Nel silenzio di Roma si è spenta a 55 anni la voce di Daniele Kihlgren, imprenditore milanese di origine svedese che aveva scelto di costruire ricchezza non consumando il territorio, ma restituendogli vita. Figlio di una famiglia del cemento, aveva percorso la strada opposta: rigenerare pietra su pietra i borghi abbandonati d'Italia e d'Africa, dimostrando che il profitto e il bene comune possono abitare la stessa casa. La sua scomparsa lascia aperta una domanda che lui aveva già cominciato a rispondere con i fatti.
Addio a Daniele Kihlgren, l'imprenditore che trasformò borghi abbandonati in destinazioni turistiche
Il turismo poteva rigenerare senza distruggere il territorio
Cosa rendeva il modello di Kihlgren così diverso da altri progetti di rigenerazione turistica?
Non consumava suolo. Mentre molti sviluppatori avrebbero demolito e ricostruito, lui ha restaurato le strutture esistenti. Era un approccio che rispettava la storia del luogo.
Ma quanto era scalabile davvero? Tre progetti in tre continenti — è un campione significativo o sono eccezioni?
Forse entrambe le cose. Il punto è che ha provato che era possibile, e ha creato occupazione concreta in ogni luogo.
E il finanziamento dell'assistenza sanitaria in Congo — come funzionava esattamente?
I ricavi del turismo andavano direttamente a pagare cure mediche per persone che non potevano permettersele. Non era una fondazione separata, era integrato nel modello di business.
Sappiamo se il progetto continuerà dopo la sua morte? Dipendeva molto da lui personalmente?
La fonte non lo specifica. È una domanda importante, perché l'eredità di Kihlgren dipenderà da quanto i suoi progetti sono stati strutturati per durare senza di lui.
Santo Stefano di Sessanio era completamente abbandonato quando ha iniziato?
Era un borgo in rovina. Oggi è una destinazione internazionale. Quello è il fatto concreto.
E quanti posti di lavoro ha creato complessivamente? La fonte dice "decine" — è una stima o un numero verificato?
Dice "decine di posti di lavoro". Non è un numero preciso, ma è significativo per un piccolo centro montano.
Der Puls
- Un'intera visione imprenditoriale perde il suo artefice: Kihlgren muore a 55 anni dopo una malattia che lo accompagnava dall'adolescenza, lasciando incompiuto solo il tempo, non il lavoro.
- Il borgo di Santo Stefano di Sessanio, che era un paese fantasma, è oggi una destinazione internazionale: la sua assenza rischia di far sentire il peso di una guida che sembrava insostituibile.
- Il modello dell'albergo diffuso Sexantio si era già replicato a Matera e in Ruanda, dimostrando che la formula era più grande di un singolo uomo — ma ora la sua tenuta sarà messa alla prova.
- I ricavi del turismo finanziavano cure mediche per i congolesi più poveri: un sistema integrato che ora dovrà trovare la forza di sopravvivere senza chi lo aveva immaginato.
- Venerdì la salma tornerà a Santo Stefano di Sessanio per l'ultimo saluto, nel borgo che meglio di ogni altro racconta chi era e cosa ha lasciato.
Nel silenzio di Roma si è spenta a 55 anni la voce di Daniele Kihlgren, imprenditore milanese di origine svedese che aveva scelto di costruire ricchezza non consumando il territorio, ma restituendogli vita. Figlio di una famiglia del cemento, aveva percorso la strada opposta: rigenerare pietra su pietra i borghi abbandonati d'Italia e d'Africa, dimostrando che il profitto e il bene comune possono abitare la stessa casa. La sua scomparsa lascia aperta una domanda che lui aveva già cominciato a rispondere con i fatti.
Daniele Kihlgren è morto a Roma a 55 anni, stroncato dal peggioramento di una malattia che lo seguiva da quando era ragazzo. Milanese di origine svedese, proveniva da una famiglia che aveva fatto fortuna nel cemento — eppure aveva scelto di costruire in modo radicalmente diverso: non demolendo e ricostruendo, ma restituendo vita pietra su pietra ai borghi che l'Italia aveva dimenticato.
Nel cuore dell'Abruzzo, a Santo Stefano di Sessanio, aveva acquistato case diroccate e fondato Sexantio, un albergo diffuso capace di attrarre ospiti da ogni angolo del mondo. Non era un progetto puramente commerciale: portava lavoro in un territorio impoverito e dimostrava che il turismo poteva rigenerare senza consumare suolo. Il modello si era poi replicato nei Sassi di Matera e, ancora più lontano, in Ruanda, su un'isola del lago Kivu al confine con il Congo.
Ciò che rendeva Kihlgren diverso da molti altri era la convinzione che il profitto dovesse servire qualcosa di più grande. Da oltre dieci anni i ricavi delle sue strutture finanziavano un programma di assistenza sanitaria per i congolesi che non potevano permettersi cure mediche. Non era beneficenza sporadica, ma un sistema pensato: il turismo sostenibile come motore di salute per le persone più vulnerabili.
Venerdì la sua salma sarà accolta nella chiesa parrocchiale di Santo Stefano di Sessanio, il borgo che più di ogni altro porta il segno della sua visione. Restano i posti di lavoro che ha creato, i progetti che continueranno a funzionare, e l'esempio concreto di un'imprenditoria capace di tenere insieme rigenerazione, occupazione e giustizia sociale senza che nessuno di questi obiettivi tradisse gli altri.
Daniele Kihlgren è morto a Roma all'età di 55 anni. L'imprenditore milanese di origine svedese si è spento dopo il peggioramento di una malattia che lo accompagnava dall'adolescenza. La notizia segna la fine di una carriera costruita su un'intuizione semplice ma radicale: i borghi abbandonati non dovevano essere demoliti e ricostruiti, ma rigenerati pietra su pietra, trasformandoli in destinazioni turistiche senza consumare il territorio.
Kihlgren proveniva da una famiglia di imprenditori del cemento, ma negli anni Novanta ha scelto una strada diversa. Ha acquistato e restaurato le case diroccate di Santo Stefano di Sessanio, un piccolo centro nella montagna dell'Aquila in Abruzzo, e ha fondato Sexantio, un albergo diffuso che avrebbe attratto ospiti da ogni parte del mondo. Il progetto non era solo commerciale: creava decine di posti di lavoro in un territorio dove l'economia era in declino, e dimostrava che il turismo poteva rigenerare senza distruggere.
Il modello di Kihlgren si è rivelato replicabile. Ha realizzato un progetto analogo nei Sassi di Matera, trasformando un altro paesaggio storico in una meta ricettiva. Poi ha portato la sua visione ancora più lontano: in Ruanda, su un'isola del lago Kivu al confine con il Congo, ha sviluppato un piccolo villaggio con destinazione turistica. Questi non erano semplici hotel: erano esperimenti di come il turismo potesse servire comunità che altrimenti resterebbero ai margini dell'economia globale.
Ciò che distingueva Kihlgren da molti altri imprenditori era la consapevolezza che il profitto poteva essere uno strumento per il bene pubblico. Da più di dieci anni gestiva un progetto di assistenza sanitaria per i congolesi poveri che non potevano permettersi cure mediche. I ricavi dell'attività turistica finanziavano direttamente questo programma. Non era beneficenza occasionale, ma un sistema integrato dove il turismo sostenibile generava risorse per la salute di persone vulnerabili.
La salma di Kihlgren sarà portata nella chiesa parrocchiale di Santo Stefano di Sessanio venerdì pomeriggio a partire dalle 15, per un ultimo saluto nel borgo che, grazie alla sua visione, si è guadagnato nel tempo una reputazione internazionale. La sua morte rappresenta la perdita di un imprenditore che ha dimostrato come sia possibile costruire un modello economico dove la rigenerazione territoriale, l'occupazione locale e l'impatto sociale non sono obiettivi in conflitto, ma aspetti di una stessa strategia. Ciò che rimane sono i progetti che continueranno a funzionare, i posti di lavoro che ha creato, e l'esempio di come il turismo consapevole possa trasformare borghi fantasma in comunità vive.
Bemerkenswerte Zitate
Ha trasformato borghi abbandonati in destinazioni turistiche internazionali senza consumare suolo— Caratterizzazione del suo modello imprenditoriale