Greca 28enne salvata con trapianto di fegato record alle Molinette di Torino

Una giovane donna di 28 anni è stata salvata da una malattia genetica rara (morbo di Wilson) che l'aveva portata sull'orlo della morte con insufficienza multiorgano.
Un fegato nuovo nel suo ultimo giorno di vita
Eirini riflette su come il trapianto d'urgenza alle Molinette l'abbia salvata quando ormai la situazione sembrava irrecuperabile.
Mark

Come è stato possibile trovare un organo così rapidamente? Dodici ore sembra incredibilmente veloce.

Mimi

Il protocollo Italia-Grecia permette una collaborazione diretta tra i centri nazionali trapianti. Una volta attivato, la ricerca di un organo compatibile diventa prioritaria. In questo caso, l'organo è venuto da una regione vicina al Piemonte, il che ha accelerato tutto.

Luke

Ma non sappiamo da quale regione esattamente, né quanti pazienti erano in lista d'attesa in quel momento. La velocità potrebbe essere stata fortunata quanto organizzativa.

Mark

Tre mesi di degenza per le complicanze post-trapianto — è il tempo normale?

Mimi

Per un caso così grave, no. Normalmente un trapianto di fegato prevede una degenza più breve. Ma Eirini era arrivata in condizioni critiche, incosciente, con insufficienza multiorgano. Tre mesi di assistenza multidisciplinare riflette la complessità di quello che il suo corpo ha dovuto affrontare.

Luke

Il comunicato dice che le complicanze sono state trattate con successo, ma non specifica quali fossero. Sappiamo che ha richiesto l'intervento di otto specialità diverse, ma i dettagli clinici rimangono privati, come è giusto che sia.

Mark

Qual è il significato della collaborazione Italia-Grecia in questo contesto?

Mimi

Significa che due sistemi sanitari hanno deciso di condividere risorse e protocolli per salvare vite. Quando un paziente in Grecia è in fin di vita e l'Italia ha un centro di eccellenza e un organo disponibile, il sistema funziona. È medicina senza confini.

Luke

Vero, ma è anche un caso singolare. Non sappiamo quante altre richieste simili vengono elaborate ogni anno attraverso questo protocollo, o quale sia il tasso di successo complessivo. Questo è un lieto fine, ma non è detto che sia rappresentativo.

  • Una 28enne greca in insufficienza multiorgano aveva ore contate: il morbo di Wilson stava distruggendo il suo fegato ad Atene senza possibilità di intervento locale.
  • Il Centro nazionale trapianti di Roma ha attivato d'urgenza il protocollo Italia-Grecia, coordinando in poche ore un trasporto aereo medicalizzato verso Torino.
  • Un organo disponibile in una regione vicina ha reso possibile l'intervento appena dodici ore dopo il ricovero: dieci ore in sala operatoria per il 4.470esimo trapianto di fegato nella storia del centro.
  • Il decorso post-operatorio si è rivelato lungo e complesso, richiedendo tre mesi di cure multidisciplinari intensive prima che il corpo di Eirini trovasse stabilità.
  • Dimessa in pieno recupero psicofisico, la giovane si prepara a rientrare in Grecia, descrivendo la sua esperienza come un miracolo nato dalla collaborazione tra due paesi.

Nel momento in cui il corpo di una giovane donna di ventotto anni stava cedendo per una malattia genetica rara, la medicina ha attraversato i confini tra nazioni per restituirle il tempo che le era stato sottratto. Eirini, studentessa greca colta da un collasso multiorgano ad Atene, è stata trasportata d'urgenza a Torino dove, dodici ore dopo il ricovero, ha ricevuto un trapianto di fegato che le ha salvato la vita. La sua storia, consumatasi tra l'ottobre del 2026 e i mesi successivi alle Molinette della Città della salute e della scienza, ricorda che la sopravvivenza umana è spesso il frutto di una catena invisibile — fatta di protocolli, generosità e competenza condivisa tra popoli.

Eirini aveva ventotto anni e stava morendo. Studentessa greca nei Paesi Bassi, si trovava in Grecia quando il suo organismo ha cominciato a cedere: un'insufficienza epatica causata dal morbo di Wilson — malattia genetica rara che provoca l'accumulo di rame nel fegato — si era trasformata in un collasso multiorgano. All'ospedale Hippokration di Atene, i medici sapevano che le ore a disposizione erano pochissime.

La richiesta di aiuto è arrivata al Centro nazionale trapianti di Roma, che ha attivato il protocollo di collaborazione tra Italia e Grecia. Il professor Renato Romagnoli, direttore del Centro Trapianto Fegato di Torino, ha risposto immediatamente: un aereo medicalizzato è decollato verso Caselle, e Eirini è arrivata alle Molinette incosciente, intubata e ventilata meccanicamente. Dodici ore dopo il ricovero era già in sala operatoria, dove un organo disponibile da una regione vicina ha reso possibile un intervento durato circa dieci ore — il 4.470esimo trapianto di fegato nella storia del centro torinese.

Il recupero non è stato semplice. Tre mesi di degenza complessa hanno richiesto il lavoro coordinato di chirurghi, anestesisti, epatologi, nefrologi, infettivologi e radiologi. Ogni complicanza è stata affrontata, ogni crisi superata. Alla fine, il corpo ha retto.

Dimessa in pieno recupero, Eirini ha parlato di miracolo: l'Italia che risponde alla Grecia nell'ultimo giorno di vita, un fegato donato da uno sconosciuto, un'équipe multidisciplinare che trasforma una situazione precipitante in una seconda possibilità. Il direttore generale della Città della salute e della scienza, Livio Tranchida, ha sottolineato come l'ospedale sia diventato il luogo in cui collaborazione internazionale, competenza tecnica e generosità della donazione si incontrano per restituire la vita.

Eirini aveva ventotto anni e stava morendo. La giovane greca, che studiava nei Paesi Bassi, si trovava in Grecia quando il suo corpo ha cominciato a cedere — un'insufficienza epatica che si è trasformata rapidamente in un collasso multiorgano. All'ospedale Hippokration General Hospital di Atene, i medici hanno riconosciuto la causa: il morbo di Wilson, una malattia genetica rara caratterizzata dall'accumulo progressivo di rame nel fegato. Le ore che le restavano si contavano sulle dita di una mano.

La richiesta di aiuto è arrivata al Centro nazionale trapianti di Roma, che ha attivato il protocollo di collaborazione tra Italia e Grecia per i trapianti d'organo. Il professor Renato Romagnoli, direttore del Centro Trapianto Fegato di Torino e coordinatore regionale dei trapianti per il Piemonte e la Valle d'Aosta, ha risposto immediatamente. Quello che è seguito è stato un coordinamento medico di precisione: un velivolo medicalizzato è decollato verso l'aeroporto di Caselle, e Eirini è arrivata alle Molinette della Città della salute e della scienza in condizioni critiche, incosciente, intubata e ventilata meccanicamente.

Dodici ore dopo il suo arrivo in ospedale, era già in sala operatoria. Un organo era diventato disponibile da una regione vicina — il tempismo che in questi casi significa la differenza tra la vita e la morte. L'intervento è durato circa dieci ore ed è stato il 4.470esimo trapianto di fegato eseguito a Torino nella storia del centro.

Ciò che è accaduto dopo l'intervento è stato altrettanto critico. Il decorso post-trapianto si è rivelato complesso, e Eirini ha trascorso tre mesi ricoverata alle Molinette. Non è stato un recupero lineare: ha richiesto il lavoro coordinato di chirurghi dei trapianti, anestesisti, medici di rianimazione, epatologi, nefrologi, specialisti in malattie infettive e radiologi, sia diagnostici che interventisti. Ogni complicanza è stata affrontata, ogni crisi gestita. Alla fine, il corpo ha retto.

Quando è stata dimessa, Eirini era in pieno recupero psicofisico, con i medici che prevedevano il suo rientro in Grecia in tempi brevi. Lei stessa ha parlato di un miracolo — di come l'Italia abbia risposto alla Grecia nel suo ultimo giorno di vita, di come un fegato nuovo le sia stato donato, di come l'eccellenza multidisciplinare dei professionisti delle Molinette abbia trasformato una situazione che sembrava ormai precipitare definitivamente. Livio Tranchida, direttore generale della Città della salute e della scienza, ha sottolineato come l'ospedale sia diventato qualcosa di più di una struttura medica: un luogo dove la collaborazione internazionale, la competenza tecnica e la generosità della donazione d'organi si incontrano per restituire la vita.

Un vero miracolo della vita. L'Italia per la Grecia. Un grande dono della vita: un fegato nuovo.
— Livio Tranchida, direttore generale della Città della salute e della scienza
Mi hanno salvato la vita nel mio ultimo giorno
— Eirini, la paziente
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