In un'epoca in cui il valore delle cose non si misura più solo dalla loro novità, il mercato globale dell'usato ha superato i 500 miliardi di dollari nel 2026, crescendo del 12,6% annuo e proiettandosi verso gli 854 miliardi entro il 2030. Quello che per generazioni fu considerato un ripiego dettato dalla necessità si è trasformato in una scelta culturale e consapevole, trainata dalla sostenibilità, dal digitale e da una nuova estetica del desiderio. In Italia, con 27,2 miliardi di euro e l'1,2% del Pil, il second hand non è più ai margini dell'economia: ne è diventato parte strutturale.
Second hand, il mercato dell'usato vale oltre 500 miliardi di dollari
Il second hand è diventato il punto di partenza, non il ripiego
Come è possibile che il second hand sia passato da stigma sociale a una forza economica da 500 miliardi di dollari?
Ci sono stati diversi fattori convergenti. La sostenibilità ambientale è diventata una priorità reale, non solo una moda. E poi le piattaforme digitali hanno eliminato le frizioni: non devi più andare in un mercato polveroso, puoi cercare esattamente quello che vuoi da casa.
Ma attenzione: questi 500 miliardi sono una stima di una società di consulenza per il 2026. Non sappiamo esattamente come è stata calcolata. E il dato italiano di 27,2 miliardi di euro viene da un'indagine Ipsos Doxa per Subito, che è una piattaforma di second hand. C'è un incentivo a far sembrare il mercato più grande.
Giusto. Ma il fatto che il vintage sia diventato la preferenza principale nel 2025 in Italia è comunque significativo, no?
Molto. Significa che non è solo una questione di prezzo. La gente cerca qualità, storia, unicità. Un capo vintage non è solo usato, è una scelta estetica.
Però il report dice che è difficile isolare i numeri del vintage perché molte transazioni avvengono ancora nei negozi fisici e nei mercati. Quindi non sappiamo veramente quanto pesa il vintage nel totale. Potrebbe essere il 10% o il 40%.
E per quanto riguarda il lusso? Davvero la metà dei consumatori di lusso guarda l'usato prima di comprare nuovo?
Secondo Bain e Altagamma, sì. È un cambio radicale nella mentalità. Il lusso usato non è più visto come un compromesso, ma come una scelta intelligente.
Anche qui, però: è una ricerca di mercato di due società specializzate in lusso. Non sappiamo quanti consumatori di lusso sono stati intervistati, quale era il campione, se era rappresentativo globalmente.
Quindi il trend è reale, ma i numeri esatti rimangono sfumati.
Esattamente. Quello che è certo è che il comportamento dei consumatori è cambiato. Se non altro, il fatto che il 71% delle transazioni di second hand in Italia avviene online è verificabile e significativo.
Sì, quello è un dato concreto. E la crescita del 12,6% anno su anno è plausibile per un mercato ancora in fase di espansione. Quello che non possiamo dire con certezza è se continuerà a questo ritmo.
Der Puls
- Il mercato globale dell'usato vale oltre 500 miliardi di dollari e cresce quasi tre volte più velocemente dell'economia tradizionale, con il solo abbigliamento che vale 289 miliardi nel 2026.
- La percezione sociale è cambiata radicalmente: comprare di seconda mano non è più un segnale di difficoltà economica, ma di consapevolezza e stile.
- In Italia il 71% delle transazioni avviene online e per più della metà dei consumatori l'usato è diventato il primo posto dove cercare, non l'ultima opzione.
- Anche il lusso è investito dalla trasformazione: circa la metà dei consumatori di beni di lusso consulta il mercato dell'usato prima di acquistare qualcosa di nuovo.
- Il vintage, trainato dalla Generazione Z e dalla nostalgia degli anni Novanta, è diventato nel 2025 la preferenza principale nel second hand italiano, segnando un cambio generazionale nel gusto.
In un'epoca in cui il valore delle cose non si misura più solo dalla loro novità, il mercato globale dell'usato ha superato i 500 miliardi di dollari nel 2026, crescendo del 12,6% annuo e proiettandosi verso gli 854 miliardi entro il 2030. Quello che per generazioni fu considerato un ripiego dettato dalla necessità si è trasformato in una scelta culturale e consapevole, trainata dalla sostenibilità, dal digitale e da una nuova estetica del desiderio. In Italia, con 27,2 miliardi di euro e l'1,2% del Pil, il second hand non è più ai margini dell'economia: ne è diventato parte strutturale.
Per decenni acquistare usato era associato a un certo imbarazzo, a una scelta dettata dalla necessità. Oggi quella percezione appartiene a un'altra epoca. Nel 2026 il mercato globale del second hand vale oltre 500 miliardi di dollari, con una crescita annua del 12,6%, e le proiezioni indicano che potrebbe raggiungere gli 854 miliardi entro il 2030. Piattaforme come Vinted e Vestiaire Collective hanno trasformato il riuso in qualcosa non solo accettabile, ma desiderabile.
Al centro di questa rivoluzione c'è l'abbigliamento: il resale di indumenti vale 289 miliardi di dollari nel 2026 e ha raddoppiato il proprio valore negli ultimi sei anni. Non si tratta di una moda passeggera, ma di un cambiamento strutturale nel modo in cui le persone consumano.
L'Italia partecipa pienamente al fenomeno. Secondo l'osservatorio Second Hand Economy 2025, il mercato vale 27,2 miliardi di euro, pari all'1,2% del Pil. Il 71% delle transazioni avviene online e, per più della metà degli italiani intervistati, l'usato è diventato il punto di partenza della ricerca — non il ripiego finale. Questa logica si estende persino al lusso: circa la metà dei consumatori di beni di alta gamma consulta il mercato dell'usato prima di acquistare qualcosa di nuovo.
Dentro questo universo, il vintage occupa uno spazio crescente. La Generazione Z ha riportato in auge l'estetica degli anni Novanta e dei primi anni Duemila, alimentando una nostalgia collettiva che si traduce in ricerca di pezzi iconici e arredi d'epoca. In Italia il vintage è diventato nel 2025 la preferenza principale sia per chi vende che per chi acquista abbigliamento di seconda mano.
I motori di questa crescita sono molteplici: il risparmio economico resta rilevante, ma la sostenibilità ambientale è diventata un driver altrettanto potente. Acquistare usato significa ridurre la domanda di nuova produzione. Quello che era un compromesso è oggi una scelta consapevole. Il second hand non è più una nicchia: è una forza economica che ridefinisce il significato stesso del consumo.
Non molto tempo fa, l'idea di acquistare qualcosa di usato portava con sé un certo imbarazzo. Per decenni, il second hand è stato associato a una qualità inferiore, a una scelta dettata dalla necessità piuttosto che dalla preferenza. Oggi quella percezione è cambiata radicalmente. Il mercato globale dell'usato ha raggiunto una solidità economica e culturale che avrebbe sorpreso gli scettici di una generazione fa: vale oltre 500 miliardi di dollari nel 2026, con un tasso di crescita annuo del 12,6% rispetto all'anno precedente. Le proiezioni suggeriscono che entro il 2030 questo volume potrebbe toccare gli 854 miliardi di dollari. Il successo di piattaforme come Vinted, l'app lituana che ha trasformato il modo in cui le persone vendono e comprano vestiti, e di siti come il francese Vestiaire Collective, testimonia come il second hand sia diventato non solo accettabile, ma desiderabile.
L'abbigliamento rappresenta il cuore di questo mercato. Nel 2026, il settore del resale di indumenti vale circa 289 miliardi di dollari, con una crescita prevista di ulteriori 100 miliardi entro il 2030. Quello che colpisce maggiormente è la velocità di questa trasformazione: negli ultimi sei anni, dal 2021 al 2026, il mercato dell'abbigliamento di seconda mano ha raddoppiato il suo valore. Non si tratta di una tendenza marginale o passeggera, ma di un cambiamento strutturale nel modo in cui le persone consumano.
L'Italia partecipa pienamente a questo fenomeno globale. Secondo l'osservatorio Second Hand Economy 2025, condotto da Ipsos Doxa per Subito, il mercato dell'usato nel nostro paese vale 27,2 miliardi di euro e rappresenta l'1,2% del prodotto interno lordo. Il canale online domina le transazioni: il 71% degli scambi avviene attraverso piattaforme digitali, principalmente per abbigliamento e accessori. Ciò che rivela un vero cambio nelle abitudini di acquisto è che per più della metà degli intervistati, il second hand è diventato il punto di partenza della ricerca, non il ripiego. Prima ancora di cercare un articolo nuovo, gli italiani guardano all'usato. Questa logica si estende anche al lusso: secondo un monitor realizzato da Bain e Altagamma sui mercati mondiali dei beni personali di lusso, circa la metà dei consumatori di articoli di lusso consulta il mercato dell'usato prima di acquistare qualcosa di nuovo.
Dentro questo universo ampio del second hand, il vintage occupa uno spazio sempre più rilevante, anche se i confini non sono sempre netti. Un articolo è considerato vintage quando ha almeno vent'anni di età ed è riconducibile a un periodo storico specifico sulla base della sua estetica o del suo valore culturale. Il second hand, invece, è semplicemente un articolo che ha già avuto un proprietario precedente. Naturalmente, un capo vintage è quasi sempre anche second hand, dato che l'età garantisce quasi certamente un passato di proprietà.
La Generazione Z ha giocato un ruolo cruciale nel riportare in auge l'estetica vintage. Gli anni Novanta e i primi decenni del 2000 sono tornati di moda, spinti da una nostalgia collettiva che si manifesta nella ricerca di pezzi che evochino lo stile di Leonardo DiCaprio, Johnny Depp e Brad Pitt, di arredi che ricordino il salotto di Friends, di fotografie Polaroid. In Italia, il vintage ha registrato un vero exploit nel 2025, diventando la preferenza principale sia per i venditori che per gli acquirenti di abbigliamento di seconda mano. Tuttavia, è difficile isolare i numeri specifici del vintage all'interno dei dati generali del second hand, sia perché i report globali e le indagini nazionali li raggruppano insieme, sia perché una porzione significativa del mercato vintage continua a passare attraverso negozi fisici e mercati di quartiere, rendendo complesso un calcolo complessivo.
I motivi dietro questa crescita sono molteplici. Il risparmio economico rimane importante, ma la sostenibilità ambientale è diventata un driver altrettanto potente. Acquistare usato significa ridurre la domanda di nuova produzione, con tutte le implicazioni positive per l'ambiente che ne derivano. Quello che era una volta considerato un compromesso è ora percepito come una scelta consapevole e desiderabile. Il mercato del second hand non è più una nicchia, ma una forza economica strutturale che continua a ridefinire il modo in cui le persone pensano al consumo.
Bemerkenswerte Zitate
Il second hand è diventato il punto di partenza per più della metà degli intervistati, prima ancora di cercare il nuovo— Osservatorio Second Hand Economy 2025, Ipsos Doxa per Subito
Circa la metà dei consumatori del lusso consulta il mercato dell'usato prima di acquistare un prodotto nuovo— Monitor Bain e Altagamma sui mercati mondiali dei beni personali di lusso