I classici letterari non appartengono a un'epoca sola: si lasciano rileggere da ogni generazione che vi porta le proprie domande. Con il suo nuovo adattamento di 'Ragione e Sentimento', la regista Georgia Oakley non cerca di superare Ang Lee, ma di interrogare Jane Austen attraverso lo sguardo di chi oggi ha vent'anni — trovando nel legame tra sorelle, più che nell'amore romantico, il vero centro emotivo della storia. Il film, in uscita il 22 ottobre con Daisy Edgar-Jones ed Esmé Creed-Miles, apre un dibattito su quanto un'opera del passato possa trasformarsi prima di perdere il filo con se st
Ragione e Sentimento: il classico Austen si reinventa per la Generazione Z
Lo struggimento è il cuore della storia, non l'amore
Perché una regista decide di rifare un film che è già stato fatto bene, trent'anni fa?
Perché ogni generazione legge i classici attraverso i propri occhi. Oakley ha visto in Austen qualcosa che parla al presente — lo struggimento, la ricerca di significato, il rifiuto di conformarsi.
Ma il film è stato accolto come più austero e meno divertente di quello di Lee. Se l'obiettivo era parlare alla Generazione Z, perché è venuto fuori più freddo?
Forse perché Oakley ha scelto di enfatizzare la riflessione piuttosto che la leggerezza. Non è una scelta sbagliata, solo diversa.
La regista parla di una lettura queer del personaggio di Marianne. È davvero nel film, o è solo un'intenzione che non è riuscita a trasferire sullo schermo?
Oakley stessa ha detto che non è esplicitamente queer, ma che ci sono aspetti del personaggio — il rifiuto dello status quo — che suggeriscono questa direzione.
E qui sta il problema: se i critici non l'hanno notato, se il film non lo comunica chiaramente, allora rimane un'intenzione non realizzata. Non possiamo giudicare quello che Oakley voleva fare, solo quello che ha fatto.
E lo slogan promozionale? 'Essere accomodante non ha mai giovato a una donna' — è fedele ad Austen?
No, non viene da lei. E alcuni lettori dicono che distorce il messaggio del romanzo, che è più sfumato.
Esattamente. Austen non dice che Elinor ha sbagliato a essere ragionevole. Dice che il vero equilibrio viene da entrambe le cose. Lo slogan semplifica, modernizza, e in questo modo tradisce un po' il testo.
Il Polso
- Georgia Oakley porta 'Ragione e Sentimento' nelle sale il 22 ottobre con una visione dichiaratamente femminista e generazionale, puntando sullo struggimento come cifra emotiva della Generazione Z.
- La regista sposta il cuore narrativo dal romanticismo al legame sororale, suggerendo che Marianne, in un contesto contemporaneo, sarebbe probabilmente un personaggio queer — senza però rendere questa lettura esplicita nel film.
- Le prime recensioni sono tiepidamente positive: Variety e The Guardian lodano la solidità del film ma ne segnalano la freddezza emotiva e la scarsità di umorismo austeniano rispetto alla versione cult di Ang Lee del 1995.
- Lo slogan promozionale — 'Essere accomodante non ha mai giovato a una donna' — non proviene da Austen e ha già scatenato critiche tra i lettori, che lo giudicano in contrasto con il percorso reale di Elinor e Marianne nel romanzo originale.
- Il film si trova così sospeso tra due tensioni: la libertà interpretativa della regista e la fedeltà attesa da chi conosce e ama il testo, aprendo una domanda più ampia su chi possieda davvero un classico.
I classici letterari non appartengono a un'epoca sola: si lasciano rileggere da ogni generazione che vi porta le proprie domande. Con il suo nuovo adattamento di 'Ragione e Sentimento', la regista Georgia Oakley non cerca di superare Ang Lee, ma di interrogare Jane Austen attraverso lo sguardo di chi oggi ha vent'anni — trovando nel legame tra sorelle, più che nell'amore romantico, il vero centro emotivo della storia. Il film, in uscita il 22 ottobre con Daisy Edgar-Jones ed Esmé Creed-Miles, apre un dibattito su quanto un'opera del passato possa trasformarsi prima di perdere il filo con se stessa.
Quando Georgia Oakley ha deciso di adattare 'Ragione e Sentimento' di Jane Austen, non ha cercato di replicare il capolavoro di Ang Lee del 1995. Ha scelto invece di guardare il romanzo attraverso gli occhi di chi oggi ha vent'anni, cercando in quelle pagine settecentesche lo struggimento che definisce una generazione intera. Il film arriva nelle sale il 22 ottobre con Universal, con Daisy Edgar-Jones nei panni della razionale Elinor Dashwood ed Esmé Creed-Miles in quelli della più emotiva Marianne.
In un'intervista al New Yorker, Oakley ha raccontato come il suo team di marketing tornasse continuamente sulla parola 'yearning' — struggimento — come tratto distintivo della Generazione Z, e come Edgar-Jones le sembrasse la perfetta incarnazione di quella tensione interiore. La trama rimane fedele all'originale: due sorelle rimaste con poche risorse affrontano l'amore e le delusioni in modi opposti, cercando un equilibrio tra ragione e sentimento. Ma per Oakley il vero cuore della storia non è la ricerca romantica, bensì il legame tra le due donne — un rapporto senza i vincoli che l'epoca imponeva all'amore eterosessuale.
La regista ha anche suggerito una lettura più radicale: in un contesto contemporaneo, Marianne sarebbe probabilmente un personaggio queer, qualcuno che rifiuta attivamente lo status quo. Non una riscrittura esplicita, ha precisato, ma una consapevolezza che certi caratteri assumerebbero forme diverse oggi. Curiosamente, nessuno dei critici ha colto questa sfumatura nelle recensioni uscite finora.
I giudizi sono complessivamente positivi ma cauti. Variety lo definisce solido e suggestivo, pur notando toni smorzati e meno umorismo austeniano. The Guardian lo trova più austero e riflessivo rispetto al predecessore. The Times è il più critico, parlando di struttura discontinua e di un film più piatto della versione di Lee. A generare il dibattito più acceso è però lo slogan promozionale — 'Essere accomodante non ha mai giovato a una donna' — una frase che non appartiene ad Austen e che alcuni lettori considerano in contraddizione con il percorso effettivo di Elinor e Marianne, aprendo una tensione tra l'intenzione della regista e la fedeltà al testo originale.
Un classico letterario non muore mai, semplicemente si trasforma. Quando Georgia Oakley ha deciso di portare sullo schermo 'Ragione e Sentimento' di Jane Austen, non ha cercato di replicare il capolavoro di Ang Lee del 1995 con Emma Thompson. Ha fatto qualcosa di diverso: ha guardato il romanzo attraverso gli occhi di chi oggi ha vent'anni, cercando in quelle pagine scritte a fine Settecento lo struggimento che definisce una generazione intera.
Il film arriva nelle sale il 22 ottobre con Universal, portando con sé una visione che la regista ha espresso chiaramente in un'intervista al New Yorker. Oakley racconta di aver notato come il suo team di marketing ripetesse continuamente la parola 'yearning' — struggimento, desiderio struggente — come tratto distintivo della Generazione Z. E ha visto in Daisy Edgar-Jones, che interpreta l'eccessivamente razionale Elinor Dashwood, la regina di questo struggimento. Accanto a lei, Esmé Creed-Miles incarna Marianne, la sorella più emotiva, in una storia che rimane fedele alla trama originale: due giovani donne rimaste con poche risorse che affrontano l'amore e le delusioni in modi opposti, imparando gradualmente a trovare equilibrio tra ragione e sentimento.
Ma c'è un elemento che Oakley ha voluto sottolineare, e che distingue il suo approccio da adattamenti precedenti. Per lei, il vero cuore della storia non è la ricerca romantica delle due sorelle, bensì il legame tra loro. Mentre le relazioni amorose nel romanzo originale sono vincolate dai rigidi confini dell'epoca, il rapporto tra sorelle non conosce limiti. La regista ha rivelato di identificarsi personalmente con Elinor, mentre sua moglie è una Marianne. E ha suggerito qualcosa di più radicale: se questa storia fosse raccontata oggi, Marianne probabilmente sarebbe un personaggio queer, qualcuno che rifiuta attivamente lo status quo. Non si tratta, ha precisato, di una lettura esplicitamente queer della storia, ma piuttosto di una consapevolezza che certi personaggi, in un contesto contemporaneo, assumerebbero forme diverse.
Le prime recensioni sono arrivate con giudizi complessivamente positivi, anche se non unanimi. Variety lo descrive come solido e suggestivo, ma nota come sia più smorzato sia nei colori sia nelle emozioni rispetto al predecessore, con meno dell'umorismo tipicamente austeniano. The Guardian concorda, definendo il film più austero e riflessivo, meno euforico. The Times è ancora più critico, giudicandolo più piatto della versione di Lee e discontinuo nella sua struttura narrativa. Nessuno dei critici, però, ha colto esplicitamente la lettura queer che Oakley suggerisce.
Ciò che emerge più chiaramente è una reinterpretazione della storia come inno alla cultura femminile: la sua superiorità, la sua elasticità, la sua forza di fronte a un mondo maschile descritto come più prevedibile, ordinario e immobile. Le intenzioni di Oakley si concentrano nella frase promozionale che appare su poster e schede del film: 'Essere accomodante non ha mai giovato a una donna'. Una frase che non proviene da Austen, e che ha già generato discussione. Alcuni lettori della scrittrice ritengono che questa affermazione attribuisca alla storia una sfumatura moderna che non corrisponde affatto al percorso effettivo di Elinor e Marianne nel romanzo originale, creando una tensione tra l'intenzione della regista e la fedeltà al testo.
Citazioni salienti
Il team di marketing continua a usare la parola 'struggimento' come cosa tipica della Generazione Z: sono tutti ossessionati dallo struggimento. E Daisy sembra esserne la regina.— Georgia Oakley, regista
Se dovessimo raccontare quella storia oggi, probabilmente Marianne sarebbe un personaggio queer.— Georgia Oakley, regista