Gemelli, primo intervento mondiale con colla biologica radioattiva per tumore pancreas

Una paziente di 63 anni affetta da adenocarcinoma duttale del pancreas localmente avanzato ha ricevuto il primo intervento sperimentale al mondo con questa tecnologia innovativa.
Una tecnologia nata in Italia dal laboratorio al letto del paziente
Cinzia Marchese descrive il significato del primo intervento mondiale con la colla biologica radioattiva di BetaGlue.
Mark

Allora, una colla radioattiva dentro un tumore. Come funziona esattamente?

Mimi

La colla si attacca alle cellule tumorali e le irradia dall'interno. L'idea è ridurre il tumore nel tempo, fino a renderlo operabile.

Luke

Ma quanto tempo? E quanto si riduce? Questi sono i dati che ancora non abbiamo.

Mark

Perché proprio il pancreas? È un tumore particolarmente difficile?

Mimi

Sì. L'adenocarcinoma duttale pancreatico è aggressivo e spesso diagnosticato tardi. Molti pazienti non sono candidati a intervento chirurgico.

Luke

Giusto. E questa donna, sappiamo se il trattamento ha funzionato per lei?

Mimi

No, il trial è ancora in corso. Questa è la prima applicazione, non il risultato finale.

Mark

Chi ha sviluppato questa tecnologia?

Mimi

BetaGlue Therapeutics, una biotech italiana sostenuta da Fondazione Tech e Biomedical. È stato un percorso dalla ricerca al letto del paziente.

Luke

Quanto tempo ha impiegato? E quanti soldi? Questi dettagli aiuterebbero a capire se il modello è replicabile.

Mark

Il trial è solo italiano?

Mimi

No, coinvolge centri in Italia, Belgio e Gran Bretagna. È internazionale.

Luke

Quanti pazienti saranno arruolati in totale? Qual è l'endpoint primario dello studio? Questi dettagli non sono nel comunicato.

Mark

Cosa succede se funziona?

Mimi

Se il tumore si riduce abbastanza, il paziente potrebbe essere candidato a intervento chirurgico, che è ancora il trattamento più efficace per il cancro pancreatico.

Luke

E se non funziona? Quali sono i rischi noti della colla radioattiva? Quali effetti collaterali sono stati osservati finora?

  • Il tumore del pancreas localmente avanzato è tra i più letali proprio perché sfugge al bisturi: la maggior parte dei pazienti non è operabile al momento della diagnosi, e le opzioni terapeutiche raramente eliminano la malattia.
  • Per la prima volta al mondo, una colla biologica radioattiva chiamata YntraDose è stata iniettata direttamente nel tumore di una donna di 63 anni, con l'obiettivo di distruggerlo dall'interno e renderlo poi asportabile chirurgicamente.
  • Dietro la procedura c'è una catena costruita con cura: la biotech italiana BetaGlue Therapeutics ha sviluppato il farmaco, la Fondazione Tech e Biomedical lo ha finanziato, e il Gemelli lo ha portato al letto della paziente.
  • Il trial clinico internazionale — con centri in Italia, Belgio e Gran Bretagna — garantisce che questo non sia un esperimento isolato, ma un protocollo scientifico rigoroso destinato a produrre dati verificabili.
  • Nuovi pazienti verranno arruolati nei prossimi mesi e altri trattamenti sono già programmati per ottobre: la strada è aperta, ma i risultati definitivi restano ancora da scrivere.

Nel cuore di Roma, al Policlinico Gemelli, i medici hanno attraversato una soglia che nessuno aveva ancora varcato: iniettare una colla biologica radioattiva dentro un tumore del pancreas considerato inoperabile. La paziente, una donna di 63 anni, porta con sé il peso di una diagnosi tra le più difficili della medicina moderna, ma anche la speranza concreta che la scienza italiana possa trasformare l'inoperabile in operabile. Questo gesto — preciso, documentato, inserito in un trial internazionale — non è solo un primato tecnico, ma una domanda posta alla biologia: è possibile ridisegnare i confini di ciò che si può curare?

Al Policlinico Gemelli di Roma, nell'ottobre del 2026, i medici hanno compiuto qualcosa di inedito: hanno iniettato una colla biologica radioattiva direttamente dentro un tumore del pancreas. La paziente era una donna di 63 anni con un adenocarcinoma duttale localmente avanzato — il tipo più comune e tra i più ostici — cresciuto oltre i confini del pancreas e per questo inaccessibile alla chirurgia tradizionale. L'obiettivo non era guarirla in un solo gesto, ma creare le condizioni perché un tumore inoperabile potesse diventarlo.

La sostanza si chiama YntraDose, sviluppata dalla biotech italiana BetaGlue Therapeutics. Non è una chemioterapia classica: è una colla adesiva che contiene elementi radioattivi, progettata per attaccarsi alle cellule tumorali e distruggerle dall'interno nel tempo. La strategia è a due tempi — prima il trattamento biologico, poi, se il tumore si riduce abbastanza, il bisturi.

A guidare la procedura è stato Roberto Iezzi, direttore della radiologia interventistica del Gemelli, nell'ambito di un trial clinico internazionale coordinato dall'oncologo Giampaolo Tortora e che coinvolge ospedali in Italia, Belgio e Gran Bretagna. Cinzia Marchese, presidente della Fondazione Tech e Biomedical — che ha sostenuto BetaGlue fin dalle origini — ha descritto il momento come la prova che una tecnologia nata in Italia può percorrere l'intera catena: dal laboratorio al paziente.

Ciò che rende questa storia rilevante va oltre il primato tecnico. Il tumore pancreatico resta uno dei cancri con la prognosi più severa, e la maggior parte dei pazienti non è candidata all'intervento chirurgico. Un approccio capace di rendere operabile ciò che non lo era rappresenterebbe un cambiamento reale. Il trial prosegue, nuovi pazienti verranno arruolati, e altri trattamenti sono già programmati. I dati diranno se questa strada è promettente o se resterà un esperimento coraggioso senza seguito clinico.

Al Policlinico Gemelli di Roma, a ottobre del 2026, i medici hanno compiuto un gesto che nessuno aveva mai tentato prima: hanno iniettato una colla biologica radioattiva direttamente dentro un tumore del pancreas. La paziente era una donna di 63 anni con un adenocarcinoma duttale, il tipo di cancro pancreatico più comune, e il suo tumore era localmente avanzato — cresciuto oltre i confini del pancreas stesso — e per questo motivo i chirurghi tradizionali non potevano toccarlo. L'intervento rappresentava un tentativo di cambiare questa realtà, di creare le condizioni affinché un tumore considerato inoperabile potesse diventarlo.

La sostanza iniettata si chiama YntraDose, ed è stata sviluppata da BetaGlue Therapeutics, una azienda biotech italiana. Non è una chemioterapia nel senso tradizionale. È una colla — una sostanza adesiva — che contiene elementi radioattivi. L'idea è che questa colla si attacchi alle cellule tumorali, le marchi con radiazione, e nel tempo le distrugga dall'interno, riducendo il tumore fino al punto in cui un chirurgo potrebbe rimuoverlo completamente. È una strategia a due tempi: prima il trattamento biologico, poi, se tutto va bene, il bisturi.

Roberto Iezzi, direttore della radiologia interventistica al Gemelli, ha guidato la procedura. Lavora all'interno di un trial clinico internazionale più ampio, uno studio che coinvolge ospedali in Italia, Belgio e Gran Bretagna. Il principale investigatore del trial è Giampaolo Tortora, che dirige l'oncologia medica dello stesso ospedale. Questi nomi e questi ruoli importano perché indicano che quello che è accaduto non è un esperimento isolato, ma parte di un protocollo scientifico strutturato, sottoposto a controllo e a revisione.

Cinzia Marchese, presidente di Fondazione Tech e Biomedical — l'organizzazione che ha finanziato e sostenuto BetaGlue — ha descritto il momento come fondamentale. Ha parlato di un ecosistema, di una catena che va dalla ricerca di base al letto del paziente, e ha sottolineato che il ruolo della fondazione è proprio quello di costruire questa catena, di fare in modo che una tecnologia nata in Italia non rimanga confinata nei laboratori ma arrivi effettivamente a curare persone. Nel caso di BetaGlue, quella catena ha funzionato: l'idea è diventata un farmaco, il farmaco è entrato in sperimentazione clinica, e la sperimentazione clinica ha raggiunto il primo paziente.

Ciò che rende questa storia particolare non è solo l'innovazione tecnica — sebbene la combinazione di una colla biologica con elementi radioattivi sia effettivamente nuova — ma il fatto che il tumore pancreatico rimane uno dei cancri più difficili da trattare. La sopravvivenza a cinque anni per i pazienti con adenocarcinoma duttale localmente avanzato è ancora molto bassa. La maggior parte dei pazienti non è candidata a intervento chirurgico al momento della diagnosi. Questo significa che per molti, le opzioni si riducono a chemioterapia e radioterapia, trattamenti che controllano la malattia ma raramente la eliminano completamente. Un approccio che potesse rendere operabile un tumore precedentemente inoperabile rappresenterebbe un cambiamento significativo.

Il trial continua. Nuovi pazienti verranno arruolati nei prossimi mesi. Altri trattamenti sono già stati programmati per ottobre. Non sappiamo ancora se questa donna di 63 anni avrà il risultato sperato, se il tumore si ridurrà abbastanza da poter essere rimosso chirurgicamente, se la colla biologica radioattiva farà quello che è stata progettata per fare. Ma il fatto che il tentativo sia stato fatto, che sia stato documentato, che sia parte di uno studio internazionale, significa che il mondo medico avrà i dati per capire se questa strada è promettente o se rimane un esperimento interessante ma senza futuro clinico.

Vedere la tecnologia di BetaGlue raggiungere la sua prima applicazione clinica al mondo rappresenta un momento fondamentale e la conferma del valore concreto del progetto
— Cinzia Marchese, presidente di Fondazione Tech e Biomedical
Il ruolo che vogliamo avere: contribuire a creare le condizioni perché una tecnologia nata in Italia possa arrivare dal progetto alla sperimentazione clinica, fino al letto del paziente
— Cinzia Marchese
Möchten Sie die ganze Geschichte? Das Original lesen bei Adnkronos ↗
Kontakt FAQ