A Gaza, mentre i bombardamenti continuano a scuotere ciò che resta delle aule, il professor Hatem sceglie ogni giorno di tornare a insegnare — non per abitudine, ma per convinzione. Settecento cinquanta studenti uccisi, un cessate il fuoco che esiste solo sulla carta, e tuttavia la lezione non si interrompe. In questo gesto si condensa una delle domande più antiche dell'umanità: cosa significa custodire il futuro quando il presente è in macerie?
Il professor Hatem insegna a Gaza tra le bombe: «750 studenti uccisi, ma difendiamo il futuro»
L'educazione è l'unica difesa rimasta quando tutto crolla
Come fa un insegnante a continuare quando ha perso settecento cinquanta studenti? Non è paralizzante?
Per il professor Hatem, sembra che sia il contrario. Continua proprio perché ha perso così tanti. È come dire: non vi lascerò dimenticare, e non lascerò che la morte vinca sulla conoscenza.
Ma dobbiamo essere chiari: il cessate il fuoco esiste sulla carta. Amnesty International lo ha documentato. Non sappiamo esattamente quanti bombardamenti continuano o con quale frequenza le lezioni vengono interrotte.
Vero. Ma il fatto che insegni nonostante tutto questo è quello che conta per la comunità. È resistenza civile.
E i trecentoventisette bambini uccisi nel primo anno dopo l'accordo? Quel numero è verificato?
Viene da Save the Children Italia, quindi è una fonte affidabile, ma rappresenta un anno intero di perdite. Non sappiamo se il tasso è stabile, in aumento o in diminuzione.
Quello che sappiamo è che le scuole funzionano a intermittenza, gli edifici sono danneggiati, e nonostante tutto questo, insegnanti come Hatem tornano in classe.
Qual è il messaggio che vuole mandare?
Che l'educazione è l'unica cosa che non può essere bombardata via. Che il futuro della Palestina dipende da questo.
E questo è importante documentarlo, ma senza confondere la speranza con la realtà delle condizioni. Gaza rimane in crisi.
Le Pouls
- A un anno dall'accordo di cessate il fuoco, Gaza vive una contraddizione brutale: la pace è firmata, ma trecentoventisette bambini sono stati uccisi in quel primo anno di 'tregua'.
- Il professor Hatem ha perso settecento cinquanta studenti — non statistiche, ma volti e nomi strappati dalle classi che ancora cerca di tenere in piedi.
- Le scuole funzionano a intermittenza tra edifici danneggiati e risorse esaurite, mentre Amnesty International e Save the Children documentano violazioni continue e condizioni di vita critiche.
- Insegnare tra le bombe è diventato un atto di resistenza civile collettiva: una dichiarazione che il diritto all'istruzione non può essere cancellato dal conflitto.
- La ricostruzione che istituzioni come la Chiesa di Milano invocano non è solo materiale — è morale, culturale, e comincia dentro un'aula dove qualcuno ha ancora il coraggio di alzarsi e parlare.
A Gaza, mentre i bombardamenti continuano a scuotere ciò che resta delle aule, il professor Hatem sceglie ogni giorno di tornare a insegnare — non per abitudine, ma per convinzione. Settecento cinquanta studenti uccisi, un cessate il fuoco che esiste solo sulla carta, e tuttavia la lezione non si interrompe. In questo gesto si condensa una delle domande più antiche dell'umanità: cosa significa custodire il futuro quando il presente è in macerie?
Il professor Hatem insegna a Gaza mentre le bombe cadono. Ha perso settecento cinquanta studenti, eppure continua a presentarsi davanti alla classe, convinto che l'educazione sia l'unica difesa rimasta quando tutto il resto crolla. Per lui, stare in piedi davanti a chi rimane è un modo di affermare che il futuro della comunità palestinese non può essere cancellato dalla violenza.
A un anno dalla firma dell'accordo di cessate il fuoco, la realtà sul terreno smentisce la carta. Secondo i dati di Save the Children Italia, trecentoventisette bambini sono stati uccisi in quel primo anno. Amnesty International Italia ha documentato come le violazioni continuino e le infrastrutture civili restino vulnerabili. Le scuole funzionano a intermittenza, gli edifici sono danneggiati, le risorse scarseggiano.
Ogni lezione che il professor Hatem tiene è anche un'assenza: i volti di chi non c'è più pesano su ogni parola. Ma è al tempo stesso un messaggio per chi rimane — che la morte non ha l'ultima parola, che la conoscenza è una forma di continuità quando tutto sembra franare. Istituzioni come la Chiesa di Milano hanno riconosciuto che la ricostruzione non è solo materiale, ma morale e culturale.
Insegnare tra le bombe non è un gesto solitario di coraggio: è una dichiarazione collettiva che la società civile resiste, che la speranza non è un lusso ma una necessità, e che difendere il futuro significa, prima di tutto, educare chi lo abiterà.
Il professor Hatem continua a insegnare a Gaza nonostante i bombardamenti che scuotono le aule e la morte di settecento cinquanta dei suoi studenti. Per lui, stare in piedi davanti a una classe è un atto di resistenza civile, un modo di dire che il futuro della comunità palestinese non può essere cancellato dalle bombe. Le lezioni vanno avanti perché l'educazione, nella sua visione, è l'unica difesa rimasta quando tutto il resto crolla.
A un anno dalla firma dell'accordo di cessate il fuoco, Gaza rimane una zona dove la carta non corrisponde alla realtà. Il cessate il fuoco esiste formalmente, ma le condizioni sul terreno raccontano una storia diversa. Secondo i dati di Save the Children Italia, trecentoventisette bambini sono stati uccisi nel primo anno dopo l'accordo. Le scuole funzionano a intermittenza, gli edifici sono danneggiati, le risorse sono scarse. Eppure il professor Hatem e altri insegnanti come lui hanno scelto di tornare in classe.
La perdita di settecento cinquanta studenti non è un numero astratto per chi insegna. Sono volti, nomi, storie interrotte. Ogni lezione che il professor Hatem tiene è una lezione tenuta in assenza di chi non c'è più. Ma è anche una lezione per chi rimane, per dire che la morte non ha l'ultima parola, che la conoscenza e l'istruzione sono forme di continuità quando tutto intorno sembra frammentarsi.
Amnesty International Italia ha documentato come il cessate il fuoco sia rimasto largamente sulla carta. Le violazioni continuano, le infrastrutture civili rimangono vulnerabili, e le organizzazioni umanitarie segnalano che le condizioni di vita a Gaza sono rimaste critiche. La Chiesa di Milano e altre istituzioni hanno sottolineato l'importanza della vicinanza e del sostegno alle comunità colpite, riconoscendo che la ricostruzione non è solo materiale ma anche morale e culturale.
Per il professor Hatem, la scuola è il luogo dove questa ricostruzione inizia. Ogni lezione è un'affermazione che i giovani palestinesi meritano un'educazione, che il conflitto non deve rubare loro il diritto di imparare e di costruire un domani diverso. In questo senso, insegnare tra le bombe non è solo un gesto di coraggio personale, ma una dichiarazione collettiva: che la società civile continua, che la speranza non è un lusso ma una necessità, e che difendere il futuro significa, prima di tutto, educare chi lo abiterà.
Citations marquantes
Così difendiamo il futuro— Professor Hatem
Il cessate il fuoco esiste solo sulla carta— Amnesty International Italia