Nelle Scuderie di Palazzo Altieri a Roma, ottant'anni di storia italiana vengono restituiti attraverso i volti e le storie di centotrentacinque donne che hanno plasmato la Repubblica. La mostra 'Le donne della Repubblica', promossa dall'Abi e dall'Ansa, non è soltanto un atto di memoria, ma una riflessione sul fragile e continuo lavoro che ogni generazione deve compiere per custodire i diritti conquistati. Dal decreto Bonomi del 1945 fino ai giorni nostri, l'esposizione ricorda che la libertà non è mai un punto di arrivo, ma un cammino che richiede vigilanza e impegno collettivo.
La mostra ANSA sulle donne della Repubblica aperta all'Abi fino al 24 ottobre
La libertà non è scontata, e il cammino verso la parità rimane ancora da percorrere
Perché l'Abi ha scelto proprio questo momento per ospitare una mostra sulle donne della Repubblica?
È parte di un festival più ampio chiamato 'È cultura!' che l'Abi promuove. Ma la scelta di focalizzarsi sulle donne in questo specifico momento storico riflette una volontà di fare educazione civica, soprattutto rivolta ai giovani.
Capisco, ma la mostra è stata creata dall'Ansa, giusto? Non è una produzione dell'Abi. L'Abi la ospita. È importante distinguere.
Quante donne sono rappresentate e come sono state scelte?
Centotrenta cinque donne raccontate attraverso centoventdue fotografie. Hanno contribuito alla crescita dell'Italia in ambiti civile, culturale, sportivo e istituzionale negli ultimi ottant'anni.
Ma il materiale non specifica i criteri di selezione. Sappiamo il numero, ma non sappiamo se è una selezione rappresentativa, se ci sono lacune geografiche o settoriali.
Qual è il documento più significativo della mostra?
Il decreto Bonomi del 1945 che riconobbe il diritto di voto alle donne. Patuelli lo ha definito la base di tutti gli sviluppi successivi nella conquista dei diritti.
È storicamente corretto, ma vale la pena notare che il voto alle donne nel 1945 era ancora limitato a elezioni amministrative. Il voto politico completo arrivò nel 1946. Il decreto è importante, ma la storia è più sfumata.
Come la mostra raggiungerà i giovani?
Sarà portata nelle scuole primarie e secondarie di primo grado. Gli studenti visiteranno la mostra e parteciperanno a lezioni del programma 'Contiamo Pari', che affronta pari opportunità, stereotipi di genere e diritti.
Questo è il piano dichiarato. Ma il materiale non dice se le scuole hanno già confermato la partecipazione o se è ancora una proposta.
Contu ha detto che la parità non è ancora stata raggiunta. Cosa intendeva?
Che nonostante i progressi significativi, c'è ancora strada da fare. Il sacrificio di tante donne ha portato a una quasi totale parità, ma non completa.
Contu usa l'espressione 'quasi totale parità', che è vaga. Non sappiamo a quali indicatori si riferisce: rappresentanza politica, salari, posizioni dirigenziali? La fonte non specifica.
Le Pouls
- Centoventidue fotografie aprono una finestra su ottant'anni di conquiste femminili, ricordando che molte di quelle battaglie non sono ancora concluse.
- Il presidente dell'Abi Patuelli indica nel decreto Bonomi del 1945 il momento fondativo: senza quel riconoscimento del voto alle donne, nulla di ciò che è venuto dopo sarebbe stato possibile.
- Il direttore dell'Ansa Luigi Contu avverte che i progressi raggiunti sono frutto di sacrifici concreti, non di concessioni spontanee, e che la parità rimane un traguardo incompiuto.
- La mostra non si ferma alle pareti di Palazzo Altieri: il programma 'Contiamo Pari' la porterà nelle scuole primarie e secondarie, trasformando l'esposizione in uno strumento educativo vivo.
Nelle Scuderie di Palazzo Altieri a Roma, ottant'anni di storia italiana vengono restituiti attraverso i volti e le storie di centotrentacinque donne che hanno plasmato la Repubblica. La mostra 'Le donne della Repubblica', promossa dall'Abi e dall'Ansa, non è soltanto un atto di memoria, ma una riflessione sul fragile e continuo lavoro che ogni generazione deve compiere per custodire i diritti conquistati. Dal decreto Bonomi del 1945 fino ai giorni nostri, l'esposizione ricorda che la libertà non è mai un punto di arrivo, ma un cammino che richiede vigilanza e impegno collettivo.
Nelle Scuderie di Palazzo Altieri, sede romana dell'Abi, ha aperto i battenti 'Le donne della Repubblica': centoventidue fotografie che raccontano centotrenta cinque protagoniste della vita civile, culturale, sportiva e istituzionale italiana dal 1946 a oggi. La mostra, visitabile fino al 24 ottobre nell'ambito del festival 'È cultura!', è stata concepita come un atto insieme di memoria e di educazione civica.
All'inaugurazione, il presidente dell'Abi Antonio Patuelli ha posto l'accento su uno dei documenti più significativi esposti: il decreto del governo Bonomi del 1945, che per la prima volta riconobbe il diritto di voto alle donne. Per Patuelli, quel momento rappresenta il fondamento di tutti i successivi progressi nella conquista dei diritti femminili, e la mostra ne è la testimonianza visiva e narrativa.
Il direttore dell'Ansa Luigi Contu ha aggiunto una nota di urgenza pedagogica: i diritti non sono un dato acquisito, ma il risultato del sacrificio e della determinazione di innumerevoli donne. Rivolgendosi idealmente ai giovani che visiteranno l'esposizione, ha ricordato che il cammino verso la parità, pur avanzato, non è ancora concluso.
Proprio per raggiungere le nuove generazioni, la Fondazione per l'Educazione Finanziaria e al Risparmio ha previsto un percorso formativo nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, abbinando la visita alla mostra al programma 'Contiamo Pari', dedicato alle pari opportunità, al contrasto degli stereotipi di genere e all'indipendenza economica delle donne. La mostra diventa così non solo un archivio del passato, ma uno strumento vivo per costruire una consapevolezza più profonda nel futuro.
Nelle Scuderie di Palazzo Altieri, la sede romana dell'Abi, è stata inaugurata una mostra che ripercorre ottant'anni di storia italiana attraverso lo sguardo delle donne che l'hanno costruita. Centoventidue fotografie raccontano le vite di centotrenta cinque donne che hanno lasciato il segno nella vita civile, culturale, sportiva e istituzionale del Paese dal 1946 a oggi. La mostra, intitolata 'Le donne della Repubblica', resterà aperta fino al 24 ottobre ed è stata allestita nell'ambito del festival 'È cultura!' promosso dall'associazione bancaria.
Antonio Patuelli, presidente dell'Abi, ha descritto l'esposizione come un'opera di educazione civica e di testimonianza dei progressi compiuti nell'attuazione della Costituzione. Durante l'inaugurazione, alla quale hanno partecipato anche il direttore generale Marco Elio Rottigni e il direttore dell'Ansa Luigi Contu, Patuelli ha richiamato l'attenzione su uno dei documenti più significativi della mostra: il decreto del governo Bonomi del 1945 che per la prima volta riconobbe il diritto di voto alle donne. Ha definito questo momento come uno dei più importanti della mattinata, poiché rappresenta il fondamento di tutti gli sviluppi successivi nella conquista dei diritti femminili. Ha inoltre ricordato le tutele e i diritti che il contratto di lavoro bancario garantisce alle donne nel settore.
Per Luigi Contu, la scelta di dedicare la mostra al contributo femminile risponde a un'esigenza di giustizia storica e pedagogica. L'Ansa ha voluto ricordare a tutti, in particolare ai giovani e agli studenti che visiteranno l'esposizione nelle scuole, che la libertà non è un dato acquisito e che il cammino verso la parità, pur avanzato, non è ancora concluso. Contu ha sottolineato che i progressi raggiunti non sono il risultato del solo diritto di voto concesso in quel lontano 1945, ma frutto del sacrificio e della determinazione di innumerevoli donne che hanno lottato per i loro diritti.
L'iniziativa si inserisce in un progetto educativo più ampio. La Fondazione per l'Educazione Finanziaria e al Risparmio ha previsto di coinvolgere classi di studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado in un percorso formativo che combina la visita alla mostra con lezioni del programma 'Contiamo Pari'. Questo programma affronta temi cruciali come le pari opportunità, il contrasto agli stereotipi di genere, i diritti e l'indipendenza economica e personale delle donne.
La mostra rappresenta così uno strumento di memoria collettiva e di consapevolezza civica, destinato a raggiungere le nuove generazioni attraverso le scuole e a trasmettere il messaggio che i diritti conquistati richiedono vigilanza e che la strada verso una vera parità rimane ancora da percorrere.
Citations marquantes
È una mostra di educazione civile e di testimonianze degli sforzi per l'applicazione piena della Costituzione— Antonio Patuelli, presidente dell'Abi
La libertà non è scontata e se siamo arrivati oggi a una quasi totale parità, non è stato solo per il voto di quel giorno ma per il sacrificio di tante donne— Luigi Contu, direttore dell'Ansa