Intesa Sanpaolo investe 5 miliardi in tecnologia: la strategia cloud e Ai al 2029

Oggi sono gli altri che vengono a vedere cosa facciamo noi
Proverbio descrive come Intesa sia passata da osservatrice a modello di riferimento nel settore bancario.
Mark

Allora, Intesa ha già speso 5,6 miliardi in tecnologia negli ultimi quattro anni. Che cosa ha effettivamente cambiato nella banca?

Mimi

Ha cambiato il modo in cui i clienti interagiscono con i servizi. Il 95 per cento dei prodotti retail è ora gestibile digitalmente, e il 70 per cento dei percorsi cliente è omnicanale. Ma non è solo interfaccia: dentro, la produttività è salita del 23 per cento.

Luke

Aspetta. Quella produttività è misurata come? Sono numeri interni della banca, giusto? Non abbiamo una verifica esterna di cosa significhi davvero.

Mimi

Giusto, sono dati che Intesa riporta nel suo piano industriale. Ma il punto è che hanno assunto 2.400 specialisti It in quattro anni. Quello è un fatto verificabile.

Mark

E ora vogliono investire altri 4,6 miliardi fino al 2029. Su cosa?

Mimi

Principalmente su Isytech, la loro piattaforma cloud proprietaria. L'idea è estenderla da retail a altri segmenti e geografie, e portare gli applicativi cloud dal 64 per cento di oggi al 100 per cento entro 2029.

Luke

Ma qui c'è una domanda: quanto di questo è già pianificato e quanto è aspirazionale? Il 100 per cento cloud entro tre anni è un target ambizioso.

Mimi

È vero. Ma il fatto che siano passati dal 10 al 64 per cento in quattro anni suggerisce che sanno come muoversi.

Mark

E il progetto isywealth Europe? Quello sembra il pezzo più rischioso.

Mimi

Lo è. Duecento milioni di investimento, nessun ricavo immediato, per costruire una piattaforma di wealth management scalabile in Francia, Germania, Spagna.

Luke

Cioè, stanno scommettendo che il loro vantaggio nel wealth management domestico si possa replicare in altri mercati. Ma il wealth management è molto legato alle relazioni locali, ai consulenti, alla fiducia.

Mimi

Esatto. Per questo il modello è ibrido: digitale, ma anche consulenti e private banker. Non è una piattaforma puramente tecnologica.

Mark

Quindi il rischio è che investono 200 milioni e scoprano che il modello non scala come sperano?

Luke

Oppure che i tempi siano molto più lunghi di quanto il piano preveda. Ma il documento non dice quando si aspettano il break-even.

Mimi

No, non lo dice. È un progetto a lungo termine, chiaramente.

  • La corsa al cloud è già a metà strada: dal 10% del 2021 al 64% del 2025, con l'obiettivo del 100% entro il 2029, ogni anno che passa restringe il margine per i concorrenti.
  • Isytech, la piattaforma proprietaria sviluppata internamente, è la scommessa più rischiosa e più ambiziosa: costruire da sé il cuore tecnologico di una grande banca europea è una scelta che pochi osano fare.
  • Il progetto isywealth Europe richiede 200 milioni senza ricavi immediati, una tensione finanziaria deliberata che rivela quanto Intesa creda nella scalabilità del suo modello di wealth management oltre confine.
  • Francia, Germania e Spagna sono già nel mirino: il modello distributivo ibrido — digitale, consulenti, private banker e filiali — dovrà dimostrare che il vantaggio domestico è esportabile.
  • I numeri della prima fase parlano chiaro: produttività gestionale +23%, 95% dei prodotti retail digitali, 70% dei percorsi cliente omnicanale — la trasformazione non è più una promessa, è già misurabile.

Nel cuore di un'Europa bancaria in cerca di nuovi equilibri, Intesa Sanpaolo ha scelto di ridefinire la propria identità: non più soltanto una banca, ma un organismo ibrido dove la tecnologia e la gestione della ricchezza si intrecciano in un progetto decennale. Con oltre 10 miliardi investiti tra il 2022 e il 2029, il gruppo guidato da Carlo Messina trasforma anni di preparazione silenziosa in un'ambizione europea dichiarata. È la storia di un'istituzione che, avendo imparato a guardare agli altri, si ritrova ora ad essere guardata.

Intesa Sanpaolo non sta semplicemente aggiornando i propri sistemi informatici: sta riscrivendo la propria identità industriale. Il ceo Carlo Messina ha delineato questa visione nel piano al 2029, e i numeri della fase già conclusa ne confermano la solidità. Tra il 2022 e il 2025, il gruppo ha investito 5,6 miliardi in tecnologia, assunto oltre 2.400 specialisti e ottenuto risultati concreti: produttività gestionale cresciuta del 23%, costi unitari in calo, il 95% dei prodotti retail accessibili digitalmente. Massimo Proverbio, Chief Data, AI, Innovation and Technology Officer, sottolinea che otto anni fa Intesa guardava agli altri per orientarsi. Oggi sono gli altri a venire a osservare come lavora.

Il fulcro della seconda fase è Isytech, una piattaforma core cloud sviluppata interamente all'interno del gruppo. Una scelta coraggiosa, che punta a ridurre complessità e duplicazioni nei sistemi. Finora applicata al segmento retail, verrà estesa progressivamente ad altri segmenti e geografie. La quota di applicativi cloud-based è già passata dal 10% di fine 2021 al 64% di fine 2025, con l'obiettivo dichiarato di raggiungere il 100% entro il 2029. I 4,6 miliardi previsti per il prossimo quadriennio portano il totale complessivo a oltre 10 miliardi su due cicli di pianificazione.

L'ambizione più audace si chiama isywealth Europe: 200 milioni di investimenti, nessun ricavo immediato, ma l'obiettivo di trasformare la leadership domestica nel wealth management in una piattaforma scalabile da esportare in Francia, Germania e Spagna. In un contesto in cui il consolidamento transfrontaliero resta difficile, Intesa sceglie una via alternativa: sfruttare le partnership globali come quella con BlackRock, la forza della rete distributiva e un modello ibrido che mescola canali digitali, consulenti e private banker. Non è una scommessa a breve termine, ma la costruzione paziente di una posizione europea dove scala e tecnologia diventano i veri fattori competitivi.

Intesa Sanpaolo ha tracciato una strada chiara per i prossimi anni: diventare contemporaneamente una società tecnologica e una banca della ricchezza. Il ceo Carlo Messina ha esposto questa visione durante la presentazione del piano industriale del 2 febbraio, e il documento strategico al 2029 la conferma in ogni dettaglio. Non è una trasformazione che inizia oggi. Nel quadriennio 2022-2025, il gruppo ha già speso 5,6 miliardi in evoluzione tecnologica e assunto oltre 2.400 specialisti informatici. Massimo Proverbio, Chief Data, Ai, Innovation and Technology Officer, sottolinea che questi investimenti si collocano a un livello di eccellenza assoluta rispetto ai concorrenti europei.

I risultati di questa prima fase sono misurabili e concreti. La produttività della gestione è aumentata del 23 per cento. Quella dei progetti del 9 per cento. I costi unitari sono scesi mentre i livelli di servizio sono saliti. Il 95 per cento dei prodotti per i privati è oggi gestibile attraverso canali digitali. Il 70 per cento dei percorsi cliente è omnicanale, cioè fluido tra l'app e la filiale fisica. Isybank, la banca digitale del gruppo nata da questa trasformazione, rappresenta il simbolo più visibile di questo cambio di paradigma. Proverbio ricorda che otto anni fa Intesa guardava agli altri per capire cosa fare. Oggi sono gli altri che vengono a osservare come lavora Intesa.

Ma la tecnologia non si ferma, e nemmeno il piano di Intesa. Nei prossimi quattro anni, il gruppo investirà altri 4,6 miliardi in infrastrutture informatiche, portando il totale a oltre 10 miliardi su due cicli di pianificazione. Il fulcro di questa seconda fase è Isytech, una piattaforma core cloud sviluppata internamente. Non è una scelta banale: costruire una piattaforma proprietaria è una scommessa industriale e strategica coraggiosa, ma i frutti sono già visibili. Significa meno complessità nei sistemi, meno duplicazioni di processi, più standardizzazione. Isytech, finora estesa al segmento retail, verrà progressivamente allargata ad altri segmenti e geografie. L'obiettivo è abilitare i 500 milioni di euro di recupero di efficienza previsti dal piano. Una parte cruciale di questa strategia riguarda il passaggio verso il cloud: la quota di applicativi cloud-based è salita dal 10 per cento di fine 2021 al 64 per cento di fine 2025, con l'ambizione di raggiungere il 100 per cento entro fine 2029.

La formula "ricchezza più tecnologia" trova la sua espressione più ambiziosa nel progetto isywealth Europe. È un'iniziativa che richiede 200 milioni di investimenti e non genera ricavi immediati, ma mira a trasformare il vantaggio che Intesa possiede nel mercato domestico in una piattaforma scalabile da esportare in altri paesi europei. In un momento in cui il consolidamento transfrontaliero rimane difficile da realizzare, Intesa sceglie una strada alternativa: sfruttare i suoi punti di forza riconosciuti, cioè la leadership nel wealth management, le partnership globali come quella con BlackRock, e la forza della rete distributiva. Il target geografico è chiaro: Francia, Germania, Spagna, mercati dove il gruppo è già presente. Il modello distributivo sarà ibrido, mescolando canali digitali, consulenti, private banker e filiali internazionali. Non è una scommessa a breve termine, ma una costruzione paziente di una posizione europea nel segmento della gestione della ricchezza, dove la scala e la tecnologia diventano fattori competitivi decisivi.

Abbiamo investito molto sulla tecnologia e sulle persone, e a un livello di assoluta eccellenza in confronto ai nostri peer, e la trasformazione è in atto
— Massimo Proverbio, Chief Data, Ai, Innovation and Technology Officer
Non sono risparmi solo della tecnologia, ma anche resi possibili dalla tecnologia
— Massimo Proverbio
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