La ricina potrebbe essere stata cercata a scuola, perquisizioni informatiche in programma

Una ragazza di 15 anni, Sara Di Vita, e sua madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, sono morte avvelenate con ricina a dicembre.
Oltre settanta dispositivi, tracce di ricerche cancellate, il veleno cercato online
Gli investigatori ispezionano la scuola agraria di Riccia martedì alla ricerca di prove digitali del crimine.
Mark

Perché gli investigatori pensano che la ricerca sulla ricina sia avvenuta a scuola e non altrove?

Mimi

Perché lavorano lì persone che hanno contatti diretti con la famiglia Di Vita. Se qualcuno voleva usare un computer che non potesse essere facilmente ricondotto a lui, una scuola offre quella possibilità — tanti dispositivi, tanti utenti, meno controllo.

Luke

Ma questo è ancora speculazione. Quello che sappiamo è che ci sono state ricerche sospette su piattaforme web da persone ignote. Non sappiamo ancora se quelle ricerche vengono da questa scuola o da altre scuole o da case private.

Mark

Quanti computer stanno per ispezionare?

Mimi

Oltre settanta. Sono sparsi in laboratori, aule, e alcuni sono nella sede delle medie ma usati dall'agrario. Alcuni non vengono usati da anni.

Luke

Settanta è un numero grande. Quanti di questi hanno effettivamente accesso a internet? Quanti hanno un registro di utilizzo affidabile? Perché se un computer è stato inutilizzato per anni, non può aver fatto ricerche recenti.

Mark

Il tecnico di laboratorio è sospettato di qualcosa di specifico?

Mimi

Non è stato accusato. Ma è il marito di un'amica di Gianni Di Vita, e tutti e due sono stati interrogati più volte. Ad agosto la donna è stata messa a confronto direttamente con Di Vita.

Luke

Quindi sono testimoni, o sono sospettati? Perché c'è una differenza. Se sono sospettati, dovremmo sapere di cosa. Se sono testimoni, allora il loro ruolo è diverso.

Mark

Cosa cercano esattamente gli investigatori nei file cancellati?

Mimi

Tracce di ricerche eliminate. Se qualcuno ha cercato come fare ricina e poi ha cancellato la cronologia, i tecnici possono spesso recuperare quei dati.

Luke

Possono recuperarli, sì, ma non sempre. Dipende da quanto tempo è passato, da come è stato cancellato, dal sistema operativo. E se i dati sono stati sovrascritti, non c'è niente da recuperare.

  • Sara Di Vita, quindici anni, e sua madre Antonella Di Ielsi, cinquanta, sono morte avvelenate con ricina lo scorso dicembre: un crimine domestico tra i più gravi degli ultimi anni in Italia.
  • Gli investigatori hanno spostato il fuoco dai dispositivi del padre e marito delle vittime verso la scuola agraria di Riccia, dove lavorano persone in contatto diretto con la famiglia.
  • Martedì mattina la Squadra Mobile di Campobasso ispezionerà oltre settanta computer, cercando ricerche su ricina, dark web, semi di ricino e modalità di preparazione del veleno.
  • Un tecnico di laboratorio della scuola — marito di un'insegnante amica di Gianni Di Vita — è già stato interrogato più volte, così come sua moglie, messa persino a confronto diretto con Di Vita ad agosto.
  • Gli inquirenti non cercano solo le ricerche effettuate, ma anche tracce di cancellazioni deliberate: segni che qualcuno abbia tentato di coprire i propri passi digitali.

In un piccolo paese del Molise, la morte per avvelenamento di una madre e di sua figlia quindicenne ha condotto gli investigatori lungo un sentiero digitale che porta fino ai corridoi di una scuola agraria. La procura di Larino ha disposto l'ispezione di oltre settanta dispositivi elettronici, cercando in essi la memoria di un crimine: le ricerche su un veleno, la ricina, che qualcuno ha dovuto imparare a trovare, preparare e usare. In questa indagine, la scuola — luogo per eccellenza della conoscenza — diventa il teatro di una domanda inquietante su cosa si impara, e perché.

Martedì mattina gli investigatori arriveranno alla scuola agraria di Riccia con un mandato preciso: ispezionare oltre settanta dispositivi elettronici alla ricerca di tracce digitali legate a un doppio omicidio. Sara Di Vita, quindici anni, e sua madre Antonella Di Ielsi, cinquanta, sono morte avvelenate con ricina lo scorso dicembre. La procuratrice di Larino Elvira Antonelli ha disposto quella che gli inquirenti definiscono un'«ispezione informatica», nel tentativo di ricostruire come il veleno sia stato cercato, trovato e infine usato.

L'attenzione si è spostata verso la scuola perché vi lavorano persone vicine alla famiglia. In particolare, un tecnico di laboratorio dell'istituto è il marito di un'insegnante di matematica che conosce da tempo Gianni Di Vita, padre e marito delle vittime. Entrambi sono già stati interrogati in Questura, e la moglie è stata messa a confronto diretto con Di Vita lo scorso agosto.

I poliziotti della Squadra Mobile di Campobasso cercheranno non solo la parola «ricina», ma anche termini correlati: «veleno», «semi di ricino», «dark web», «deep web», modalità di preparazione e acquisto online. Nel corso delle indagini erano già emerse navigazioni sospette su piattaforme di interesse investigativo, effettuate da persone ancora non identificate. I computer da esaminare sono distribuiti tra laboratori, aule e la sede delle scuole medie; inclusi anche una decina di dispositivi inutilizzati da anni.

Gli investigatori cercheranno anche tracce di cancellazioni, segni di un tentativo di coprire i propri passi. L'operazione di martedì è il tentativo di trasformare indizi digitali in prove concrete, e di dare finalmente un nome a chi ha trasformato una conoscenza in un'arma.

A scuola agraria di Riccia, un paese a meno di venti chilometri da Pietracatella, martedì mattina gli investigatori arriveranno con un compito preciso: ispezionare oltre settanta dispositivi elettronici alla ricerca di tracce digitali di un crimine che ha già tolto due vite. Sara Di Vita aveva quindici anni quando è morta avvelenata con ricina lo scorso dicembre, insieme a sua madre Antonella Di Ielsi, che ne aveva cinquanta. Ora la procuratrice di Larino Elvira Antonelli ha ordinato un'operazione che gli inquirenti chiamano "ispezione informatica", uno sforzo massiccio per capire come il veleno sia stato trovato, cercato, forse acquistato, e infine usato.

L'attenzione si è spostata dai computer di Gianni Di Vita, il padre e il marito delle vittime, verso la scuola dove lavorano persone che hanno avuto contatti con la famiglia. In particolare, un tecnico di laboratorio dell'istituto agrario è anche il marito di un'insegnante di matematica che da tempo conosce Di Vita. Entrambi sono stati già interrogati in Questura. La Squadra Mobile di Campobasso, diretta da Marco Graziano, ha già acquisito i dati dei dispositivi scolastici e ora procederà a un'ispezione più approfondita.

I poliziotti cercheranno prove di ricerche web e dark web specifiche. Non solo la parola "ricina", ma anche termini correlati: "veleno", "solfato di ammonio", "solfato di sodio", "ricino", "semi di ricino", "olio di ricino", "deep web", "dark web". Gli investigatori vogliono scoprire se qualcuno ha cercato come preparare il veleno, come somministrarlo, dove comprarlo online. Nel corso delle indagini precedenti erano già emerse navigazioni sospette su piattaforme ritenute "degne di interesse investigativo", effettuate da persone ancora ignote, mirate proprio a queste ricerche. Il decreto di perquisizione sottolinea questo punto: non si può escludere che dai computer della scuola siano state fatte ricerche sulla ricina.

I dispositivi da controllare sono sparsi in vari punti dell'istituto. La maggior parte, più di settanta, si trova nel laboratorio adiacente alla serra e nelle aule. Alcuni si trovano nella sede delle scuole medie, utilizzati però dall'istituto agrario. Ci sono anche una decina di computer più vecchi, inutilizzati da anni, che comunque verranno esaminati. Gli investigatori cercheranno non solo le ricerche effettuate, ma anche tracce di cancellazioni, di tentativi di coprire le tracce.

Il tecnico di laboratorio è stato sentito diverse volte nelle settimane passate. L'insegnante di matematica, sua moglie, è stata interrogata più volte dalla polizia e ad agosto è stata anche messa a confronto direttamente con Gianni Di Vita. Entrambi rimangono figure centrali nell'indagine, non per accusazione esplicita ma per la loro prossimità alla famiglia e per il fatto che lavorano in un luogo dove, secondo gli investigatori, potrebbero essere state lasciate tracce digitali del crimine. L'operazione di martedì rappresenta un tentativo di trasformare quelle tracce in prove concrete.

Non può escludersi che con gli stessi dispositivi siano state eseguite navigazioni nel web o dark web riguardanti la ricina
— Procuratrice Elvira Antonelli, nel decreto di perquisizione
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