Terzi: Usa ed Europa allineati sull'IA, Italia protagonista nella sfida tecnologica

L'IA senza regole distruggerebbe la sicurezza di tutti
Terzi spiega perché americani ed europei convergono sulla necessità di governare l'intelligenza artificiale.
Mark

Terzi sostiene che il divario tra Europa e Stati Uniti sull'IA sia meno profondo di quanto appaia. Ma come può dirlo quando Trump ha esplicitamente rifiutato le licenze preventive?

Mimi

Perché il rifiuto delle licenze preventive non significa assenza di controlli. Gli americani hanno semplicemente scelto un percorso diverso: controlli interni, audit di terze parti, comitati indipendenti. Il risultato finale è simile, solo il metodo cambia.

Luke

Ma qui bisogna essere precisi. Terzi parla di "impegni sottoscritti" dai ceo durante una riunione. Sono vincolanti? Sono legge? Oppure sono promesse che possono essere ritirate domani?

Mark

Buon punto. E la Super Intelligence Force? È davvero il "cerchio che si chiude" come dice Terzi, o è ancora un'architettura in costruzione?

Mimi

La Super Intelligence Force è reale e rappresenta un cambio di strategia americano. L'amministrazione vuole visibilità su ciò che accade nei modelli generativi. È un riconoscimento che il controllo è necessario.

Luke

Sì, ma il controllo per proteggere la sicurezza nazionale americana, non necessariamente per proteggere i cittadini dai rischi dell'IA. Sono due cose diverse. L'Europa parla di dignità umana e manipolazione comportamentale. Gli Usa parlano di sicurezza nazionale.

Mark

Quindi Terzi sta dicendo che gli interessi coincidono, non che le motivazioni siano identiche?

Mimi

Esattamente. L'Europa vuole proteggere le persone. Gli Usa vogliono proteggere se stessi. Ma entrambi riconoscono che l'IA senza regole è un problema. Il risultato pratico è l'allineamento.

Luke

E l'Italia? Terzi dice che è stata la prima a legiferare con la 132/2025. Ma quanto peso ha questa legge nel contesto globale? È una leadership reale o una posizione simbolica?

Mark

È una domanda cruciale. Se l'Italia è davvero protagonista, dove si vede?

Mimi

Nel fatto che ha stabilito uno standard che altri paesi europei stanno seguendo. E nel fatto che partecipa attivamente al dibattito con Europa e Stati Uniti. Non è poco.

Luke

Vero, ma il vero test sarà se questa legislazione riuscirà a regolare le Big Tech globali, o se rimarrà confinata al mercato europeo. Quello è ancora da vedere.

  • La frattura tra il modello normativo europeo e quello americano sull'IA si sta rivelando più apparente che reale: Washington ha cominciato a muoversi verso controlli che l'Europa chiedeva da anni.
  • Incidenti e fughe di dati hanno trasformato i timori teorici in prove concrete, accelerando la pressione politica su entrambe le sponde dell'Atlantico.
  • L'Italia ha anticipato tutti: la legge 132/2025 tutela la dignità umana e vieta manipolazioni comportamentali, social scoring e intrusioni nei settori critici come sanità e giustizia.
  • Gli Stati Uniti rispondono con la Super Intelligence Force e quattro impegni sottoscritti dai grandi CEO tech: audit indipendenti, monitoraggio continuo e comitati di supervisione.
  • Il terreno comune trovato da USA ed Europa non punta a frenare l'IA, ma a indirizzarla verso uno sviluppo che protegga insieme innovazione e sicurezza collettiva.

In un momento in cui la tecnologia avanza più velocemente delle istituzioni, USA ed Europa sembrano aver trovato un linguaggio comune: l'intelligenza artificiale richiede governance, non perché l'innovazione faccia paura, ma perché senza regole mette a rischio la sicurezza collettiva. Il senatore Giulio Terzi di Sant'Agata, voce autorevole del dibattito europeo sull'IA, legge la convergenza transatlantica come un punto di svolta storico, con l'Italia — prima in Europa ad aver legiferato con la legge 132/2025 — che si afferma come protagonista di questa nuova architettura normativa globale.

Giulio Terzi di Sant'Agata, senatore di Fratelli d'Italia e presidente della commissione Politiche Ue del Senato, porta con sé il peso di chi ha servito come ambasciatore negli USA, rappresentante all'ONU e ministro degli Esteri. La sua lettura del momento attuale è netta: la distanza tra Europa e America sulla regolamentazione dell'intelligenza artificiale è molto meno profonda di quanto appaia. L'allineamento con Washington, dice, è ormai decisivo per il futuro tecnologico dell'Occidente.

Per anni il dibattito ha contrapposto due visioni. L'Europa, con il suo AI Act già in vigore e un decennio di riflessione sui rischi dell'IA. Gli Stati Uniti, dove l'Executive Order di Trump del 2 giugno scorso ha escluso licenze preventive per i modelli avanzati, aprendo a un approccio più permissivo. Ma la consapevolezza che un Far West dell'intelligenza artificiale rappresenterebbe un rischio inaccettabile per la sicurezza nazionale ha spinto Washington a cambiare rotta.

L'Italia si è mossa prima degli altri. La legge 132/2025 — prima nel suo genere in Europa — mette al centro la persona umana e la protegge da manipolazioni comportamentali, social scoring e intrusioni nei settori critici. Una linea che rispecchia le indicazioni della presidente Meloni e del sottosegretario Butti: partecipare da protagonisti alla sfida tecnologica senza rinunciare alla sicurezza. Francia e Germania seguono la stessa direzione.

Gli incidenti e le fughe di dati degli ultimi mesi hanno dato ragione a chi sosteneva la necessità di regole stringenti. Nel frattempo, durante un incontro con i CEO delle grandi aziende tech americane, sono stati sottoscritti quattro impegni concreti: controlli interni sui modelli, team di monitoraggio continuo, audit di terze parti indipendenti e comitati di supervisione. L'ultimo tassello è la Super Intelligence Force, l'iniziativa americana per garantire piena conoscenza di ciò che accade all'interno dei modelli generativi. Con essa, il cerchio si chiude: USA ed Europa hanno trovato un terreno comune, e l'Italia — con la sua legislazione precoce — si posiziona al centro di questa sfida che definirà il prossimo decennio.

Gli americani hanno finalmente compreso quello che l'Europa sostiene da un decennio: l'intelligenza artificiale non può svilupparsi nel vuoto normativo. A dirlo è Giulio Terzi di Sant'Agata, senatore di Fratelli d'Italia e presidente della commissione Politiche Ue del Senato, che parla con l'autorevolezza di chi ha servito come ambasciatore italiano negli Stati Uniti, rappresentante permanente all'Onu e ministro degli Esteri. La sua lettura è netta: la frattura tra il modello europeo e quello americano sull'intelligenza artificiale è molto meno profonda di quanto sembri in superficie, e l'allineamento con Washington è ormai decisivo per il futuro tecnologico e industriale dell'Occidente.

Per anni il dibattito ha opposto due visioni apparentemente inconciliabili. Da una parte l'Europa, che da dieci anni discute dei rischi dell'IA e ha già fatto entrare in vigore l'AI Act, imponendo regole preventive e controlli rigorosi. Dall'altra gli Stati Uniti, dove l'Executive Order di Trump del 2 giugno scorso ha esplicitamente escluso licenze preventive per i modelli avanzati, lasciando spazio a un approccio più permissivo. Ma secondo Terzi, questa divergenza è più apparente che reale. Il cambio di rotta americano è stato innescato dalla consapevolezza che un Far West dell'intelligenza artificiale non solo distruggerebbe la sicurezza nazionale statunitense, ma rappresenterebbe un rischio inaccettabile per l'intero Occidente.

L'Italia si è mossa in anticipo rispetto agli altri paesi europei. È stata la prima a varare una legge dedicata, la 132/2025, che mette al centro il valore della persona umana e la protezione dalla manipolazione comportamentale, dal social scoring, dalle falsificazioni e dalle intrusioni nei settori critici come la sanità, la giustizia e la scuola. Questa linea rispecchia le indicazioni della presidente Meloni e del sottosegretario Butti: partecipare da protagonisti nella sfida tecnologica, senza rinunciare alla sicurezza. Francia e Germania procedono sulla stessa lunghezza d'onda, agganciate all'innovazione ma ferme sull'esigenza di proteggere i cittadini dai rischi concreti che l'IA comporta.

Gli incidenti e le fughe di dati che hanno caratterizzato gli ultimi mesi hanno dato ragione a chi sosteneva la necessità di regole stringenti. Questi episodi non sono allarmismi teorici, ma dimostrazioni concrete che il percorso europeo era giusto. Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno iniziato a stringere i controlli. Durante una riunione con i ceo delle grandi aziende tecnologiche, sono stati sottoscritti quattro impegni precisi: controlli interni sui modelli, team dedicati al monitoraggio continuo, audit condotti da entità terze indipendenti, e comitati indipendenti di supervisione. Questi meccanismi rappresentano un avvicinamento significativo alle posizioni europee.

L'ultimo tassello del puzzle è la Super Intelligence Force, l'iniziativa americana che punta a garantire all'amministrazione la conoscenza completa di ciò che accade all'interno dei modelli generativi. L'obiettivo è evitare che sviluppi incontrollati possano ledere la sicurezza nazionale. Con questo strumento, il cerchio si chiude: Stati Uniti ed Europa hanno trovato un terreno comune sulla necessità di governare l'intelligenza artificiale, non per frenarla, ma per indirizzarla verso uno sviluppo che protegga sia l'innovazione che la sicurezza collettiva. L'Italia, con la sua legislazione precoce e il suo ruolo nel dibattito europeo, si posiziona come protagonista di questa sfida tecnologica che definirà il prossimo decennio.

Gli americani hanno capito che sull'intelligenza artificiale non può esserci un Far West, perché distruggerebbe la loro stessa sicurezza nazionale
— Giulio Terzi di Sant'Agata, senatore di Fratelli d'Italia e presidente della commissione Politiche Ue del Senato
La divaricazione tra modello europeo e statunitense sull'AI è molto meno profonda di quanto appaia. E l'asse con Washington è fondamentale per il futuro tecnologico e industriale dell'Occidente
— Giulio Terzi di Sant'Agata
Quer a matéria completa? Leia o original em Il Sole 24 Ore ↗
Fale Conosco FAQ