A metà ottobre, il tribunale di Roma ha chiuso una porta: Sigfrido Ranucci non tornerà alla guida di Report, citando una frattura interna che la redazione stessa contesta con forza. In ogni stagione di crisi istituzionale, le comunità giornalistiche si trovano a scegliere tra la difesa dell'individuo e la sopravvivenza del progetto collettivo — e la squadra di Report ha scelto entrambe, rivendicando unità e promettendo rigore rinnovato. La vicenda ricorda quanto sia fragile l'equilibrio tra autonomia editoriale e pressioni esterne, e quanto spesso le narrazioni ufficiali divergano dall'esperie
La redazione di Report: mai chiesta rimozione di Ranucci, risponderemo con le inchieste
Report non prende ordini dalla politica, né è influenzabile da poteri forti
Allora, la redazione dice che non c'è stata nessuna frattura. Ma il tribunale ha scritto il contrario. Come si concilia?
Il tribunale ha osservato una frattura nel momento in cui ha preso la decisione. La redazione sostiene che le proposte di affiancare co-autori erano tentativi di proteggere il programma, non di indebolire Ranucci. Sono due prospettive diverse dello stesso evento.
Ma il tribunale ha visto qualcosa di concreto, no? Non è solo una questione di interpretazione. Se il giudice ha parlato di frattura profonda, significa che c'erano elementi oggettivi. La redazione nega, ma non spiega cosa il tribunale ha visto che loro non vedono.
Ranucci ha detto che avrebbe preferito ricevere il messaggio di solidarietà prima e più forte. Cosa significa?
Significa che si è sentito solo nel momento più difficile. La redazione dice che stava cercando di proteggerlo, ma lui non l'ha percepito così. È una questione di comunicazione interna che non ha funzionato.
O forse significa che la solidarietà non c'era davvero, e arriva solo adesso che il tribunale ha deciso. Non sappiamo quando esattamente la redazione ha fatto queste proposte di co-autori, né quando ha iniziato a parlare pubblicamente di solidarietà.
Questo red team che creano, l'avvocato del diavolo interno, è una risposta alla critica o una vera innovazione?
È entrambe le cose. Dimostrano che ascoltano le critiche e che vogliono essere più rigorosi. Ma è anche un modo di dire: guardate, abbiamo capito il problema e lo stiamo affrontando.
Però non sappiamo se il red team risolve il problema reale, qualunque esso sia. Se il problema era la relazione di Ranucci con Lavitola, come ha detto Natale, un gruppo interno che controlla le inchieste non lo risolve. È una risposta organizzativa a una domanda che potrebbe essere più profonda.
Ranucci ha quattro opzioni: tre alternative di lavoro in Rai, oppure inventarsi qualcos'altro. Cosa farà?
Non lo sa ancora. Sta consultandosi con i legali. Ma ha detto che si sente giovane per la pensione, quindi probabilmente continuerà a lottare per fare il giornalista.
Vero, ma le tre alternative che gli offrono sono tutte un passo indietro rispetto alla conduzione di Report. Vicedirettore al Tg3, vicedirettore a Rainews, corrispondente dal Cairo. Nessuna di queste è una promozione. Quindi la vera domanda è: accetterà un ruolo minore in Rai, oppure cercherà di fare qualcosa di completamente diverso?
Der Puls
- Il tribunale di Roma respinge il ricorso di Ranucci e sancisce una 'frattura profonda' in redazione, una definizione che la squadra smentisce pubblicamente e con determinazione.
- La campagna estiva contro Report ha tentato di delegittimare il programma e il giornalismo d'inchiesta nel suo insieme, lasciando ferite ancora aperte.
- La nuova co-conduttrice Di Pasquale lancia un segnale netto: nessuno ha vinto, tutti hanno perso, e ora tocca essere più forti e più rigorosi di prima.
- Per rafforzare la credibilità delle inchieste, la redazione istituisce un 'red team' interno sul modello della televisione pubblica svedese, tre persone incaricate di fare l'avvocato del diavolo.
- Ranucci ha tempo fino a lunedì per scegliere tra tre destinazioni aziendali — Tg3, Rainews o il Cairo — e intanto non esclude di reinventarsi fuori dalla Rai pur di continuare il suo impegno civile.
A metà ottobre, il tribunale di Roma ha chiuso una porta: Sigfrido Ranucci non tornerà alla guida di Report, citando una frattura interna che la redazione stessa contesta con forza. In ogni stagione di crisi istituzionale, le comunità giornalistiche si trovano a scegliere tra la difesa dell'individuo e la sopravvivenza del progetto collettivo — e la squadra di Report ha scelto entrambe, rivendicando unità e promettendo rigore rinnovato. La vicenda ricorda quanto sia fragile l'equilibrio tra autonomia editoriale e pressioni esterne, e quanto spesso le narrazioni ufficiali divergano dall'esperienza vissuta da chi lavora ogni giorno in una redazione.
Il tribunale di Roma ha respinto la richiesta di reintegro di Sigfrido Ranucci alla guida di Report, motivando la decisione con l'esistenza di una frattura profonda all'interno della redazione. La squadra del programma ha risposto pubblicamente smentendo questa lettura: nessuno ha mai perso fiducia nel conduttore, nessuno ha mai chiesto la sua uscita. Le proposte di affiancargli dei coautori, avanzate due volte, miravano a proteggerlo nel momento più difficile e a mettere in prima linea il lavoro collettivo, non a isolarlo.
Claudia Di Pasquale, nuova co-conduttrice insieme a Daniele Piervincenzi, ha sintetizzato il clima con una frase che suona come un impegno collettivo: con questa vicenda non ha vinto nessuno, hanno perso tutti. L'estate è stata segnata da attacchi sistematici al programma e al giornalismo d'inchiesta in generale; ora la redazione intende rispondere con i fatti, istituendo un 'red team' interno di tre persone incaricate di verificare il rigore delle inchieste prima della messa in onda, sul modello della televisione pubblica svedese.
Ranucci ha accolto la solidarietà della redazione, pur ammettendo che avrebbe preferito riceverla prima e con più forza. Ha tempo fino a lunedì per scegliere tra le tre alternative offerte dall'azienda: vicedirettore al Tg3, vicedirettore a Rainews o corrispondente dal Cairo. Si sta consultando con i legali, ma ha già dichiarato che, se non ci sarà spazio per fare giornalismo, si inventerà qualcos'altro — sempre in nome dell'impegno civile, sempre a difesa dei più fragili.
Sullo sfondo, il dibattito politico non si placa. Il senatore Gasparri ha chiesto scuse pubbliche al consigliere Rai Roberto Natale per aver difeso Ranucci; Natale ha risposto che non intende scusarsi e ha ribadito la domanda rimasta senza risposta: il rapporto tra Ranucci e Lavitola ha mai influenzato la scelta dei temi di Report? La domanda resta aperta. Quello che è certo è che il programma continuerà, con una nuova conduzione e la promessa di essere più rigoroso di prima.
Il tribunale di Roma ha detto no. Sigfrido Ranucci non tornerà a condurre Report. La decisione, arrivata a metà ottobre, si è basata su una constatazione che ha fatto male: in redazione c'era una frattura profonda, troppo profonda per guarire semplicemente rimettendo il conduttore al suo posto. Ma la squadra del programma non l'ha presa così. Nessuno, hanno detto pubblicamente, ha mai perso fiducia in Ranucci. Nessuno ha mai chiesto che se ne andasse. La narrazione di una redazione spaccata, di traditori e collaborazionisti, non corrisponde a quello che è accaduto davvero.
Quello che è accaduto, secondo il racconto della redazione, è una serie di proposte costruttive. Due volte hanno suggerito di affiancare a Ranucci dei coautori nella gestione del programma. Non per isolarlo, non per indebolirlo. Per proteggerlo nel momento più difficile e per mettere in prima linea la squadra, a difesa del programma stesso. L'azienda ha deciso diversamente, ma la redazione ha combattuto perché non venisse minacciata l'autonomia e l'indipendenza del loro lavoro. Report non prende ordini dalla politica. Non è influenzabile da poteri forti né da gruppi di interesse. È sempre stato un lavoro collettivo e continuerà a esserlo.
Claudia Di Pasquale, la nuova co-conduttrice insieme a Daniele Piervincenzi, ha riassunto il sentimento con una frase che suona come un impegno: con questa decisione non ha vinto nessuno, hanno perso tutti. Per questo dovranno essere più forti e più rigorosi di prima. L'estate è stata segnata da attacchi continui, da una campagna che mirava a delegittimare Report e il giornalismo d'inchiesta in generale. Ora tocca dimostrare al pubblico che sono sempre loro, ma migliori. Per farlo, hanno creato un red team interno, tre persone che faranno l'avvocato del diavolo delle inchieste, sul modello della televisione pubblica svedese.
Ranucci ha incassato il messaggio della redazione, ma ha notato che avrebbe preferito riceverlo prima, e più forte. Ha tempo fino a lunedì per rispondere alle tre alternative che l'azienda gli ha offerto: vicedirettore al Tg3, vicedirettore a Rainews, oppure corrispondente dal Cairo. Sta consultandosi con i legali. Ma ha anche detto una cosa che suona come una promessa a se stesso: se non ci sarà la possibilità di fare il giornalista, si inventerà qualcos'altro, sempre per l'impegno civile, sempre a difesa dei più fragili. Si sente giovane per la pensione.
Mentre la redazione di Report si prepara a rispondere alle polemiche con le inchieste, il dibattito politico continua. Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri ha chiesto che il consigliere Rai Roberto Natale si scusi con i dirigenti della Rai e con il Tg1 per aver difeso Ranucci e messo in dubbio la veridicità di un documento interno. Natale ha risposto che non sente di dover chiedere scusa a nessuno. Ha insistito su una domanda che secondo lui non ha ricevuto risposta: se il rapporto di Ranucci con Lavitola, per quanto discutibilissimo, avesse condizionato la scelta dei temi e dei contenuti di Report. La domanda rimane sospesa. Quello che è certo è che Report continuerà, con una nuova conduzione e con l'impegno di essere più rigoroso di prima.
Bemerkenswerte Zitate
Con questa decisione non ha vinto nessuno, abbiamo perso tutti— Claudia Di Pasquale, nuova co-conduttrice di Report
Mi sento giovane per la pensione— Sigfrido Ranucci