Garlasco, documenti del 2007 riaccendono dubbi su accessi e analisi del Dna

Chiara Poggi è stata uccisa il 13 agosto 2007; Alberto Stasi è stato condannato a 16 anni di carcere.
Il risultato finale non regge, però aver fatto quadrare tanti elementi
Andrea Sempio critica la ricostruzione dell'accusa nel caso Garlasco, sostenendo che gli elementi non si incastrano logicamente.
Mark

Perché questi documenti del 2007 importano adesso, dopo quasi vent'anni?

Mimi

Perché contraddicono quello che gli stessi ufficiali hanno detto ai magistrati di Pavia. Se Marino non ricordava il campione di sangue dalla salma, come possiamo fidarci della spiegazione su perché hanno usato il cucchiaino?

Luke

Ma aspetta — il verbale del 4 settembre dice che il prelievo c'è stato. Marino dice di non ricordare. Sono due cose diverse. Non sappiamo se il campione è stato effettivamente trasmesso o perso, o se Marino semplicemente non lo ricorda.

Mark

E il cucchiaino con i 2,78 nanogrammi identici ai pedali della bici?

Mimi

È quello che fa paura. Una coincidenza così precisa suggerisce uno scambio di provette, non un errore casuale.

Luke

Suggerisce, sì. Ma non lo prova. E non sappiamo ancora se il campione della salma era disponibile quando hanno testato il cucchiaino. Potrebbero averlo perso, potrebbero non averlo mai ricevuto.

Mark

La difesa di Stasi sta chiedendo nuovi accertamenti. Su cosa?

Mimi

Su impronte nel bagno, sul test al luminol della macchina, sulla scarpa di Sempio. Stanno cercando di mostrare che la catena di prove non regge.

Luke

Quello che non è chiaro è se questi nuovi accertamenti possono davvero riaprire il caso o se sono solo tentativi di seminare dubbio. Stasi è stato condannato a 16 anni. Serve qualcosa di più solido di «forse c'è stato uno scambio».

Mark

Sempio dice che il racconto dell'accusa non regge.

Mimi

Dice che è follia, che ha paura di essere vittima di un errore. Ma è indagato, quindi ha interesse a dire questo.

Luke

Esatto. E questo è il punto: non sappiamo ancora se la revisione del processo troverà errori veri o se scoprirà che le prove, pur imperfette, reggono comunque.

  • La pm Muscio negò due volte l'accesso al comandante Ris Garofano nella villa Poggi nel settembre 2007
  • Un verbale del 4 settembre 2007 attesta il prelievo di sangue dalla salma come campione di confronto, ma il capitano Marino ha detto di non ricordarlo
  • Sul cucchiaino trovato in cucina risultarono 2,78 nanogrammi di Dna di Chiara, identici nei decimali ai pedali della bici di Stasi
  • Alberto Stasi è stato condannato a 16 anni per l'omicidio di Chiara Poggi del 13 agosto 2007
  • La difesa di Stasi prepara una nuova istanza di revisione con accertamenti su impronte, test al luminol e compatibilità di scarpe

La pm Muscio negò due volte l'accesso al comandante Ris Garofano nella villa Poggi nel settembre 2007, secondo i verbali dell'epoca. Un verbale del Ris del 4 settembre attesta il prelievo di sangue dalla salma come campione di confronto, ma il capitano Marino ha detto di non ricordarlo.

Nel caso Garlasco emergono documenti del 2007 che contraddicono testimonianze su campioni biologici e accessi alla villa. La difesa di Stasi chiede nuovi accertamenti per una revisione del processo.

Nel settembre del 2007, mentre le indagini sull'omicidio di Chiara Poggi erano ancora fresche, il comandante del Ris di Parma Luciano Garofano chiese per due volte di accedere alla villetta della famiglia per partecipare alle operazioni tecniche. La procuratrice di Vigevano Rosa Muscio disse no entrambe le volte. I verbali di quei giorni, riemersi ora, documentano il rifiuto: il 9 settembre Muscio spiegò che gli accertamenti tecnici irripetibili erano riservati ai legali della difesa e ai loro consulenti. Garofano non entrò in casa. Lasciò le pertinenze il 5 settembre verso le 13.30, senza aver effettuato alcun accesso.

Ma i documenti di quasi vent'anni fa raccontano anche un'altra storia, quella di un campione biologico che sembra essersi perso nei meandri della catena di custodia. Un verbale del Ris datato 4 settembre 2007, firmato anche dal capitano Alberto Marino, attesta il prelievo di sangue dalla salma di Chiara come campione di confronto. Un altro verbale, del 7 settembre, parla di «tracce della vittima». Eppure quando Marino è stato sentito dai magistrati di Pavia il 10 settembre scorso — diciannove anni dopo — ha detto di non ricordare che quel campione fosse stato trasmesso. Ha spiegato così perché il Ris avesse usato il cucchiaino trovato in cucina per isolare il Dna della ragazza: forse non glielo avevano mandato, forse non c'era un campione di confronto. I pm ora vogliono capire perché non sia stato usato il dato dell'autopsia.

Il cucchiaino è diventato centrale nella costruzione dell'accusa contro Alberto Stasi, condannato a 16 anni per l'omicidio della ex fidanzata. Su quel cucchiaio risultarono 2,78 nanogrammi attribuiti al Dna di Chiara. Lo stesso valore, identico nei decimali, comparve sui pedali della bicicletta di Stasi. Una coincidenza così precisa da sembrare impossibile. Oggi gli inquirenti studiano l'ipotesi di uno scambio di provette, di un errore nella gestione dei campioni che avrebbe potuto alterare il corso di un processo.

La difesa di Stasi, rappresentata da Giada Bocellari e Antonio De Rensis, sta costruendo una nuova istanza di revisione. Negli ultimi anni hanno fatto emergere dettagli che il primo processo aveva sottovalutato o ignorato. Nel bagno al piano terreno della villa, sul dispenser del sapone, per decenni si è creduto ci fossero solo due impronte, entrambe di Stasi. Ma quando il Ris ha esaminato di nuovo il reperto con tecniche più sofisticate, ha trovato molteplici contatti papillari sovrapposti. Solo due erano attribuiti all'ex fidanzato. Gli altri, secondo il Ris, erano frammentari e non utili al confronto, e non furono nemmeno elencati. Per anni nessuno aveva pesato questa scoperta. Poi divenne un indizio di colpevolezza: Stasi si sarebbe lavato le mani, avrebbe ripulito il lavabo e riposizionato il dispenser pulito, lasciando le sole due impronte come traccia del suo passaggio.

La difesa sta anche riesaminando i test al luminol del 2007, quelli che avrebbero dovuto rilevare tracce di sangue nella Golf di Stasi. Dai verbali del 10 e dell'11 settembre risulta che furono saggiate le pedanine poggia piedi e la regione sottostante, non i tappetini veri e propri. L'esito fu negativo. Ora i consulenti della difesa stanno passando ai raggi X l'auto, cercando di smontare l'idea che fosse «intonsa» e che le suole di Stasi fossero prive di sangue — elementi che l'accusa aveva usato come indizi di colpevolezza.

Sul fronte di Andrea Sempio, indagato in una nuova inchiesta chiusa il 28 settembre, la difesa sta preparando memorie da depositare entro il 18 ottobre. I consulenti hanno calcolato l'intervallo tra le prime lesioni e la morte di Chiara: plausibilmente tra 30 e 60 minuti, prudentemente non inferiore a 15-30 minuti. Hanno anche verificato la compatibilità di una scarpa Frau numero 42 con il piede di Sempio. A Porta a Porta, Sempio ha definito «tirato per i capelli» il racconto dell'accusa: ossessione da video non visti, una telefonata, una porta aperta o uno scavalcamento in cortile in attesa dei gatti poi trovati in casa. «Aver fatto quadrare tanti elementi», ha detto, «però il risultato finale non regge». La storia del caso Garlasco continua a trasformarsi, alimentata da documenti dimenticati e da dubbi che non riescono a trovare risposta.

Forse non ce lo hanno mandato, non c'è un campione di confronto
— Capitano Alberto Marino, spiegando perché il Ris avesse usato il cucchiaino per isolare il Dna di Chiara
Aver fatto quadrare tanti elementi, però il risultato finale non regge
— Andrea Sempio, indagato nel caso Garlasco, a Porta a Porta
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