Italia: 100mila abitazioni pubbliche inutilizzate, Europa ne chiede 650mila in più

Oltre 80 milioni di persone in Europa necessitano di alloggi a prezzi accessibili; nel 2025 il 12,4% dei non proprietari rischia di dover lasciare casa entro tre mesi per motivi economici.
Oltre 80 milioni di persone in Europa necessitano di alloggi che possono permettersi
Il rapporto dell'Ispi rivela l'ampiezza della crisi abitativa nel continente europeo.
Mark

Allora, abbiamo 100mila case vuote in Italia e 650mila che mancano in Europa. Come è possibile?

Mimi

Non è un paradosso. Le case vuote sono pubbliche, spesso in cattive condizioni, e richiedono investimenti per essere recuperate. Le case che mancano sono quelle che le persone possono permettersi. Sono due problemi diversi.

Luke

Ma aspetta — queste 100mila case sono davvero recuperabili? La ricerca dice che 141mila unità appartengono al patrimonio disponibile, ma cosa significa esattamente? Sono in buone condizioni?

Mimi

La ricerca di Nomisma non entra nei dettagli dello stato di conservazione. Dice solo che sono non utilizzate o inutilizzabili. Disponibile potrebbe significare molte cose.

Mark

E i Comuni — che controllano il 53,8% di questi immobili — perché non li recuperano?

Mimi

Perché costa denaro, richiede competenze, e spesso i Comuni hanno bilanci limitati. Cna Costruzioni suggerisce di coinvolgere le piccole imprese, ma serve una strategia coordinata.

Luke

Un'altra cosa: il rapporto dell'Ispi parla di 650mila abitazioni necessarie ogni anno in Europa. Ma quante ne vengono effettivamente costruite? Dice 1,6 milioni, ma in quale periodo?

Mimi

Il rapporto non specifica il periodo di riferimento per gli 1,6 milioni. È un dato che andrebbe approfondito.

Mark

E il costo — 150 miliardi di euro all'anno — chi dovrebbe pagarli?

Mimi

Il rapporto non lo dice esplicitamente. Potrebbe essere una combinazione di fondi pubblici, investimenti privati e finanziamenti europei.

Luke

Quindi abbiamo una crisi reale — 80 milioni di persone che hanno bisogno di case — ma le soluzioni proposte sono ancora molto vaghe.

Mimi

Esatto. La ricognizione è il primo passo. Ora serve la volontà politica di trasformarla in azione.

  • 227.262 unità immobiliari pubbliche non utilizzate in Italia, di cui 117.553 abitazioni
  • I Comuni detengono il 53,8% del patrimonio pubblico inutilizzato
  • In Europa servono 650mila abitazioni aggiuntive ogni anno con investimenti di 150 miliardi di euro
  • Tra 2010 e 2025, i prezzi delle case in Ue sono aumentati del 60,5%
  • Nel 2025, il 12,4% dei non proprietari rischia di dover lasciare casa entro tre mesi

Il patrimonio pubblico italiano conta 227mila immobili non utilizzati, di cui 117mila abitazioni, principalmente gestiti dai Comuni che detengono il 53,8% del totale. In Europa, 80 milioni di persone necessitano di alloggi a prezzi accessibili; tra 2010-2025 i prezzi delle case sono aumentati del 60,5% e gli affitti del 28,8%.

In Italia oltre 100mila abitazioni pubbliche restano inutilizzate su 227mila unità immobiliari. L'Ue necessita di 650mila nuove abitazioni annue con investimenti di 150 miliardi di euro.

L'Italia possiede oltre centomila abitazioni pubbliche che rimangono vuote. Non sono edifici abbandonati in periferia o strutture dimenticate: sono parte di un patrimonio censito, mappato, teoricamente disponibile. Eppure restano inutilizzate, mentre milioni di persone in tutta Europa faticano a trovare una casa che possono permettersi.

Una ricerca condotta da Nomisma per Cna Costruzioni ha tracciato il primo quadro completo di questo patrimonio immobiliare pubblico italiano. I numeri sono precisi: 227.262 unità immobiliari pubbliche non utilizzate o inutilizzabili, distribuite su una superficie complessiva di 40,2 milioni di metri quadrati. Di queste, 117.553 sono abitazioni vere e proprie. Il resto comprende locali commerciali, magazzini, uffici, edifici scolastici e impianti sportivi. Più di 141mila unità, pari al 62,1% del totale, appartengono al patrimonio disponibile — il che significa che potrebbero teoricamente essere recuperate e rimesse in uso.

I Comuni sono i principali detentori di questo patrimonio. Controllano 122.241 unità, il 53,8% del totale, e gestiscono il 56,7% della superficie censita. Se si considerano tutte le amministrazioni locali insieme, la loro quota sale all'81,2% della superficie complessiva. Questo significa che la chiave per sbloccare queste risorse passa principalmente attraverso i governi locali.

La distribuzione dimensionale degli immobili rivela una struttura che potrebbe favorire sia i piccoli interventi che i grandi progetti di rigenerazione. Oltre il 76% delle unità rientra nella categoria fino a 100 metri quadrati — spazi che potrebbero interessare micro e piccole imprese. Al contrario, gli immobili superiori a 2.000 metri quadrati rappresentano solo l'1,3% del totale, ma concentrano il 47,6% della superficie complessiva. Questa varietà di dimensioni richiede approcci differenziati.

Cna Costruzioni propone di trasformare questa ricognizione in un percorso concreto di rigenerazione urbana. L'idea è rendere accessibili e aggiornate le informazioni su questi beni, individuare insieme agli enti locali gli interventi prioritari, costruire procedure proporzionate alle caratteristiche dei singoli progetti e favorire la partecipazione delle piccole imprese, anche attraverso consorzi e reti.

Ma il problema italiano è parte di una crisi molto più ampia. Un rapporto dell'Ispi intitolato "Addressing Europe's Urban Housing Crisis", realizzato dai ricercatori Tobia Zevi e Andrè Sobczak, ha monitorato la situazione in tutti i ventisette Stati membri dell'Unione europea. I numeri sono allarmanti. Ogni anno l'Europa ha bisogno di 650mila abitazioni aggiuntive, oltre agli 1,6 milioni già costruiti. Questo fabbisogno richiede investimenti aggiuntivi di circa 150 miliardi di euro annui. Oltre 80 milioni di persone nel continente necessitano di alloggi a prezzi accessibili o di edilizia sociale.

Nel periodo tra il 2010 e il 2025, i prezzi delle case nell'Unione europea sono aumentati del 60,5%, mentre gli affitti sono saliti del 28,8%. Nelle città europee, circa quattro residenti su dieci devono destinare oltre il 30% del proprio reddito per affittare o acquistare un appartamento di appena 25 metri quadrati. Nel 2025, il 12,4% dei non proprietari ha dichiarato di rischiare di dover lasciare la propria casa entro tre mesi perché non poteva più permettersela. La crisi abitativa non è più una questione marginale: è diventata una minaccia concreta alla stabilità sociale di intere comunità.

Cna Costruzioni propone di trasformare questa ricognizione in un percorso concreto di rigenerazione, rendendo accessibili le informazioni sui beni e favorendo la partecipazione delle piccole imprese
— Cna Costruzioni
Nelle città europee, circa quattro residenti su dieci devono destinare oltre il 30% del proprio reddito per affittare o acquistare un appartamento di appena 25 metri quadrati
— Rapporto Ispi 'Addressing Europe's Urban Housing Crisis'
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