A Roma, un piano nazionale presentato da Tesori d'Italia e Tesori d'Europa propone un cambio di paradigma nell'internazionalizzazione delle piccole e medie imprese italiane: non più eventi isolati e fiere di vetrina, ma relazioni durature con le comunità locali dei paesi partner. Al centro della visione c'è la rigenerazione — economica, sociale e culturale — di quei territori minori dove il Made in Italy autentico prende forma, dai piccoli comuni alle botteghe artigianali. Il Giappone è il primo banco di prova, e i gemellaggi tra territori lo strumento scelto per trasformare gli incontri occas
Made in Italy: il piano nazionale per portare le Pmi sui mercati esteri
Le comunità locali devono dialogare per innescare meccanismi straordinari
Perché gli eventi internazionali da soli non bastano? Non è già qualcosa di concreto portare un'azienda italiana a un'esposizione mondiale?
Certo, è un inizio. Ma un convegno dura tre giorni. Poi l'imprenditore torna a casa con i biglietti da visita di qualche potenziale cliente, e spesso finisce lì. Il piano dice che bisogna fare il passo successivo: costruire una relazione vera con le comunità locali, non solo con i buyer.
Ma come si misura questo? Quante imprese sono state coinvolte finora? Quanti progetti sono effettivamente nati da questi gemellaggi? Il piano è stato presentato, ma non vedo numeri concreti.
È vero, il piano è appena stato lanciato. Quello che sappiamo è che il Giappone è il primo terreno di applicazione, e ci sono già uffici operativi a Osaka.
E il World Longevity Summit 2027? Che ruolo ha?
È un'occasione strutturata per continuare il dialogo. Non è solo un evento, è parte di una strategia più ampia di relazioni durature.
Capisco l'idea, ma rimane il fatto che le piccole imprese hanno risorse limitate. Come il piano le aiuta concretamente a entrare in questi mercati? Chi paga i costi iniziali?
Questo è il punto: il piano punta a creare ecosistemi dove le comunità locali supportano le imprese. Non è solo il singolo imprenditore che si muove, ma una rete territoriale.
Quindi il valore aggiunto viene dal fatto che non sei solo, ma parte di una comunità che dialoga con un'altra comunità?
Esattamente. E questo riduce i rischi e i costi per la singola azienda.
Rimane da vedere se funziona davvero. Per ora è una visione interessante, ma i risultati concreti arriveranno solo con il tempo.
O Pulso
- Le PMI italiane restano escluse dai mercati internazionali perché le risorse per competere con i grandi player mancano, e i convegni all'estero si esauriscono senza lasciare traccia.
- Il piano rompe con la logica dei grandi marchi: distribuisce le opportunità verso un numero più ampio di imprese radicate nei territori, dalle officine familiari ai laboratori artigianali.
- Il Giappone diventa il primo terreno di applicazione concreto, con uffici operativi già aperti a Osaka e un percorso strutturato verso il World Longevity Summit del 2027.
- I gemellaggi tra comunità locali di paesi diversi sono il meccanismo scelto per innescare scambi progettuali reali, trasformando accordi formali in ecosistemi vivi di collaborazione.
- La traiettoria punta a fare della rigenerazione territoriale uno strumento di competitività: le comunità che dialogano creano valore, e le imprese che vi operano ne beneficiano direttamente.
A Roma, un piano nazionale presentato da Tesori d'Italia e Tesori d'Europa propone un cambio di paradigma nell'internazionalizzazione delle piccole e medie imprese italiane: non più eventi isolati e fiere di vetrina, ma relazioni durature con le comunità locali dei paesi partner. Al centro della visione c'è la rigenerazione — economica, sociale e culturale — di quei territori minori dove il Made in Italy autentico prende forma, dai piccoli comuni alle botteghe artigianali. Il Giappone è il primo banco di prova, e i gemellaggi tra territori lo strumento scelto per trasformare gli incontri occasionali in progetti condivisi.
A Roma è stato presentato un piano nazionale per cambiare il modo in cui le PMI italiane si affacciano sui mercati esteri. L'iniziativa, promossa da Tesori d'Italia e Tesori d'Europa con il sostegno della Città Metropolitana di Roma Capitale, muove da una constatazione precisa: i convegni e gli eventi internazionali non bastano se non generano relazioni vere. Quello che manca, solitamente, è il seguito.
Riccardo D'Urso, presidente delle due organizzazioni, ha illustrato durante il convegno una visione centrata su una parola: rigenerazione. Non solo economica, ma anche sociale e culturale. Il Made in Italy autentico nasce nei piccoli comuni, nelle botteghe, nelle officine familiari — ed è da lì che deve partire il percorso verso l'internazionalizzazione. Le persone e i territori sono il cuore della strategia, non i grandi marchi già affermati.
Il primo passo concreto è il dialogo diretto tra imprese italiane e comunità dei paesi partner, non solo con buyer o distributori. Il Giappone è il primo terreno di applicazione: D'Urso ha seguito i progetti legati all'Expo di Osaka 2025, contribuito all'apertura di uffici operativi nella città e sta lavorando verso il World Longevity Summit del 2027. Non eventi di facciata, ma ponti strutturati tra i due paesi.
Uno strumento chiave del piano sono i gemellaggi tra territori: non accordi formali, ma meccanismi concreti per far nascere idee e progetti condivisi. Quando comunità locali di stati diversi dialogano, si aprono opportunità che le piccole imprese — prive delle risorse dei grandi player — difficilmente troverebbero altrove. La rigenerazione territoriale diventa così competitività economica: ecosistemi di scambio che producono vantaggio diretto per chi vi opera.
A Roma è stato presentato un piano nazionale che promette di cambiare il modo in cui le piccole e medie imprese italiane si affacciano sui mercati internazionali. L'iniziativa, portata avanti da Tesori d'Italia e Tesori d'Europa con il sostegno della Città Metropolitana di Roma Capitale, parte da un'osservazione semplice ma importante: i convegni e gli eventi all'estero, da soli, non bastano. Quello che manca è il seguito, la costruzione di relazioni vere con le comunità locali, la trasformazione di un incontro occasionale in un progetto duraturo.
Riccardo D'Urso, presidente di entrambe le organizzazioni, ha illustrato questa visione durante il convegno di presentazione. Il piano ruota attorno a una parola chiave: rigenerazione. Non solo economica, ma anche sociale e culturale. L'idea è che il valore aggiunto per le imprese non arrivi soltanto dall'accesso ai mercati esteri, ma anche dal rapporto con il contesto locale da cui queste aziende nascono. Le persone e i territori sono al centro della strategia. È nei piccoli comuni, nelle botteghe artigianali, nelle officine familiari che germina il Made in Italy autentico, e da lì deve partire il percorso verso l'internazionalizzazione.
Il primo passo concreto è mettere in contatto diretto le aziende con le comunità dei paesi partner. Nel caso specifico illustrato da D'Urso, il Giappone rappresenta il terreno di applicazione di questo approccio. Le imprese italiane non dialogheranno soltanto con buyer o distributori giapponesi, ma con le comunità locali stesse. D'Urso ha sottolineato come questo dialogo diretto sia il fondamento su cui costruire relazioni significative e durature.
Il legame con il Giappone non è casuale. D'Urso ha seguito i progetti legati all'Expo di Osaka 2025, ha contribuito all'apertura di uffici operativi nella città giapponese e sta lavorando a iniziative internazionali di ampio respiro, come il percorso verso il World Longevity Summit del 2027. Questi non sono semplici eventi di vetrina, ma occasioni strutturate per costruire ponti stabili tra i due paesi.
Un elemento strategico del piano riguarda i gemellaggi tra territori. Non si tratta di semplici accordi formali, ma di strumenti concreti per far nascere idee condivise e progetti comuni. Quando le comunità locali di stati diversi dialogano attraverso i gemellaggi, secondo D'Urso, si innescano meccanismi straordinari di scambio e collaborazione. È in questo spazio che le piccole imprese trovano opportunità che altrimenti resterebbero precluse, perché non hanno le risorse per competere con i grandi player internazionali.
Il piano rappresenta un cambio di prospettiva rispetto all'approccio tradizionale all'internazionalizzazione. Invece di concentrare gli sforzi su pochi grandi marchi già affermati, il programma mira a distribuire le opportunità tra un numero più ampio di piccole e medie imprese. La rigenerazione territoriale diventa così uno strumento di competitività economica: le comunità locali che dialogano tra loro creano ecosistemi di innovazione e scambio, e le imprese che vi operano ne traggono vantaggio diretto.
Citações Notáveis
Gli eventi all'estero servono, ma da soli non bastano a far crescere la presenza delle piccole e medie imprese sui mercati internazionali— Riccardo D'Urso, presidente di Tesori d'Italia e Tesori d'Europa
Le comunità locali di diversi stati devono dialogare attraverso i gemellaggi, perché così si innescano dei meccanismi straordinari— Riccardo D'Urso