De Martino: Sanremo popolare non populista, mi ispiro a Baudo

Faccio il mio Sanremo e mi diverto. Alla fine è una gara di canzoni
De Martino spiega il suo approccio al Festival, ispirandosi al metodo di Pippo Baudo.
Mark

Perché ha cambiato idea su Sanremo in così poco tempo? Un anno fa era un no categorico.

Mimi

Ha detto che la contraddizione è la forma più grande di espressione. Ma credo che il vero cambio sia stato sentire la Rai compatta dietro di lui. Non è stato un capriccio, è stata una valutazione razionale: l'occasione giusta, al momento giusto, con il supporto giusto.

Luke

Ma cosa significa "Rai compatta"? È una frase che sentiamo spesso. Quante persone ha effettivamente parlato con lui? Quali dirigenti? Il racconto è emotivo, ma i dettagli concreti sono pochi.

Mark

Ha anche parlato della morte di suo padre. È una ragione personale o una spiegazione che serve a giustificare il cambio?

Mimi

Credo sia genuino. Ha detto che la perdita lo ha fatto riflettere sulla brevità del tempo. Non è una scusa, è un contesto. Ma è anche vero che potrebbe averlo reso più disponibile a rischi che prima non avrebbe corso.

Luke

Sulla questione populista contro popolare: è una distinzione reale o semantica? Dice che il Festival sarà giudicato su ascolti e streaming, quindi popolare per definizione. Ma allora cosa significa "popolare" in questo contesto? E come garantisce che il palco sia davvero aperto a tutti senza una visione editoriale?

Mark

Pensa che il modello Baudo sia ancora applicabile oggi? La televisione è cambiata molto.

Mimi

De Martino sembra credere che sì. Baudo aveva il coraggio di fare il suo Festival senza paura. De Martino vuole fare lo stesso: il suo Sanremo, senza scusarsi. È una posizione di fiducia in se stesso.

Luke

Ma Baudo aveva un contesto televisivo completamente diverso. Non è chiaro come De Martino tradurrà quel modello in una realtà dove i social media, le divisioni politiche e le aspettative sono molto diverse. Il paragone è affascinante, ma rimane un po' vago.

Mark

E la serata performance con pass per l'Eurovision? È una novità significativa?

Mimi

Sì, perché crea una possibilità di verdetti diversi. Due vincitori diversi potrebbero dire cose diverse. È una struttura che amplifica le voci, non le riduce.

Luke

Ma chi decide chi partecipa a questa serata? Quanti artisti? Con quali criteri? Sono dettagli che ancora non sappiamo.

  • Un anno fa escludeva categoricamente Sanremo; oggi lo guida: la contraddizione, dice De Martino, è la sua forma più autentica di espressione.
  • La morte del padre ha rotto ogni indugio: 'Ma cosa sto aspettando?' è diventata la domanda che ha trasformato un'opportunità in una necessità.
  • Il nodo più delicato è politico — un Festival in anno pre-elettorale — e De Martino lo affronta senza schivarlo: il palco sarà disponibile per opinioni diverse, perché la libertà di espressione non è negoziabile.
  • Tra le novità strutturali, una serata performance con verdetto autonomo e pass per l'Eurovision apre la possibilità di due vincitori distinti nella stessa settimana.
  • Il modello dichiarato è Pippo Baudo — popolare, non populista — e il metro di giudizio sarà brutalmente concreto: ascolti, biglietti, streaming.
  • A cinquant'anni non si vede ancora in televisione: ciò che lo affascina davvero è la capacità di reinventarsi, di diventare 'quest'altra cosa' e riuscirci.

Stefano De Martino accetta la direzione artistica del Festival di Sanremo non come atto di ambizione, ma come risposta a un momento che si è fatto riconoscere: il sostegno unanime della Rai, la perdita del padre, la consapevolezza che il tempo non si rimanda. In un'epoca in cui il confine tra popolarità e demagogia si assottiglia, De Martino rivendica la distinzione con precisione: un palco aperto a tutti, giudicato dagli ascolti e dalla libertà di espressione, non dalla compiacenza. Il suo modello è Baudo — colui che fece il Festival che aveva immaginato, senza timore — e il suo orizzonte è già oltre la televisione.

All'Acquario Romano, durante il festival Rumore di Fanpage.it, Stefano De Martino spiega come sia passato dal rifiuto categorico all'accettazione della direzione artistica di Sanremo. "Amo contraddirmi", esordisce, rivendicando la contraddizione come forma di pensiero vivo. La svolta è arrivata quando ha sentito la Rai compatta dietro di lui: dirigenti che credevano in lui con voce unanime. In quel momento, il sì è diventato inevitabile.

Sotto la decisione professionale c'è una ragione più intima. La scomparsa del padre lo ha costretto a fare i conti con il tempo: smettere di aspettare, smettere di temere di non essere all'altezza. "È un esame che devi dare se vuoi fare questo mestiere", dice senza retorica.

Sul rischio di un Festival populista, De Martino è netto: "No, popolare". La televisione viene giudicata su ascolti e streaming, e Sanremo funziona come un setaccio tra stampa, radio e pubblico. In un anno pre-elettorale, il palco sarà aperto a chi vorrà esprimere opinioni diverse, senza secondi fini. La libertà di espressione, afferma, è un valore che la Rai deve garantire a 360 gradi.

Tra le novità annunciate, una serata performance con verdetto autonomo assegnerà anche il pass per l'Eurovision, aprendo la possibilità di due vincitori nella stessa edizione. Il modello ispiratore è Pippo Baudo: il deus ex machina che faceva il Festival che aveva immaginato, segnando il proprio tempo senza timore. "Alla fine è una gara di canzoni", conclude De Martino con una battuta disarmante. "Se volevo una responsabilità grande facevo il cardiochirurgo".

Guardando indietro, ricorda il ragazzo di Amici — quello che nessuno, nemmeno lui, avrebbe immaginato qui. Guardando avanti, non si vede in televisione a cinquant'anni. Ciò che lo affascina davvero è la possibilità di reinventarsi: diventare qualcos'altro, e riuscirci.

Stefano De Martino si trova di fronte a una folla all'Acquario Romano, durante la seconda edizione di Rumore, il festival di Fanpage.it. È lì per parlare di una decisione che lo riguarda da vicino: la direzione artistica del Festival di Sanremo. Un anno prima aveva escluso categoricamente questa possibilità. Ora, seduto nel panel intitolato "Faccio Sanremo, sì, ma niente di serio", spiega come sia cambiato idea e cosa intende fare con il palco più importante della televisione italiana.

"Amo contraddirmi", dice De Martino aprendo il suo intervento. "La contraddizione è la più grande forma di espressione". Quando l'occasione si è presentata, ha capito che era il momento giusto. La ragione decisiva non è stata l'ambizione astratta, ma qualcosa di più concreto: sentire la Rai compatta dietro di lui, con i dirigenti che gli dicevano di credere in lui. "Quando vedi l'azienda con un parere unanime e persone più grandi di te che dicono 'crediamo in te', ti senti di dire sì", racconta. Ha descritto l'accordo come una situazione vantaggiosa per entrambi: lui porta esperienza televisiva e ore di programmazione, ma il Festival serve a lui più di quanto lui serva al Festival. La Rai avrebbe trovato un'altra soluzione; lui difficilmente avrebbe trovato un'opportunità di pari importanza.

Sotto questa decisione professionale c'è anche una ragione personale. La scomparsa di suo padre lo ha spinto a riflettere sulla brevità del tempo e sulla necessità di non rimandare. "Mi sono detto: ma cosa sto aspettando?", confessa. "Forse era solo il timore di non essere all'altezza, ma è un esame che devi dare se vuoi fare questo mestiere".

De Martino respinge con nettezza l'idea che il suo Sanremo sarà populista. "No, popolare", precisa. Il lavoro televisivo deve essere popolare perché viene giudicato su ascolti, biglietti e streaming. A Sanremo, spiega, si crea un "setaccio" con stampa, radio e pubblico, e fuori da quel setaccio non esiste nulla. L'obiettivo è anticipare un risultato che sia il più possibile aderente a ciò che accadrà nelle settimane successive. Sulla questione di un Festival pre-elettorale, De Martino è chiaro: metterà il palco a disposizione di tutti. "Tutto è politica ed è giusto che anche un palco come Sanremo venga giudicato per quello che si dice", afferma. Se ci sono persone che useranno quel palco per esprimere opinioni diverse senza secondi fini, lui lo renderà disponibile. Rivendica la centralità della libertà di espressione: le opinioni diverse e contrastanti sono un valore, e la Rai deve garantire questo spazio a 360 gradi.

Tra le novità del Festival spicca una nuova serata performance che assegnerà un verdetto autonomo e il pass per l'Eurovision. Potrebbe accadere di avere due vincitori diversi, e De Martino trova divertente che si esprimano cose differenti nelle due gare. Il modello che lo ispira è quello dei grandi maestri della televisione, in particolare Pippo Baudo. "Mi ispiro all'esempio massimo che è Pippo Baudo", dice. "Era il deus ex machina di Sanremo, non aveva timore di fare il Festival che aveva immaginato e segnare il proprio tempo. Baudo era molto popolare e poco populista". Il metodo è semplice: fai il tuo Sanremo e divertiti. "Alla fine è una gara di canzoni: se volevo una responsabilità grande facevo il cardiochirurgo", conclude con una battuta.

Ripensando ai suoi esordi, De Martino ricorda gli anni della scuola di Maria De Filippi ad Amici. "Quando penso ad Amici, penso al ragazzo che ero e a quello che sono adesso e dico: nessuno, neanche io, l'avrebbe detto in quel momento". Il passaggio da Amici a Sanremo è per lui la dimostrazione che tutto è possibile. Mantiene lo sguardo di quel ragazzino, anche mentre affronta le fatiche quotidiane di Affari Tuoi e la preparazione del Festival. Guardando al futuro, De Martino traccia un orizzonte preciso: non si immagina a 50 anni a condurre in televisione. Quello che lo affascina davvero è la possibilità di dire "da oggi divento quest'altra cosa" e poi riuscirci.

Quando vedi la Rai con un parere unanime e persone più grandi di te che dicono 'crediamo in te', ti senti di dire sì
— Stefano De Martino
Baudo era molto popolare e poco populista. Metodo Baudo: fai il tuo Sanremo e divertiti
— Stefano De Martino
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