Baglioni torna sul palco a Villa Borghese: "Ho temuto di non farcela più"

Il palco è il luogo dove mi nascondo meglio
Baglioni spiega il significato profondo del suo ritorno alle scene dopo la malattia.
Mark

Quando ha saputo che poteva tornare a cantare, cosa ha provato?

Mimi

Sollievo, innanzitutto. Durante la malattia ha temuto che fosse finita. Il palco per lui non è solo un lavoro, è il luogo dove si sente veramente se stesso.

Luke

Ma quanto è stato serio il problema di salute? L'articolo dice "problemi di salute" ma non specifica di cosa si trattasse.

Mimi

È vero, i dettagli medici non sono stati resi pubblici. Sappiamo solo che è stato abbastanza grave da fargli pensare che potesse essere la fine.

Mark

E questa scelta di tornare proprio a Piazza di Siena, il 24 ottobre, è stata consapevole?

Mimi

Completamente. È lo stesso luogo e la stessa data dell'Alé-oò del 1982, quarantaquattro anni prima. Per lui è come chiudere un cerchio.

Luke

Interessante il parallelismo, ma è importante notare che nel 1982 c'erano duecentocinquantamila spettatori. Non sappiamo ancora quanta gente andrà ai concerti di quest'anno.

Mimi

Giusto. Sarà una dimensione diversa, più intima forse, ma il significato simbolico rimane forte.

Mark

E dopo Roma? Cosa succede?

Mimi

Cinquanta concerti in tutta Italia, poi il finale ai Fori Imperiali il 23 ottobre 2027. È il suo addio ufficiale, anche se dice che potrebbe non essere l'ultimo concerto in assoluto.

Luke

Dice "potrebbe non essere l'ultimo", ma è chiaro che intende chiudere una stagione. Non è esattamente la stessa cosa.

Mimi

No, è vero. È il finale di un certo tipo di live, di una carriera strutturata in quel modo. Dopo potrebbe fare altre cose, ma non come prima.

  • Durante la malattia Baglioni ha temuto di non poter più salire su un palco, trasformando il ritorno in qualcosa di più urgente di un semplice tour.
  • La scelta di Piazza di Siena il 24 ottobre non è decorativa: riattiva un momento fondativo del 1982, creando una tensione simbolica tra passato e presente.
  • Sette concerti romani aprono un percorso che attraverserà tutta l'Italia con cinquanta date, costruendo un addio che ha la forma di un grande viaggio.
  • Il finale ai Fori Imperiali il 23 ottobre 2027 è già fissato come chiusura di una stagione artistica, non una celebrazione ma un evento che, nelle sue parole, 'porti tutti a pensare che qualcosa ci è successo davvero'.
  • Roma rimane la città che lo mette più in tensione e che lo sfida di più, rendendo ogni suo concerto nella capitale qualcosa di personale oltre che professionale.

Dopo mesi di silenzio imposti dalla malattia, Claudio Baglioni torna sul palco a Roma con la consapevolezza di chi ha sfiorato la fine di qualcosa di essenziale. Il ritorno a Piazza di Siena il 24 ottobre 2026 — esattamente quarantaquattro anni dopo l'Alé-oò che segnò una svolta nella sua vita — non è un semplice concerto, ma un atto di riappropriazione del tempo e del senso. Quello che si apre è anche un congedo annunciato: cinquanta date in tutta Italia e un finale ai Fori Imperiali nel 2027 chiuderanno oltre mezzo secolo di musica vissuta, come ha detto lui stesso, giocando.

Claudio Baglioni ha raccontato pubblicamente i mesi difficili trascorsi lontano dai palchi, ammettendo di aver temuto che quella distanza potesse diventare definitiva. Il ritorno, invece, ha assunto per lui il sapore di una seconda possibilità inattesa. "Il palco è il luogo dove mi nascondo meglio", ha detto, descrivendo una dimensione che per lui è sempre stata tanto personale quanto professionale.

Il cantautore romano tornerà live con sette concerti intitolati "Che notte è questa! La partenza", a Piazza di Siena, nel cuore di Villa Borghese, dal 24 ottobre al 1° novembre 2026. La data non è casuale: quarantaquattro anni prima, nello stesso luogo, si era tenuto l'Alé-oò, uno dei primi grandi raduni di musica dal vivo in Italia, con duecentocinquantamila spettatori. Baglioni lo ricorda come un punto di svolta, un momento dopo il quale — simbolicamente — si era persino tagliato i capelli per segnare la fine di un'epoca.

Questo ritorno romano è il primo passo di un progetto più ampio: cinquanta concerti in tutta Italia nel 2027, parte del "GrandTour La Vita è adesso", con un finale già fissato per il 23 ottobre 2027 ai Fori Imperiali. Non una celebrazione tradizionale, ha precisato, ma qualcosa che lasci un segno vero nel pubblico e in chi lo vivrà.

Roma occupa un posto speciale nella sua storia: ha suonato a Centocelle, al Colosseo, in Vaticano, nelle carceri, al Quirinale. Eppure è la città che lo mette più in tensione, perché "il romano è scettico ed è il più difficile da conquistare". Coltiva ancora il sogno di esibirsi a Centocelle, nel suo quartiere d'infanzia, anche se per ora rimane tale.

Incontrato in Campidoglio con il sindaco Gualtieri, Baglioni ha riflettuto sulla carriera con la leggerezza di chi ha giocato tutta la vita. "Arrivare a settantacinque anni e poter dire di aver giocato per quasi tutti e settantacinque gli anni è una gran cosa", ha detto. Ha declinato con ironia l'ipotesi di tornare alla direzione di Sanremo — "meglio fare il sindaco per un giorno" — lasciando intendere che quella stagione appartiene ormai definitivamente al passato.

Claudio Baglioni è tornato a parlare pubblicamente del suo ritorno alle scene dopo mesi di assenza dovuta a problemi di salute. Durante quella pausa forzata, ha confessato di aver temuto che il palco fosse ormai definitivamente alle spalle, che la sorte avesse deciso per lui quello che avrebbe voluto decidere da solo. Ma il ritorno ha un significato che va oltre il semplice riprendere a cantare: è una ripartenza, una seconda chance che non si aspettava più di avere. "Il palco è il luogo dove mi nascondo meglio", ha detto, spiegando come quella dimensione sia per lui non solo professionale ma profondamente personale.

Il cantautore romano tornerà live con una serie di sette concerti intitolati "Che notte è questa! La partenza", che si terranno a Piazza di Siena, nel cuore di Villa Borghese, dal 24 ottobre al 1° novembre 2026. La scelta della location e della data non è casuale. Esattamente quarantaquattro anni prima, il 24 ottobre 1982, nello stesso luogo si era svolto l'Alé-oò, uno dei primi grandi raduni di musica dal vivo in Italia, con duecentocinquantamila spettatori. Baglioni lo ricorda come un momento di svolta nella sua carriera, un punto di demarcazione tra un'epoca e l'altra. "Fu come vivere un grande viaggio", ha raccontato, aggiungendo che pochi giorni dopo si era tagliato i capelli, gesto che per lui segnava la fine di un capitolo.

Questo ritorno a Roma rappresenta il primo passo di un progetto più ampio che occuperà i prossimi mesi della sua vita. Dopo i sette appuntamenti romani, Baglioni attraverserà l'Italia con cinquanta concerti, parte del "GrandTour La Vita è adesso" che avrà inizio nell'estate 2027. Ma il vero finale, quello che chiuderà un cerchio di oltre cinquant'anni di carriera, è già stato fissato: il 23 ottobre 2027 ai Fori Imperiali, con uno spettacolo intitolato "Che notte è questa! Il ritorno". Non sarà una celebrazione nel senso tradizionale, ha precisato, ma piuttosto un momento che "porti tutti a pensare che qualcosa ci è successo davvero".

Roma, la sua città, ha una posizione particolare nella vita e nell'opera di Baglioni. Ha suonato ovunque: negli stadi, nel balcone della sua casa d'infanzia a Centocelle, al Foro Italico, nell'Aula Magna della sua università, in Vaticano, al Colosseo, nelle carceri, al Quirinale. Eppure Roma rimane il luogo che lo mette più in tensione, dove sente il bisogno di dimostrare di più. "Il romano è scettico ed è il più difficile da conquistare", ha osservato. I Fori Imperiali, ha spiegato, chiuderanno un cerchio importante, anche se non esclude che ci possano essere altri concerti dopo. Quello che sarà definitivamente concluso, però, è un certo tipo di live, una stagione della sua vita artistica.

C'è un sogno che Baglioni coltiva da quando ha iniziato a fare musica: esibirsi a Centocelle, magari nello spazio dell'Aeroporto militare. Per ora rimane un sogno, anche se non ha perso la speranza. Ha invece commentato con affetto il recente concerto di Ultimo a Tor Vergata, il quale ha realizzato qualcosa di simile nel suo quartiere. "Sono molto felice per lui", ha detto, imitando la voce di Pippo Baudo per aggiungere una battuta scherzosa.

Durante un incontro in Campidoglio con il sindaco Roberto Gualtieri e l'assessore ai Grandi eventi Alessandro Onorato, Baglioni ha riflettuto sulla sua carriera con leggerezza. "Quello che ho fatto è sempre stato meglio che lavorare", ha scherzato, "è come se avessi giocato tutta la vita. Arrivare a settantacinque anni e poter dire di aver giocato per quasi tutti e settantacinque gli anni è una gran cosa". Ha notato come in molte lingue la parola per giocare e quella per suonare coincidano, un dettaglio che cattura bene il senso di quella che è stata la sua esistenza.

Quando gli è stato chiesto se avrebbe considerato di fare il sindaco di Roma per un giorno, ha risposto con cautela e ironia. "Mi piace esplorare, fare cose nuove e il sindaco per un giorno l'hanno già fatto altri, quindi non so se accetterò". Più deciso è stato nel rifiutare l'idea di tornare alla direzione artistica del Festival di Sanremo: "Be', allora meglio fare il sindaco per un giorno", ha concluso con una battuta che ha fatto capire come quella esperienza, per quanto importante, appartenga ormai al passato.

Quando sono stato male, ho temuto di non poter tornare più su un palco e ho 'rosicato' perché volevo decidere io quando terminare il giro e non farlo decidere alla sorte
— Claudio Baglioni
Arrivare a settantacinque anni e poter dire di aver giocato per quasi tutti e settantacinque gli anni è una gran cosa
— Claudio Baglioni
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