Electrolux ritira i licenziamenti: uscite volontarie al posto degli esuberi

Circa 4.500 lavoratori in cinque stabilimenti italiani rimangono interessati da potenziali esuberi, anche se gestiti attraverso uscite volontarie incentivate anziché licenziamenti forzati.
Gli esuberi rimangono, solo il metodo cambia
La Uilm sottolinea che la proposta di Electrolux riduce i licenziamenti forzati ma non elimina la perdita di posti di lavoro.
Mark

Perché Electrolux ha cambiato idea così drasticamente in cinque mesi?

Mimi

Il governo ha fatto pressione forte, soprattutto il ministro Urso. Ha chiesto un nuovo piano entro ottobre e ha portato il caso al livello europeo. L'azienda ha capito che i licenziamenti forzati sarebbero stati politicamente insostenibili.

Luke

Ma non è cambiato il fatto che l'azienda vuole ridurre i costi. Ha solo cambiato il metodo. Gli esuberi rimangono, solo che adesso sono «volontari».

Mark

Cosa significa esattamente «volontario» in questo contesto?

Mimi

Significa che l'azienda apre una procedura di esubero, ma il lavoratore può scegliere di accettare l'incentivo e andarsene, oppure restare. Non è un licenziamento forzato.

Luke

Però formalmente è ancora un licenziamento. E se accetti l'incentivo, accedi alla Naspi. Il punto è: quanto è generoso quell'incentivo? Non lo sappiamo ancora.

Mark

Quanti posti di lavoro sono davvero a rischio?

Mimi

Ufficialmente 1.250 uscite volontarie in tre anni. Ma la Uilm dice che gli esuberi reali sono 1.385, perché ci sono 135 contratti a termine che non verranno rinnovati.

Luke

E poi ci sono i 90 contratti già scaduti e gli 80 dipendenti che se ne sono andati da soli durante la vertenza. Il numero totale dipende da come conti.

Mark

Cerreto d'Esi è davvero salva?

Mimi

Dipende da chi parli. Il ministero dice che non chiuderà. La Fiom dice che la produzione continuerà. La Uilm dice che Electrolux ha confermato la chiusura, ma offre di trovare un nuovo investitore.

Luke

Nessuno sa davvero cosa succederà. È il punto più controverso e sarà il banco di prova del 29 ottobre.

Mark

I sindacati firmeranno l'accordo?

Mimi

Dipende da cosa succede su Cerreto e da quanto scendono ancora gli esuberi. Fim e Fiom sono più aperti. La Uilm è molto critica e dice che i tempi sono troppo stretti.

Luke

E il governo ha promesso strumenti «straordinari» nella legge di Bilancio, ma non ha detto quali. Questo è un buco nel piano.

Mark

Questo è successo prima con Beko?

Mimi

Esattamente lo stesso schema. Nel 2025, Beko ha ridotto gli esuberi da 1.935 a meno di mille uscite volontarie, con incentivi fino a 90mila euro. A novembre più della metà aveva accettato.

Luke

Ma Siena ha chiuso comunque. Adesso Invitalia e il Comune cercano un nuovo investitore. Il modello funziona per ridurre il conflitto immediato, ma non garantisce che i posti tornino.

  • Electrolux ritira 1.700+ licenziamenti unilaterali annunciati a maggio 2026
  • Propone fino a 1.250 uscite volontarie incentivate in tre anni con 90 milioni di investimenti
  • Circa 4.500 lavoratori interessati in cinque stabilimenti italiani
  • Accordo atteso il 29 ottobre 2026, prima della riorganizzazione globale del gruppo a novembre
  • Cerreto d'Esi rimane il nodo più controverso: chiusura confermata o reindustrializzazione?

L'azienda svedese abbandona i licenziamenti forzati a favore di uscite volontarie per massimo 1.250 lavoratori distribuiti in tre anni con ammortizzatori sociali. Il piano prevede 90 milioni di euro di investimenti e un percorso di reindustrializzazione per lo stabilimento marchigiano di Cerreto d'Esi, coinvolgendo circa 4.500 dipendenti in cinque siti.

Electrolux ritira i 1.700 licenziamenti unilaterali annunciati a maggio, proponendo invece fino a 1.250 uscite volontarie incentivate in tre anni con 90 milioni di investimenti. L'accordo finale è atteso per il 29 ottobre, ma i sindacati restano cauti sul futuro di Cerreto d'Esi.

Cinque mesi di trattative hanno portato a una piega diversa. Lunedì 5 ottobre, al tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Electrolux ha ritirato i licenziamenti unilaterali che aveva annunciato a maggio: oltre 1.700 esuberi che avrebbero potuto colpire i suoi cinque stabilimenti italiani senza il consenso dei dipendenti. Al loro posto, la multinazionale svedese propone uscite volontarie incentivate per un massimo di 1.250 lavoratori distribuiti in tre anni, accompagnate da ammortizzatori sociali, 90 milioni di euro di investimenti e un percorso di reindustrializzazione per lo stabilimento di Cerreto d'Esi, in provincia di Ancona. È un cambio di rotta, ma non ancora un accordo firmato. Il governo e l'azienda puntano a chiudere l'intesa il 29 ottobre, prima che il gruppo globale di Electrolux avvii una riorganizzazione prevista per novembre.

La differenza sostanziale è nella volontarietà. Con il piano di maggio, l'azienda avrebbe potuto avviare procedure di licenziamento collettivo anche contro la volontà dei dipendenti; a giugno, a Cerreto d'Esi, le procedure erano già pronte a partire. Adesso, secondo il meccanismo della non opposizione già usato in altre crisi industriali, lascerà l'azienda solo chi accetta l'incentivo economico. Formalmente si tratta ancora di un licenziamento, il che consente in genere di accedere alla Naspi, l'indennità di disoccupazione. Ma la scelta rimane nelle mani del lavoratore. I dettagli restano da definire: l'importo degli incentivi, che varierà in base all'età e all'anzianità; la ripartizione tra i cinque siti interessati (Forlì, Susegana in provincia di Treviso, Porcia in provincia di Pordenone, Solaro in provincia di Milano, e Cerreto d'Esi); e quale cassa integrazione verrà usata e per quanto tempo nei tre anni del piano.

I numeri, però, rimangono un punto di frizione. Secondo la Uilm, gli esuberi reali sono ancora 1.385: ai 1.250 vanno aggiunti 135 lavoratori a termine il cui contratto non verrebbe rinnovato. Il sindacato ricorda inoltre che 90 contratti sono già scaduti e che 80 dipendenti hanno lasciato l'azienda di propria iniziativa durante i mesi della vertenza. Circa 4.500 lavoratori complessivi rimangono interessati dalla situazione nei cinque stabilimenti tra Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Marche.

Il nodo più controverso resta Cerreto d'Esi. Il piano di maggio prevedeva la chiusura dello stabilimento marchigiano, che produce cappe aspiranti. Su questo punto le versioni divergono. Il ministero parla di «nessuno stabilimento chiuso» e di un percorso di reindustrializzazione. La Fiom-Cgil riferisce che la reindustrializzazione partirà senza interrompere la produzione. La Uilm sostiene invece che Electrolux abbia confermato la decisione di chiusura, offrendo per ora solo una disponibilità generica a favorire l'arrivo di un nuovo investitore. Questo chiarimento sarà uno dei banchi di prova del tavolo del 29 ottobre.

I sindacati hanno accolto la svolta con toni diversi. Fim-Cisl parla di miglioramento rispetto al piano iniziale e sottolinea che sono stati confermati volumi, investimenti e mantenimento dei prodotti in Italia, anche se chiede garanzie sulla gamma dei prodotti. Fiom-Cgil considera il ritiro dei licenziamenti un «cambio di passo importante», ma per firmare chiede il mantenimento della struttura occupazionale, della ricerca e sviluppo e della manifattura, la continuità produttiva a Cerreto d'Esi e nuove assunzioni per sostituire chi esce volontariamente. La Uilm è la più critica: per arrivare a un accordo bisogna salvare Cerreto d'Esi e ridurre ancora gli esuberi, e giudica inoltre troppo stretti i tempi chiesti dall'azienda per chiudere entro ottobre.

Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha definito la nuova proposta l'apertura di «una fase nuova». Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, presente al tavolo, ha definito «inaccettabile» il piano originario e ha indicato come priorità mantenere centrale il sito di Porcia. Per sostenere il piano, il governo si è detto pronto a usare strumenti «anche straordinari» con la prossima legge di Bilancio, anche se non è ancora stato chiarito quali saranno.

Questo schema non è nuovo nel settore degli elettrodomestici. Nel caso Beko Europe, l'ex Whirlpool, nell'aprile 2025 gli esuberi sono scesi da 1.935 a meno di mille uscite volontarie, con incentivi fino a 90mila euro in base all'età e 300 milioni di investimenti nel triennio 2025-2027. Lo stabilimento di Siena ha chiuso la produzione ed è stato poi acquistato da Invitalia e dal Comune per cercare nuovi investitori. A novembre 2025 oltre la metà degli esuberi aveva accettato l'uscita incentivata. Il modello riduce l'impatto sociale immediato, ma non cancella gli esuberi: i posti di lavoro diminuiscono comunque, solo in modo più graduale e senza licenziamenti forzati. La tenuta degli accordi dipende però dal rispetto degli investimenti promessi e dal successo delle reindustrializzazioni, che richiedono anni.

Sullo sfondo resta la crisi dell'intero settore in Europa. Secondo Urso, negli ultimi sei anni hanno chiuso 25 stabilimenti di elettrodomestici nel continente, e per questo il ministro ha portato il caso Electrolux al Consiglio Competitività dell'Unione europea di settembre. Electrolux, dal canto suo, indica costi di acciaio, energia e lavoro ormai insostenibili per produrre in Europa. Il tavolo del 29 ottobre dirà se questa vertenza seguirà il percorso di Beko o se le divergenze su Cerreto d'Esi e sui numeri reali degli esuberi impediranno un accordo.

Si apre una fase nuova
— Adolfo Urso, ministro delle Imprese
Il piano originario era inaccettabile; priorità è mantenere centrale il sito di Porcia
— Luca Ciriani, ministro per i Rapporti con il Parlamento
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