Manovra: banche e assicurazioni verso contributo fino a 3 miliardi, ma Abi frena

Il dialogo è sempre aperto, come c'è stato lo scorso anno
Il viceministro Leo cerca di stemperare le tensioni mentre il governo punta a raccogliere 2-3 miliardi da banche e assicurazioni.
Mark

Perché il governo insiste nel chiedere altri soldi a banche e assicurazioni se c'è già un accordo triennale in corso?

Mimi

Perché la manovra di bilancio ha bisogni immediati e urgenti. L'accordo dello scorso anno prevede 10,5 miliardi distribuiti su tre anni, ma il governo ha bisogno di coprire buchi nel bilancio di quest'anno specificamente. È una questione di timing e di flussi di cassa.

Luke

Ma qui bisogna essere chiari: l'Abi dice che l'accordo è ancora vigente. Il governo dice che il dialogo è aperto. Non è ancora chiaro se il governo sta cercando di aggiungere altri soldi oltre ai 10,5 miliardi o se sta cercando di accelerare i versamenti previsti.

Mark

Quali sono gli strumenti fiscali che il governo sta considerando?

Mimi

Principalmente tre cose: i crediti fiscali differiti, che sono crediti che le banche possono utilizzare negli anni futuri; le valutazioni degli strumenti finanziari secondo i principi contabili internazionali; e le svalutazioni di crediti. Per le assicurazioni, si guarda anche agli avviamenti.

Luke

Questi sono strumenti tecnici che permettono al governo di estrarre risorse senza aumentare formalmente le aliquote fiscali. Ma il settore li vede come tasse comunque, perché riducono i benefici fiscali che le banche e le assicurazioni potevano contare di avere.

Mark

Perché la maggioranza è divisa?

Mimi

Perché c'è una differenza di visione politica. La Lega vuole essere più aggressiva nei confronti del settore finanziario, mentre Forza Italia è più protettiva. È una tensione classica tra una visione più populista e una più orientata al mercato.

Luke

Vero, ma bisogna notare che nessuno dei due schieramenti sta dicendo di non chiedere soldi alle banche. Stanno discutendo solo di quanto chiedere e come farlo. L'accordo di fondo esiste.

Mark

Qual è il vero vincolo temporale qui?

Mimi

Martedì il governo deve inviare a Bruxelles il Documento programmatico di bilancio. Se il contributo delle banche non è già deciso, non può essere incluso in quel documento. Quindi lunedì deve esserci una decisione della maggioranza.

Luke

E questo è importante perché il documento che va a Bruxelles è quello che fissa gli impegni dell'Italia verso l'Ue. Se il governo promette risorse che non ha ancora garantito, crea un problema di credibilità.

  • Il governo deve trovare 2-3 miliardi in pochi giorni, con una scadenza europea che non ammette rinvii: il Documento programmatico di bilancio va inviato a Bruxelles martedì 13 ottobre.
  • L'Abi frena con forza, ricordando che un accordo triennale da 10,5 miliardi è già in vigore e che il settore ha già versato 4,4 miliardi nel primo anno.
  • La maggioranza è spaccata: Salvini vuole colpire le banche con più decisione, Tajani si dichiara «contrarissimo» a nuove tasse sugli istituti di credito.
  • Il viceministro Leo prova a tenere aperto il dialogo, ma i margini di manovra si restringono ora dopo ora, mentre le richieste di spesa — dalla sanità ai Comuni — continuano ad accumularsi.
  • Sullo sfondo, l'Eurogruppo ha concesso un extradeficit per energia e difesa, ma le decisioni operative arriveranno solo a novembre, troppo tardi per questa manovra.

Ogni legge di bilancio è, in fondo, una storia di promesse e risorse: il governo italiano si trova ora a cercare tra i 2 e i 3 miliardi di euro da banche e assicurazioni, in un negoziato che rivela le tensioni tra le necessità dello Stato e gli impegni già sottoscritti con il settore privato. Con la scadenza del 13 ottobre per l'invio del Documento programmatico di bilancio a Bruxelles, il tempo stringe e le divisioni interne alla maggioranza rendono ancora più incerta la strada verso un accordo. È il momento in cui la politica fiscale smette di essere astratta e diventa una corsa contro il calendario.

Il governo italiano ha fissato un obiettivo ambizioso: ottenere tra i 2 e i 3 miliardi di euro da banche e assicurazioni per finanziare la prossima legge di bilancio. Le riunioni di inizio settimana al ministero dell'Economia hanno delineato gli strumenti possibili — dai crediti fiscali differiti alle valutazioni degli avviamenti delle compagnie assicurative — ma il settore creditizio ha risposto con una resistenza netta.

Il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, ha ricordato che lo scorso anno il governo ha già siglato un accordo triennale da 10,5 miliardi complessivi, di cui 4,4 già versati nel primo anno. Quell'intesa è ancora in vigore e non può essere ignorata. Nel frattempo, la maggioranza appare divisa: Salvini spinge per richieste più aggressive agli istituti di credito, mentre Tajani si dichiara «contrarissimo a tasse sulle banche». Il viceministro Leo ha cercato di abbassare i toni, assicurando che il dialogo rimane aperto e che il governo non intende «dare schiaffoni a nessuno».

I tempi, però, sono stringenti. Entro lunedì le decisioni devono essere prese, perché martedì 13 ottobre il governo invierà a Bruxelles il Documento programmatico di bilancio: se il contributo di banche e assicurazioni non sarà già definito, non potrà figurare in quel documento. E le esigenze di spesa crescono: i Comuni chiedono un miliardo per minori stranieri non accompagnati e polizia locale, il ministro della Salute stima in 5,5 miliardi il minimo indispensabile per la sanità, mentre si valuta di utilizzare 2-4 miliardi di risparmi del Pnrr. Il puzzle finanziario è complesso, e il tempo per comporlo si sta esaurendo.

Il governo italiano sta cercando di strappare tra i 2 e i 3 miliardi di euro da banche e assicurazioni per coprire i buchi della prossima legge di bilancio, ma incontra una resistenza decisa dal settore creditizio. Le riunioni di inizio settimana al ministero dell'Economia hanno fissato questo obiettivo ambizioso, che dovrebbe essere raggiunto attraverso una serie di strumenti fiscali: dal classico intervento sui crediti fiscali differiti (le cosiddette Dta) fino alle valutazioni degli strumenti finanziari secondo i principi contabili internazionali, passando per le svalutazioni di crediti e gli avviamenti delle compagnie assicurative.

Ma il presidente dell'Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli, ha subito frenato. Ricorda che lo scorso anno il governo ha già sottoscritto un accordo triennale da 10,5 miliardi di contributi complessivi con il settore, di cui 4,4 miliardi sono stati versati nel primo anno. Quella intesa, sottolinea Patuelli, è ancora in vigore e non può essere ignorata. Nel frattempo, la maggioranza di governo rimane divisa su come procedere: il vicepremier leghista Matteo Salvini spinge per una richiesta più aggressiva agli istituti di credito, mentre il suo omologo di Forza Italia, Antonio Taiani, si dichiara «contrarissimo a tasse sulle banche». Gli extraprofitti, tema ricorrente nel dibattito politico, non rientrano in questa partita.

Il viceministro dell'Economia Maurizio Leo ha cercato di stemperare le tensioni, affermando che il dialogo rimane aperto e che il governo non vuole «dare schiaffoni a nessuno». Ha ricordato che lo scorso anno si è riusciti a mantenere lo stesso approccio costruttivo. Tuttavia, i tempi sono strettissimi: le decisioni devono essere prese entro lunedì perché martedì 13 ottobre il governo dovrà inviare a Bruxelles il Documento programmatico di bilancio con la radiografia dei principali interventi della manovra. Se il contributo di banche e assicurazioni non sarà già deciso, non potrà essere incluso in quel documento.

La pressione sulle coperture finanziarie è enorme. Il governo deve trovare i soldi per finanziare tagli all'Irpef, il rinnovo della Flat Tax, misure fiscali agevolate per i giovani, il rifinanziamento del fondo sanitario e molto altro. Sul fronte europeo, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha ottenuto il via libera dell'Eurogruppo per un extradeficit destinato a energia e difesa, ma le decisioni operative su una possibile applicazione più flessibile delle regole di spesa non arriveranno prima delle riunioni dei ministri finanziari a Bruxelles previste per il 9 e il 10 novembre. Nel frattempo, il Documento programmatico di finanza pubblica rispetta alla virgola la traiettoria della spesa primaria netta concordata con l'Ue, il che significa che al momento non ci sono margini per misure senza copertura.

Mentre il governo affina i calcoli sulle entrate, cresce anche la pressione dal lato della spesa. I Comuni, rappresentati dal presidente dell'Anci Gaetano Manfredi, chiedono un miliardo di euro per assistenza ai minori stranieri non accompagnati, supporto agli alunni disabili, pagamento delle bollette e un piano di assunzioni di 12mila agenti di Polizia locale. Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha valutato in 5,5 miliardi aggiuntivi il minimo indispensabile per il settore sanitario. E l'elenco delle richieste continua ad allungarsi. Sul fronte delle entrate, circolano stime di 2-4 miliardi di risparmi del Piano nazionale di ripresa e resilienza che potrebbero essere utilizzati, anche se parte di questi fondi era stata destinata all'esenzione dal bollo auto. La sfida per il governo è riuscire a comporre questo puzzle finanziario complesso entro i tempi previsti, mantenendo l'equilibrio tra le pressioni interne della maggioranza e i vincoli europei.

Non vogliamo dare schiaffoni a nessuno; il dialogo è sempre aperto, come c'è stato lo scorso anno
— Viceministro dell'Economia Maurizio Leo
C'è già in atto un accordo triennale da 10,5 miliardi di contributi
— Antonio Patuelli, presidente dell'Abi
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