Norvegia, Australia, Regno Unito e New York stanno vietando o limitando gli occhiali intelligenti in spazi pubblici e tribunali per proteggere il consenso e la privacy dei cittadini. Il mercato degli smart glasses è in forte crescita con dispositivi di Meta, Google, Samsung e Snapchat, ma le preoccupazioni sul riconoscimento facciale e la raccolta dati frenano l'adozione.
Occhiali smart, la nuova frontiera dei divieti tecnologici in Europa
La fiducia diventerà un vero fattore competitivo
Perché i governi stanno improvvisamente vietando questi occhiali? Non sono solo un nuovo gadget tecnologico?
Il problema è che gli occhiali intelligenti hanno una fotocamera integrata. Quando li indossi per strada, puoi registrare o fotografare chiunque ti stia intorno senza che lo sappia. È una questione di consenso nello spazio pubblico.
Ma aspetta — quanti di questi divieti sono effettivamente in vigore e quanti sono ancora in fase di valutazione? La Norvegia sta "pensando" a un divieto, l'Australia sta "indagando". Sono cose diverse.
Vero. Nel Regno Unito e a New York i divieti sono già reali e specifici: vietati nelle aule dei tribunali. Altrove è ancora una discussione.
E il mercato continua a crescere comunque?
Sì, del 167 percento annuo nel primo trimestre del 2026. Meta, Google, Samsung, Snapchat — tutti stanno investendo pesantemente.
Quindi c'è una contraddizione: i governi frenano, ma le aziende accelerano. Chi sta vincendo?
Per ora le aziende, perché i divieti sono ancora frammentati e limitati a certi spazi. Ma gli esperti dicono che la vera battaglia sarà sulla regolamentazione delle funzioni specifiche, non sul dispositivo intero.
Cosa intendi per "funzioni specifiche"?
Il riconoscimento facciale, la registrazione continua, l'uso delle immagini per addestrare l'intelligenza artificiale. Se regoli queste cose, puoi avere occhiali intelligenti senza i rischi sulla privacy.
E chi decide come regolarle? Ogni paese europeo per conto suo?
No, secondo gli esperti dovrebbe essere a livello europeo. Altrimenti finisci con 27 regole diverse e nessuno sa più come operare.
Le aziende stanno già facendo qualcosa per guadagnare fiducia?
Sì. Meta ha lanciato una versione senza fotocamera. Altre startup stanno sviluppando occhiali senza telecamera o con registratori audio che richiedono un pulsante fisico. Sono tentativi di rispondere alle preoccupazioni.
El Pulso
- Norvegia, Regno Unito, New York e Australia stanno vietando o limitando gli occhiali intelligenti in spazi pubblici e tribunali
- Il mercato degli smart glasses è cresciuto del 167 percento annuo nel primo trimestre del 2026
- Meta, Google, Samsung e Snapchat sono i principali produttori di occhiali intelligenti
- Meta ha lanciato una versione senza fotocamera dei Ray-Ban Meta in risposta alle preoccupazioni sulla privacy
Norvegia, Australia, Regno Unito e New York stanno vietando o limitando gli occhiali intelligenti in spazi pubblici e tribunali per proteggere il consenso e la privacy dei cittadini. Il mercato degli smart glasses è in forte crescita con dispositivi di Meta, Google, Samsung e Snapchat, ma le preoccupazioni sul riconoscimento facciale e la raccolta dati frenano l'adozione.
Governi e autorità in Gran Bretagna, Norvegia, Australia e New York introducono restrizioni agli smart glasses per proteggere la privacy, mentre il mercato cresce del 167% annuo e le aziende sviluppano versioni senza fotocamera.
Mentre i governi europei e internazionali iniziano a tracciare i confini di una tecnologia ancora in fase di definizione, gli occhiali intelligenti sono diventati il nuovo campo di battaglia tra innovazione e protezione della privacy. La Norvegia sta considerando un divieto temporaneo al loro uso in determinati spazi pubblici. L'Australia ha avviato un'indagine su come i produttori raccolgono e conservano i dati personali attraverso questi dispositivi. Nel Regno Unito e a New York, gli occhiali intelligenti sono già vietati nelle aule dei tribunali. Questo mosaico di restrizioni emerge mentre il mercato globale degli smart glasses accelera: secondo gli analisti di Idc, il settore è cresciuto del 167 percento su base annua nel primo trimestre del 2026.
La proliferazione di questi dispositivi riflette anni di investimenti tecnologici. Google ha aperto la strada nel 2013 con i Glass, ma il vero impulso commerciale è arrivato quando Meta ha collaborato con EssilorLuxottica per i Ray-Ban Meta. Oggi il panorama include occhiali di Snapchat, Xiaomi e altri produttori, con Google e Samsung pronti a lanciare una partnership entro la fine dell'anno. Eppure proprio mentre le aziende tecnologiche puntano su questi dispositivi come possibile sostituto dello smartphone, le preoccupazioni sulla privacy stanno frenando l'adozione. Una delle principali catene olandesi di ottica ha sospeso la vendita dei Ray-Ban Meta nei Paesi Bassi e in Belgio. Nel Regno Unito, pub e locali stanno limitando l'uso di questi occhiali, così come i tribunali hanno imposto divieti espliciti. New York ha esteso il divieto a tutte le corti statali. L'Australia, già nota per il suo approccio aggressivo ai social media per i minori, sta valutando restrizioni negli uffici pubblici.
Il vero nodo della questione è il consenso nello spazio pubblico. Quando una persona indossa occhiali intelligenti dotati di fotocamera, chiunque si trovi nelle vicinanze potrebbe essere registrato o fotografato senza saperlo. Questa dinamica ha attirato l'attenzione delle autorità europee sulla privacy e di diversi legislatori. Il Comitato europeo per la protezione dei dati ha commissionato un rapporto specifico sull'accettabilità sociale di questi dispositivi. Claudio Conti, direttore dell'Osservatorio XR Technologies & Immersive Experience del Politecnico di Milano, sostiene che il problema non richiede un divieto generalizzato, bensì una regolamentazione mirata. "Le regole vanno aggiornate, ma un divieto generalizzato sarebbe la risposta sbagliata", ha spiegato a ANSA. Secondo Conti, piuttosto che vietare il dispositivo nel suo complesso, sarebbe più efficace regolare funzioni specifiche come il riconoscimento facciale, la registrazione continua e l'uso delle immagini per addestrare l'intelligenza artificiale. Cruciale, aggiunge, è che questa regolamentazione avvenga a livello europeo per evitare un frammentato patchwork di 27 regole nazionali diverse.
I produttori stanno già rispondendo alle pressioni sulla privacy. Meta ha lanciato una versione senza fotocamera dei Ray-Ban Meta durante la sua ultima conferenza per sviluppatori Connect. L'azienda ha sottolineato che ogni paio di occhiali è equipaggiato con una spia Led antimanomissione che lampeggia quando l'utente sta registrando o scattando foto. Altre startup hanno seguito questa strada: Even Realities, con sede a Shenzhen, ha sviluppato occhiali completamente privi di fotocamera, mentre l'americana Pocket propone un registratore audio che si fissa al telefono e richiede la pressione di un pulsante fisico per funzionare. Conti vede questi sviluppi come passi nella giusta direzione. "Le polemiche sulla privacy non fermeranno la diffusione di questi dispositivi, ma la orienteranno", ha affermato. Secondo l'esperto, nei prossimi anni il successo commerciale dipenderà da chi saprà costruire il miglior ecosistema di applicazioni attorno agli smart glasses e all'intelligenza artificiale. La fiducia, sostiene, diventerà un vero fattore competitivo, e chi riuscirà a garantire privacy "by design" avrà un vantaggio significativo soprattutto nel mercato europeo, dove le aspettative sulla protezione dei dati sono particolarmente elevate.
Citas Notables
Le regole vanno aggiornate, ma un divieto generalizzato sarebbe la risposta sbagliata. Più che vietare il dispositivo bisognerebbe regolare le singole funzioni come il riconoscimento facciale e la registrazione continua.— Claudio Conti, Direttore dell'Osservatorio XR Technologies & Immersive Experience del Politecnico di Milano
Le polemiche sulla privacy non fermeranno la diffusione di questi dispositivi, ma la orienteranno. Nei prossimi anni vincerà chi saprà costruire il miglior ecosistema di applicazioni attorno a smart glasses e intelligenza artificiale.— Claudio Conti