L'obiettivo è raddoppiare la produzione di gas da 3,34 a almeno 7 miliardi di metri cubi annui, con Eni che produce attualmente poco più di 3 miliardi dei 4,4 complessivi. Le imprese energivore chiedono gas a prezzi calmierati (16-20 centesimi per metro cubo) con contratti decennali, mentre il nuovo Pitesai del governo crea tensioni sulla direzione delle trivelle.
Governo incontra Descalzi (Eni) per sbloccare la produzione nazionale di gas
I numeri per il salto ci sono, ma il nodo restano i tempi
Perché il governo ha deciso di incontrare proprio Descalzi, e non altri operatori del settore?
Perché l'Eni produce da sola più della metà del gas nazionale. Se vuoi capire cosa è possibile fare e in quanto tempo, devi parlare con chi controlla la maggior parte delle risorse.
Ma il Sole 24 Ore dice che Eni produce "poco più di 3 miliardi dei 4,4 complessivi". Significa che ci sono altri produttori. Perché non li ha incontrati?
È una buona domanda. Forse perché Eni ha i progetti più concreti, o forse il governo ha scelto di concentrarsi sul player più grande. Non è chiaro dal pezzo.
Cosa chiedono le imprese energivore, esattamente?
Gas a prezzo controllato—tra 16 e 20 centesimi per metro cubo—con contratti lunghi, dieci anni. Sono in difficoltà finanziaria e cercano stabilità.
Ma il pezzo dice che il nuovo Pitesai "si muoverebbe in direzione totalmente contraria". Cosa significa? Il governo sta dicendo sì e no contemporaneamente?
Sembra così. Il ministero della Transizione ecologica ha pubblicato un piano per le trivelle che gli operatori vedono come restrittivo, mentre il decreto che arriva venerdì dovrebbe allentare i vincoli. È una contraddizione che il governo deve risolvere.
Quanto tempo serve davvero per aumentare la produzione?
I numeri ci sono—Eni potrebbe fornire i miliardi di metri cubi che servono. Ma la burocrazia richiede almeno dieci mesi solo per i permessi, e servono 2 miliardi di euro di investimenti.
"Almeno dieci mesi" è una stima di chi? È una norma legale o una pratica corrente? Il pezzo non lo dice chiaramente.
È vero. Potrebbe essere una stima conservativa, o potrebbe essere il tempo reale. Non lo sappiamo con certezza.
Le Pouls
- Obiettivo: aumentare la produzione di gas da 3,34 a almeno 7 miliardi di metri cubi annui
- Eni produce attualmente poco più di 3 miliardi dei 4,4 miliardi complessivi nazionali
- Tempi burocratici: almeno 10 mesi per permessi e autorizzazioni
- Investimenti stimati: 2 miliardi di euro per riattivare giacimenti in stand by
- Richieste delle imprese: gas a 16-20 centesimi per metro cubo con contratti decennali
L'obiettivo è raddoppiare la produzione di gas da 3,34 a almeno 7 miliardi di metri cubi annui, con Eni che produce attualmente poco più di 3 miliardi dei 4,4 complessivi. Le imprese energivore chiedono gas a prezzi calmierati (16-20 centesimi per metro cubo) con contratti decennali, mentre il nuovo Pitesai del governo crea tensioni sulla direzione delle trivelle.
Il ministro Cingolani, il collega Franco e il sottosegretario Garofoli hanno incontrato l'ad dell'Eni Descalzi per accelerare l'aumento della produzione nazionale di gas, cruciale per il nuovo decreto contro il caro energia.
Mercoledì mattina a Palazzo Chigi, il capo dell'Eni Claudio Descalzi ha incontrato tre figure chiave del governo: il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, il ministro dell'Economia Daniele Franco, e il sottosegretario alla presidenza Roberto Garofoli. L'incontro, confermato dal Sole 24 Ore, ruotava attorno a una sfida energetica che il governo si prepara ad affrontare con un nuovo decreto in arrivo venerdì al Consiglio dei ministri. Al centro della conversazione: come raddoppiare la produzione nazionale di gas, portandola da 3,34 miliardi di metri cubi annui a un minimo di 7 miliardi.
L'Italia produce oggi 4,4 miliardi di metri cubi di gas dai suoi giacimenti nazionali. Di questi, l'Eni da sola fornisce poco più di 3 miliardi. Il resto viene importato, a costi che negli ultimi mesi hanno raggiunto livelli insostenibili per famiglie e imprese. Il governo sta cercando di contenere questi rincari con misure di emergenza, ma sa che una soluzione strutturale passa per aumentare l'offerta interna. Per questo Garofoli ha voluto sentire direttamente Descalzi: il capo dell'Eni è il principale attore del mercato del gas italiano, e le sue valutazioni sulla fattibilità di una rapida espansione sono cruciali.
Le imprese energivore—quelle che consumano più gas di tutte—hanno presentato richieste precise. Vogliono accesso a gas nazionale a prezzi controllati, tra i 16 e i 20 centesimi di euro per metro cubo standard, con contratti di lunga durata, almeno dieci anni. È una richiesta che riflette il loro stato di sofferenza: i prezzi attuali li stanno mettendo in ginocchio. Ma c'è un problema di coerenza nel governo. Pochi giorni prima di questo incontro, il ministero della Transizione ecologica ha pubblicato il nuovo Pitesai, il piano nazionale per le trivelle. Gli operatori del settore lamentano che questo piano va nella direzione opposta rispetto a quella che il governo dice di voler seguire con il decreto anti-caro energia. È una contraddizione che Garofoli e i suoi tecnici devono risolvere.
L'Eni ha risorse significative. Possiede giacimenti in stand by lungo la costa adriatica, dalle Marche all'Emilia Romagna, che potrebbero essere riattivati. Sta inoltre sviluppando un progetto nel canale di Sicilia che potrebbe fornire tra 1 e 1,5 miliardi di metri cubi annui, con riserve stimate fino a 10 miliardi secondo alcune valutazioni. I numeri, insomma, esistono. Il salto produttivo che il governo cerca è teoricamente possibile.
Ma la realtà amministrativa è un ostacolo serio. Ottenere i permessi e le autorizzazioni necessarie richiede almeno dieci mesi, anche nei casi più veloci. È una tempistica che rischia di vanificare qualsiasi tentativo di accelerazione. Inoltre, riattivare giacimenti fermi da tempo e avviarne di nuovi richiede investimenti significativi: le stime parlano di almeno 2 miliardi di euro. Questi soldi devono essere trovati, e le decisioni devono essere prese rapidamente.
Garofoli e i tecnici di Palazzo Chigi hanno quindi deciso di andare alla fonte. Volevano capire direttamente da Descalzi quale sia lo stato reale dei progetti Eni, quali siano i veri tempi di realizzazione, e dove il governo possa intervenire per accelerare i processi burocratici. L'incontro di mercoledì era un tentativo di trasformare il capo dell'Eni da semplice operatore di mercato in alleato strategico nella battaglia contro i prezzi dell'energia. Nei giorni che precedono il varo del decreto, questa conversazione potrebbe rivelarsi decisiva per capire se e come l'Italia può davvero aumentare la propria indipendenza energetica nel breve termine.
Citations marquantes
Le imprese energivore vorrebbero agganciare la produzione nazionale a una cessione di gas a prezzi calmierati con contratti decennali— Fonte governativa citata nel pezzo