In un'epoca in cui l'intelligenza artificiale genera tanto entusiasmo quanto inquietudine, Cisco sceglie l'Italia come terreno di investimento strategico, portando ordini record da 9 miliardi di dollari e una presenza che va ben oltre la rappresentanza commerciale. Mark Patterson, direttore finanziario del gruppo, percorre Roma e Milano non come emissario di numeri, ma come testimone di un momento in cui la competenza manifatturiera italiana incontra la rivoluzione delle reti. È la storia di un Paese che, forse, non è rimasto indietro quanto si temeva.
Cisco, ordini da 9 miliardi nonostante i timori sull'Ai: l'Italia accelera il salto digitale
Non siamo più indietro. È il nostro momento.
Perché Cisco manda il suo direttore finanziario in Italia? Non è un mercato minore?
Patterson dice che ogni Paese è diverso e che non si può restare seduti in California. L'Italia ha un business completo, non solo un ufficio commerciale. C'è innovazione in ottica, cybersecurity, quantum.
Ma quanto di questa crescita viene davvero dall'Italia? I 9 miliardi sono ordini globali, non italiani.
Giusto. Nel trimestre scorso solo la divisione ottica ha raccolto oltre un miliardo. Il resto è mondiale. Ma il punto è che l'Italia è uno dei poli di innovazione.
E le imprese italiane? Sono davvero pronte per l'Ai?
Santoni dice di sì. Il 67 per cento degli imprenditori italiani guarda all'intelligenza artificiale. E nella fase successiva, l'Ai fisica, l'Italia parte avvantaggiata perché sa collegare le macchine in rete.
Il 67 per cento di chi? È un dato del Politecnico di Milano, non una ricerca nazionale. E «guardare all'Ai» non significa essere pronti.
Vero. Ma Fluidmesh è un esempio concreto: nata da ricercatori italiani, cresciuta fino a competere nel mondo, poi acquisita da Cisco.
E la fuga dei cervelli?
Santoni dice che bisogna contare anche chi arriva, non solo chi parte. Serve un piano che attiri talenti globali.
Che è una risposta elegante ma non risolve il problema. Quanti talenti arrivano davvero in Italia? Non lo sappiamo dai numeri che abbiamo.
No, non lo sappiamo. Ma la formazione di 76mila persone l'anno è un dato concreto.
El Pulso
- Cisco registra una crescita che sfida il clima di incertezza globale: ricavi su del 12% e utili del 14%, con previsioni ancora più ambiziose per l'anno in corso.
- Il rischio è reale: Patterson stesso ammette che il cosiddetto 'supercycle' delle reti deve ancora dimostrare di essere crescita strutturale e non un'ondata passeggera.
- L'Italia risponde con un ecosistema inatteso — da Vimercate all'acquisizione di Fluidmesh, nata al Politecnico di Milano — che trasforma la tradizione industriale in vantaggio nell'era dell'AI fisica.
- La formazione diventa il campo di battaglia decisivo: 76mila persone formate ogni anno, accordi con i Politecnici, un'academy a Napoli — non per colmare un ritardo, ma per consolidare un primato nascente.
- Sul tema della fuga dei talenti, Cisco ribalta la prospettiva: non si tratta di trattenere, ma di costruire un ambiente capace di attrarre — e chi arriva convince anche chi è tentato di partire.
In un'epoca in cui l'intelligenza artificiale genera tanto entusiasmo quanto inquietudine, Cisco sceglie l'Italia come terreno di investimento strategico, portando ordini record da 9 miliardi di dollari e una presenza che va ben oltre la rappresentanza commerciale. Mark Patterson, direttore finanziario del gruppo, percorre Roma e Milano non come emissario di numeri, ma come testimone di un momento in cui la competenza manifatturiera italiana incontra la rivoluzione delle reti. È la storia di un Paese che, forse, non è rimasto indietro quanto si temeva.
Mark Patterson, direttore finanziario di Cisco, è arrivato in Italia non solo per presentare numeri in crescita, ma come «executive sponsor» del Paese — una designazione riservata ai mercati che il gruppo considera strategici. Tra incontri istituzionali a Roma e Milano e una lezione agli studenti della Luiss, il suo viaggio racconta come le grandi aziende tecnologiche leggono il futuro: non dalla California, ma stando dentro i mercati che contano.
I conti di Cisco accelerano: ricavi cresciuti del 12% e utili del 14% nell'ultimo esercizio, con previsioni ancora più ambiziose per l'anno in corso. Patterson parla di «supercycle» delle reti, un mercato che — trainato da intelligenza artificiale e cybersecurity — sembra trasformarsi in crescita strutturale. «Dobbiamo ancora dimostrarlo», ammette con franchezza disarmante. Non è una promessa, è un'osservazione onesta di ciò che sta accadendo.
L'Italia occupa un posto particolare in questo quadro. A Vimercate, nel brianzolo, sorge il polo principale di Cisco nel Paese, nato dall'acquisizione di una divisione Pirelli — la prima operazione del gruppo nel settore dell'ottica. Oggi è una delle aree di investimento più intensive, affiancata da sviluppo in cybersecurity e tecnologie quantistiche. Patterson sottolinea che dietro questi numeri ci sono persone: lo spirito imprenditoriale, le startup, le università.
Agostino Santoni, che guida Cisco per il Sud Europa, respinge con nettezza l'idea che le PMI italiane siano rimaste indietro. «Non siamo più indietro. È il nostro momento», dice, citando i dati del Politecnico di Milano. La prossima fase — l'«AI fisica», quella che connette macchine e processi industriali — gioca a favore di chi sa fare prodotti. Da questa competenza è nata Fluidmesh, fondata da ricercatori del Politecnico di Milano e del Mit, specializzata nel wireless per treni e porti, acquisita da Cisco nel 2020.
Il fondamento rimane la formazione: 76mila persone formate ogni anno in Italia, accordi con i Politecnici di Milano e Torino, un'academy a Napoli. Sulla fuga dei talenti, Santoni sposta il punto di vista: non si tratta di trattenere a forza, ma di creare un ambiente dove restare conviene — e dove chi arriva da fuori convince anche chi è tentato di andarsene.
Mark Patterson, il direttore finanziario di Cisco, è arrivato in Italia con un messaggio che suona quasi controcorrente: nonostante le ansie diffuse sull'intelligenza artificiale, gli ordini continuano a crescere. Nel suo ultimo trimestre, l'azienda ha raccolto oltre un miliardo di dollari solo dalla divisione ottica. Ma Patterson non è qui solo per celebrare i numeri. È in Italia come «executive sponsor» del Paese, una designazione che Cisco assegna ai suoi vertici per i mercati che meritano attenzione strategica. Negli ultimi giorni ha incontrato istituzioni, imprese e partner tra Roma e Milano, e oggi parlerà agli studenti di economia della Luiss. È un giro che racconta come le grandi aziende tecnologiche vedono il futuro: non dalla California, ma stando dentro i mercati che contano.
Patterson guida il bilancio di Cisco da luglio 2025, ma lavora nell'azienda da ventisette anni. Arriva con i conti che accelerano: nell'ultimo esercizio i ricavi sono cresciuti del 12 per cento e gli utili del 14 per cento. Per l'anno in corso la previsione è ancora più ambiziosa, con ricavi attesi al +15 per cento e utili al +17 per cento. Lui chiama questo fenomeno il «supercycle» delle reti, un mercato che per decenni è stato legato ai cicli economici generali, ma che ora, trainato da intelligenza artificiale e sicurezza informatica, sembra trasformarsi in crescita strutturale. «Dobbiamo ancora dimostrarlo», ammette con una franchezza che non è scontata. Non è una promessa, è un'osservazione di quello che sta accadendo.
L'Italia, secondo Patterson, è un caso particolare. Molti Paesi ospitano un ufficio commerciale di Cisco. L'Italia ha un business completo. Il polo principale è a Vimercate, nel brianzolo, nato dall'acquisizione di una divisione di Pirelli, la prima operazione che Cisco ha mai fatto nel settore dell'ottica. Oggi è una delle aree su cui il gruppo investe più pesantemente. Accanto all'ottica, Cisco sviluppa in Italia anche cybersecurity e tecnologie quantistiche. Patterson sottolinea che dietro questi numeri ci sono persone: lo spirito imprenditoriale italiano, le startup, le università. Non è retorica, è il modo in cui le grandi aziende tecnologiche pensano alla competitività territoriale.
Agostino Santoni, che guida Cisco per il Sud Europa, è da anni tra i responsabili regionali più veloci del gruppo. Respinge con nettezza l'idea che le piccole e medie imprese italiane siano rimaste indietro nella trasformazione digitale. «Non siamo più indietro. È il nostro momento», dice. Cita i dati del Politecnico di Milano: il 67 per cento degli imprenditori italiani dice di dover guardare all'intelligenza artificiale. La prossima fase, quella che Santoni chiama «Ai fisica», gioca a favore di chi sa fare prodotti e processi industriali. E qui l'Italia parte avvantaggiata, perché sa collegare le macchine alla rete. Da questa competenza è nata Fluidmesh, fondata da ricercatori del Politecnico di Milano e del Mit, specializzata nel wireless per treni, metropolitane e porti. L'azienda è cresciuta fino a competere a livello mondiale. Nel 2020 Cisco l'ha acquisita.
Ma il fondamento di tutto questo rimane la formazione. Cisco ha un'academy a Napoli e accordi con i Politecnici di Milano e Torino. Ogni anno forma 76mila persone in Italia, non solo giovani. Quando gli si chiede se gli studenti italiani sono indietro, la risposta è netta: no. Sulla questione della fuga dei talenti, Santoni sposta il punto di vista. È giusto contare chi parte, dice, ma bisogna considerare anche chi arriva. «Serve un piano che attiri talenti da tutto il mondo. Così resteranno anche gli italiani». È una visione che non nega il problema, ma lo reincornicia: non si tratta di trattenere a forza, ma di creare un ambiente dove restare conviene.
Citas Notables
Non si può restare seduti in California: bisogna capire che cosa serve davvero ai clienti— Mark Patterson, Cfo di Cisco
Serve un piano che attiri talenti da tutto il mondo. Così resteranno anche gli italiani— Agostino Santoni, responsabile Cisco Sud Europa