Tribunale rigetta ricorso Ranucci per reintegro a Report

Sigfrido Ranucci ha subito un attentato nell'ottobre 2025 e successivamente è stato rimosso dalla conduzione di Report, con conseguente decurtazione dello stipendio e sospensione.
Le battaglie trovano compenso solo nell'affetto della gente
Ranucci commenta la sconfitta giudiziaria rivendicando il valore del suo lavoro di inchiesta.
Mark

Cosa significa esattamente che il tribunale ha riconosciuto le pressioni politiche ma le ha ritenute insufficienti?

Mimi

Il giudice dice che sì, esponenti del governo hanno esercitato pressione mediatica sulla Rai, ma che questo da solo non basta a provare che la decisione di rimuovere Ranucci sia stata determinata dalla politica. Serve una connessione più diretta.

Luke

Ma come fa il tribunale a sapere se la pressione è stata determinante o no? Se i vertici Rai hanno sentito quella pressione e hanno agito di conseguenza, come si misura il nesso causale?

Mimi

Esatto, è il punto debole della sentenza. Il tribunale dice che il malessere interno della redazione era reale, e usa quello come spiegazione alternativa.

Mark

Quindi il tribunale sta dicendo che la redazione era davvero tesa, indipendentemente dalla politica?

Mimi

Sì, e che Ranucci stesso ha confermato in aula che i colleghi gli avevano chiesto di consolidare la sua posizione. Ma il tribunale non ha potuto verificare se quella tensione era spontanea o amplificata dalle pressioni esterne.

Luke

Un'altra cosa: il tribunale dice che il conduttore di un programma è una scelta editoriale insindacabile. È vero, ma non risponde alla domanda se quella scelta sia stata libera o coatta.

Mark

Allora cosa succede adesso? Ranucci può ricorrere ancora?

Mimi

I suoi avvocati hanno detto che valuteranno il provvedimento e le ulteriori iniziative nelle sedi competenti. Probabilmente appello.

Luke

E intanto Ranucci è fuori da Report. La sentenza non lo reintegra, quindi la situazione rimane quella di agosto.

  • Tribunale del Lavoro di Roma rigetta ricorso il 9 ottobre 2026
  • Ranucci rimosso dalla Rai il 28 agosto 2026
  • Attentato subito da Ranucci nell'ottobre 2025
  • Rai aveva offerto tre alternative: vicedirezione Tg3/Rainews o corrispondenza Cairo

La Rai aveva offerto a Ranucci alternative: vicedirezione al Tg3/Rainews o corrispondenza dal Cairo, tutte respinte dal giornalista che ha scelto la via giudiziaria. Il tribunale accerta tensioni interne alla redazione legate alla copertura dell'attentato subito da Ranucci, ma non trova prove sufficienti di interferenza politica diretta sulla decisione aziendale.

Il tribunale del Lavoro di Roma ha rigettato il ricorso urgente di Sigfrido Ranucci per il reintegro alla conduzione di Report dopo la rimozione della Rai del 28 agosto. Il giudice riconosce tensioni redazionali ma esclude interferenze politiche determinanti.

Due settimane dopo l'udienza, il tribunale del Lavoro di Roma ha respinto la richiesta urgente di Sigfrido Ranucci di tornare alla guida di Report. La decisione arriva quattordici giorni dopo che il giornalista ha presentato ricorso contro la scelta della Rai del 28 agosto, quando era stato rimosso dalla conduzione del programma di inchiesta. Prima di ricorrere in giudizio, Ranucci aveva ricevuto tre alternative dall'azienda: la vicedirezione al Tg3 oppure a Rainews, o ancora un incarico come corrispondente dal Cairo. Tutte e tre le proposte erano state declinate.

Nel provvedimento di oltre trenta pagine, i giudici hanno ricostruito la vicenda richiamando anche l'attentato che Ranucci aveva subito nell'ottobre del 2025. Secondo il tribunale, la decisione della Rai di procedere a una riorganizzazione della redazione con cambio di conduttore appariva, a un primo esame, slegata da qualsiasi procedimento disciplinare e rappresentava piuttosto uno strumento per risolvere le tensioni interne che si erano create tra i membri della redazione stessa. I giudici hanno sottolineato come la scelta del conduttore e del gruppo autoriale di un programma televisivo rientra nelle prerogative dell'impresa editoriale e non è sindacabile. Di conseguenza, il giornalista non possiede un diritto soggettivo a occupare una determinata posizione nella programmazione televisiva.

Il tribunale ha accertato che le vicende legate all'attentato, man mano emerse sulla stampa, avevano generato un clima di tensione all'interno della redazione che incideva sul funzionamento del programma. Diversi redattori avevano manifestato il loro disagio non solo a Ranucci, responsabile del programma, ma anche ai suoi superiori gerarchici. Lo stesso Ranucci, durante l'udienza, aveva confermato questo malessere, dichiarando che i colleghi gli avevano fatto presente la necessità di affrontare insieme la pressione mediatica e di consolidare la sua posizione attraverso una riorganizzazione. Aveva spiegato che i redattori sentivano il peso dell'attenzione dei media e che per venti anni aveva garantito l'esistenza del programma.

Riguardo a eventuali pressioni politiche esercitate per ottenere dalla Rai la rimozione di Ranucci, il tribunale ha riconosciuto che esponenti di rilievo della maggioranza di governo avevano esercitato una pressione mediatica impropria sulle decisioni aziendali. Tuttavia, ha stabilito che questo elemento, considerato isolatamente e senza altri elementi corroboranti, non forniva una prova sufficiente per concludere che vi fosse stata un'interferenza effettiva e determinante della politica sulla decisione aziendale.

Ranucci ha commentato la sentenza affermando di rispettarla, sottolineando che si era sempre battuto per l'indipendenza della magistratura e che non poteva togliersi quella maglietta quando non le conveniva per poi rimetterla in seguito. Ha aggiunto che tutte le battaglie della sua vita, che lo avevano portato a affrontare duecentoquarantasette querele, un attentato, una sospensione e una decurtazione dello stipendio, trovavano compenso solo nell'affetto della gente. Ha partecipato a un evento organizzato da ANTIMAFIADuemila a Roma intitolato "Censura di Stato - A sostegno di Report e del giornalismo d'inchiesta", dove è stato accolto tra gli applausi.

I legali di Ranucci hanno dichiarato di prendere atto della decisione, che rispettano ma non condividono, e hanno annunciato che valuteranno il provvedimento e le ulteriori iniziative da assumere nelle sedi competenti. La Rai, dal canto suo, ha espresso soddisfazione per il riconoscimento del lavoro svolto dai vertici aziendali nel rispetto delle procedure e delle responsabilità, auspicando che la decisione contribuisse a ristabilire un clima di serenità.

Che io rispetti la decisione è ovvio: mi sono sempre battuto per l'indipendenza della magistratura e battersi per un valore del genere non significa togliersi la maglietta quando non ti fa comodo per poi rimetterla all'occorrenza
— Sigfrido Ranucci
Si erano lamentati con me, avevano fatto presente la necessità di sopportare insieme la pressione mediatica e puntellare la mia posizione tramite una riorganizzazione
— Sigfrido Ranucci, in aula
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