Nel Mar Nero, il confine tra guerra e commercio si è dissolto: navi mercantili turche affondate, equipaggi dispersi, e nessuno che rivendica la responsabilità. Mentre Mosca subisce uno dei più grandi attacchi con droni degli ultimi mesi e Kiev spegne le luci a rotazione per sopravvivere ai bombardamenti sulle infrastrutture, il conflitto ucraino-russo si espande in ogni direzione — verso il mare aperto, verso i ponti sui fiumi, verso i minibus sulle strade. È la logica dell'escalation: ogni risposta diventa pretesto per la successiva, e il costo lo pagano i civili e i marinai che non hanno sce
Mar Nero, mercantile affondato al largo della Bulgaria: equipaggio disperso
Un attacco assolutamente inaccettabile, una gravissima violazione del diritto internazionale
Perché il Mar Nero è diventato così pericoloso per le navi commerciali?
Perché è diventato una zona di guerra senza confini chiari. Russia e Ucraina usano droni per colpire obiettivi militari e infrastrutture, ma le navi mercantili si trovano nel mezzo.
Ma aspetta—nessuno ha effettivamente rivendicato questi attacchi alle navi. Sappiamo che sono stati droni, ma non sappiamo di chi.
Esatto. Le autorità bulgare e rumene non hanno identificato la provenienza. È tutto attribuito a Russia e Ucraina per contesto, non per conferma diretta.
Quante persone sono morte finora in questi attacchi?
Nel Mar Nero, almeno due morti confermati lunedì sulla Royad Mammadov. Sull'Alfa Watan affondata martedì, l'equipaggio è disperso—non sappiamo quanti fossero.
E a terra? Mosca dice 2 morti negli attacchi con droni, Kiev ha blackout e ponti distrutti. Ma i numeri sono ancora frammentari.
Vero. Quello che è chiaro è che l'escalation è reale. 650 droni su Mosca in una notte è un numero enorme.
Cosa significa per il commercio internazionale?
Significa che le rotte marittime nel Mar Nero sono diventate inagibili. Le navi turche vengono colpite, il traffico si blocca, i prezzi salgono.
Ma nessuno sa ancora chi stia colpendo le navi. Potrebbe essere una conseguenza non intenzionale della guerra, o potrebbe essere deliberato. Quella distinzione importa molto.
Il Polso
- Una nave mercantile turca, l'Alfa Watan, è affondata nel Mar Nero con l'intero equipaggio disperso, mentre un'altra nave era già stata colpita nella stessa zona economica esclusiva bulgara poche ore prima.
- Nella notte tra lunedì e martedì, 650 droni hanno colpito Mosca in uno degli attacchi più massicci degli ultimi mesi, uccidendo almeno due persone e ferendone nove.
- Kiev risponde all'offensiva russa sulle infrastrutture energetiche con blackout a rotazione e reti antidrone sui ponti, mentre a Zaporizhzhia un ponte sul Dnipro è stato colpito e cinque persone ferite.
- Né Russia né Ucraina rivendicano gli attacchi alle navi nel Mar Nero, lasciando Bulgaria e Romania senza risposte e il traffico marittimo internazionale in una zona di pericolo senza regole.
- Un incendio visibile a chilometri è scoppiato al largo di Sochi, con versioni contrastanti tra fonti ucraine e testimoni locali su cosa fosse stato colpito, in un conflitto dove la verità è sempre la prima vittima.
Nel Mar Nero, il confine tra guerra e commercio si è dissolto: navi mercantili turche affondate, equipaggi dispersi, e nessuno che rivendica la responsabilità. Mentre Mosca subisce uno dei più grandi attacchi con droni degli ultimi mesi e Kiev spegne le luci a rotazione per sopravvivere ai bombardamenti sulle infrastrutture, il conflitto ucraino-russo si espande in ogni direzione — verso il mare aperto, verso i ponti sui fiumi, verso i minibus sulle strade. È la logica dell'escalation: ogni risposta diventa pretesto per la successiva, e il costo lo pagano i civili e i marinai che non hanno scelto nessuna parte.
Nel Mar Nero, la guerra ha aperto un nuovo fronte invisibile. Martedì mattina la nave mercantile turca Alfa Watan è affondata al largo della Bulgaria con l'intero equipaggio disperso. Poche ore prima, un'altra cargo era stata colpita nella stessa zona economica esclusiva bulgara. Il giorno precedente, un'altra nave turca — la Royad Mammadov — si era inabissata al largo della Romania, portando con sé il capitano e un secondo membro dell'equipaggio, entrambi azeri. Le autorità bulgare e rumene non hanno identificato la provenienza degli attacchi. Il primo ministro bulgaro Rumen Radev ha potuto solo definire l'accaduto «un attacco assolutamente inaccettabile» e «una gravissima violazione del diritto internazionale». La domanda su chi abbia sparato rimane senza risposta.
Mentre il mare brucia, le capitali si scambiano colpi sempre più pesanti. Nella notte tra lunedì e martedì, Mosca ha subito uno dei bombardamenti più massicci degli ultimi mesi: 650 droni impiegati, almeno due morti — un ventenne e un settantunenne — e nove feriti, secondo il sindaco Sobyanin e il governatore Vorobyov. A Kiev la situazione è altrettanto critica: blackout a rotazione per via degli attacchi russi alle infrastrutture energetiche, e per la prima volta reti antidrone installate sui ponti della città. A Zaporizhzhia, un ponte sul Dnipro è stato colpito, il traffico bloccato, cinque persone ferite.
Nella stessa regione, sotto controllo russo, un attacco ucraino a un minibus ha ucciso tre persone e ne ha ferite altre tre, secondo le autorità filorusse locali. In serata, un incendio è scoppiato al largo di Sochi: fonti ucraine parlano di un attacco a una petroliera, testimoni locali di un'infrastruttura per il trasbordo di petrolio. La verità rimane oscurata dal fumo. Quello che è certo è che il Mar Nero è diventato una zona senza regole, dove ogni nave che solca queste acque affronta una partita in cui le posta in gioco è la sopravvivenza.
Nel Mar Nero, la guerra ha trovato un nuovo teatro di distruzione. Martedì mattina, una nave mercantile turca chiamata Alfa Watan è affondata al largo della Bulgaria con l'intero equipaggio disperso in mare. Poche ore prima, una seconda nave cargo era stata colpita nella stessa zona economica esclusiva bulgara. Non è la prima volta: negli ultimi dodici mesi, decine di imbarcazioni hanno subito attacchi da droni in queste acque, ma l'intensità degli ultimi giorni segna un'escalation che ha spinto le autorità regionali a dichiarare lo stato di emergenza.
Lunedì, un'altra nave turca, la Royad Mammadov, si era inabissata al largo della Romania. Questa volta il bilancio umano era visibile: il capitano e un secondo membro dell'equipaggio, entrambi azeri, erano morti annegati. Ora, con l'Alfa Watan, il numero delle vittime nel Mar Nero continua a crescere, anche se il numero esatto dei dispersi rimane sconosciuto. Le autorità bulgare e rumene non hanno identificato chi abbia lanciato gli attacchi. Il primo ministro bulgaro Rumen Radev, dopo una riunione d'emergenza del governo, ha potuto solo definire l'accaduto come "un attacco assolutamente inaccettabile" e "una gravissima violazione del diritto internazionale e delle norme marittime". La domanda rimane sospesa: da quale parte provenivano i droni?
Mentre il Mar Nero brucia, Mosca e Kiev si scambiano colpi sempre più pesanti. Nella notte tra lunedì e martedì, la capitale russa ha subito uno dei bombardamenti più massicci degli ultimi mesi. Secondo il sindaco Serghei Sobyanin, sono stati impiegati 650 droni. Il governatore della regione, Andrei Vorobyov, ha confermato che almeno due persone sono morte—un ventenne e un settantunenne—e altre nove sono rimaste ferite. La maggior parte dei velivoli è stata abbattuta, secondo le autorità russe, ma il danno era già fatto.
A Kiev, intanto, la situazione si fa sempre più precaria. L'operatore nazionale della rete elettrica ha disposto blackout a rotazione in tutta la capitale a causa dei ripetuti attacchi russi alle infrastrutture energetiche. Per la prima volta, sono state installate reti antidrone sui ponti della città, una misura difensiva estrema che riflette la frequenza degli attacchi contro gli attraversamenti sul fiume Dnipro. A Zaporizhzhia, un altro ponte sullo stesso corso d'acqua è stato colpito nelle ultime ore: il traffico è stato bloccato e cinque persone sono rimaste ferite.
Nella stessa regione di Zaporizhzhia, sotto controllo russo, le forze ucraine hanno lanciato un attacco contro un minibus. Secondo Evgeny Balitsky, capo dell'amministrazione filorussa locale, tre persone sono state uccise e tre ferite. Il conflitto non distingue più tra obiettivi militari e civili: le navi affondano nel Mar Nero, i ponti crollano sotto i droni, i civili muoiono nei minibus.
Nella serata di martedì, un incendio è scoppiato al largo di Sochi, la città costiera russa sul Mar Nero. Le fiamme e una colonna di fumo visibile a chilometri di distanza hanno attirato l'attenzione internazionale. Fonti ucraine hanno parlato di un attacco con droni a una petroliera. Testimoni locali contattati dall'ANSA hanno invece suggerito che il bersaglio fosse un'infrastruttura per il trasbordo di petrolio. Ancora una volta, la verità esatta rimane incerta, oscurata dal fumo e dalla guerra.
Le due navi colpite nel Mar Nero appartengono a armatori turchi, secondo il database Equasis del trasporto marittimo. La Turchia, paese membro della NATO, si trova in una posizione delicata: le sue navi commerciali vengono colpite in acque internazionali, ma né Russia né Ucraina hanno rivendicato gli attacchi. Quello che è certo è che il traffico marittimo nel Mar Nero è diventato una corsa contro la morte, e ogni nave che attraversa queste acque sa di giocare una partita dove le regole non esistono più.
Citazioni salienti
Un attacco assolutamente inaccettabile nella zona economica esclusiva bulgara, una gravissima violazione del diritto internazionale e delle norme marittime— Primo ministro bulgaro Rumen Radev