Nei corridoi di Montecitorio, la Repubblica italiana ha compiuto un passo che ridisegna le regole del gioco democratico: la Camera ha approvato i primi due articoli dello Stabilicum, una nuova legge elettorale che abbandona il sistema misto in favore del proporzionale, con uno sbarramento al 3% e un premio di maggioranza per chi supera il 42% dei voti. Come accade spesso nelle grandi riforme istituzionali, le scelte tecniche celano scelte politiche profonde — su chi può entrare in Parlamento, su chi può presentarsi alle elezioni, su quanto spazio rimane alle voci nuove. Il voto finale è atteso
Camera approva fiducia su legge elettorale: proporzionale con soglia al 3% e premio di maggioranza
Quattrocentomila firme rendono impossibile la partecipazione di nuovi partiti
Cosa cambia davvero per chi va a votare con questa nuova legge?
Il sistema diventa proporzionale, quindi il voto conta di più per i partiti piccoli. Ma c'è un premio di maggioranza che favorisce chi prende il 42 per cento, quindi la coalizione più forte avrà comunque un vantaggio.
Quanto è grande quel vantaggio? Settanta deputati è una cifra fissa, giusto?
Esatto. Fissi: 70 deputati e 35 senatori, fino a un tetto massimo. È un premio generoso.
E le preferenze? Posso votare il candidato che voglio?
Sì, fino a tre preferenze, ma con un vincolo: se ne esprimi più di una, devono essere candidati di sesso diverso. Altrimenti la seconda e la terza vengono annullate.
Questo significa che il genere del candidato conta più della mia scelta politica?
In pratica sì. È un meccanismo che vuole forzare la parità, ma lo fa in modo rigido.
E i capilista? Quelli rimangono bloccati?
Sì, i capilista non si possono scegliere con le preferenze. Rimangono decisi dai partiti.
Quindi la parità di genere 40-60 non vale per loro?
No, vale solo per le liste nel complesso. I capilista sono al di fuori di questo vincolo.
Questo avrà un impatto sulla rappresentanza femminile?
Certamente negativo. Se i capilista rimangono bloccati e non sono soggetti alla quota, meno donne entreranno in Parlamento di quanto potrebbe accadere.
E per i nuovi partiti? Come fanno a partecipare?
Devono raccogliere 400.000 firme totali, il che è praticamente impossibile per una nuova formazione.
Il Polso
- La maggioranza ha blindato il testo con la fiducia, raccogliendo oltre 226 voti favorevoli su ciascun articolo, mentre l'opposizione ha votato compatta contro senza incrinature.
- Il cuore della riforma è un premio fisso di 70 deputati e 35 senatori per la coalizione che supera il 42% dei voti, un meccanismo che concentra il potere e riduce l'incertezza del risultato elettorale.
- La soglia di 400.000 firme per i nuovi partiti senza rappresentanza parlamentare rischia di chiudere la porta a formazioni emergenti, trasformando il sistema in un oligopolio dei partiti già consolidati.
- Le preferenze reintrodotte al Senato portano con sé un paradosso: la parità di genere è richiesta agli elettori ma non ai capilista bloccati, con effetti prevedibilmente negativi sulla rappresentanza femminile.
- La premier Meloni ha evocato lo scioglimento anticipato delle Camere in caso di bocciatura al voto segreto di giovedì, una pressione che gli osservatori considerano decisiva per garantire la compattezza della maggioranza.
Nei corridoi di Montecitorio, la Repubblica italiana ha compiuto un passo che ridisegna le regole del gioco democratico: la Camera ha approvato i primi due articoli dello Stabilicum, una nuova legge elettorale che abbandona il sistema misto in favore del proporzionale, con uno sbarramento al 3% e un premio di maggioranza per chi supera il 42% dei voti. Come accade spesso nelle grandi riforme istituzionali, le scelte tecniche celano scelte politiche profonde — su chi può entrare in Parlamento, su chi può presentarsi alle elezioni, su quanto spazio rimane alle voci nuove. Il voto finale è atteso giovedì, ma il percorso appare ormai segnato.
La Camera dei deputati ha approvato martedì mattina i primi due articoli della nuova legge elettorale, ribattezzata Stabilicum o Melonellum, con i voti della maggioranza e la netta opposizione dei gruppi di minoranza. L'articolo 1 ha ottenuto 226 voti favorevoli e 147 contrari; l'articolo 2 è passato con 227 sì e 149 no.
La riforma smantella il Rosatellum e introduce un sistema proporzionale puro con soglia di sbarramento al 3%, accompagnato da un meccanismo di recupero dei voti per il primo partito sotto soglia all'interno della propria coalizione. L'elemento più dirompente è il premio di maggioranza: chi supera il 42% dei voti ottiene un bonus fisso di 70 deputati e 35 senatori, con un tetto complessivo di 220 deputati e 113 senatori.
Durante il passaggio al Senato, il testo è stato modificato in modo significativo: le preferenze, inizialmente bocciate dalla Camera, sono state reintrodotte. Ogni elettore potrà esprimere fino a tre preferenze tra i candidati di lista, escludendo i capilista. Chi ne esprime più di una deve alternare i sessi, pena l'annullamento delle preferenze successive. Tuttavia, i capilista rimangono bloccati e la quota di genere non si applica a loro, il che ridurrà concretamente la presenza femminile in Parlamento.
Sul fronte dell'accesso alle elezioni, la legge crea una distinzione netta: i partiti con gruppo parlamentare costituito entro il 31 dicembre 2015 sono esonerati dalla raccolta firme, mentre tutti gli altri devono raccogliere circa 400.000 firme a livello nazionale — una soglia che rende di fatto impossibile la partecipazione di nuove formazioni politiche. Chi dispone di almeno tre deputati o un senatore può accedere con requisiti più contenuti.
L'esame proseguirà mercoledì con le dichiarazioni di voto sull'articolo 3, relativo ai collegi senatoriali della Provincia autonoma di Bolzano. Il voto finale è atteso giovedì e si svolgerà a scrutinio segreto. La premier Meloni ha fatto sapere che un'eventuale bocciatura porterebbe a elezioni anticipate, una minaccia che gli osservatori ritengono sufficiente a garantire la tenuta della maggioranza.
La Camera dei deputati ha dato il via libera ai primi due articoli della nuova legge elettorale con i voti della maggioranza di governo. Martedì mattina, l'Aula ha approvato la fiducia sull'articolo 1 con 226 voti favorevoli e 147 contrari, seguita poco dopo dall'ok all'articolo 2 con 227 sì e 149 no. L'opposizione ha votato compatta contro il provvedimento, mentre i partiti della coalizione al governo hanno sostenuto il testo in blocco.
La nuova legge elettorale, denominata Stabilicum o Melonellum, ridisegna completamente le regole per eleggere deputati e senatori. Spariscono i collegi uninominali che caratterizzavano il sistema precedente, il Rosatellum. Al loro posto entra un meccanismo proporzionale con una soglia di sbarramento al 3 per cento, con una clausola che consente al primo partito sotto soglia di recuperare i voti all'interno della propria coalizione. Ma il vero elemento di discontinuità è il premio di maggioranza: la coalizione che supera il 42 per cento dei voti riceve un bonus fisso di 70 deputati e 35 senatori, fino a un massimo di 220 deputati e 113 senatori complessivi.
Durante l'esame al Senato, il testo ha subito modifiche significative. Le preferenze, che erano state bocciate dalla Camera a metà luglio, sono state reintrodotte a Palazzo Madama. Ogni elettore potrà ora esprimere fino a tre preferenze per candidati della lista votata, purché non siano capilista. Chi esprime più di una preferenza deve scegliere candidati di sesso diverso, altrimenti la seconda e la terza preferenza vengono annullate. La quota di genere 40-60 per cento non si applica ai capilista, che rimangono bloccati, ma solo alle liste nel complesso. Questa scelta avrà effetti concreti sulla rappresentanza femminile in Parlamento, riducendola rispetto a quanto potrebbe essere.
Per quanto riguarda l'accesso alle elezioni, il provvedimento crea due categorie di partiti con regole diverse. I partiti che hanno costituito un gruppo parlamentare entro il 31 dicembre 2015—come Azione, Italia Viva e Noi Moderati—sono esentati dalla raccolta di firme. Per tutti gli altri, il tetto è stato alzato significativamente: da 1.500-2.000 firme per collegio a 6.000-7.000, per un totale di circa 400.000 firme su scala nazionale. Questa soglia rende praticamente impossibile la partecipazione di nuove formazioni politiche, come il progetto civico che l'assessore capitolino Alessandro Onorato sta costruendo nell'ambito del campo largo. Una via più agevole esiste per chi ha già una rappresentanza parlamentare o la costituisce entro la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale: bastano 1.500-2.000 firme per collegio se si dispone di almeno tre deputati o un senatore e di un simbolo presentato alle ultime elezioni.
L'esame del provvedimento proseguirà mercoledì mattina alle 9 con le dichiarazioni di voto sulla fiducia posta sull'articolo 3, che riguarda i confini territoriali dei collegi uninominali senatoriali della Provincia autonoma di Bolzano. Il voto finale è atteso per giovedì. Su richiesta della maggioranza, il voto sarà segreto, una procedura che ha portato la premier Giorgia Meloni a minacciare un rapido ritorno alle urne in caso di bocciatura. Tuttavia, il passaggio è ormai considerato scontato da tutti gli osservatori, data la compattezza della maggioranza dimostrata finora e il peso della minaccia di scioglimento anticipato delle camere.
Citazioni salienti
La minaccia di Giorgia Meloni di un rapido ritorno alle urne in caso di bocciatura nel segreto dell'urna— Premier Giorgia Meloni