, che è più lenta e meno certa.

La misura richiede ancora l'approvazione formale delle istituzioni europee. Se Parlamento e Consiglio non presenteranno obiezioni entro il 21 ottobre, la tassa entrerà in vigore il primo novembre. Per milioni di europei che acquistano regolarmente da piattaforme britanniche, cinesi, americane e da altri Paesi terzi, questo significa che il costo effettivo di ogni ordine aumenterà di una cifra fissa che non dipende dal valore della merce. Un cambio che tocca direttamente il portafoglio e che trasforma il modo in cui funziona l'e-commerce internazionale.

La fee matura quando la dichiarazione doganale viene accettata e non è rimborsabile. Resta dovuta anche se la merce non viene svincolata o la dichiarazione viene invalidata, perché la dogana ha comunque trattato la richiesta.
— Linee guida della Direzione generale delle Tasse e dell'Unione doganale
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