Energy Dome inaugura hub manifatturiero a Piacenza con 6,5 milioni di investimenti

Dall'Italia nasce una tecnologia capace di scalare i mercati mondiali
Il fondatore di Energy Dome sottolinea come il nuovo hub di Piacenza rappresenti la capacità italiana di competere globalmente nella transizione energetica.
Mark

Cosa rende questa inaugurazione importante per l'Italia in questo momento?

Mimi

Energy Dome sta dimostrando che possiamo sviluppare tecnologie critiche per la transizione energetica senza dipendere da fornitori esterni. La Co2 Battery risolve un problema reale: come immagazzinare l'energia rinnovabile quando il sole e il vento producono più di quanto la rete possa consumare.

Luke

Ma quanta di questa energia immagazzinata è già in uso? Dicono 2 GWh contrattualizzati o in esercizio, ma non sappiamo quanti di questi progetti sono effettivamente operativi e quanti sono ancora in fase di sviluppo.

Mark

E il piano di crescita? 6,5 milioni per triplicare la capacità entro il 2028 sembra ambizioso.

Mimi

È un investimento significativo per un'azienda che sta ancora scalando. Passare da un numero non specificato di dipendenti a 80-90 persone, triplicando la produzione, richiede infrastrutture, formazione, supply chain affidabili.

Luke

Vero, ma non sappiamo quanto personale hanno oggi. Triplicare da un numero sconosciuto non ci dice se è una crescita realistica o ottimistica.

Mark

I partner internazionali come Google e Engie danno credibilità?

Mimi

Sì, perché questi non sono investitori casuali. Se Google e Engie stanno contrattualizzando progetti con Energy Dome, significa che vedono la tecnologia come affidabile e scalabile.

Luke

Però non sappiamo i termini di questi contratti. Sono ordini fermi o accordi di sviluppo? La differenza è enorme.

Mark

E il programma globale di oltre 30 GWh?

Mimi

È il vero indicatore di ambizione. Se riescono a realizzare anche una frazione di questo, cambierà il panorama dello storage energetico in Europa.

Luke

Ma è un programma, non una promessa. Programmi cambiano, progetti slittano. Quello che conta è quanti di questi 30 GWh diventeranno reali nei prossimi tre o cinque anni.

  • Le reti elettriche mondiali soffrono di un'instabilità strutturale: le rinnovabili producono energia in modo discontinuo, e senza sistemi di accumulo efficaci, quella energia in eccesso va semplicemente perduta.
  • Energy Dome risponde con la Co2 Battery, una tecnologia proprietaria che cattura l'energia in surplus usando anidride carbonica e la restituisce alla rete quando la domanda lo richiede, con oltre 2 GWh già contrattualizzati o in esercizio.
  • L'hub di Piacenza, inaugurato alla presenza del viceministro Valentini e del vicepresidente regionale Colla, è già un centro di distribuzione attivo verso quattro continenti, con partner globali come Google, Engie e Alliant Energy.
  • Con 6,5 milioni di euro investiti, l'azienda punta a triplicare la capacità produttiva e portare l'organico a 80-90 addetti entro il 2028, mentre il portafoglio complessivo di progetti supera già i 30 GWh.
  • Il messaggio del fondatore Claudio Spadacini è esplicito: Piacenza non è solo una fabbrica, ma la prova che l'Italia può generare tecnologie scalabili globalmente e contribuire alla costruzione di catene di approvvigionamento energetico autonome in Europa.

A Piacenza, nel cuore dell'Emilia-Romagna, una giovane azienda italiana ha scelto di scommettere sull'anidride carbonica come chiave per risolvere uno dei paradossi più profondi della transizione energetica: l'energia pulita esiste, ma non sempre quando serve. Con un investimento di 6,5 milioni di euro e la presenza di figure istituzionali di primo piano, Energy Dome ha inaugurato un hub manifatturiero che ambisce a diventare un nodo globale della sovranità tecnologica europea, dimostrando che l'innovazione di frontiera può nascere e crescere in Italia.

A Piacenza, Energy Dome ha inaugurato un nuovo hub manifatturiero dedicato alla sua tecnologia Co2 Battery, alla presenza del viceministro delle Imprese Valentino Valentini, del vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Vincenzo Colla e del sindaco Katia Tarasconi. L'investimento complessivo ammonta a 6,5 milioni di euro, con l'obiettivo di triplicare la capacità produttiva e portare l'organico tra gli 80 e i 90 addetti entro il 2028.

La Co2 Battery è un sistema di accumulo energetico che utilizza l'anidride carbonica per catturare l'energia prodotta in eccesso dalle fonti rinnovabili e rilasciarla quando la domanda lo richiede. Questa soluzione affronta direttamente il problema della discontinuità delle rinnovabili, contribuendo a stabilizzare le reti elettriche su scala globale. Il sito di Piacenza distribuisce già componenti verso quattro continenti, con oltre 2 GWh di progetti contrattualizzati o in esercizio e un portafoglio complessivo che supera i 30 GWh.

Il fondatore e amministratore delegato Claudio Spadacini ha sottolineato come l'inaugurazione vada oltre la semplice espansione produttiva: rappresenta la dimostrazione che l'Italia è capace di sviluppare tecnologie di frontiera competitive sui mercati internazionali. L'azienda ha costruito una filiera interamente europea e collabora con partner di rilievo globale come Google, Engie, Ntpc e Alliant Energy. L'hub di Piacenza non è un punto d'arrivo, ma una tappa in una traiettoria di crescita che punta a consolidare il ruolo dell'Italia nell'innovazione energetica mondiale.

A Piacenza, nella provincia dell'Emilia-Romagna, Energy Dome ha aperto le porte di un nuovo centro manifatturiero dedicato alla produzione di componenti per i suoi sistemi di accumulo energetico basati sulla tecnologia Co2 Battery. L'inaugurazione, avvenuta in ottobre, ha riunito figure istituzionali di rilievo: il viceministro delle Imprese e del Made in Italy Valentino Valentini, il vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Vincenzo Colla e il sindaco di Piacenza Katia Tarasconi. L'evento segna un momento significativo per l'azienda, che da anni lavora su una tecnologia proprietaria pensata per affrontare uno dei problemi centrali della transizione energetica globale.

L'investimento complessivo destinato a questo hub ammonta a 6,5 milioni di euro. Con questi fondi, Energy Dome intende triplicare la capacità produttiva della struttura e aumentare significativamente il numero di dipendenti: entro il 2028, l'organico dovrebbe crescere fino a raggiungere tra gli 80 e i 90 addetti. Attualmente, il sito di Piacenza funge da centro nevralgico per la distribuzione di componenti verso quattro continenti diversi, alimentando una rete globale di progetti che rappresentano una potenza installata già contrattualizzata o in esercizio superiore ai 2 GWh.

La tecnologia su cui si fonda l'intera operazione è la Co2 Battery, un sistema di accumulo che sfrutta l'anidride carbonica come mezzo di stoccaggio energetico. Secondo la visione dell'azienda, questa soluzione affronta direttamente il problema della discontinuità intrinseca alle fonti rinnovabili: quando il sole splende troppo forte o il vento soffia con intensità eccessiva, gli impianti producono più energia di quanta la rete possa consumare in quel momento. La Co2 Battery consente di catturare questa energia in eccesso, evitando che vada dispersa, e di rilasciarla quando la domanda aumenta o la produzione rinnovabile cala. In questo modo, il sistema contribuisce a stabilizzare le reti elettriche su scala mondiale, un obiettivo cruciale per permettere una penetrazione sempre maggiore di fonti pulite nel mix energetico globale.

Claudio Spadacini, fondatore e amministratore delegato di Energy Dome, ha sottolineato durante l'inaugurazione che l'apertura del centro di Piacenza rappresenta qualcosa di più di una semplice espansione produttiva. Secondo lui, l'evento dimostra che l'Italia possiede la capacità di generare e sviluppare tecnologie all'avanguardia capaci di competere e scalare sui mercati internazionali. Ha evidenziato come i componenti prodotti a Piacenza raggiungono già l'America, l'Asia e l'Europa, trasformando il Made in Italy industriale in un protagonista della sovranità tecnologica e della transizione energetica globale. Questo messaggio risuona in un contesto dove molti paesi europei cercano di ridurre la dipendenza da tecnologie sviluppate altrove e di costruire catene di approvvigionamento più autonome.

L'azienda ha costruito una filiera completamente europea per garantire sia la sovranità tecnologica che quella energetica. Tra i partner che collaborano con Energy Dome figurano nomi di rilievo internazionale: Google, Engie, Ntpc e Alliant Energy. Questi accordi testimoniano la fiducia che grandi operatori globali ripongono nella soluzione proposta. Il programma futuro di Energy Dome è ancora più ambizioso: oltre ai 2 GWh già contrattualizzati o in esercizio, l'azienda sta sviluppando un portafoglio di progetti che supera i 30 GWh complessivi. Questo significa che, nei prossimi anni, la capacità produttiva dell'hub di Piacenza dovrà crescere ulteriormente per soddisfare una domanda che appare in continua espansione. L'inaugurazione di oggi rappresenta dunque non un punto di arrivo, ma una tappa intermedia in una traiettoria di crescita che l'azienda intende proseguire nei prossimi anni, consolidando la posizione dell'Italia come centro di innovazione energetica.

Oggi non apriamo soltanto un sito industriale, ma dimostriamo che dall'Italia può nascere e svilupparsi una tecnologia di frontiera capace di scalare i mercati mondiali
— Claudio Spadacini, fondatore e amministratore delegato di Energy Dome
La Co2 Battery punta a risolvere la discontinuità delle fonti rinnovabili, evitare lo spreco di energia pulita nei momenti di over-production e garantire la stabilità delle reti elettriche su scala mondiale
— Claudio Spadacini
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