Quando lo Stato affida ai suoi guardiani compiti da contabile, rischia di lasciare sguarnite le strade che quei guardiani dovrebbero presidiare. I sindacati dell'Arma dei Carabinieri — Usmia e Sim — hanno sollevato un allarme civile contro il nuovo Codice della strada, denunciando che le stazioni rischiano di trasformarsi in uffici tributari proprio mentre l'Arma accusa già una carenza di diecimila unità. La questione, al vaglio del Parlamento, interroga un principio antico: fino a che punto si può chiedere a chi garantisce la sicurezza di occuparsi di pratiche burocratiche senza che la sicure
Nuovo Codice della strada, sindacati Carabinieri: troppa burocrazia nelle stazioni
Più burocrazia nelle stazioni, meno sicurezza sul territorio
Perché i sindacati dei Carabinieri si oppongono così fortemente a queste disposizioni? Non si tratta solo di gestione amministrativa?
No, è una questione di risorse finite. Se un carabiniere passa il turno a elaborare pratiche di rateizzazione o verifiche anagrafiche, non è in strada a prevenire crimini o a rispondere alle chiamate dei cittadini. Con diecimila posti già vacanti, ogni ora di ufficio è un'ora sottratta alla sicurezza di prossimità.
Ma il decreto legislativo è già stato scritto? Sappiamo esattamente quali compiti verrebbero assegnati ai carabinieri?
Lo schema è in discussione al Parlamento. I sindacati criticano le misure "previste allo stato attuale", quindi stanno commentando una bozza, non una legge già approvata.
E le Prefetture? Potrebbero gestire queste cose invece dei carabinieri?
Secondo i sindacati, sì. Dicono che le Prefetture hanno già le procedure specialistiche per gli accertamenti patrimoniali e la riscossione coattiva. Mantenerle lì eviterebbe di trasformare le stazioni in uffici tributari.
Hanno detto quanto costerebbe spostare queste competenze alle Prefetture? O quanti carabinieri sarebbero liberati?
No, il comunicato non quantifica l'impatto. Sappiamo che la carenza è di circa diecimila unità, ma non sappiamo quanti carabinieri sarebbero effettivamente impegnati nelle nuove incombenze se il decreto passasse così com'è.
Quindi il Comandante Generale Luongo chiede nuove risorse per colmare quella carenza?
Esattamente. Sta cercando di rafforzare le stazioni e ridurre i carichi burocratici. Il timing è sfortunato: mentre lui lavora in quella direzione, il nuovo Codice della strada rischia di andare nella direzione opposta.
Una domanda: i sindacati hanno proposto alternative concrete al testo del decreto, o si limitano a dire "no, non funziona"?
Dalla dichiarazione, sembra che chiedano una "valutazione attenta della distribuzione delle competenze" nel prosieguo dell'iter legislativo. Non presentano un testo alternativo, ma indicano il principio: le attività specialistiche devono restare dove hanno già le competenze.
E i cittadini? Come cambierebbe il servizio se queste competenze restassero alle Prefetture?
Teoricamente, non dovrebbe cambiare nulla dal punto di vista dell'utente. Le pratiche verrebbero gestite dalle Prefetture invece che dalle stazioni. Ma il rischio che i sindacati sottolineano è che se il carico ricade sulle stazioni, la risposta ai cittadini potrebbe rallentare perché il personale sarebbe diviso tra compiti amministrativi e operativi.
Der Puls
- Il nuovo Codice della strada assegnerebbe ai carabinieri competenze su permessi di guida temporanei, rateizzazioni e riscossione coattiva delle multe, moltiplicando le incombenze amministrative nelle stazioni.
- I sindacati lanciano l'allarme: con una carenza organica già stimata in diecimila unità, ogni ora dedicata alle pratiche è un'ora sottratta al controllo del territorio.
- Il segretario del Sim Carabinieri usa parole nette — i militari rischiano di diventare 'impiegati dell'anagrafe tributaria' — mentre il Comandante Generale Luongo chiede risorse aggiuntive, non nuovi adempimenti.
- La richiesta sindacale è precisa: le attività amministrative che richiedono accertamenti patrimoniali e procedure specialistiche devono restare alle Prefetture, non gravare sulle stazioni.
- Il dibattito parlamentare è aperto, e il suo esito determinerà se l'Arma potrà mantenere la sua vocazione operativa o dovrà cedere terreno alla burocrazia.
Quando lo Stato affida ai suoi guardiani compiti da contabile, rischia di lasciare sguarnite le strade che quei guardiani dovrebbero presidiare. I sindacati dell'Arma dei Carabinieri — Usmia e Sim — hanno sollevato un allarme civile contro il nuovo Codice della strada, denunciando che le stazioni rischiano di trasformarsi in uffici tributari proprio mentre l'Arma accusa già una carenza di diecimila unità. La questione, al vaglio del Parlamento, interroga un principio antico: fino a che punto si può chiedere a chi garantisce la sicurezza di occuparsi di pratiche burocratiche senza che la sicurezza stessa ne soffra?
I sindacati dell'Arma dei Carabinieri hanno alzato la voce contro il nuovo Codice della strada in discussione al Parlamento, denunciando che le nuove disposizioni rischiano di trasformare le stazioni in uffici amministrativi. Usmia e Sim Carabinieri hanno puntato il dito su tre ambiti precisi: i permessi di guida temporanei, la rateizzazione delle sanzioni e la riscossione coattiva delle multe. Secondo i sindacati, queste competenze aggiuntive comporteranno istruttorie, verifiche e responsabilità che ricadranno su reparti già a corto di personale.
Carmine Caforio, segretario generale dell'Usmia, ha evidenziato un paradosso stridente: mentre il Comandante Generale Salvatore Luongo lavora per alleggerire i carichi burocratici e chiede risorse per colmare una carenza di circa diecimila carabinieri, il nuovo decreto legislativo rischia di andare nella direzione opposta, sottraendo personale proprio quando è più necessario sul territorio.
Antonio Serpi, segretario del Sim Carabinieri, ha usato toni ancora più diretti: il decreto trasforma i carabinieri in agenti della riscossione coattiva, svuotando le strade di controlli e riempiendo le caserme di scartoffie. La sintesi della posizione sindacale è racchiusa in uno slogan: 'Più burocrazia nelle stazioni, meno sicurezza sul territorio'.
La richiesta avanzata per il prosieguo dell'iter legislativo è chiara: le attività amministrative che richiedono accertamenti patrimoniali e procedure specialistiche devono restare alle Prefetture. Il Parlamento è ora chiamato a trovare un equilibrio tra le nuove esigenze amministrative del Codice e la necessità di preservare l'efficacia operativa dell'Arma sul territorio nazionale.
I sindacati dell'Arma dei Carabinieri hanno lanciato un allarme pubblico contro il nuovo Codice della strada, denunciando che le disposizioni in discussione al Parlamento trasformeranno le stazioni in uffici amministrativi, sottraendo risorse preziose dal controllo del territorio. L'Usmia Carabinieri e il Sim Carabinieri hanno concentrato le loro critiche su tre ambiti specifici: i permessi di guida temporanei, la rateizzazione delle sanzioni e la riscossione coattiva delle multe. Secondo i sindacati, queste nuove competenze comporteranno istruttorie aggiuntive, verifiche, notifiche e responsabilità che ricadranno direttamente sui reparti, impegnando personale già insufficiente per le missioni operative di base.
Carmine Caforio, segretario generale dell'Usmia Carabinieri, ha sottolineato che le stazioni devono dedicare sempre più tempo e risorse alla loro funzione principale: essere presenti sul territorio, prevenire i crimini, ascoltare i cittadini e garantire sicurezza di prossimità. Ha evidenziato un contrasto stridente: mentre il Comandante Generale dell'Arma Salvatore Luongo sta lavorando per ridurre i carichi burocratici e rafforzare le stazioni, chiedendo nuove risorse per colmare la carenza di circa diecimila carabinieri, il nuovo decreto legislativo rischia di aggravare ulteriormente la situazione, sottraendo personale proprio quando è più necessario.
Antonio Serpi, segretario generale del Sim Carabinieri, ha usato un linguaggio ancora più diretto, affermando che lo schema di decreto trasforma i carabinieri in impiegati dell'anagrafe tributaria e in agenti della riscossione coattiva. Secondo Serpi, questa trasformazione svuota le strade di controlli operativi e riempie le caserme di scartoffie, compromettendo l'efficacia dell'attività di controllo territoriale.
Caforio ha precisato ulteriormente le preoccupazioni dell'Usmia, sottolineando che le nuove disposizioni sui permessi temporanei, sulla rateizzazione delle sanzioni e sulla riscossione coattiva rappresentano ulteriori istruttorie e responsabilità che ricadranno sui reparti. Ha insistito sul fatto che non è possibile chiedere alle stazioni di fare sempre di più mentre contemporaneamente si caricano di nuovi adempimenti burocratici, soprattutto in un momento in cui i nuovi fenomeni criminali associati all'immigrazione clandestina destano particolare preoccupazione e la carenza organica è particolarmente avvertita nei presidi territoriali.
I sindacati hanno avanzato una richiesta specifica per il prosieguo dell'iter legislativo: che venga valutata attentamente la distribuzione delle competenze tra i diversi organi dello Stato. La loro posizione è che le attività amministrative che richiedono accertamenti patrimoniali e procedure specialistiche devono rimanere presso le Prefetture, evitando ulteriori appesantimenti per gli organi accertatori, già provati da una cronica carenza di personale. Lo slogan che sintetizza la loro posizione è diretto: "Più burocrazia nelle stazioni, meno sicurezza sul territorio". Il dibattito parlamentare sui dettagli del nuovo Codice della strada avrà dunque il compito di bilanciare le nuove esigenze amministrative con la necessità di mantenere efficace la presenza operativa dell'Arma sul territorio nazionale.
Bemerkenswerte Zitate
Le Stazioni dei Carabinieri devono avere sempre più tempo e risorse da dedicare alla loro missione principale: essere presenti sul territorio, prevenire, ascoltare i cittadini e garantire sicurezza di prossimità— Carmine Caforio, segretario generale di Usmia Carabinieri
Il decreto trasforma i Carabinieri in impiegati dell'anagrafe tributaria e in agenti della riscossione coattiva, svuotando le strade con nocumento dell'attività di controllo del territorio e ingolfando le caserme di scartoffie— Antonio Serpi, segretario generale di Sim Carabinieri