La mostra documenta il cammino delle donne dalla Costituente con 21 elette su 556 deputati fino alle leggi moderne contro il femminicidio. Due percorsi espositivi: uno nazionale sui grandi eventi storici e uno regionale piemontese che evidenzia figure femminili che hanno segnato la storia locale.
Inaugurata a Torino la mostra ANSA 'Le donne della Repubblica'
Donne che hanno attraversato mondi diversi, spesso entrando dove la loro presenza sembrava eccezione
Cosa rende importante questa mostra proprio adesso, nel 2026?
Perché documenta un arco di ottant'anni in cui le donne sono passate da ventuno su cinquecentocinquantasei a posizioni di potere, ma il cammino non è finito. È una fotografia di dove siamo e di quanto ancora manca.
Ma quanto di questo è davvero nuovo? Le donne in magistratura dal 1963, il 57 per cento dei magistrati oggi — questi sono numeri che sappiamo già. Cosa aggiunge la mostra?
Aggiunge il racconto visivo, il contesto piemontese, le storie specifiche di donne che hanno rotto il silenzio in ambiti dove non erano attese.
E il dato sui vertici, il 31 per cento — è una critica implicita alla mostra stessa, o è parte del racconto?
È parte del racconto. Bassi lo ha detto chiaramente all'inaugurazione. Non è una celebrazione, è un'analisi.
Ma chi ha scelto quali storie raccontare? L'ANSA e il Consiglio regionale — sono istituzioni. Potrebbero aver omesso conflitti, lotte più radicali.
È vero, è una prospettiva istituzionale. Ma il Codice rosso, la violenza di genere — Musti ha messo queste cose al centro. Non è una storia solo di progressi.
Allora il vero tema è il divario tra la presenza numerica e il potere effettivo?
Esattamente. Siamo il 57 per cento dei magistrati, ma il 31 per cento dei vertici. È il nodo che la mostra non risolve, ma almeno lo nomina.
E fino al 30 novembre — è un tempo sufficiente perché la gente la veda?
Dipende da quanto la promuoveranno. Ma è a Palazzo Lascaris, nel cuore del potere regionale. Chi vuole trovarla, la troverà.
O Pulso
- Ventuno donne elette su cinquecentocinquantasei deputati all'Assemblea Costituente nel 1946
- Prima donna in magistratura nel 1965
- Donne ammesse al concorso in magistratura nel 1963
- Oggi il 57 per cento dei magistrati italiani sono donne, ma solo il 31 per cento occupa posizioni apicali
- Mostra visitabile fino al 30 novembre 2026 a Palazzo Lascaris, Torino
La mostra documenta il cammino delle donne dalla Costituente con 21 elette su 556 deputati fino alle leggi moderne contro il femminicidio. Due percorsi espositivi: uno nazionale sui grandi eventi storici e uno regionale piemontese che evidenzia figure femminili che hanno segnato la storia locale.
Inaugurata a Torino la mostra 'Le donne della Repubblica' che ripercorre 80 anni di diritti femminili dalle costituenti al femminicidio, visitabile fino al 30 novembre a Palazzo Lascaris.
A Torino si è aperta oggi una mostra che racconta ottant'anni di storia italiana attraverso lo sguardo delle donne. L'esposizione, intitolata 'Le donne della Repubblica. Ottanta anni di conquiste nelle cronache dell'ANSA. 1946-2026', occupa l'atrio di Palazzo Lascaris, sede del Consiglio regionale del Piemonte, e resterà visitabile fino al 30 novembre. È il risultato di una collaborazione tra l'agenzia di stampa e l'istituzione regionale, e il suo compito è semplice e insieme complesso: mostrare il percorso faticoso che ha portato le donne italiane dai margini della vita pubblica verso una presenza sempre più consapevole e rivendicata.
Il racconto per immagini parte da un numero che dice molto: quando la Repubblica nacque nel 1946, solo ventuno donne su cinquecentocinquantasei deputati furono elette all'Assemblea Costituente. Da lì, la mostra segue il filo dei decenni successivi. Nel 1965 arrivò la prima donna in magistratura. Poi, negli anni più recenti, la legge che ha riconosciuto il femminicidio come reato autonomo. Non è una progressione lineare né senza ostacoli, ma è il tracciato di una trasformazione che ha toccato ogni ambito della società italiana.
L'esposizione si sviluppa su due binari paralleli. Il primo è nazionale: mette in evidenza i grandi eventi, le figure che sono diventate simboli, i momenti che hanno segnato il cammino verso l'uguaglianza. Il secondo è regionale, e guarda specificamente al Piemonte. Racconta le donne che hanno attraversato la storia locale dal 1946 a oggi, in una regione che è stata insieme industriale e operaia, ma anche creativa, culturale e scientifica. Come ha scritto il presidente della Regione Alberto Cirio nella presentazione del catalogo, queste storie narrano 'donne che hanno attraversato mondi diversi, spesso entrando in spazi dove fino a poco tempo prima la loro presenza sembrava un'eccezione'.
All'inaugurazione hanno partecipato il presidente del Consiglio regionale Davide Nicco e il vicepresidente Domenico Ravetti. Erano presenti anche due figure che incarnano il tema stesso della mostra: Lucia Musti, procuratrice generale presso la Corte d'appello di Torino, e Alessandra Bassi, presidente della Corte d'appello. Bassi ha sottolineato un fatto che merita attenzione: da gennaio di quest'anno, sia la magistratura giudicante che quella requirente del distretto torinese, che comprende Piemonte e Valle d'Aosta, sono guidate da donne. È un'eccezione rara nel panorama italiano.
Ma il quadro complessivo rimane ancora segnato da squilibri significativi. Le donne sono state ammesse al concorso in magistratura nel 1963, e oggi rappresentano il 57 per cento di tutti i magistrati italiani. Eppure, quando si guarda ai vertici, alle posizioni apicali, la percentuale crolla al 31 per cento. È un dato che Bassi ha voluto evidenziare con chiarezza, senza nascondere la contraddizione tra una presenza numerica ormai prevalente e un'assenza di potere decisionale ai livelli più alti.
Musti ha parlato di un'emergenza che riguarda i palazzi di giustizia non solo del Piemonte e della Valle d'Aosta, ma di tutta Italia: i reati di 'Codice rosso', quelli cioè legati alla violenza domestica e di genere. Ha insistito sulla necessità di investire in educazione alla differenza di genere, non come slogan ma come pratica concreta. E ha concluso con una riflessione che tocca il senso profondo della mostra: le donne che hanno fondato la Costituzione, se potessero vedere la situazione attuale, probabilmente direbbero che hanno fatto tutto quello che era in loro potere, e che il resto dipende dalle scelte di chi viene dopo.
Citações Notáveis
Le donne sono il 57 per cento dei magistrati italiani, ma gli apicali, i posti dei vertici della magistratura, sono occupati soltanto al 31 per cento dalle donne— Alessandra Bassi, presidente della Corte d'appello di Torino
I nostri palazzi hanno un'emergenza: quella dei reati di Codice rosso. Dobbiamo puntare sull'educazione alla differenza di genere— Lucia Musti, procuratrice generale presso la Corte d'appello di Torino