Neonato di un chilo salvato con intervento innovativo al Bambino Gesù

Un neonato prematuro di 1 kg affetto da grave cardiopatia congenita è stato stabilizzato mediante intervento innovativo, permettendogli di sopravvivere e crescere.
Creiamo le condizioni perché il bambino possa crescere fino all'intervento definitivo
Il dottor Butera spiega come la tecnica transcatetere non corregge la cardiopatia, ma guadagna tempo.
Mark

Come è possibile operare un neonato di un chilo senza aprire il torace?

Mimi

Usano cateteri sottilissimi introdotti nei vasi sanguigni. È come navigare dentro il corpo senza fare un'incisione. Raggiungono direttamente il cuore e i grandi vasi.

Luke

Ma questo risolve il problema del cuore?

Mimi

No, non lo risolve. Lo stabilizza. Permette al bambino di crescere abbastanza da poter affrontare poi l'intervento vero e proprio.

Mark

Quanto tempo ci vuole per crescere da un chilo a un peso operabile?

Mimi

Nel caso di Luca, tre mesi per arrivare a due virgola cinque chili. L'obiettivo è raggiungere i tre chili.

Luke

E quanti bambini hanno ricevuto questo trattamento?

Mimi

Nell'ultimo anno, cinque bambini tra uno e uno virgola otto chili con questa strategia specifica. Ma complessivamente trenta bambini con cardiopatie congenite e peso inferiore ai due chili sono stati sottoposti a procedure transcatetere.

Mark

Questo è un programma nuovo?

Mimi

Il Bambino Gesù ha iniziato due anni fa. È l'unico centro italiano e uno dei tre in Europa che lo fa.

Luke

Cosa significa che è uno dei tre in Europa? Ci sono altri ospedali che potrebbero farlo ma non lo fanno?

Mimi

Probabilmente. Questa è una tecnica molto specializzata, richiede équipe molto preparate e esperienza. Non tutti i centri hanno sviluppato il programma.

  • Un gemellino nato alla 29ª settimana con cardiopatia congenita grave si trovava in una trappola biologica: troppo malato per sopravvivere senza intervento, troppo piccolo per sopportarlo.
  • La cardiochirurgia tradizionale era tecnicamente impraticabile a un chilo di peso, rendendo ogni ora una corsa contro un orologio che il corpo stesso non riusciva a sostenere.
  • L'équipe del dottor Butera ha scelto la via transcatetere: uno stent per l'aorta e due pulmonary flow regulators nelle arterie polmonari, impiantati senza aprire il torace, in un intervento senza precedenti per dimensioni del paziente.
  • A tre mesi dalla procedura, Luca ha raggiunto i 2,5 kg, respira senza ventilazione invasiva e si avvicina alla soglia dei 3 kg necessaria per l'intervento risolutivo.
  • Il Bambino Gesù si conferma uno dei tre centri europei capaci di trattare cardiopatie congenite in neonati sotto il chilogrammo, con un programma che nell'ultimo anno ha già seguito trenta piccoli pazienti sotto i due chili.

Nel cuore di Roma, un neonato sardo di appena un chilogrammo ha ricevuto ciò che la medicina tradizionale non poteva offrirgli: non una correzione, ma il tempo per crescere. L'équipe del Bambino Gesù ha percorso le vie del sangue con cateteri sottilissimi, impiantando dispositivi minuscoli per stabilizzare un cuore malato senza aprire il torace. È una storia che ricorda come la saggezza clinica sappia talvolta cedere il passo alla pazienza, lasciando che la vita faccia la sua parte.

Luca è arrivato al mondo alla ventanovesima settimana, gemellino nato in Sardegna con un peso di un chilogrammo e una grave cardiopatia congenita. La sua malattia richiedeva un intervento chirurgico, ma a quel peso aprire il torace era semplicemente impossibile: i rischi avrebbero superato qualsiasi beneficio. Serviva una strada diversa.

All'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, il dottor Gianfranco Butera e la sua équipe di cardiologia interventistica hanno imboccato quella strada. Attraverso sottilissimi cateteri introdotti nei vasi sanguigni, senza incisioni chirurgiche, hanno raggiunto il cuore e i grandi vasi del neonato. Hanno posizionato uno stent per garantire il flusso verso l'aorta e impiantato due pulmonary flow regulators nelle arterie polmonari — piccoli dispositivi che lasciano passare il sangue verso i polmoni in quantità controllata, senza sovraccaricarli. Non una cura, ma un ponte: le condizioni perché Luca potesse crescere.

Con un chilo di peso, Luca è diventato il bambino più piccolo al mondo trattato con questa strategia transcatetere combinata. Il Bambino Gesù è l'unico centro italiano e uno dei tre in Europa con un programma dedicato a pazienti sotto il chilogrammo. Nell'ultimo anno, cinque bambini tra uno e uno virgola otto chili sono stati trattati con questa tecnica, e trenta in totale sotto i due chili hanno ricevuto procedure transcatetere.

A tre mesi dall'intervento, il percorso di Luca procede bene. Il suo peso ha superato i due virgola cinque chili, è libero dalla ventilazione meccanica invasiva e il quadro clinico complessivo è incoraggiante. L'obiettivo ora è raggiungere i tre chili, soglia che potrebbe aprire le porte all'intervento cardiochirurgico definitivo. Come ha spiegato lo stesso dottor Butera, il compito della medicina, in certi momenti, non è correggere subito, ma creare lo spazio perché il corpo possa fare quello che sa fare meglio: crescere.

Luca è nato alla ventanovesima settimana di gravidanza in Sardegna, gemellino arrivato al mondo con un peso di appena un chilogrammo. Insieme alla prematurità estrema portava con sé una grave cardiopatia congenita, una malattia del cuore che avrebbe richiesto un intervento chirurgico per essere corretta. Ma a un chilo di peso, aprire il torace di un neonato per operare il cuore comporta rischi talmente alti che la cardiochirurgia tradizionale non era nemmeno tecnicamente praticabile. Luca aveva bisogno di crescere, ma prima doveva essere stabilizzato. Quella stabilizzazione è arrivata attraverso una strada che non passa per la sala operatoria.

All'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, l'équipe di cardiologia interventistica guidata dal dottor Gianfranco Butera ha scelto una strategia completamente diversa. Invece di incidere, hanno usato sottilissimi cateteri introdotti nei vasi sanguigni per raggiungere direttamente il cuore e i grandi vasi del neonato. Non è una correzione definitiva della malattia, ma una soluzione ponte: creare le condizioni affinché il bambino possa crescere abbastanza da affrontare poi l'intervento risolutivo. Nel caso di Luca, gli specialisti hanno posizionato uno stent per garantire un adeguato flusso di sangue verso l'aorta. Contemporaneamente hanno impiantato due dispositivi speciali nelle arterie polmonari, uno a destra e uno a sinistra. Questi piccoli "tappi", chiamati pulmonary flow regulators, permettono al sangue di raggiungere i polmoni ma in quantità controllata, senza sovraccaricarli.

Con un peso di un chilogrammo, Luca è diventato il bambino più piccolo al mondo trattato con questa strategia transcatetere combinata. Il Bambino Gesù è l'unico centro italiano e uno dei tre in Europa che dispone di un programma dedicato al trattamento transcatetere delle cardiopatie congenite anche in pazienti di peso inferiore al chilogrammo, a partire da circa settecento grammi. L'ospedale ha iniziato a utilizzare questa tecnica due anni fa e l'ha progressivamente sviluppata. Nell'ultimo anno sono stati trattati cinque bambini con questa strategia, tutti con un peso compreso tra uno e uno virgola otto chili. Nello stesso periodo, complessivamente trenta bambini con cardiopatie congenite e un peso inferiore ai due chili sono stati sottoposti a procedure transcatetere.

A circa tre mesi dalla procedura, il percorso di Luca procede secondo le speranze. Il suo peso ha più che raddoppiato, raggiungendo i due virgola cinque chili. Andrea Dotta, responsabile dell'Unità di Terapia Intensiva Neonatale dove il piccolo è ricoverato, ha sottolineato la soddisfazione per il recupero: il bambino è libero dalla ventilazione meccanica invasiva, si alimenta attraverso un sondino, e il quadro neurologico e gastrointestinale è confortante. Il dottor Butera ha spiegato il significato di questa tecnica con chiarezza: "Con questa tecnica non correggiamo ancora la cardiopatia: creiamo le condizioni perché il bambino possa crescere fino all'intervento definitivo".

L'obiettivo immediato è raggiungere un peso di circa tre chili, una soglia che potrebbe consentire a Luca di affrontare l'intervento cardiochirurgico necessario per correggere definitivamente la sua patologia. Quello che è accaduto al Bambino Gesù rappresenta una frontiera della medicina pediatrica: non sempre la soluzione più diretta è quella possibile, e talvolta il compito del medico è trovare il percorso che permette al corpo di fare quello che sa fare meglio, crescere, mentre la medicina crea lo spazio perché quel processo avvenga.

Con questa tecnica non correggiamo ancora la cardiopatia: creiamo le condizioni perché il bambino possa crescere fino all'intervento definitivo
— Dottor Gianfranco Butera, responsabile della Cardiologia Interventistica
Siamo molto soddisfatti del recupero. Oggi ha più che raddoppiato il peso, è libero dalla ventilazione meccanica invasiva e si alimenta attraverso un sondino
— Andrea Dotta, responsabile dell'Unità di Terapia Intensiva Neonatale
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